Lettere a Theo

Di

Editore: Guanda

4.2
(241)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 366 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8877461926 | Isbn-13: 9788877461926 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: Beatrice Casavecchia , Marisa Donvito ; Curatore: Massimo Cescon ; Contributi: Karl Jaspers

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Altri , eBook

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Biografia , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
"Caro Theo": per molto tempo, dall'agosto 1872 fino al 27 luglio 1890, duegiorni prima di morire dopo essersi sparato un colpo di rivoltella, VincentVan Gogh scrisse al fratello Theo con una costanza che trova il solo terminedi paragone nell'amore che egli nutriva per lui. Per molto tempo Theo fu ilsuo unico interlocutore; sempre fu quello privilegiato, il solo cui confidò lepene della mente e del cuore. Del resto, le lettere a Theo (qui presentate inuna scelta che riprende, con qualche variante, la versione integrale apparsain Italia nel 1959) costituiscono la gran parte dell'epistolario vangoghiano.Dalla giovinezza alla piena maturità, esse ci permettono di seguire, quasiquotidianamente, la vicenda artistica e umana del grande pittore.
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  • 3

    Lettere da cui si può provare a conoscere un po' Van Gogh.Il libro ha il merito di avermi dato la possibilità di andare a cercare le opere del pittore che io altrimenti mai sarei andato a vedere. ...continua

    Lettere da cui si può provare a conoscere un po' Van Gogh.Il libro ha il merito di avermi dato la possibilità di andare a cercare le opere del pittore che io altrimenti mai sarei andato a vedere.

    ha scritto il 

  • 5

    Il fannullone Van Gogh.

    Ho letto la selezione delle lettere di Vincent al fratello Theo e non mi ha convinto neppure per un istante, poi, l’idea di un Vincent che si spara per suicidarsi, trascinandosi comunque a casa prima ...continua

    Ho letto la selezione delle lettere di Vincent al fratello Theo e non mi ha convinto neppure per un istante, poi, l’idea di un Vincent che si spara per suicidarsi, trascinandosi comunque a casa prima di morire. Cerco su Google e leggo che recentemente, in una nuova biografia di Van Gogh a firma dei premi Pulitzer Steven Naifeh e Gregory White Smith, tradotta anche in spagnolo ma in italiano no, sono state avanzate delle ipotesi su un omicidio Van Gogh, dalle dinamiche colpose più che premeditate, mooolto più in linea con la vita di Vincent, l’uomo che si è lasciato suicidare lentamente.

    Vincent, a corto di quattrini, a dover contare sempre il franco, abbonda di colore nei suoi quadri e è questa apparente contraddizione, questa sfida dell’artista alla sua miseria, a rendermelo più che grande: a rendermelo caro.

    Povero e di genio, e inestimabile ma soltanto dopo morto: Vincent è l’artista paradigmatico, l’artista come si deve? È l’artista come lo vorrebbero i mercanti d’arte, che contano per le loro fortune sulle sfortune altrui. E Theo che mercante d’arte è stato? È nella lettera scritta da Neunen, di fine febbraio 1884, che c’è un possibile scioglimento di questo romanzo inconsapevole, di questa storia di famiglia e del mondo. Come si può descrivere il legame tra questi due fratelli così necessari l’uno all’altro (Theo alla madre: ““Oh, mamma! eravamo tanto fratelli.”)”? Vincent ha bisogno dei soldi di Theo, ma Theo come poteva vivere, voler continuare a vivere, se non attraverso la passione, e l’autodistruttivo coraggio, di suo fratello Vincent? Infatti non gli è sopravvissuto che di pochissimo e, da quel che ho capito tramite qualche accenno di trama del romanzo “La vedova Van Gogh” di Camilo Sanchez, la prima a averci saputo guadagnare qualcosa è stata la cognata.

    E non voglio dire altro di Vincent Van Gogh, non so nemmeno se troverei riscontro a quello che mi ha detto la donna che mi ha sposato “I quadri dei pittori famosi hanno raggiunto cifre da sgomento, ma Leonardo e Van Gogh no, loro ormai sono al di là di un valore economico: il valore dei loro quadri oggi non ha prezzo.”

