Lettera di una sconosciuta

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca, 592)

4.1
(1718)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 83 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Basco , Catalano , Francese

Isbn-10: 8845924467 | Isbn-13: 9788845924460 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Vigliani

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
«A te, che mai mi hai conosciuta»: è questa l'intestazione della lettera che, nel giorno del suo compleanno, riceve un romanziere viennese, un quarantenne di bell'aspetto a cui la vita ha offerto i suoi doni più ambìti: la ricchezza, la fama e un fascino «morbido e caldo». «Ieri il mio bambino è morto» esordisce la misteriosa donna, e prosegue: «adesso mi sei rimasto solo tu al mondo, solo tu che di me nulla sai». Quando lui leggerà quelle righe, lei sarà già morta: per questo concede a se stessa di raccontargli la propria vita - la vita di una creatura che per più di quindici anni gli ha votato, «con tutta l'abnegazione di una schiava, di un cane», un amore «disperato, umile, sottomesso, attento e appassionato», senza mai rivelargli il proprio nome, senza mai chiedere nulla, portandosi dentro un unico, struggente desiderio: che incontrandola, almeno una volta, lui la riconosca. Ma quasi sempre per l'uomo il volto di una donna rappresenta «rispecchia solo una passione, un gesto infantile, un moto di stanchezza, e svanisce con la stessa facilità di un'immagine allo specchio».
Zweig ci trascina nel labirinto di un amore assoluto, offrendoci il ritratto di una donna ardente e viva, e al tempo stesso immateriale come «una musica lontana».
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  • 4

    L'affermato romanziere R. torna a Vienna da «una ritemprante vacanza di tre giorni in montagna». A casa lo attende, assieme alla corrispondenza ordinaria, una lettera di circa venti pagine, «vergate a ...continua

    L'affermato romanziere R. torna a Vienna da «una ritemprante vacanza di tre giorni in montagna». A casa lo attende, assieme alla corrispondenza ordinaria, una lettera di circa venti pagine, «vergate alla svelta in una grafia femminile affannosa e sconosciuta, un manoscritto piuttosto che una lettera».
    La lettera comincia così: «Ieri il mio bambino è morto – per tre giorni e tre notti ho cercato di strappare alla morte la sua piccola, tenera vita, per quaranta ore sono rimasta al suo capezzale mentre l'influenza scuoteva quel corpicino che bruciava di febbre».
    Incuriosito, lo scrittore si immerge nella lettura. Scopre che la lettera, non firmata, gli è stata inviata da una morta. Se riceverai questa lettera, avvisa l'ignota corrispondente, vorrà dire che io avrò seguito il mio bambino. E mentre ti scrivo, aggiunge, «mi sei rimasto solo tu, tu che mai mi hai conosciuta e che io ho sempre amato».
    La lettera racconta l'amore assoluto, la passione di una vita, di questa sconosciuta che, adolescente e figlia di una vedova, era una vicina di casa di cui R. non si era mai accorto. Costretta a seguire la madre, che si è risposata con un facoltoso commerciante trasferendosi a Innsbruck, la ragazza qualche anno dopo torna a Vienna per guadagnarsi da vivere. Fa la commessa e trascorre le serate sotto le finestre di lui, sperando che lo scrittore la incroci.
    Quando ciò avviene, il romanziere non la riconosce. Attratto tuttavia da lei (R. è un bon vivant incline alle avventure leggere), la invita a casa e passa con lei tre notti. Mentre parte per l'estero, giura che la cercherà ma non si fa più vivo. Incinta di lui, la giovane donna partorirà nel reparto dei poveri dell'ospedale e alleverà da sola il figlio che, giura, gli assomiglia. Senza cercarlo e senza rivelargli mai niente.
    Per mantenere il figlio, la giovane donna si fa a sua volta mantenere da un'eletta schiera di distintissimi. Che le offrono l'agiatezza, la rispettano, talvolta la chiedono in moglie. Lei rifiuta sempre, pensa soltanto a lui. E una sera, in un locale di lusso, mentre è con il suo cavalier servente in carica e con gli amici di lui, viene abbordata dal solito R., che come al solito non la riconosce ma la invita a scappare via con lui.
    Lei accetta, lascia il locale e trascorre la notte con lui. Al mattino, lui le infila in tasca delle banconote e lei fugge inorridita. Fine degli incontri, fino al drammatico epilogo annunciato dalla lettera.
    Apparsa nel 1922, la novella di Stefan Zweig (1881-1942) ottenne un successo clamoroso e, quel che più conta, duraturo. Per il monologo febbrile e concitato di un amore sublime e assoluto, che neppure la frivolezza di lui e i cedimenti mondani di lei scalfiscono. Ma sotto la superficie palpitante della grande storia romantica stanno, sommersi ma non troppo, altri motivi di ambiguo fascino che fanno del racconto un grande racconto.
    La storia dell'amore sublime è anche, in qualche modo, la narrazione di un caso clinico, di un'alterazione della psiche: la storia di un'ossessione. E Zweig, seguace appassionato e convinto di Sigmund Freud, doveva esserne consapevole. Come doveva avere presenti le pagine di "Psicopatologia della vita quotidiana" in cui Freud parla del piacere che si trae dall'umiliazione autoimposta, del piacere di poter dire “sono una vittima”.
    La vittima, in realtà, se è il controcanto femminile di tante storie viennesi narrate con lo sguardo di lui (penso a "Girotondo” di Arthur Schitzler, penso alla "Milleduesima notte” di Joseph Roth) è tale anche perché tale ha scelto di essere. Per volontario e malato annullamento di sé o per inconsapevole delirio di onnipotenza, non si è mai rivelata, non ha mai chiesto, non ha mai cercato una risposta dall'oggetto del suo amore. La lettera dalla tomba così, oltre che la rivelazione di un amore sublime, può essere anche una sublime forma di vendetta.
    Dalla novella di Stefan Zweig sono stati tratti ben cinque film: uno austriaco (Robert Land, 1931), due americani (John M. Stahl nel 1933 e Max Ophuls nel 1948), uno francese (Jacques Deray, 2001) e addirittura uno cinese (Xu Jinglei, 2004).
    Conosco il film di Ophuls, bellissimo e lievemente infedele, fluido e barocco, romantico senza sdolcinature e nostalgico come soltanto un ebreo sopravvissuto a tutto sa essere (Ophuls è tra i miei registi preferiti, ed è uno dei grandissimi della storia del cinema), sceneggiato da Howard Koch, tra gli autori di “Casablanca” che negli '50 finì nelle liste nere del maccartismo.
    Come si fa a trasformare un monologo, una parete liscia e impossibile da scalare, in un film? Con un uso sapiente dei flashback, con una storia che presuppone un minimo di frequentazione e di dialogo. Così i due (lei è Joan Fontaine, sorella di Olivia de Havilland che fu l'insopportabile Melania di “Via col vento”, lui è Louis Jourdan) acquisiscono dei nomi e delle professioni (amarsi senza avere un nome, oltre che nella novella di Zweig, è possibile soltanto in “Ultimo tango a Parigi”). Lui è il pianista Stefan Brand, lei che da ragazzina lo sentiva suonare dalle finestre di fronte è l'indossatrice Lisa Berndle. Come nella novella, si reincontrano e lui non la riconosce, si amano (una sola notte, siamo a Hollywood) e lei aspetta un bambino, lui non ne saprà niente. Lisa racconta tutta la storia a un aristocratico, Johann Stauffer, che la sposa e adotta il bambino. Lisa cede una sola, ultima volta a Stefan, benché il marito la metta in guardia: ma se l'incontro è innocente, quando ritorna trova il figlio, che nel frattempo aveva contratto il tifo, morto. Morirà anche lei dello stesso male e il marito sfiderà a duello il pianista, che nell'ultima scena del film andrà incontro al suo destino. Ophuls aveva una passione per i duelli: finirà tragicamente, dando la parola alle pistole, anche un altro suo capolavoro, “I gioielli di Madame de...”, infinitamente superiore al romanzetto di Louise de Vilmorin da cui fu tratto.

