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Lettere dal carcere (1926-1937)

2 volumi

Di

Editore: Sellerio (La nuova diagonale, 14 )

4.3
(521)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 888 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8838911762 | Isbn-13: 9788838911767 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Antonio A. Santucci

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
Contiene:
I volume: lettere 1926-1930
II volume: lettere 1931-1937
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  • 1

    è terribile! ok, va bene, è scritto negli anni venti, per cui va sicuramente tenuto conto del contesto storico culturale, ma sentir parlare di lavori donneschi, emotività ballerina delle donne, cultur ...continua

    è terribile! ok, va bene, è scritto negli anni venti, per cui va sicuramente tenuto conto del contesto storico culturale, ma sentir parlare di lavori donneschi, emotività ballerina delle donne, cultura facile e pericolosa dei "negri" mi deprime e mi fa trovare odioso il diario. sarà sicuramente un documento storico importante, ma io mi fermo qui... chiudo il libro e passo ad altro -.-'

    ha scritto il 

  • 5

    Non ci troverete nessuna rivelazione o epifania sulla vita, ma semplicemente le memorie (anche banali, qualche volta, come è giusto che sia) di un "uomo medio che ha le sue convinzioni profonde, e che ...continua

    Non ci troverete nessuna rivelazione o epifania sulla vita, ma semplicemente le memorie (anche banali, qualche volta, come è giusto che sia) di un "uomo medio che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo."
    E solo questo dovrebbe bastare a renderlo memorabile; finale atroce (dal mio punto di vista), per come si percepisce nelle ultime pagine la progressiva perdita di lucidità che finisce per prendere il sopravvento su uno spirito tanto indomito, sebbene alloggiato in un corpo gracile.

    ha scritto il 

  • 4

    Centinaia di lettere che, principalmente, chiedono alla cognata Tania di ordinare libri e riviste, spedire medicinali, e aggiornano sulle condizioni di salute di un uomo carcerato per dieci anni. Dett ...continua

    Centinaia di lettere che, principalmente, chiedono alla cognata Tania di ordinare libri e riviste, spedire medicinali, e aggiornano sulle condizioni di salute di un uomo carcerato per dieci anni. Detta così dovrebbe essere una lettura molto noiosa, in parte lo è.

    Ma costantemente emerge dalle lettere l'uomo Gramsci e la sua lucidissima strategia di resistenza alle condizioni di una carcerazione che deve anzitutto essere "pena afflittiva". Gramsci può scrivere due lettere alla settimana, deve farlo nell'ora riservata a questo. Le sue lettere verranno lette e censurate da zelanti funzionari. E allora prima di tutto le informazioni essenziali a Tania che lo aiuta nelle cose pratiche, con la raccomandazione costante di fare non più e non meno di quello che si chiede. Solo in subordine le lettere alla moglie, alla madre, ai figli. Nessuno spazio per amici e compagni, superflui.

    Una feroce determinazione a farsi trasformare più lentamente possibile in un carcerato, in un uomo a una dimensione, tramite lo studio e tramite il controllo costante e serrato delle emozioni che rende anche le lettere alla moglie un affanno quasi insopportabile. Intelligenza e lucidità, ragione affilata e rigore morale. Dall'esterno vuole notizie oggettive, precise: conscio che frasi generiche possono essere male interpretate dai censori e ritardare o perdere la corrispondenza. Non vuole rassicurazioni ma sempre e solo la cruda verità. Non vuole alimentare false speranze.

    Ma col passare degli anni diminuiscono le occasioni di parlare di storia, cultura, psicologia e aumentano i problemi di salute. Perde tutti i denti. Non può dormire bene. Non può mangiare, le condizioni fisiche si deteriorano a un ritmo sempre più accelerato. Anche in queste condizioni la fiducia nella disciplina e nella volontà resta totale. La fiducia nell "uomo nuovo" completa. Pur vedendo con lucidità che da quelle condizioni fisiche non c'è reale via di uscita. Gramsci si spegne progressivamente consumato dalla malattia e dalla insonnia, mantenendo salde le sue convinzioni. E se aumentano le asprezze nei confronti della devota cognata Tania e le incomprensioni con il fratello Carlo e la moglie Giulia, lui non si piega. Le trascrive come le sente e va avanti, sempre più debole e tremante.

    Tra le lettere quelle ai figli. Completamente diverse dalle altre. Qui Gramsci racconta brevi episodi della sua infanzia, si fa naturalista ("le rane che si possono mangiare sono quelle dal ventre bianco"), fantastico, partecipe. Reclama foto, cerca di dare consigli di lettura, si informa sull'educazione, richiama i figli ad un uso costante e attivo della propria volontà.

