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Lettera a un figlio

Di ,

Editore: Fabbri

4.6
(19)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8845144356 | Isbn-13: 9788845144356 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Genere: Children , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"If", la poesia nota anche come "Lettera a un figlio" che anima queste pagine, stampata in versi e raccontata per immagini, fu composta da Rudyard Kipling nel 1910. Nel 1995 un sondaggio della BBC stabilì che era la poesia più amata in tutta la Gran Bretagna. Citata in film e canzoni, tradotta in tutto il mondo, amata dai grandi, ingigantita su poster e rimpicciolita su cartoline, è una poesia dura, che esorta a non arrendersi mai, a tenere sempre la testa alta, a non farsi confondere, a non perdere il senso di responsabilità e il controllo anche nelle circostanze più avverse. Attenersi a questo codice di comportamento è senza dubbio diffìcilissimo; suggerirlo a un figlio, coraggioso e forse estremo. Ma questo parlare alto e solenne di pazienza, volontà, integrità, senza alcuna paura di spendere parole importanti, evoca un mondo di valori che è bello desiderare di veder brillare sempre. Età di lettura: da 6 anni.
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  • 5

    E' una poesia bellissima, commuove tutte le volte che lo si legge. Kipling riesce a esprimere l'amore incondizionato di un padre per il proprio figlio. In una parola... Bello!

    ha scritto il 

  • 0

    Se c’è un poeta che posso lasciarti a testimonianza di me stesso perché tu possa capirmi, quello è Kipling, figlio mio.
    Non esisterà mai più uno come lui, voglio che lo sappia.
    Perché ha fatto della letteratura, anche quell’emaciata, livida, gonfia, dura, dolorosa, un incanto di belle ...continua

