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Lettere contro la guerra

Di

Editore: Tea

4.3
(1976)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 181 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8850217137 | Isbn-13: 9788850217137 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico

Genere: History , Political , Travel

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Descrizione del libro
Il volume raccoglie una serie di lettere inedite e alcune comparse sul "Corriere della Sera". Con queste corrispondenze - da Kabul, Peshawar, Quetta, ma anche da Orsigna, Firenze, Delhi e dal suo rifugio sull'Himalaya - Tiziano Terzani comincia un pellegrinaggio di pace tra Oriente e Occidente. Secondo l'autore infatti "non basta comprendere il dramma del mondo musulmano nel suo confronto con la modernità, il ruolo dell'Islam come ideologia antiglobalizzazione, la necessità da parte dell'Occidente di evitare una guerra di religione", bisogna soprattutto capire, convincersi, credere che l'unica via d'uscita possibile dall'odio, dalla discriminazione, dal dolore è la non-violenza.
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  • 4

    Il nostro di ora e' un momento di straordinaria importanza. L'orrore indicibile e' appena cominciato, ma e' ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E' ...continua

    Il nostro di ora e' un momento di straordinaria importanza. L'orrore indicibile e' appena cominciato, ma e' ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E' un momento anche di enorme responsabilità perchè certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell'odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l'uccidere. "Conquistare le passioni mi pare di gran lunga più difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me", scriveva nel 1925 quella bell'anima di Gandhi. Ed aggiungeva: "Finchè l'uomo non si metterà di sua volontà all'ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sara' per lui alcuna salvezza".

    E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non e' nella tua rabbia accalorata, ne' nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela piu' accettabile, "Liberta' duratura".

    O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo e' mondo non c'e' stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sara' nemmeno questa.

    Quel che ci sta succedendo e' nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. E una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d'aver davanti prima dell'11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla, tanto meno all'inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta.

    ha scritto il 

  • 4

    «Lettere contro la guerra è un libro scritto da Tiziano Terzani, giornalista e scrittore, che raccoglie alcune delle sue lettere pubblicate sul Corriere della sera all'indomani dell'11 settembre 2001, ...continua

    «Lettere contro la guerra è un libro scritto da Tiziano Terzani, giornalista e scrittore, che raccoglie alcune delle sue lettere pubblicate sul Corriere della sera all'indomani dell'11 settembre 2001, in risposta anche alla lettera di Oriana Fallaci "La rabbia e l'orgoglio" sullo stesso drammatico evento pubblicata sullo stesso quotidiano il 29 settembre.
    La prima riflessione che apre il libro è, paradossalmente, sull'eccezionale opportunità che un evento terribile ed epocale qual è l'11 settembre, offre a noi occidentali di ripensare il nostro futuro, partendo dall'analisi del nostro presente e della necessità di farlo con empatia, cioè vedere la questione anche dal punto di vista altrui. Perché questa è la chiave della comprensione senza la quale non può esserci giudizio, né rabbia né orgoglio».
    Avevo avuto già modo di leggere Terzani, e mi aveva favorevolmente colpito, ma ho avuto modo anche di leggere la Fallaci e non mi son sentito di rigettare completamente le sue idee. Ciò a cui Terzani esorta, è l’empatia, l’animo sensibile verso l’altro, la capacità di aprirsi all’altro senza giudizi preconcetti.
    Una lettura che credo serva, per almeno un’idea delle due visioni contrapposte. Io non sto né con Oriana né con Tiziano, credo nella comprensione dell’altro, ma credo anche che non ci si debba far allo stesso tempo sopraffare dall’altro.

    ha scritto il 

  • 4

    Poco prima di cimentarmi con “Lettere contro la guerra” avevo finito di leggere “Il paese del male” trovando qualche similitudine tra le due esperienze. Sia Terzani che Quirico e Piccinin da Prata so ...continua

    Poco prima di cimentarmi con “Lettere contro la guerra” avevo finito di leggere “Il paese del male” trovando qualche similitudine tra le due esperienze. Sia Terzani che Quirico e Piccinin da Prata sono tornati in Paesi in guerra dopo che, in precedenza, venivano accolti con sguardi amichevoli e con serenità.
    Una volta innescatosi il meccanismo di guerra “occidente/oriente”, o percepita come tale, l’accoglienza cambia radicalmente, gli sguardi diventano sospettosi e cupi, affatto amichevoli: la posizione del governo italiano, con gli appoggi militari agli statunitensi, è sentita come forza invadente con mire di forte influenzamento sul governo afgano e, rispettivamente, siriano.
    “Il massacro dell’11 settembre ha reso quel nemico estremamente credibile ed ha permesso all’America di varare tutta una politica che sarebbe stata altrimenti inaccettabile…..i principali a farne le spese sono stati i talebani ex mujaheddin ed Osama bin Laden, creature loro stessi, non va dimenticato, dell’America quando questa ne aveva bisogno per combattere l’Unione Sovietica”.
    L’appello di Terzani è forte, ma soprattutto è stimolante lo sforzo di capire cosa e perché “gli altri” sono diventati nemici, siano solo e soltanto tali, e che i nemici possono avere, anzi probabilmente hanno, le loro ragioni e di capire quali esse siano prima di definire noi stessi (chiunque noi siamo) coloro che si trovano dalla parte della ragione per giustificare il riarmo, i finanziamenti ad essi e le modificate pericolose alleanze.
    L’ultima lettera di Terzani, ad un anno dal crollo delle due Torri, è quasi più accorata, è un grande appello alla pace, all’amore in senso lato,alla tolleranza, Terzani è già stanco, ma ci invita ad “educare i nostri figli ad essere onesti, non furbi”.
    Bellissimo.
    Possiamo sforzarci di fare qualcosa per ascoltarlo?

