Lettera a una professoressa

Di

Editore: Libreria Editrice Fiorentina

4.3
(981)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 166 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889264012 | Isbn-13: 9788889264010 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Lorenzo Milani

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Educazione & Insegnamento , Non-narrativa

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  • 3

    Se in buona parte concordo con le critiche mosse a questo "manifesto" per quel volere appiattire la scuola su una didattica della pratica, per quel populismo, quella retorica anni 70...non posso che p ...continua

    Se in buona parte concordo con le critiche mosse a questo "manifesto" per quel volere appiattire la scuola su una didattica della pratica, per quel populismo, quella retorica anni 70...non posso che provare una sorta di simpatia per questo libro, liquidato come datato da molti, che conferma quel grande senso di sfiducia e scetticismo che provo nei confronti della scuola. Forse pesano le troppe esperienze negative e l'incontro con una schiera di docenti talmente incompetenti e senza un filo di umanità da farmi francamente pensare che la scuola sia ancora alquanto discriminatoria e, se certamente non in grado di formare persone, in buona parte nemmeno in grado di istruirle.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    libro ricco

    Concordo col 40% delle tesi esposte in questo libro: i professori devono lavorare più delle 18hh alla settimana, mattina e pomeriggio a scuola, a disposizione dei ragazzi.
    Le ripetizioni non sono acce ...continua

    Concordo col 40% delle tesi esposte in questo libro: i professori devono lavorare più delle 18hh alla settimana, mattina e pomeriggio a scuola, a disposizione dei ragazzi.
    Le ripetizioni non sono accettabili; i professori devono rimanere a disposizione dei ragazzi bisognosi. I professori devono essere valutati in base ai risultati ecc.

    Però il sottinteso che tutti siamo uguali, intelligenti allo stesso modo, capaci delle stesse prestazioni è una falsità cattolica e comunista; così come l'altruismo sia l'unico valore, e la ricchezza personale la causa della disuguaglianza sociale. Inoltre, se avere un "Gianni" in classe rende più difficile la lezione, se questi sono 15 in classe, come si fa?

    ha scritto il 

  • 4

    Mi pensavo Eroe Rivoluzionario e mi ritrovo Pierino. Bel cambio di prospettiva, da destra-sinistra a poveri-signori (e non è la stessa cosa). Retrogusto anarchico. Tante cose condivisibili, parecchie ...continua

    Mi pensavo Eroe Rivoluzionario e mi ritrovo Pierino. Bel cambio di prospettiva, da destra-sinistra a poveri-signori (e non è la stessa cosa). Retrogusto anarchico. Tante cose condivisibili, parecchie meno.

    ha scritto il 

  • 5

    Testo maoista? O Neoguelfo?

    Don Lorenzo Milani visse solo 44 anni: dal 1923 al 1967. Dunque non vide il Sessantotto e non seppe mai quanto questo suo testo avrebbe influenzato la società italiana, più ancora la sinistra marxista ...continua

    Don Lorenzo Milani visse solo 44 anni: dal 1923 al 1967. Dunque non vide il Sessantotto e non seppe mai quanto questo suo testo avrebbe influenzato la società italiana, più ancora la sinistra marxista rispetto all'area cattolica, con esclusione delle frange più estreme e pauperiste. "Lettera a una professoressa" (1967), testo fondamentale della pedagogia e della storia repubblicana, basa molta della sua filosofia su un testo precedente, del 1958, che fu addirittura messo all'Indice dalla Chiesa cattolica: "Esperienze pastorali". Rispetto a quest'ultimo risente della consapevolezza dell'autore di essere vicino alla morte, e da qui si deve partire per interpretare la critica a volte feroce e tranciante che Milani rivolge allo Stato italiano e, meno, alla Chiesa cattolica stessa.

    Milani veniva da una famiglia agiata, di madre ebraica, e si trasferì in una delle zone più arretrate della Toscana del secondo dopoguerra, il Mugello. Lì fondò la sua scuola e in questo libro, ispirandosi alla dottrina ufficiale della Chiesa, elaborò una critica radicale nei confronti dello Stato italiano, denunciandone il classismo, in special modo quello imperante nella scuola pubblica. "Lettera a una professoressa" fu eretto ad archetipo dalla sinistra marxista, con i Quaderni piacentini che parlarono addirittura di "testo cinese", intendendo con ciò maoista e, per loro, il più estremo dei complimenti.