    ha scritto il 

  • 0

    Una storia triste, un amore segreto vissuto sempre da lontano, con la speranza che un giorno si accorgesse di lei.
    Un amore durato una vita intera, senza essere corrisposto può esistere?
    Non lo so qua ...continua

    Una storia triste, un amore segreto vissuto sempre da lontano, con la speranza che un giorno si accorgesse di lei.
    Un amore durato una vita intera, senza essere corrisposto può esistere?
    Non lo so quanto possa reggere questa situazione, mi ha lasciato l'amaro in bocca...
    Zweig è uno di quegli autori che si può riporre fiducia a occhi chiusi 😊

    ha scritto il 

  • 4

    Storia dell'ossessione d'amore di una ragazzina per uno scrittore suo vicino di casa che, stranamente, continua per tutta la vita rendendo la ragazza schiava di un uomo che mai una volta incontrandola ...continua

    Storia dell'ossessione d'amore di una ragazzina per uno scrittore suo vicino di casa che, stranamente, continua per tutta la vita rendendo la ragazza schiava di un uomo che mai una volta incontrandola la riconoscerà. Il racconto procede abbastanza monocorde sull'amore di lei e sulla leggerezza/smemoratezza di lui. L''immagine delle rose bianche che lui regala a lei dopo un fuggevole incontro e che da allora lei regala a lui ogni anno per il compleanno è molto bella e toccante fino a ravvivare il finale infondendo una corrente sotterranea a tutta la storia: vuoto, nostalgia, senso di perdita e di mistero. Il finale è bellissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    il film: https://it.wikipedia.org/wiki/Lettera_da_una_sconosciuta

    straziante e breve.
    ma la protagonista è una sciocca- maniaca-stolker e lui ha grossi problemi di memoria, per avere solo quarant'ann ...continua

    il film: https://it.wikipedia.org/wiki/Lettera_da_una_sconosciuta

    straziante e breve.
    ma la protagonista è una sciocca- maniaca-stolker e lui ha grossi problemi di memoria, per avere solo quarant'anni.

    ha scritto il 

  • 0

    L'autrice della lettera sarebbe da prendere a schiaffi per la sua totale assenza di amor proprio ma in queste poche pagine c'è una tale poesia...
    Niente stelline, non ce la faccio a decidere per ora. ...continua

    L'autrice della lettera sarebbe da prendere a schiaffi per la sua totale assenza di amor proprio ma in queste poche pagine c'è una tale poesia...
    Niente stelline, non ce la faccio a decidere per ora.

    ha scritto il 

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