    Oggi come allora, allora, le opere di Van Gogh non possono essere vendute. Con una rivoluzione al centro. L’uomo che di sé scriveva ““Perché io sono assolutamente certo che come pittore non rappresenterò mai nulla di importante” è diventato l’artista per eccellenza.

    Io di Vincent Van Gogh sono troppo un innamorato perso.

    E Jaspers ci fa proprio una figura barbina, nel piccolo saggio di introduzione, a voler diagnosticare una psicopatologia a Van Gogh ragionando su lettere e quadri e manco tutti e manco avendocele sotto gli occhi. Cretinetti che sei, Jaspers.

    Dalla Biografia: 1886 – “In maggio la madre lascia Neunen: le opere che Vincent vi aveva lasciato vengono imballate e affidate a un carpentiere di Breda che parecchi an ni dopo le venderà a un rigattiere, il quale a sua volta brucerà quelle che gli sembrarono senza valore, vendendo le rimanenti a dieci centesimi l’una, pare a un sarto di nome Mouwen.”

    Dalle Lettere:

    “Sono ansioso di ricevere una tua lettera, di sapere come stai e che cosa fai e anche di sentire se hai visto cose particolarmente belle, in questi ultimi tempi.”
    Lettera a Theo del 26 dicembre 1878

    “Ora, una delle ragioni per le quali sono fuori posto, per le quali sono stato per anni fuori posto, è semplicemente perché ho idee diverse da quelle dei signori che danno lavori ai tipi che la pensano come loro. Non è una semplice questione di vestito, come mi è stato ipocritamente rimproverato, è una questione molto più seria, te lo assicuro.”
    Luglio 1880

    “Colui che non ha imparato a dire “lei e nessun’altra”, sa forse che cos’è l’amore?”

    “Che genere di amore fu mai il mio a vent’anni? È difficile da definire: allora le mie passioni fisiche erano molto deboli, forse in seguito agli anni di grande povertà e di duro lavoro. Ma forti erano le mie passioni intellettuali: senza chiedere nulla in cambio, nemmeno pietà, volevo solo dare e non ricevere. Ero sciocco, esagerato, orgoglioso, impulsivo – poiché nell’amore non si deve soltanto dare, ma anche ricevere; e, d’altra parte, non bisogna soltanto ricevere, ma anche dare. Chi devia a destra o a sinistra non può fare a meno di cadere. Anch’io caddi, e fu un miracolo se riuscii a rialzarmi. Per riacquistare il mio equilibrio, trovai un grande aiuto nella lettura di libri che trattano delle malattie fisiche e morali. Compresi meglio il mio cuore e anche quello degli altri. Gradualmente, ricominciai a amare il mio prossimo e me stesso e poco per volta rinacquero il mio cuore e la mia anima, che per un certo tempo erano stati disseccati e inariditi da sofferenze di ogni genere. E più mi avvicinavo alla realtà e frequentavo il mio prossimo, più sentivo rinascere in me una nuova vita. Finché, un giorno, LA incontrai.”
    Etten, 12 novembre 1881

    “E quando leggo (e a dire il vero, non leggo molto: solo pochi autori che ho scoperto per caso), lo faccio perché essi vedono le cose da un punto di vista più vasto, più mite e più buono del mio, e perché conoscono meglio la vita e io posso imparare da loro.”
    Etten, 21 dicembre 1881

    (…) “Sono un artista” – cosa che non intendo ritrattare, perché, naturalmente, un significato aggiunto di questa parola è: “sempre alla ricerca, senza mai trovare”. È precisamente il contrario del dire: “So, ho trovato.”
    L’Aia, fine aprile 1882.

    “È stato difficile a dipingersi. Per il terreno ho usato un tubo e mezzo, della misura grande, di bianco – eppure il terreno era molto scuro – ancor più rosso, guallo, ocra marrone, nero, terra di Siena, bistro – e il risultato è un marrone rossastro, ma un colore che varia dal bistro al rosso vino profondo e perfino a un pallido colore biondo-rosato. E poi c’è anche il muschio sul terreno, e il bordo di erba nuova, che viene colpito dalla luce e brilla ed è molto difficile da rendere. Ecco che infine hai uno schizzo che ritengo abbia un significato e che esprime qualcosa, qualunque cosa possano dirne.”
    L’Aia, settembre 1882.