    Tiene, in condizioni durissime, fino all'ultimo. La mente resiste, pur riconoscendo in se stesso la progressiva trasformazione in uomo di carcere. Il corpo, in ultimo, stremato si spezza.

    ha scritto il 

  • 5

    come Pollicino

    nell'epoca dei Berlusconi e dei Renzi è facile smarrire la strada della razionalità , del concetto di giusto e della appartenenza di classe , perdersi in una inestricabile selva di promesse ,effetti s ...continua

    nell'epoca dei Berlusconi e dei Renzi è facile smarrire la strada della razionalità , del concetto di giusto e della appartenenza di classe , perdersi in una inestricabile selva di promesse ,effetti speciali e parole prive di contatto col reale.... allora occorre fare il percorso a ritroso seguendo i "sassolini" libri che ci riportano fuori dal virtuale verso il concreto della vita.
    Gramsci è uno di questi fari che ci aiuta a mantenere l'orientamento altri prima e dopo di lui hanno sparso i preziosi sassolini che sta a noi ritrovare

    ha scritto il 

  • 3

    Che stupido...

    ...!
    Durante lo scorrere di questa lettura ( dalle grandi mie aspettative ), venivo percependo un pò di noia e delusione. Ci ho messo un pò a capire che non avrei trovato nessun approfondimento politi ...continua

    ...!
    Durante lo scorrere di questa lettura ( dalle grandi mie aspettative ), venivo percependo un pò di noia e delusione. Ci ho messo un pò a capire che non avrei trovato nessun approfondimento politico, nessuna analisi sul fascismo ecc... come avrei potuto ? Era in galera.
    Già: la censura. Non credo ci abbia provato, ma ad ogni modo non sarebbe passato nulla all'esterno.
    Quindi rimangono epistole private, familiari,sullo stato della sua salute fisica e mentale e pochissimo di più.
    Anche con questa amputazione però, la statura dell'uomo viene fuori tanto più prepotente quanto umile e ordinario è il suo modo di descrivere stati d'animo, situazioni, ricordi, speranze.

    ha scritto il 

  • 5

    E' sempre buona norma astenersi dal commentare i grandi capolavori. Si finirebbe per aggiungere una voce da dilettante, basata su qualche impressione fugace, alla mole di scritti critici che su quel c ...continua

    E' sempre buona norma astenersi dal commentare i grandi capolavori. Si finirebbe per aggiungere una voce da dilettante, basata su qualche impressione fugace, alla mole di scritti critici che su quel capolavoro si sono accumulati nel corso degli anni. Si finirebbe, inoltre, per sovrapporre, alla stregua di un rumore molesto, una voce, flebile per forza di cose, alla grandezza del libro e del suo autore. A questa linea mi sono sempre attenuto scrupolosamente.
    Le lettere dal carcere appartengono a questo genere di libri. L'emozione che la lettura provoca, tuttavia, mi induce ad una deroga, sia pur contenuta, a questa regola. Per notare quanto segue. C'e' un piano che domina ed e', per forza di cose, quello privato, popolato dalle preoccupazioni di Gramsci, da qualche sua sfuriata contro questo o quel comportamento dei suoi familiari, dalle sue amarezze, dalle conidizioni di salute fisica e psichica, in costante peggioramento nel corso dei lunghi e penosi anni del carcere. Ma poi c'e' un piano diverso, quello dell'uomo e dell'intellettuale che non rinuncia mai a voler conoscere e sapere: che fa una lunga lista di libri e di riviste che vuole che gli siano mandati; che fa piani di ricerca, che sfoceranno poi nei Quaderni; che si lascia andare, nel contesto di una lettera familiare, a piccole perle di riflessioni sui campi piu' vari; che non si stanca di chiedere ai suoi interlocutori notizie sulla loro vita reale, sui loro interessi, sugli sviluppi della vita civile e sociale di quegli anni (pur stando attento a non esprimere mai giudizi di tipo politico che ricadrebbero sotto la mannaia del censore fascista); e di impartire consigli di rigore intellettuale e morale.

    ha scritto il 

  • 5

    Il fatto che io, individuo libero, sano e non vincolato dalle quattro piatte mura di una cella, sia più volte andato a rileggermi passaggi dalle Lettere che Gramsci scrisse ai familiari, in cui li rin ...continua

