Lettera a una professoressa

Di

Editore: Libreria Editrice Fiorentina

4.3
(964)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 166 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889264012 | Isbn-13: 9788889264010 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Lorenzo Milani

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Educazione & Insegnamento , Non-narrativa

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  • 5

    Mi ha colpito lo slancio, la passione, la voglia di capire. Come vorrei che una parte ne fosse presente in quei ragazzi che oggi danno oggi tutto come dovuto, scontato. Viene però il dubbio che, se i ...continua

    Mi ha colpito lo slancio, la passione, la voglia di capire. Come vorrei che una parte ne fosse presente in quei ragazzi che oggi danno oggi tutto come dovuto, scontato. Viene però il dubbio che, se i ragazzi oggi sono arrivati a questa condizione, una parte di responsabilità sia anche in una applicazione maldestra di queste idee, o forse nella impossibilità pratica di applicarle nella realtà senza portare tutti al livello più basso, tradendo poi quindi alla fine la stessa idea portante di eguaglianza.
    Libro datato ovviamente, ma notevolissimo per la denuncia, dettagliata e documentatissima, e le domande che pone.

    ha scritto il 

  • 0

    Cari ex ragazzi della scuola di Barbiana,
    la lettera che vi aspettavate arrivò, arrivò molto prima di questa mia.
    Quante cose sono cambiate dagli anni ’60, per fortuna.
    Quante cose sono cambiate dagl ...continua

    Cari ex ragazzi della scuola di Barbiana,
    la lettera che vi aspettavate arrivò, arrivò molto prima di questa mia.
    Quante cose sono cambiate dagli anni ’60, per fortuna.
    Quante cose sono cambiate dagli anni ’80, quando ero dalla stessa vostra parte della barricata e i Gianni avevano le stesse opportunità dei Pierini.
    Da quasi vent’anni sono dall’altra parte.
    Dalla parte di chi ora si sente - ed è, per moltissimi fattori – la parte scamazzata (da martello a incudine).

    Cari ex ragazzi di Barbiana, chissà che uomini siete diventati - [lo so, mi sono informata, siete tipografi, sindacalisti, infermieri, Francesco Gesualdi è uno scrittore e saggista] – chissà cosa ne pensate della scuola dei vostri nipoti.
    Adesso non si insegna solo l’educazione civica ma l’educazione alla cittadinanza e costituzione che contempla centomila altre educazioni, alla salute, all’ambiente, alla legalità, alla melanzana fritta; agli esami di terza media non ho mai visto un bocciato – e ormai sono venti anni – , anzi qualche pargoletto ha ricevuto l’onore di essere svegliato da prodi professori che pur di non fargli perdere l’anno sono andati fino a casa a prenderlo e a portarlo a scuola, dal letto dove dormiva beato dopo aver fatto bagordi e impennate notturne con il motorino; conta chi balla, chi canta, chi suona, chi è atleta e chi rappa e strappa.

    Leggendo il vostro atto d’accusa, il vostro sputo sul sistema educativo degli anni ’50, così giusto, così sacrosanto rispetto a quel che era la scuola di un tempo – ma adesso dovendo fare il calcolo delle mie ore di lavoro, oltre alle 18 in classe e alle altre contrattuali, perdo il conto di quelle che impiego per preparare e per diversificare le lezioni, per produrre materiali diversi per i bes, i dsa, i ragazzini da potenziare, altro che ripetizioni a pagamento - ho pensato marò, ma perché poi da un eccesso si deve passare ad un altro?

    Chissà, ex ragazzi della scuola di Barbiana, se qualche volta vi è capitato di rileggere il vostro libro.
    E dire. Ahh, altri tempi, proprio altri tempi.

