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Lettere contro la guerra

Di

Editore: Tea

4.3
(1907)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 181 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8850217137 | Isbn-13: 9788850217137 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: History , Political , Travel

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Descrizione del libro
Il volume raccoglie una serie di lettere inedite e alcune comparse sul "Corriere della Sera". Con queste corrispondenze - da Kabul, Peshawar, Quetta, ma anche da Orsigna, Firenze, Delhi e dal suo rifugio sull'Himalaya - Tiziano Terzani comincia un pellegrinaggio di pace tra Oriente e Occidente. Secondo l'autore infatti "non basta comprendere il dramma del mondo musulmano nel suo confronto con la modernità, il ruolo dell'Islam come ideologia antiglobalizzazione, la necessità da parte dell'Occidente di evitare una guerra di religione", bisogna soprattutto capire, convincersi, credere che l'unica via d'uscita possibile dall'odio, dalla discriminazione, dal dolore è la non-violenza.
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    Una grande mente Terzani! Un libro che infonde speranza e determinazione al cambiamento! Un invito alla riscoperta di se stessi e del mondo, inteso come vita, natura e pacifica convivenza. Mi ha ...continua

    Una grande mente Terzani! Un libro che infonde speranza e determinazione al cambiamento! Un invito alla riscoperta di se stessi e del mondo, inteso come vita, natura e pacifica convivenza. Mi ha lasciata senza parole.

    ha scritto il 

  • 5

    all'indomani dell'11/09/2001

    quanta lucidità e assunzione di responsabilità, quanta umanità nelle sue lettere, quanta voglia di comprendere e non assecondare i codazzi dei troppi che salirono e salgono sul carro della ...continua

    quanta lucidità e assunzione di responsabilità, quanta umanità nelle sue lettere, quanta voglia di comprendere e non assecondare i codazzi dei troppi che salirono e salgono sul carro della cuccagna guerrafondaia

    ha scritto il 

  • 5

    Scritto e pubblicato nel 2002. Oggi avrebbe dovuto ormai essere un libro datato. Invece, purtroppo, è attualissimo.

    p.s. Il 5 agosto per La Repubblica, Adriano Sofri ha scritto un coinvolgente ...continua

    Scritto e pubblicato nel 2002. Oggi avrebbe dovuto ormai essere un libro datato. Invece, purtroppo, è attualissimo.

    p.s. Il 5 agosto per La Repubblica, Adriano Sofri ha scritto un coinvolgente pezzo sulla (non) vita disperante dei palestinesi. Ce l'ha fatta sentire a fior di pelle descrivendo le miserevoli condizioni dello zoo di Gaza. Stimo da molti anni la dignita', l'impegno, il coraggio e l'onestà intellettuale di Sofri. Dal 5 agosto la stima è leggermente scemata perché in quell'articolo non c'è neppure un cenno al fatto che un suo collega, ben 13 anni fa, di una terra diversa ma ugualmente disgraziata, rintraccio' i segni della follia della guerra in uno zoo:

    "Uno dei momenti che non dimenticherò di questi giorni a Kabul è stata la visita allo zoo [...] la collezione più patetica e misera di animali che uno possa immaginarsi: un piccolo orso col naso scortecciato e purulento, un vecchio leone orbo che non sta più sulle gambe e a cui è morta di recente la leonessa, un cerbiatto, una civetta, due aquile spennacchiate e tanti conigli e piccioni. Durante le battaglie [...] lo zoo e' stato per un po' linea di fronte; ci sono cadute sopra bombe e missili e molte gabbie si sono sfasciate permettendo a vari animali di scappare. I lupi non sono stati così fortunati e in una gabbia puzzolentissima, senza acqua, dove un guardiano butta una volta al giorno degli avanzi di carne, ne sono rimasti due vecchi esemplari. Sono lì da anni: soli, prigionieri, chiusi nello stesso spazio. Si conoscono bene, eppure strisciano in continuazione, guardinghi, contro le pareti ormai lustre e la rete tutta rabberciata e, incrociandosi, ogni volta ringhiano, si mostrano i denti e si aggrediscono, aizzati da una piccola folla di uomini che forse s'illudono di essere diversi e non si rendono conto di essere, anche loro, nella gabbia dell'esistenza solo per morirci".

    LETTERA DA KABUL, 19 dicembre 2001

    ha scritto il 

  • 5

    Le parole non servono

    Le parole che usa Terzani in questo libro, poco da fare, o le senti tue oppure non le capirai mai. Le parole, le classiche recensioni non servono...

    "In tutta la storia ci sono sempre state delle ...continua

    Le parole che usa Terzani in questo libro, poco da fare, o le senti tue oppure non le capirai mai. Le parole, le classiche recensioni non servono...

    "In tutta la storia ci sono sempre state delle guerre. Per cui continueranno ad esserci ", si dice. "Ma perché ripetere la vecchia storia? Perché non cercare di cominciarne una nuova?" rispose Gandhi a chi gli faceva questa solita, banale obbiezione.

    ha scritto il 

  • 3

    Mentre leggevo i tanti fatti e informazioni interessanti riportati, alternati però alle numerose raccomandazioni, suggerimenti, giudizi, “che p - - - -”! mi usciva spontaneo, “ma perché?” ...continua

    Mentre leggevo i tanti fatti e informazioni interessanti riportati, alternati però alle numerose raccomandazioni, suggerimenti, giudizi, “che p - - - -”! mi usciva spontaneo, “ma perché?” Facendomi aiutare da Wittgenstein, eh eh: forse perchè la morale è veramente inesprimibile, o si rischia di essere pedanti e retorici.

    Infatti Wittgenstein scrisse: … "quando non si studia di esprimere l'inesprimibile, allora niente va perduto. Ma l'inesprimibile sarà -inesprimibilmente- contenuto in ciò che si è espresso!”.

    Quindi la miglior via per spiegare l'idea, può essere quella di raccontare in modo particolareggiato alcuni episodi esplicativi... i fatti conterranno l'inesprimibile!

    ha scritto il 

  • 5

    L'umanità di Tiziano Terzani mi sbriciola il cuore... Ogni lettera e' un viscerale inno alla pace, un invito alla ricerca dell'equilibrio tra gli opposti così difficile da realizzare, un'apertura a ...continua

    L'umanità di Tiziano Terzani mi sbriciola il cuore... Ogni lettera e' un viscerale inno alla pace, un invito alla ricerca dell'equilibrio tra gli opposti così difficile da realizzare, un'apertura a quel "culturalmente diverso" che porta in seno realtà' inconcepibili per noi occidentali, ma che hanno pur sempre alla radice una logica,dal punto di vista storico e spirituale, per chi le perpetra. Una lettura commovente che stimola a riflettere sull'ampio scenario dei diritti umani violati. Insuperabile per stile e contenuti la lettera ad Oriana Fallaci.

    ha scritto il 

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