    “Se io non cercassi l’arte nella realtà, probabilmente la troverei insulsa; così come stanno le cose mi limito ad esprimere il desiderio che stessero diversamente, ma tutto considerato non sono scontento della situazione, così com’è.”
    L’Aia, 11 febbraio 1883

    “Ho trovato me stesso – sono quel cane.”
    Neunen, dicembre 1883.

    “La questione sta nel fatto che mi aspetto più bene dal lavoro più faticoso e dalla più triste povertà che dalla protezione, in cui c’è il seme della sconfitta.”
    Neunen, fine febbraio 1884

    “Le figura di donna che vedo qua tra la gente mi fanno molta impressione e molta di più a dipingerle che a possderle, anche se, in effetti, vorrei ambedue le cose.”
    Anversa, 28 dicembre 1885

    “Mi occorre anche una notte stellata con dei cipressi, oppure sopra un campo di grano maturo; abbiamo delle notti molto belle qui, e io ho una continua febbre di lavoro.”
    Arles, 9 aprile 1888

    “E poi è vero, noi possiamo far parlare solo i nostri quadri.”
    Auvers-sur-Oise, 27 luglio 1890

    ha scritto il 

  • 5

    Indispensabile

    Non si può dire di avere una conoscenza completa di questo grandissimo artista senza aver letto questo libro. Una raccolta di lettere che Van Gogh scrisse a suo fratello Theo, lettere intrise di malin ...continua

    Non si può dire di avere una conoscenza completa di questo grandissimo artista senza aver letto questo libro. Una raccolta di lettere che Van Gogh scrisse a suo fratello Theo, lettere intrise di malinconia, follia, povertà, fame, strazio, lettere che ci permettono di capire fino in fondo la vera anima del pittore forse più irrequieto e tormentato apparso finora. Spesso molti apprezzano le opere senza conoscerne l'essenza e l'animo dell'artista stesso, quindi senza capirne fino in fondo il significato, questo libro consente di farlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Furore creativo

    Sorpresa dall’uomo Vincent che emerge da questo splendido epistolario.
    Le lettere hanno un po’ stravolto l’immagine di un artista troppo spesso presentato come genio capriccioso e irrequieto, ubria ...continua

    Sorpresa dall’uomo Vincent che emerge da questo splendido epistolario.
    Le lettere hanno un po’ stravolto l’immagine di un artista troppo spesso presentato come genio capriccioso e irrequieto, ubriaco e …folle. Una follia atipica e pittorica che gli ha permesso di fare dei capolavori.
    Dalle lettere emerge chiaramente l’immagine di un grande uomo, un pittore che ci porta nel suo mondo.
    In modo pacato e coerente Vincent ci parla di sé, delle sue giornate, delle sue tele, dei colori, dei suoi stati d’animo, degli entusiasmi, dell’amore, ma soprattutto della fame. Vivere ogni giorno con la preoccupazione del domani, non aver nulla da mangiare e pensare alle sue tele, ai colori…e continuare a scrivere e a dipingere. Struggenti le lettere che evidenziano questo malessere legato alle preoccupazioni quotidiane e agli scarsi successi!
    E poi…l’incontro con gli impressionisti a Parigi, il lavoro con i minatori di carbone, le delusioni , il viaggio ad Arles, il progetto di realizzare un’associazione di artisti indipendenti del sud … progetto mai realizzato.
    Sconcertante la scoperta di come l’artista si pone di fronte alla sua malattia: mostra infatti una forte consapevolezza e sembra quasi dominarla. Forse era male di vivere, desiderio di staccarsi dalla realtà pur ricercando sempre l’amore e l’amicizia.
    E’ forse follia non avere legami con la realtà, con le regole della società ?!
    Tutte le lettere semplici, intense , struggenti e passionali , oltre ad evidenziare il rapporto profondo, intimo e rispettoso con il fratello Theo che lo sosterrà sempre nella sua lotta per la pittura, rivelano la profonda sensibilità dell’artista, la sua generosità e, soprattutto il suo senso di libertà.
    Conoscevo la vita di Van Gogh, ma queste lettere mi hanno aiutato a capire più da vicino il suo pensiero, il suoi entusiasmi e quindi i suoi splendidi dipinti.
    Per me le lettere sono il modo migliore per conoscere la vita di un artista, perché sono spontanee, semplici, intense, scritte in assoluta libertà senza i vincoli delle regole che talvolta rendono artificiosa la scrittura.