    Il fatto che io, individuo libero, sano e non vincolato dalle quattro piatte mura di una cella, sia più volte andato a rileggermi passaggi dalle Lettere che Gramsci scrisse ai familiari, in cui li rincuora e li motiva a non perdersi d'animo nelle lotte di tutti i giorni contro la noia, l'insoddisfazione, la nostalgia, il dolore, la malattia, la condanna del tempo che passa, basterebbe nemmeno a suggerire una briciolina di quanto questo testo sia uno scrigno di irripetibile umanità, e la forza che riesce a ispirare.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettere dal carcere di Antonio Gramsci

    LIBRO DEL MESE DI APRILE

    SINOSSI
    Quando queste "Lettere" apparvero per la prima volta nel 1947, l'emozione fu intensa. Tra gli altri, Benedetto Croce rilevava che "il libro appartiene anche chi è di a ...continua

    LIBRO DEL MESE DI APRILE

    SINOSSI
    Quando queste "Lettere" apparvero per la prima volta nel 1947, l'emozione fu intensa. Tra gli altri, Benedetto Croce rilevava che "il libro appartiene anche chi è di altro o opposto partito politico", e affermava che "come uomo di pensiero Gramsci fu dei nostri, di quelli che nei primi decenni del secolo in Italia attesero a formarsi una mente filosofica e storica adeguata ai problemi del presente". Monumento umano e letterario, documento di un rovello intellettuale, di una esperienza culturale e politica vitale per la nostra cultura, le "Lettere" sono entrate a far parte della coscienza degli italiani. Prefazione di Michela Murgia.

    RECENSIONE
    Le lettere di Gramsci alla famiglia mentre era tenuto carcerato da Mussolini.
    Con il carcere non gli hanno tolto solo la libertà di camminare per le strade, ma anche la libertà di scrivere e di leggere. Per lui gli ideali non sono qualcosa per cui votare, per lui gli ideali erano qualcosa per cui morire, e purtroppo, è andata così.
    Nelle sue lettere, se spulcerete tra elenchi di libri, di medicine e di discorsi basati sul niente troverete un grand'uomo, che non può parlare di ciò che ama liberamente perché costretto dalla censura, ma che lascia trapelare la sua altezza morale proprio da ciò che non dice, non parla di quanto gli costi fisicamente la prigione, elenca le sue malattie e i disagi e poi aggiunge: si ma non sto così male.
    Lotta costantemente per mantenere il suo pensiero lucido, le malattie lo logorano e lui sa che basterebbe chiedere la grazia e probabilmente Mussolini l'avrebbe liberato, bastava piegarsi, bastava non parlare più di comunismo, bastava iscriversi al partito Fascista, ma piuttosto che piegarsi, anche solo un pochino, decide di rimanere in carcere fino alla morte, sgridando anche chi chiede grazia per lui.

    Dovete leggerlo perchè da un uomo così si deve succhiare tutto il coraggio morale che si può.

    RECENSIONE A CURA DI ELLE

    Passa a trovarci!!
    www.ilclubdellibro.it

    ha scritto il 

  • 5

    Ho ripreso questo volume (la mia edizione è del 1978, quando, cioè, avevo diciassette anni!), perché cercavo una delle ultime lettere che Gramsci scrisse al figlio Delio e in cui gli parlava del senso ...continua

    Ho ripreso questo volume (la mia edizione è del 1978, quando, cioè, avevo diciassette anni!), perché cercavo una delle ultime lettere che Gramsci scrisse al figlio Delio e in cui gli parlava del senso della storia: «Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa». Straordinario!
    E così ho pensato bene di rileggere questa scelta curata a suo tempo da Paolo Spriano. Aveva ragione Italo Calvino: questo libro ha l’ampiezza del libro di memorie e del romanzo. Emozionano ancora le pagine in cui il prigioniero racconta dei passerotti che frequentano la sua cella o della rosa che ha piantato a Turi. Lucidità, curiosità intellettuale verso ogni manifestazione del mondo e della vita, ricchezza culturale... Quando il pubblico ministero Isgrò, nella sua requisitoria al processo romano del 1928, da cui Gramsci sarebbe uscito con una condanna a venti anni, quattro mesi e cinque giorni, affermò che «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare», mostrò tutta la miopia e l’ottusità del fascismo. Ed anche il suo essere predestinato ad una sconfitta definitiva da parte della storia. Quel cervello sarebbe diventato uno dei più importanti punti di riferimento culturali del Novecento.

    ha scritto il 

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