    Se c’è un poeta che posso lasciarti a testimonianza di me stesso perché tu possa capirmi, quello è Kipling, figlio mio.
    Non esisterà mai più uno come lui, voglio che lo sappia.
    Perché ha fatto della letteratura, anche quell’emaciata, livida, gonfia, dura, dolorosa, un incanto di bellezza.
    Vittima del pregiudizio, inabissato nei suoi stessi allori, esempio della massima fallibilità e, insieme, della massima inclinazione dell’uomo, è stato, come si dice, un genio incompreso. C’è chi lo ha dimenticato troppo presto, c’è chi lo ha usato come ha voluto, crocifiggendolo come il Cristo.
    “L’Est è l’Est e l’Ovest è l’Ovest, e mai si incontreranno
    Fino al giorno in cui Cielo e Terra davanti al Giudizio divino staranno;”
    Così hanno detto e citato per chiamarlo razzista, oltraggioso e imperialista; ma bastava che i loro occhi scendessero di soltanto una riga per leggere che
    “Però non ci sono né Ovest né Est,
    Né razza o nascita o frontiera,
    Quando due uomini si danno la mano, anche dai confini della terra!”
    E’ stato osannato come un dio, l’enfante prodige, uscito tutto intero dalla testa di giove, come un novello adamo, perfetto nella sua creazione; e la sua condanna è stata: essere stato se stesso fino alla fine dei suoi giorni. Nessuno mai gli ha perdonato di essere diventato un uomo. E difatti aveva scritto, con straordinaria preveggenza: ‘Il mezzogiorno non ripaga mai la felicità dell’alba.’
    E questa è una verità dolorosa, figlio mio. Non la ripaga mai.
    Kipling mi ha insegnato che si può dare una voce a tutto, basta non perderla. E la sua voce ‘di rauca sirena’ ha decantato la bellezza del mondo, diventando di volta in volta macchina o animale, schiavo o padrone, soldato o esiliato. Il suo è stato, né più né meno, che il lavoro del cantastorie di bazar. Ha aperto solo bene le orecchie perchè ‘la terra tutta è piena di racconti’, figlio mio, ‘per chi sa ascoltare e non scaccia i poveri dalla sua porta; quei poveri che sono i migliori narratori, perché ogni notte devono posare l’orecchio al suolo’.
    Ha raccontato delle cose che ha visto e delle cose che anche noi abbiamo visto; questo perché le nostre cognizioni avrebbero colmato le sue lacune. E poi, siccome siamo tutti quanti bambini, ha parlato di battaglie e di re, di cavalli, di demoni, elefanti e angeli, senza scordare di parlare d’amore e di cose simili. E i bambini sono stati i fruitori migliori delle sue parole. Ha parlato a loro perché la sua letteratura è colma di chiaroveggenza. Si palpa, si annusa, e si coglie. Uno sguardo profetico e intimista ha alimentato i suoi testi, uno sguardo profondo li ha elaborati con incoscienza. Il suo procedimento è quanto di più fanciullesco (nel senso più genuino e squisito del termine) ci possa essere; e questo lo ha reso insuperabile. Perché quando proverai un giorno a leggere l’opera di altri, la ricerca proustiana ad esempio, ti accorgerai di quanto Kipling sia stato infinitamente superiore a tutti questi scrittori. Quello che in lui sorprende è, come disse un suo estimatore, il tono innocente, l’infrangersi delle regole e degl’intellettualismi; la sua opera è un continuo rinvangare quel sapore dell’infanzia, quel gustare i ricordi come pochi hanno fatto o sanno fare, ma, a differenza di Proust, senza cercare di manipolarli, di comprenderli, di elaborarli.
    Kipling questo lo sa ma ci ha fatto sempre credere il contrario. E di questo sapore unico io l’ho sempre ringraziato. Ho sempre ringraziato Dio di aver concesso ad un uomo la sapienza e al tempo stesso l’innocenza, e che queste cose siano state accettate da quest’uomo come necessarie. Dirà infatti, a chi un giorno gli chiederà il perché non avesse detto nulla dei maltrattamenti subiti dalla zia presso cui era stato lasciato in Inghilterra dai genitori migrati in India, :
    ‘I bambini non si esprimono molto di più degli animali, perché quel che gli capita lo accettano come stabilito in eterno. E poi i bambini maltrattati sanno perfettamente cosa gli aspetta se tradiscono i segreti di una prigione prima di essere liberati’.
    Ma aggiungerà più tardi:
    ‘Una volta che giovani labbra si sono abbeverate a fondo alle amare acque dell’Odio, del Sospetto e della Disperazione, neanche tutto l’Amore del mondo riuscirà completamente a cancellare quella conoscenza’
    Sono parole amare e profonde, che non ci lasciano scampo e ci danno una spiraglio per poter comprendere meglio l’universo-Kipling. Le stigmate della sua potenza letteraria, della sua forza inaudita sono impresse in ogni suo scritto; che non rifugge ambiguità morali, fragilità, debolezze, ma che si mostra tutto, parabola vissuta e spremuta; l’ossessione della verità, della semplicità è così intensa che a tratti diventa intollerabile.
    ‘Se qualcuno vi chiederà perché siamo morti,
    dite loro, per le menzogne dei nostri padri’
    Io posso trasmetterti le sue parole, le sue certezze, ma non posso trasmetterti la sua anima che è nascosta nei suoi racconti, nelle sue stupende poesie. Egli ha fatto della reticenza il suo baluardo. Ha finito di vivere la sua vita ai margini, perchè aveva capito che non c'è maggior enfasi nel dire le cose che nel tacerle. La sua autobiografia parte dalle sottrazioni e da quanto poco ci ha voluto dire di se stesso. Ma se c'è una cosa che più mi preme sottolineare per concludere, figlio mio, è anche questa un regalo di Kipling. Leggendo per anni i suoi scritti e riflettendo su quella strana reticenza, ho capito che il vero tema della sua vita è stato la costruzione e la difesa di un ordine, che sia la muraglia in Puck o la strada in Kim o la giungla in Mowgli, di qualunque fattura o importanza esso sia.
    Se è costruito con le nostre mani ed è nella nostra vita, non occorre altro che difenderlo, con le unghie e con i denti. Difendilo, perchè è tuo e l'hai ereditato e un domani lo trasmetterai ai tuoi figli e loro lo trasmetteranno ai propri. In questo è forse il segreto della vita. Facendo questo, forse diventerai un uomo.

    ha scritto il