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L'etica protestante e lo spirito del capitalismo

By Max Weber

(522)

| Others | 9788817168083

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  • 1 person finds this helpful

    come osservò il famoso politologo Biagio Pascale, "conviene scommettere sul Welfare perchè se il Welfare si realizza io vinco tutto mentre se non si realizza non perdo niente".
    alcuni anni prima Sciascia l'aveva inconsapevolmente plagiato, sostituen ...(continue)

    come osservò il famoso politologo Biagio Pascale, "conviene scommettere sul Welfare perchè se il Welfare si realizza io vinco tutto mentre se non si realizza non perdo niente".
    alcuni anni prima Sciascia l'aveva inconsapevolmente plagiato, sostituendo a "welfare" la parola "rivoluzione"
    e alcuni anni prima Spallanzani, con la sua implacabile lungimiranza, aveva predetto per Sciascia un destino da Orwell in sedicesimo.

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    dhalgren said on Jun 1, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Il tomo in realtà è un insieme di due saggi distinti riuniti in un unico volume in cui Weber riconduce il Capitalismo così com’è oggi (non solo il concetto economico di Marx collegato al concetto di “materialismo storico” che ha come fulcro il posse ...(continue)

    Il tomo in realtà è un insieme di due saggi distinti riuniti in un unico volume in cui Weber riconduce il Capitalismo così com’è oggi (non solo il concetto economico di Marx collegato al concetto di “materialismo storico” che ha come fulcro il possesso e il freddo accumulo di capitale ma un vero e proprio concetto etico e ideologico legato al libero sviluppo del lavoro) a una pulsione razionale che non poteva nascere in alcun altro luogo che in Occidente. L’Occidente è infatti la culla del razionalismo, della logica e della scienza empirica, di una politica democratica e di leggi adatte. Ultimo, ma non per ultimo, l’Occidente vede nascere le religioni Riformate.
    Cercherò ora di riassumere il saggio in punti.
    In maniera abbastanza semplice, sperando di non aver capito fischi per fiaschi.

    1. In Germania è nato il Calvinismo e si è subito sviluppato nei territori più ricchi e tra le famiglie più abbienti (quelli che poi saranno gli imprenditori del futuro): con questa premessa Weber non intende affermare che le origini del Capitalismo vadano a ricercarsi direttamente nella religione Protestante (dal momento che tra le altre cose di Capitalismo vero e proprio si può parlare solo a partire dal ‘700 mentre il Calvinismo nasce due secoli prima), ma piuttosto che la mentalità religiosa di stampo calvinista va ad instillare nello spirito dei fedeli del tempo quelle idee che poi si incanaleranno in futuro nel Capitalismo vero e proprio.
    Il desiderio di liberarsi da dettami cattolici, l’ambizione.
    O il bisogno di primeggiare sugli altri, nella forma delle lotte tra le diverse Eresie.

    2. Weber a questo punto chiarisce che non sta mettendo a confronto direttamente il Capitalismo (concetto economico) e il Protestantesimo (concetto morale/religioso), ma due concetti etici, filosofici e comportamentali: egli si riferisce infatti con fare un po’ alla Montesquieu allo “Spirito del Capitalismo”, a quelle caratteristiche comuni a diverse realtà storiche che per mera comodità annoveriamo sotto il nome di Capitalismo.
    Lungi dall’essere un’irrazionale pulsione ad arraffare quanto più si può (che è sempre esistita in qualsiasi civiltà, persino in quelle irrazionali orientali), è piuttosto l’inverso: portando a esempio gli aforismi di Benjamin Franklin (“Il tempo è denaro”, “Il credito è denaro”, “Ogni somma seppur piccola può generare guadagno”) egli dipinge un’etica filosofica in cui lo scopo è piuttosto correggere l’irrazionale sete di guadagno, incanalarla ordinatamente nella società e rivestirla di precise regole e virtù che permettano di generare denaro per reinvestire ciò che si guadagna in nuove iniziative economiche, e aumentando di conseguenza il benessere generale.