    ha scritto il 

  • 0

    Una grande mente Terzani! Un libro che infonde speranza e determinazione al cambiamento! Un invito alla riscoperta di se stessi e del mondo, inteso come vita, natura e pacifica convivenza. Mi ha lasci ...continua

    Una grande mente Terzani! Un libro che infonde speranza e determinazione al cambiamento! Un invito alla riscoperta di se stessi e del mondo, inteso come vita, natura e pacifica convivenza. Mi ha lasciata senza parole.

    ha scritto il 

  • 5

    all'indomani dell'11/09/2001

    quanta lucidità e assunzione di responsabilità, quanta umanità nelle sue lettere, quanta voglia di comprendere e non assecondare i codazzi dei troppi che salirono e salgono sul carro della cuccagna gu ...continua

    quanta lucidità e assunzione di responsabilità, quanta umanità nelle sue lettere, quanta voglia di comprendere e non assecondare i codazzi dei troppi che salirono e salgono sul carro della cuccagna guerrafondaia

    ha scritto il 

  • 5

    « Più che rimuovere i terroristi e chi li ha appoggiati sarebbe più saggio rimuovere le ragioni che spingono tanta gente, soprattutto fra i giovani, nelle file della jihad [...]. Se noi davvero credia ...continua

    « Più che rimuovere i terroristi e chi li ha appoggiati sarebbe più saggio rimuovere le ragioni che spingono tanta gente, soprattutto fra i giovani, nelle file della jihad [...]. Se noi davvero crediamo nella santità della vita dobbiamo accettare la santità di tutte le vite. O siamo invece pronti ad accettare le centinaia, le migliaia di morti - anche quelli civili e disarmati - che saranno vittime della nostra rappresaglia? Basterà alle nostre coscienze che quei morti ci vengano presentati come "danni collaterali"? »

    Prima di comprare questo libro avevo letto alcune recensioni da vari siti, giusto per avere un'idea generale di cosa aspettarmi. Alcune di esse presentavano questo libro come piuttosto banale. Ora che l'ho finito, mi sorge spontanea una domanda: da quando il desiderio di pace e tolleranza, e la speranza di una fine a tutte le guerre e alle tragedie ad esse connesse, sono diventate cose banali?
    In ognuna di queste lettere, Terzani non solo compone un grande inno alla pace, ma cerca di analizzare i significati e i motivi di tutte le fazioni in gioco, senza mai condannare a priori quello che viene comunemente indicato come il nemico. Grazie alla sua grande esperienza con le guerre e alla sua conoscenza del mondo asiatico, cerca di analizzare le ragioni dei terroristi, gettando luce su una serie di fatti, convinzioni e culture quasi sempre tralasciati. Protagonisti di queste lettere sono la sua condanna della guerra in sé, e la continua difesa della vita umana - qualsiasi vita umana -

    «Possibile che per proteggere il nostro modo di vivere si debbano fare milioni di rifugiati, si debbano far morire donne e bambini? Per favore, vuole spiegarmi qualcuno esperto in definizioni che differenza c'è fra l'innocenza di un bambino morto nel Worl Trade Center e quella di uno morto sotto le nostre bombe a Kabul?»

    Ho apprezzato particolarmente la lettera da Firenze (in risposta alle becere invettive della Fallaci) e quella da Kabul, in cui traccia il profilo dell'Afghanistan, la sua storia e la sua cultura. Mi è poi piaciuta particolarmente la descrizione dell'India contenuta nella lettera da Delhi. Terzani la descrive come l'ultimo baluardo di una cultura spirituale, l'unica che ha ancora, in teoria, la possibilità di proporre una valida alternativa al materialismo di stampo occidentale, un monumento alla diversità. Non so, penso che faccia molto riflettere.
    Insomma, anche stavolta Terzani è riuscito a colpirmi profondamente con la sua speranza di pace, le sue ragioni e i suoi pensieri, dimostrando una maturità e onestà intellettuale non da sottovalutare.

    «E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, nè nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, "Libertà duratura". O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c'è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmen questa. »

    Ah, ci vorrebbero proprio molti più giornalisti, e uomini, come Tiziano Terzani!

    ha scritto il 

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