    (Riporto solo una frase che riassume ciò che il libro può dire adesso.
    Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli.
    Si può essere in larga parte d’accordo, ma in larga parte anche no.)

    ha scritto il 

  • 4

    “Lettera a una professoressa”

    Direi che “Lettera a una professoressa” riproduce un esplicito progetto educativo pratico, autentico e saggio; uno scritto che ha contribuito ampiamente ad alimentare quel paragone di idee che hanno a ...continua

    Direi che “Lettera a una professoressa” riproduce un esplicito progetto educativo pratico, autentico e saggio; uno scritto che ha contribuito ampiamente ad alimentare quel paragone di idee che hanno accompagnato la riforma della scuola media dei primi anni sessanta ad oggi. È una discussione che ha prodotto alcuni tentativi di attuazione ad aspetti metodologici riconducibili all’esperienza di Barbiana; è il caso, delle prove di scrittura collettiva realizzate da qualche insegnante o dai primi esperimenti di lavoro in gruppo nelle classi. Si è provato anche il doposcuola o il tempo pieno. I risultati concreti però non hanno suscitato uno spessore come il dibattito che si è scatenato dal libro stesso!
    Don Milani, sentiva il bisogno di invocare la costituzione di un sindacato di genitori, per togliere il manico del coltello dalle mani degli insegnanti.
    “Lettera a una professoressa”, costituisce un concentrato di spunti che possono risultare molto utili per un’azione di riqualificazione della nostra scuola.
    Bisogna attingere a questo libro, imitando le azioni selettive, se vogliamo costruire una scuola che sia in grado di rimanere al passo con i tempi e di rappresentare motivo di un elevamento nell’ambito civile della nostra società.

    ha scritto il 

  • 2

    Datato e si sente

    Capolavoro ma per i tempi suoi. Gli anni, tanti, si sentono tutti. E pesano. Gli spunti migliori sono diventati realtà, almeno nelle intenzioni. I peggiori (l'omofobia, il classismo al contrario) dive ...continua

    Capolavoro ma per i tempi suoi. Gli anni, tanti, si sentono tutti. E pesano. Gli spunti migliori sono diventati realtà, almeno nelle intenzioni. I peggiori (l'omofobia, il classismo al contrario) divengono piccoli macigni. Restano alcuni spunti, l'importanza che ha avuto ad aprire gli occhi a molti e un pezzetto di storia. Oggi alcuni ragionamenti, paradossalmente, rischiano di passare dal lato sbagliato della barricata

    ha scritto il 

  • 2

    Un pamphlet magistrale. Scorrettissimo, però. Con tanto di eccessi di retorica anni '70, e, onestamente, delirante in non pochi passaggi. Immagino sia troppo legato a un'epoca perchè la lettura odiern ...continua

    Un pamphlet magistrale. Scorrettissimo, però. Con tanto di eccessi di retorica anni '70, e, onestamente, delirante in non pochi passaggi. Immagino sia troppo legato a un'epoca perchè la lettura odierna possa rendergli del tutto giustizia. L'ho trovato irritante dalla prima all'ultima pagina, a cominciare dal metodo di "scrittura collettiva" (minuziosamente spiegato all'interno del testo stesso, tra l'altro) con cui gli studenti avrebbero "scritto" il libro che invece è palesemente opera e idea, parola per parola, del loro educatore. Nella qual cosa non c'è nulla di male, ma allora tanto vale non cercare di spacciare la storia patetica dei laboriosi allievi di Barbiana che partoriscono collettivamente ogni sillaba. E' totalmente autoreferenziale, sia nella critica al sistema scolastico proposta che nei rimedi che vengono suggeriti (tra i quali c'è il celibato per gli insegnanti, che dovrebbero occuparsi dei loro allievi 24 ore al giorno 7 giorni a settimana, pena l'essere giudicati in blocco una classe di mangiapane ad ufo sfruttatori del popolo ed esponenti della marcescente classe borghese; o la famosa massima "in fondo per insegnare matematica alle medie basta avere la licenza media!"). Francamente è un mistero come un testo così sia potuto diventare un cult della letteratura educativa. Don Milani è stato un uomo con una forte passione educativa ed ammirevole sotto molti aspetti, ma questo testo è assurdo.

    ha scritto il 

  • 5

    "Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli."

    Certo, va letto e analizzato con la giusta at ...continua

    "Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli."