    C'è in effetti del sapore maoista in questo bellissimo documento, unito però a tanta amarezza e a un per me imperdonabile atteggiamento neoguelfo. Come infatti riporta Guido Panvini in “Cattolici e violenza politica", “Don Milani rivendicava il primato della coscienza e della legge di Dio su quella dello Stato e sull’autorità di ogni forma di potere, in questo richiamandosi esplicitamente alle tesi del cattolicesimo conservatore e integrista”. E allora Milani me lo devo rileggere, perché nel 1992 mi parve un libro rivoluzionario e bellissimo, ma a distanza di trent'anni sono ora in grado di calibrare il giudizio tranciante dell'autore nei confronti di uno Stato italiano che sembra essere soprattutto colpevole di avere sostituito lo Stato pontificio nell'esercizio dell'istruzione pubblica, elementare e gratuita.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho recuperato la lettura i questo libro sollecitata dall'appello dei docenti per la valorizzazione della lingua parlata e scritta. Anche in vista della giornata internazionale della poesia del 21 mar ...continua

    Ho recuperato la lettura i questo libro sollecitata dall'appello dei docenti per la valorizzazione della lingua parlata e scritta. Anche in vista della giornata internazionale della poesia del 21 marzo, in questo testo emerge l'importanza della parola narrante/educante. Anch'io ho scritto una lettera ad un ipotetico nascituro del 21 p.v.:
    Benvenuto tra noi. Ti stavamo aspettando. Durante l'attesa del tuo arrivo, abbiamo preparato tanti bei regali da offrirti. Sono doni che giungono da lontano... da molto lontano nel tempo. I tuoi Maggiori, noi compresi, nel passato remoto e nel passato prossimo, hanno allestito per te un grandissimo magazzino pieno di oggetti che ti saranno utilissimi nel corso della tua vita; anzi, direi che sono assolutamente necessari per la tua sopravvivenza: le parole. L'uso che ne farai, più o meno sapiente, più o meno esteso, più o meno creativo, segnerà il livello della tua esistenza. C'è un immenso archivio di simboli a tua disposizione che hai il diritto di usare, ma che hai anche il dovere di conservare e di integrare. Pertanto sei invitato a lasciare il tuo contributo, insieme a quello di tutti gli altri, per chi verrà dopo di te. Anche tu devi consegnare ai tuoi figli e ai tuoi nipoti (non importa se biologici o meno), debitamente conservato e creativamente arricchito, questo dono preziosissimo che i tuoi antenati ti stanno consegnando. Niente è per sempre e niente è solo nostro. Attraverso questo ricchissimo sistema di simboli, i tuoi numerosi progenitori ti sono vicini, ti parlano, ti accompagnano e ti insegnano ad andare per il mondo con maggiore consapevolezza senza farti travolgere dagli eventi. Sono ancora Loro che, con le parole ed i concetti che vi sottendono, ti sollevano oltre lo strato naturale del vivere verso la dimensione morale dell'esistere lungo il percorso alla ricerca della verità; ti spingono verso l'incontro con l'altro e favoriscono l'incontro con gli altri. Infatti senza le parole qualunque relazione è impossibile, anche quella con sé stessi, tenuto conto che il pensiero ha una struttura intrinsecamente dialogica. Questo significa che, senza i simboli delle parole, il pensiero non fiorisce, ma rimane un'intuizione, volatile ed evanescente, condannato all'oblio.
    Per usare un linguaggio contemporaneo: verrai al mondo con il tuo hardware, il cervello; ma il software, i programmi che fanno funzionare il cervello, costituiscono il sistema culturale generosamente messo a disposizione dal contesto sociale di riferimento a cui puoi attingere liberamente.
    Dunque, entra nella nostra comunità, quella umana, costruita con i mattoni delle parole. Più ne usiamo più l'orizzonte di simboli in cui ci troviamo immersi è vasto e ricco, ma... c'è una condizione: la condivisione delle regole; pena: l'isolamento personale e la decadenza dell'ecumene che i nostri avi hanno preparato per noi. Le parole, per avere un senso e per dare un senso alla realtà che ci circonda, devono essere messe insieme con dei criteri comunitari. Le regole che costruiscono il discorso, strutturano il ragionamento e costituiscono il pensiero sono le stesse e si edificano sulle categorie della logica. Tuttavia le regole possono essere riviste, riscritte, rieditate, rinegoziate, ma sempre condivise. In questo consiste il contributo di ciascuno di noi. Ti chiediamo di partecipare alla nostra comunità umana con tutta la creatività di cui sei capace e di cui essa ha bisogno per non sprofondare nel passato, ma per proiettarsi nel futuro... insieme a te, insieme a noi.
    Benvenuto tra noi.
    MDF 28.2.2017

    ha scritto il 

  • 5

    Mi ha colpito lo slancio, la passione, la voglia di capire. Come vorrei che una parte ne fosse presente in quei ragazzi che oggi danno oggi tutto come dovuto, scontato. Viene però il dubbio che, se i ...continua