    3. A questo punto, definite le caratteristiche chiave del Calvinismo e dello Spirito del Capitalismo (in cui il denaro diventa un fine e non un mezzo), resta da vedere che tipo di relazione li leghi. Pur avendo Weber ben chiara l’idea che non si può ricondurre un concetto complesso come il Capitalismo a una sola causa è indubbio che esso si sviluppò prima nei paesi Calvinisti (L’Inghilterra di Cromwell, I Paesi Bassi del nord, la Scozia), mentre i paesi cattolici rimasero indietro.
    Questo legame è dato, dice Weber, dalla rivoluzionaria concezione luterana della vocazione e del lavoro: a determinare la salvezza dell’uomo non sono più le buone azioni compiute dal fedele, o le preghiere dette in suo nome, ma solo un’arbitraria decisione di Dio. Compito dell’uomo Puritano è restare nelle sue grazie attraverso una dura e etica del lavoro.

    4. Inizia il secondo saggio. Weber qui analizza più a fondo il Protestantesimo Ascetico (analizzando gli aspetti fondamentali di Calvinismo, Pietismo, Metodismo e il Protestantesimo Battista), ovvero quelle religioni riformate che in virtù del fatto che gli Eletti, quelli per cui Cristo si immolò sulla croce, saranno molto pochi per entrare nelle grazie di Dio trascorrono l’esistenza all’insegna di una ferrea disciplina del lavoro. L’ascetismo di queste religioni sta nel conseguimento di una vita attenta, controllata e morigerata senza distrazioni né tentazioni.
    Perché il giudizio di Dio è sempre dietro l’angolo.
    Questo pensiero è quello che c’è alla base di quel rivoluzionario passaggio da un’economia pre-capitalistica (in cui il denaro è un mezzo per ottenere beni, sia di lusso che per il sostentamento, e il lusso è accompagnato da un rifiuto totale per qualsiasi attività lavorativa) a un’ottica capitalistica in cui l’unica cosa che conta è il profitto, un profitto che deve continuamente crescere attraverso un lavoro continuo, professionale e ben remunerato. Un passaggio tutt’altro che naturale perché ha comportato un cambio repentino di mentalità da parte dell’uomo. Un cambiamento operato, seppur in parte e involontariamente, dalle religioni Riformate del XVI secolo.
    Religioni che stanno molto sulle scatole agli Stati per la loro tendenza a rifiutare qualsiasi autorità che non fosse in linea con i loro rigidi principi morali, dovendo essi rispondere solo all’autorità di Dio.

    5. Weber poi analizza in maniera più diretta il rapporto tra Capitalismo e Protestantesimo. Nell’ottica Puritana il lavoro viene visto come un mezzo per glorificare Dio e il suo creato, e per lo stesso motivo e non per spirito di altruismo si ama il prossimo. L’accumulo di denaro diventa un bene perché la religione deve provocare necessariamente laboriosità (industry) e parsimonia (frugality): inevitabile conseguenza di un comportamento retto e di privazioni ascetiche è un accumulo di ricchezza ETICO (diverso dall’accumulo di ricchezza per il Giudaismo, che è ugualmente tollerato ma senza porre limiti morali).
    La ricchezza porta con sé delle tentazioni, però.
    Compito del puritano è non spendere quel denaro guadagnato duramente in molli piaceri terreni, adagiarsi sugli allori e darsi all’ignavia (cosa che per il puritano è inaccettabile, perché non lavorare è uno spregio al signore), ma puntare ad aumentare quel guadagno attraverso il lavoro (un lavoro che è tanto più apprezzato quanto più non si avrebbe bisogno di lavorare per vivere) e mantenendo quegli atteggiamenti retti e morigerati.

    6. Il concetto stesso di lavoro subisce una profonda trasformazione nell’ideologia religiosa e morale puritana.
    Il lavoro diventa una professione, la divisione e la specializzazione del lavoro diventa un modo più efficiente e produttivo di lavorare (lo stesso concetto di famiglia si riconduce a due individui che lavorano insieme, ma ognuno al suo posto, un posto deciso da Dio). La diversità e le ineguaglianze sociali ed economiche sono tutte parte del disegno di Dio. Ognuno ha il suo posto nell’universo, va solo trovato. Se lavori sodo, se hai capacità e merito, sei destinato per forza di cose ad avere successo e a salire nella scala sociale. Se non ce la fai ad andare oltre, quello è il posto che Dio ha deciso per te. E’ il principio del self made man che va tanto in voga in America.
    L’Uniformazione dell’individuo richiama alla standardizzazione della produzione capitalista e in generale, stringi stringi, il Puritanesimo getta le basi di parecchi principi su cui si fonda il lavoro degli operai delle fabbriche nella società Capitalista.