    Una splendida lettura…un coinvolgimento totale tra parole e immagini .

    “cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole- qualcuno che non ha posizione sociale, né potrà averne mai una; in breve l’infimo degli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno.

    “ come si diventa mediocri? Col compromesso e col fare concessioni, oggi su una questione, domani su un’altra, a seconda dei dettami del mondo- senza mai contraddire il mondo, seguendo sempre la pubblica opinione”

    “se dipingo delle contadine voglio che siano contadine: per la stessa ragione se dipingo delle prostitute, voglio che abbiano un’espressione da prostitute.”

    “avevo cominciato a firmare i quadri, ma ho smesso subito, mi sembrava troppo cretino. Su una marina c’è un’enorme firma rossa perché volevo fare una nota rossa al verde.”

    “La vista delle stelle mi fa sempre sognare”

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  • 4

    Un grande artista che è costretto ad elemosinare da un fratello generoso il minimo per vivere e dipingere. L'umanità di questo pittore e le considerazioni sulla pittura e sui suoi quadri lasciano un s ...continua

    Un grande artista che è costretto ad elemosinare da un fratello generoso il minimo per vivere e dipingere. L'umanità di questo pittore e le considerazioni sulla pittura e sui suoi quadri lasciano un senso di amarezza. Un genio che avrebbe desiderato recuperare quanto spendeva per fare un quadro e che oggi è venduto a cifre astronomiche, rendono perfettamente l'assurdità della vita!

    ha scritto il 

  • 5

    “Io penso di vedere qualcosa di più profondo, più infinito, più eterno dell'oceano nell'espressione degli occhi di un bambino piccolo quando si sveglia alla mattina e mormora o ride perché vede il sol ...continua

    “Io penso di vedere qualcosa di più profondo, più infinito, più eterno dell'oceano nell'espressione degli occhi di un bambino piccolo quando si sveglia alla mattina e mormora o ride perché vede il sole splendere sulla sua culla.”
    Vincent

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  • 5

    Ancora oggi lettere di straziante bellezza, soprattutto quelle che riguardano le sue storie d'amore in mille pezzi.

    "Dichiaro di non sapere assolutamente nulla, ma la vista delle stelle mi fa sempre ...continua

    Ancora oggi lettere di straziante bellezza, soprattutto quelle che riguardano le sue storie d'amore in mille pezzi.

    "Dichiaro di non sapere assolutamente nulla, ma la vista delle stelle mi fa sempre sognare, come pure mi fanno pensare i puntini neri che rappresentano sulle carte geografiche città e villaggi. Perché, mi dico, i punti luminosi del firmamento ci dovrebbero essere meno accessibili dei punti neri della carta di Francia? Se prendiamo il treno per andare a Tarascon oppure a Rouen, possiamo prendere la morte per andare in una stella. Ciò che però non è esatto, in questo ragionamento, è che essendo in vita non possiamo arrivare in una stella, non più di quanto, essendo morti possiamo prendere il treno".

    ha scritto il 

  • 4

    Circa vent'anni di corrispondenza, mille pensieri e preoccupazioni quotidiane, riflessioni letterarie e di vita, una passione al limite dell'ossessione per l'arte, un amore ed una gratitudine costant ...continua

    Circa vent'anni di corrispondenza, mille pensieri e preoccupazioni quotidiane, riflessioni letterarie e di vita, una passione al limite dell'ossessione per l'arte, un amore ed una gratitudine costanti verso il mondo, il desiderio di esprimere al meglio ciò che lui vede e come lui lo vede, un affetto incommensurabile nei riguardi del fratello Theo, sono gli elementi che caratterizzano questa bellissima raccolta di lettere scritte da Vincent Van Gogh.

    ha scritto il 

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