    Mi ha colpito lo slancio, la passione, la voglia di capire. Come vorrei che una parte ne fosse presente in quei ragazzi che oggi danno oggi tutto come dovuto, scontato. Viene però il dubbio che, se i ragazzi oggi sono arrivati a questa condizione, una parte di responsabilità sia anche in una applicazione maldestra di queste idee, o forse nella impossibilità pratica di applicarle nella realtà senza portare tutti al livello più basso, tradendo poi quindi alla fine la stessa idea portante di eguaglianza.
    Libro datato ovviamente, ma notevolissimo per la denuncia, dettagliata e documentatissima, e le domande che pone.

    ha scritto il 

  • 0

    Cari ex ragazzi della scuola di Barbiana,
    la lettera che vi aspettavate arrivò, arrivò molto prima di questa mia.
    Quante cose sono cambiate dagli anni ’60, per fortuna.
    Quante cose sono cambiate dagl ...continua

    Cari ex ragazzi della scuola di Barbiana,
    la lettera che vi aspettavate arrivò, arrivò molto prima di questa mia.
    Quante cose sono cambiate dagli anni ’60, per fortuna.
    Quante cose sono cambiate dagli anni ’80, quando ero dalla stessa vostra parte della barricata e i Gianni avevano le stesse opportunità dei Pierini.
    Da quasi vent’anni sono dall’altra parte.
    Dalla parte di chi ora si sente - ed è, per moltissimi fattori – la parte scamazzata (da martello a incudine).

    Cari ex ragazzi di Barbiana, chissà che uomini siete diventati - [lo so, mi sono informata, siete tipografi, sindacalisti, infermieri, Francesco Gesualdi è uno scrittore e saggista] – chissà cosa ne pensate della scuola dei vostri nipoti.
    Adesso non si insegna solo l’educazione civica ma l’educazione alla cittadinanza e costituzione che contempla centomila altre educazioni, alla salute, all’ambiente, alla legalità, alla melanzana fritta; agli esami di terza media non ho mai visto un bocciato – e ormai sono venti anni – , anzi qualche pargoletto ha ricevuto l’onore di essere svegliato da prodi professori che pur di non fargli perdere l’anno sono andati fino a casa a prenderlo e a portarlo a scuola, dal letto dove dormiva beato dopo aver fatto bagordi e impennate notturne con il motorino; conta chi balla, chi canta, chi suona, chi è atleta e chi rappa e strappa.

    Leggendo il vostro atto d’accusa, il vostro sputo sul sistema educativo degli anni ’50, così giusto, così sacrosanto rispetto a quel che era la scuola di un tempo – ma adesso dovendo fare il calcolo delle mie ore di lavoro, oltre alle 18 in classe e alle altre contrattuali, perdo il conto di quelle che impiego per preparare e per diversificare le lezioni, per produrre materiali diversi per i bes, i dsa, i ragazzini da potenziare, altro che ripetizioni a pagamento - ho pensato marò, ma perché poi da un eccesso si deve passare ad un altro?

    Chissà, ex ragazzi della scuola di Barbiana, se qualche volta vi è capitato di rileggere il vostro libro.
    E dire. Ahh, altri tempi, proprio altri tempi.

    (Riporto solo una frase che riassume ciò che il libro può dire adesso.
    Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli.
    Si può essere in larga parte d’accordo, ma in larga parte anche no.)

    ha scritto il 

  • 4

    “Lettera a una professoressa”

    Direi che “Lettera a una professoressa” riproduce un esplicito progetto educativo pratico, autentico e saggio; uno scritto che ha contribuito ampiamente ad alimentare quel paragone di idee che hanno a ...continua

    Direi che “Lettera a una professoressa” riproduce un esplicito progetto educativo pratico, autentico e saggio; uno scritto che ha contribuito ampiamente ad alimentare quel paragone di idee che hanno accompagnato la riforma della scuola media dei primi anni sessanta ad oggi. È una discussione che ha prodotto alcuni tentativi di attuazione ad aspetti metodologici riconducibili all’esperienza di Barbiana; è il caso, delle prove di scrittura collettiva realizzate da qualche insegnante o dai primi esperimenti di lavoro in gruppo nelle classi. Si è provato anche il doposcuola o il tempo pieno. I risultati concreti però non hanno suscitato uno spessore come il dibattito che si è scatenato dal libro stesso!
    Don Milani, sentiva il bisogno di invocare la costituzione di un sindacato di genitori, per togliere il manico del coltello dalle mani degli insegnanti.
    “Lettera a una professoressa”, costituisce un concentrato di spunti che possono risultare molto utili per un’azione di riqualificazione della nostra scuola.
    Bisogna attingere a questo libro, imitando le azioni selettive, se vogliamo costruire una scuola che sia in grado di rimanere al passo con i tempi e di rappresentare motivo di un elevamento nell’ambito civile della nostra società.

    ha scritto il 

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