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Lettera a una professoressa

Di

Editore: Libreria Editrice Fiorentina

4.3
(896)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 166 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889264012 | Isbn-13: 9788889264010 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Lorenzo Milani

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Education & Teaching , Non-fiction

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Descrizione del libro
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  • 5

    Ora siamo qui a aspettare una risposta. Ci sarà bene in qualche istituto magistrale qualcuno che ci scriverà:
    « Cari ragazzi,
    non tutti i professori sono come quella signora. Non siate razzisti anche voi.
    Anche se non sono d’accordo su tutto quello che dite, so che la nostra scuola non va. S
    ...continua

    Ora siamo qui a aspettare una risposta. Ci sarà bene in qualche istituto magistrale qualcuno che ci scriverà: « Cari ragazzi, non tutti i professori sono come quella signora. Non siate razzisti anche voi. Anche se non sono d’accordo su tutto quello che dite, so che la nostra scuola non va. Solo una scuola perfetta può permettersi di rifiutare la gente nuova e le culture diverse. E la scuola perfetta non esiste. Non lo è né la nostra né la vostra. Comunque quelli di voi che vogliono essere maestri venite a dar gli esami quaggiù. Ho un gruppo di colleghi pronti a chiudere due occhi per voi. A pedagogia vi chiederemo solo di Gianni. A italiano di raccontarci come avete fatto a scrivere questa bella lettera. A latino qualche parola antica che dice il vostro nonno. A geografia la vita dei contadini inglesi. A storia i motivi per cui i montanari scendono al piano. A scienze ci parlerete dei sormenti e ci direte il nome dell’albero che fa le ciliegie ». Aspettiamo questa lettera. Abbiamo fiducia che arriverà. Il nostro indirizzo è: Scuola di Barbiana Vicchio Mugello (Firenze).

    Nel 1954, prima che vi arrivasse Don Milani, Barbiana non era che un villaggio di poche case, sperduto sulle colline del Mugello. Non ci si arrivava per caso: non c’era neanche la strada. Don Milani, in effetti, ci arrivò “per punizione”: le sue simpatie operaie e le idee non proprio ortodosse non andavano a genio al cardinale di Firenze. Nei 13 anni che seguirono, Don Milani mise in piedi l’esperienza didattica più significativa che la storia dell’educazione italiana ricordi. Per i banchi della scuola di Barbiana (due stanze della canonica più due di officina) passarono i ragazzi scacciati dalla scuola tradizionale, figli di contadini e operai, poveri, semi-analfabeti, dunque (secondo un’analogia della pedagogia dell’epoca) “cretini”. La scuola era aperta 365 giorni l’anno (366 negli anni bisestili), dalle 8 del mattino alle 7 e mezzo di sera. Nel 1963 vi si contavano 29 alunni e 23 maestri, perché quasi tutti gli alunni erano maestri a loro volta. Se anche oggi questi dati ci appaiono singolari, figuriamoci come dovevano apparire all’epoca. L’esperienza educativa di Barbiana suscitò sconcerto e fu all’origine di un vasto dibattito, destinato a cambiare (purtroppo non del tutto e non per sempre) la scuola italiana. Manifesto del cambiamento richiesto alla scuola tradizionale fu proprio Lettera a una professoressa, scritto dagli allievi della scuola insieme a Don Milani e pubblicato nel 1967, proprio l’anno in cui Don Milani morì. Il testo, nella forma di una lettera a un’ipotetica professoressa, colpevole di aver bocciato l’alunno-autore, è una durissima accusa alla scuola dell’epoca e, non nascondiamocelo, alla scuola di oggi. Se le idee espresse con tanta severità, in uno stile limpido e vigoroso, possono oggi apparirci naïf (almeno in alcuni passaggi), non possiamo ignorare quanto invece siano ancora profondamente e dolorosamente attuali. Nella mente del lettore, l’ideale dei ragazzi di Barbiana appare tutt’oggi una bellissima utopia. Ci fu davvero una scuola così? C’è ancora una scuola così? Una scuola senza voti né pagelle, senza interrogazioni né programmi che puzzano di vecchio. Una scuola dove si legge il giornale, si fa scrittura creativa, si impara a insegnare, si studiano le lingue straniere per comunicare con gli altri (e non per parlare speditamente dei castelli della Loira). È possibile imparare a far scuola così, portare questa scuola nella scuola che conosciamo? Non so rispondere a queste domande. Non so immaginare la scuola di domani. Ma so che saremo noi a farla, noi come maestri, noi come allievi. E so che questo testo ci fa toccare con mano cosa siano l’amore per lo studio e l’amore per l’insegnamento. Per questo non possiamo non leggerlo e poi lamentarci se le cose non vanno.