    Certo, va letto e analizzato con la giusta attenzione al momento storico in cui è stato scritto e con la consapevolezza di quelle che furono la figura di Don Milani e la sua storia. Tante recensioni negative credo che derivino proprio da una mancata documentazione: non è certo un romanzo di piacere. Dispiace notare come ancora oggi ci sia chi la pensa diversamente, quando l'idea sottostante a questo libro dovrebbe essere il principio cardine di ogni democrazia: l'istruzione come diritto inalienabile per tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettolo molto tempo fa

    Di tanto in tanto curiosando tra gli scaffali altrui ci si ricorda di aver letto quel tal libro. E' passato così tanto tempo che mi viene da dire che quando mi ci imbattei l'obbedienza costituiva anco ...continua

    Di tanto in tanto curiosando tra gli scaffali altrui ci si ricorda di aver letto quel tal libro. E' passato così tanto tempo che mi viene da dire che quando mi ci imbattei l'obbedienza costituiva ancora una virtù...
    A parte gli scherzi, ormai nutro solo vaghe impressioni dei contenuti, ma so che mi piacque parecchio, non tanto perché parteggiassi o fossi contrario a codesta o tal'altra asserzione, ma per la furia iconoclasta che emanava in crescendo come una cascata di scintille. Vedere che ancora oggi c'è chi lo prende sul serio, ad esempio dal punto di vista didattico, mi fa pensare a don Milani come a un antesignano del "trollaggio" telematico. Analogamente i troll di internet hanno trovato una delirante, pressoché gratuita alternativa allo psichiatra privato o pagato dalla mutua; don Milani dal canto suo vergava queste opere collettive all'interno delle quali, assai democraticamente, consentiva ai suoi alunni di co-accollarsi la paternità delle medesime, e tutti insieme tiravano sera facendosi beffe dei matti là fuori. Non ho dubbi che fossero più preparati gli scolari che uscivano da Barbiana, anche a livello di formazione di categorie mentali e culturali, rispetto a studenti coevi provenienti da un qualsiasi altro istituto italiano o internazionale. Per non parlare degli studenti di oggi. Certo, Don Milani non dev'essere stato un insegnante facile, tantomeno da inquadrare: un po' professor Keating de "L'Attimo Fuggente", un po' insegnante armato di bacchetta stile "Another Brick in the Wall" dei Pink Floyd. Ecco perché insisto sul concetto che non ci si debba misurare con la sua impostazione pratico-didattica. Va affrontato nelle vesti di spettatore estetici.
    Esteticamente parlando, pertanto, termino col dire che io e altri leggemmo il pamphlet all'interno di un esperimento di lettura collettivo: eravamo in venti, su per giù, declamavamo una o due pagine ad alta voce e poi discutevamo guidati da un facilitatore. Un'esperienza che mi piacerebbe rifare.

    ha scritto il 

  • 5

    a tutti, ma proprio a tutti

    un libro da fare leggere a tutti gli studenti, insegnanti genitori a tutti ma proprio a tutti.
    contro il classismo e il razzismo culturale, contro ogni forma di separazione sociale, l'istruzione come ...continua

    un libro da fare leggere a tutti gli studenti, insegnanti genitori a tutti ma proprio a tutti.
    contro il classismo e il razzismo culturale, contro ogni forma di separazione sociale, l'istruzione come diritto, l'insegnamento a tutti in modo davvero democratico. Un capolavoro di umanità e vera promozione allo sviluppo sociale

    ha scritto il 

  • 4

    "L'opera d'arte è una mano tesa al nemico perché cambi".
    La limpida ruvidezza di una semplice verità, trovata dai ragazzi di Barbiana insieme al loro maestro Don Milani. Una scintilla d'oro nel ferro ...continua

    "L'opera d'arte è una mano tesa al nemico perché cambi".
    La limpida ruvidezza di una semplice verità, trovata dai ragazzi di Barbiana insieme al loro maestro Don Milani. Una scintilla d'oro nel ferro arrugginito della scuola italiana degli anni '60.
    Attuale ed eterno come ogni verità vera.

    ha scritto il 

  • 3

    Per certi versi (il persistente classismo della scuola italiana, il fatto che ancora molte scelgono questo mestiere per avere il pomeriggio e la domenica liberi) ancora attualissimo, ma per altri inev ...continua

    Per certi versi (il persistente classismo della scuola italiana, il fatto che ancora molte scelgono questo mestiere per avere il pomeriggio e la domenica liberi) ancora attualissimo, ma per altri inevitabilmente invecchiato, rimane un libro da leggere per la sua irresistibile provocatorietà e la carica utopica da cui è attraversato.

    ha scritto il 

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