    7. Finché il Capitalismo vive ancora con forza questi ideali Puritani abbiamo la creazione di un capitalismo borghese etico ed economicamente razionale, in cui se c’è prevaricazione sull’altro è sempre onesta e si arriva ad arricchirsi solo tramite capacità e duro lavoro. Quando il Capitalismo perde le sue basi religione, lo scettro passa dal Puritanesimo all’Illuminismo.

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    Twin Fitzgerald Kirkland ha fatto una Homerata said on Mar 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Davvero tosto...

    ... ma molto, molto interessante.
    Non già per le etica di qualuque religione in sè ( che provengono dalla fuffa... ) ma per le influenze che queste hanno avuto ed in parte, purtroppo, hanno sugli uomini, sui popoli sulle società.
    Weber prende un tema ...(continue)

    ... ma molto, molto interessante.
    Non già per le etica di qualuque religione in sè ( che provengono dalla fuffa... ) ma per le influenze che queste hanno avuto ed in parte, purtroppo, hanno sugli uomini, sui popoli sulle società.
    Weber prende un tema e lo sviluppa magistralmente.
    In sintesi, e per quello che ho capito io : le chiese riformate, con varie sfumature, hanno un etica la cui dottrina li spinge a muoversi, faticare, intraprendere, non sperperare, creando così ricchezza per sè e per il mondo ma non per vivere agiatamente ma solo, continuando a faticare sempre e comunque, ad ottenere quella virtù dottrinale appunto, che consente l'accesso nel regno dei cieli... ed il cerchio si chiude.
    Il contrasto con certi coevi ascetismi orientali, fatti di contemplazione, di mistica, di inazione è stridente.
    Oggi cosa resta ? Quel poco di capitalismo che resta, fallito il socialismo, è intraprendere per se stessi solamente, anzi possibilmente sfruttando il prossimo e affanculo il regno dei cieli con buona pace delle religioni.

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    Jacobass2006 said on Feb 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Tanto impegnativo quanto interessante.

    Un grande saggio che riflette il pensiero di un illustre filosofo e che interpreta una certa attitudine alla vita e all'industria (inteso anche come operosità) in maniera molto interessante. Un libro che per essere veramente assimilato andrebbe letto ...(continue)

    Un grande saggio che riflette il pensiero di un illustre filosofo e che interpreta una certa attitudine alla vita e all'industria (inteso anche come operosità) in maniera molto interessante. Un libro che per essere veramente assimilato andrebbe letto, analizzato e ripetuto come se fosse un testo d'esame. Per appassionati.

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    Clara Mazzi said on Jun 5, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    senza voto

    non assegno alcuna stelletta dal momento che non posseggo le competenze necessarie per giudicare un libro utile ma difficile per i continui rimandi a conoscenze di dottrina religiosa ( visto il mio agnosticismo).Tutto ciò che posso segnalare è che g ...(continue)

    non assegno alcuna stelletta dal momento che non posseggo le competenze necessarie per giudicare un libro utile ma difficile per i continui rimandi a conoscenze di dottrina religiosa ( visto il mio agnosticismo).Tutto ciò che posso segnalare è che grazie ad esso ho finalmente chiare due o tre idee sulla influenza della religione sullo stile di vita (vedi le differenze tra i popoli europei protestanti e quelli cattolici)e sulla sua capacità di manipolazione delle coscienze a lungo termine anche delle persone che non hanno più fede.Ma è una novità?C'era forse bisogno di ulteriori conferme?

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    Diecigatti said on Dec 28, 2011 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Libro da consigliare a studiosi universitari e appassionati di politica e scienze sociali. Mi aspettavo di più da questo famoso libro, ma ci sono alcuni spunti assai interessanti. A mio aviso però il senso del libro viene ribaltato da alcuni passi ch ...(continue)

    Libro da consigliare a studiosi universitari e appassionati di politica e scienze sociali. Mi aspettavo di più da questo famoso libro, ma ci sono alcuni spunti assai interessanti. A mio aviso però il senso del libro viene ribaltato da alcuni passi che del capitalismo ne fanno una condizione critica e non positiva in se stessa.

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    Emanuele Rigitano said on Jul 20, 2011 | Add your feedback

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