    ha scritto il 

  • 0

    Non si può dare il voto a quest'opera come se fosse un romanzo: è un manifesto politico, un concetto, un'idea, una testimonianza, un impegno che, a suo tempo, ebbe un impatto forte e anche positivo per la scuola pubblica italiana. E' un libro che mi ha formato eticamente. Alla luce dei disastri a ...continua

    Non si può dare il voto a quest'opera come se fosse un romanzo: è un manifesto politico, un concetto, un'idea, una testimonianza, un impegno che, a suo tempo, ebbe un impatto forte e anche positivo per la scuola pubblica italiana. E' un libro che mi ha formato eticamente. Alla luce dei disastri attuali della nostra scuola pubblica andrebbe rispolverato: i ragazzi di Barbiana adesso sono altri, ma ci sono e sono tanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Una lettura necessaria, a tratti indispensabile nonostante la lontananza nel tempo. La scuola tradizionale, rappresentata dall'immaginaria Professoressa a cui Don Milani e i suoi ragazzi di Barbiania si rivolgono, sembra apparire lontanissima nel tempo. Eppure molti aspetti di quella scuola, trad ...continua

    Una lettura necessaria, a tratti indispensabile nonostante la lontananza nel tempo. La scuola tradizionale, rappresentata dall'immaginaria Professoressa a cui Don Milani e i suoi ragazzi di Barbiania si rivolgono, sembra apparire lontanissima nel tempo. Eppure molti aspetti di quella scuola, tradizionale appunto, e di quell'approccio all'insegnamento ci accompagnano ancora oggi, nelle scuole del presente. "Lettera a una Professoressa" va letto con gli occhi aperti ed uno spirito pronto ad accogliere una critica, purtroppo, spesso ancora valida nei riguardi del senso comune e dal modo di fare insegnamento a scuola.

    ha scritto il 

  • 2

    Sicuramente e figlio del suo tempo, il testo. Ma con il senno del poi, i risultati si sono visti. A essere troppo buoni, come suggerisce il testo, ci siamo ritrovati senza classe dirigente, senza futuro e purtroppo senza la possibilità di cambiare.
    La scuola è stata distrutta, tutti promossi tutt ...continua

    Sicuramente e figlio del suo tempo, il testo. Ma con il senno del poi, i risultati si sono visti. A essere troppo buoni, come suggerisce il testo, ci siamo ritrovati senza classe dirigente, senza futuro e purtroppo senza la possibilità di cambiare. La scuola è stata distrutta, tutti promossi tutti allo stesso livello!!, signori la vita non è così infatti noi siamo sull'ultimo scalino, quando ci sveglieremo da questo torpore forse rialzeremo anche la testa.

    ha scritto il 

  • 4

    “se non hai dato tutto non hai dato ancor …” (è Vinicio, ma potrebbe essere il Vangelo)


    Resoconto di una esperienza totale e avvolgente.
    Graffiante: “Lascia l’università, le cariche, i partiti. Mettiti subito a insegnare. La lingua solo e null’altro. Fai strada ai poveri senza farti strad ...continua

    “se non hai dato tutto non hai dato ancor …” (è Vinicio, ma potrebbe essere il Vangelo)

    Resoconto di una esperienza totale e avvolgente. Graffiante: “Lascia l’università, le cariche, i partiti. Mettiti subito a insegnare. La lingua solo e null’altro. Fai strada ai poveri senza farti strada. Smetti di leggere, sparisci. È l’ultima missione della tua classe” (pag. 97) Solo la lingua: nella certezza che ci sia una immensa voce dei senza voce da educare ad esprimere la propria ricchezza. La ricchezza dei poveri. “Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro” (pag. 19) Mentre di lì a poco Pasolini avrebbe denunciato la “rivoluzione antropologica” che quelle voci le avrebbe estinte dalla sorgente. Estinguendo ogni lineamento riconoscibile del soggetto che con esse parlava.

    Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. P. P. Pasolini Scritti corsari, pag. 27-28

    Se non si capisce questo non è possibile valutare e trovare il nucleo di attualità di questo libro ormai così inattuale (ma potrebbero essere ancora idee per domani). Come risulta dalle molte recensioni negative e irritate che si possono leggere qui in anobii.

    Per quel che riguarda l’attualizzazione, trovo perfetto (forse con un eccesso di amarezza nei confronti della scuola di oggi) il giudizio di sintesi che ne dava Massimo Bontempelli nel suo Il Sessantotto – Un anno ancora da capire (2008): Ciò che […] affascina di don Milani, è la sua rivelazione, insieme moralmente appassionata e di evidenza incontrovertibile, della selezione classista silenziosamente ed implacabilmente operante nella scuola italiana dell'epoca (si dice dell'epoca non perché oggi non ci sia selezione classista, perché anzi c'è più di allora, ma perché oggi, divenuta la scuola un arcipelago sgangherato in cui quasi tutto è finzione e quasi nulla studio serio, tutti vi possono transitare, e la selezione classista è spostata, ancora più ineludibile, a dopo l'università).

    Applicando questi filtri si può capire bene cosa non può più essere preso alla lettera di questo documento incandescente, e cosa invece – il nucleo più essenziale – costituisce ancora oggi una sfida.

    ha scritto il 

  • 3

    Un problema così può nascere solo dalla mente di un malato

    Stavo leggendo l'inserto domenicale del corriere della sera o la stampa non ricordo e c'era un articolo intitolato EMAIL AD UNA PROFESSORESSA, parafrasando il testo in oggetto. L'articolo, intervallato da spezzoni tratti dal testo, diceva cose interessantissime che mi hanno fatto pensare che dal ...continua

    Stavo leggendo l'inserto domenicale del corriere della sera o la stampa non ricordo e c'era un articolo intitolato EMAIL AD UNA PROFESSORESSA, parafrasando il testo in oggetto. L'articolo, intervallato da spezzoni tratti dal testo, diceva cose interessantissime che mi hanno fatto pensare che dal 1960 ad oggi in Italia nel campo della scuola non si era mosso nulla. Ho anche pensato che un testo così illuminato scritto 50 anni fa ed ancora attuale doveva assolutamente essere letto. DELUSIONE ASSURDA. Dal punto di vista sociale il testo ha ragione da vendere, non esistono scolari di serie A e di serie B ma dal punto di vista didattico, almeno a quei tempi non si può pretendere quanto proclamato. Se oggi avessimo ancora una scuola così allora sarebbe da fare santi subito gli autori. Grazie al cielo sono felicemente sorpresa di notare che qualcosa è cambiato. Unica cosa dove mi sento di dar ragione a quelle maestre tanto bistrattate è il diritto di bocciare. Oggi non lo si fa più e non credo sia un bene.

    ha scritto il 

  • 4

    "Così abbiamo capito cos’è l’arte. È voler male a qualcuno o a qualche cosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perché cambi".

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo libro che tutti coloro che lavorano nella scuola dovrebbero leggere. Sicuramente la scuola di oggi non è quella elitaria e selettiva del tempo dei ragazzi di Barbiana - per fortuna! - eppure molte riflessioni sul fine dell'istruzione e sulla didattica continuano ad essere attuali e sig ...continua

    Bellissimo libro che tutti coloro che lavorano nella scuola dovrebbero leggere. Sicuramente la scuola di oggi non è quella elitaria e selettiva del tempo dei ragazzi di Barbiana - per fortuna! - eppure molte riflessioni sul fine dell'istruzione e sulla didattica continuano ad essere attuali e significative ed a rappresentare utili spunti di riflessione.

    ha scritto il 

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