Lettere di una novizia

Di

Editore: Bompiani

3.6
(88)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8845223906 | Isbn-13: 9788845223907 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Romanzo epistolare del 1941, "Lettere di una novizia" racconta la contrastata e sbagliata vocazione di una ragazza della buona borghesia. Vero perno dell'opera è però la rappresentazione del sentimento della "malafede", quella scarsa o nulla coscienza di sé che porta i personaggi a occultare le proprie ragioni sotto le giustificazioni più tortuose, le motivazioni più capziose.Confondendo valori e false promesse di un'educazione cattolica e di una formazione fascista, Piovene può così dare espressione alla condizione di una intera generazione di intellettuali e di uomini forse liberi di scrivere,muoversi e pensare, ma carichi di pregiudizi, prescrizioni, prevenzioni.
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  • 0

    Che fare della conoscenza di se stessi

    "I personaggi di questo romanzo, sebbene diversi tra loro, hanno un punto in comune: tutti ripugnano dal conoscersi a fondo. Ognuno capisce se stesso solo quando gli occorre; ognuno tiene i suoi pens ...continua

    "I personaggi di questo romanzo, sebbene diversi tra loro, hanno un punto in comune: tutti ripugnano dal conoscersi a fondo. Ognuno capisce se stesso solo quando gli occorre; ognuno tiene i suoi pensieri sospesi, fluidi, indecifrati, pronti a mutare secondo la sua convenienza; ognuno sembra pensare la propria anima non come sua essenzialmente, ma come un altro essere con cui convive, seguendo una regola di diplomazia, traendone di volta in volta o voluttà, o medicina, o perdono."
    D'altra parte, approfondire la conoscenza di noi stessi, andare in fondo alle cose, come al processo si dice incapace di fare Rita, oltre a provocarci orrore a che cosa servirebbe?

    "Noi uomini moderni non possiamo aspirare alla stupenda ignoranza di alcune zone pericolose dell'animo, che garantiva la vita dei nostri antichi. Noi siamo costretti all'acume. Appunto per questo occorre moderarlo continuamente di una pietà guardinga, di una carità volontaria... Bisogna ammettere che lo stato dell'uomo è stato d'infermità, ed ognuno di noi deve certo capirsi, ma soprattutto assistersi e prendersi in cura. Ognuno di noi come medico, nel suo animo deve saper rischiarare o abbuiare, ricordare o, se occorre, lasciar cadere nell'oblio...."
    Noi umani campioni di diplomazia soprattutto con noi stessi. Cercare di conoscersi e occultare accuratamente la conoscenza appena fatta, troppo pericolosa, se non ci porta al suicidio, ci farebbe comunque vivere scomodi. Ma quello che ci rende sommamente meschini è che quella pietà e carità di cui facciamo ampio uso per non avere troppo schifo di noi stessi, la risparmiamo verso gli altri. Con piacere ci addentriamo nel pozzo nero che è l'animo umano se non ci appartiene, per scoprire i mostri che per fortuna noi non siamo. A meno che. A meno che quei mostri, anche essi, non ci siano utili.

    ha scritto il 

  • 4

    Anni '40

    Sono soltanto lettere, ordinate e predisposte alla maniera settecentesca per costruire una narrazione ben articolata, un romanzo epistolare nel senso pieno della parola. La Rita di Piovene è un person ...continua

    Sono soltanto lettere, ordinate e predisposte alla maniera settecentesca per costruire una narrazione ben articolata, un romanzo epistolare nel senso pieno della parola. La Rita di Piovene è un personaggio inquieto, capace di ogni reticenza, ambiguità e menzogna pur di raggiungere il suo scopo, che è di uscire dal convento ove è rinchiusa quasi come prigioniera e ci riesce, difatti, con l'aiuto di un ingenuo sacerdote, ma, a causa di un delitto compiuto poco dopo, vedrà aprirsi le porte di un carcere cui non uscirà più se non morta. E' una storia di cronaca scritta con lucida freddezza che contrasta quasi con le suadenti descrizioni del paesaggio veneto, a cui le lettere indulgono con letteraria eleganza: non ultima attrattiva di un libro per il quale si sono spese grosse parole, ma, pur con i suoi limiti, non trascurabile. Giacché, ad animare le varie mosse dei personaggi, non è estraneo il gusto capzioso, inventivo, romantico dell'autore, in grado di far apprezzare, anche se con puri mezzi esornativi, il fascino dell'ambiguità. La scrittura è molto raffinata ma anche molto leggibile e coinvolgente. Lo scrittore dimostra la rara capacità di ribaltare situazioni all'interno della narrazione per cui buoni e cattivi alla fine si confondono come in un intreccio da romanzo giallo.

    ha scritto il 

  • 5

    "È forse vero che la religione cattolica produce talvolta il male nelle anime meno agguerrite proprio per certe qualità più sublimi, che nelle anime forti sono cagione di vittoria".
    (cit. p. 174) ...continua

    "È forse vero che la religione cattolica produce talvolta il male nelle anime meno agguerrite proprio per certe qualità più sublimi, che nelle anime forti sono cagione di vittoria".
    (cit. p. 174)

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante per i suoi risvolti in tema di religione e vocazione.
    Specialmente di questi tempi dove le vocazioni sono al minimo storico.
    TRAMA
    La prima lettera fu pubblicata - con il titolo Lettera d ...continua

    Interessante per i suoi risvolti in tema di religione e vocazione.
    Specialmente di questi tempi dove le vocazioni sono al minimo storico.
    TRAMA
    La prima lettera fu pubblicata - con il titolo Lettera di una novizia al suo confessore e con qualche variante rispetto alla successiva stampa in volume - nel novembre 1939.
    Il romanzo, scritto in forma epistolare si compone di un'introduzione e di quarantadue lettere le quali ruotano attorno alla vicenda di Margherita (Rita) Passi, novizia in un convento veneto. La narrazione procede su due piani temporali: uno presente quello delle lettere, l'altro passato, cioè l'antefatto che conduce Rita a scrivere (il 17 luglio di un anno imprecisato, a pochi giorni dalla propria monacazione) al proprio confessore, don Giuseppe Scarpa, per esprimergli alcune perplessità in merito alla vocazione. La storia della protagonista - narrata nella sua interezza fin dalla prima lettera - emerge a fatica, tra menzogne, omissioni e successive integrazioni da parte di Rita stessa e di altri interlocutori (della madre Elisa, per esempio), sollecitate di volta in volta dalle missive stesse oppure dagli accadimenti esterni; ed è pertanto ricostruibile solo a posteriori per quel che attiene la dinamica dei fatti, mentre rimangono sostanzialmente oscure le ragioni e le intenzioni della protagonista. Don Scarpa, il quale, superficialmente, attribuisce a presunti «riscaldi della mente» la crisi di Rita, scompare presto e lascia il posto a colui che diviene il corrispondente privilegiato della giovane, nonché autentico deuteragonista del romanzo, don Paolo Conti, segretario del Vescovo, da questi incaricato di svolgere un'indagine a proposito della monacazione di Rita.
    ( recensione da spazioinwind.libero.it

    ha scritto il 

  • 3

    "Non ero nata per lottare, ma per essere simile a uno dei fiocchi di neve, che escono dalla nebbia, cadono e si disfanno in un qualsiasi punto di questi prati"

    Dentro la ricca cornice di un romanzo epistolare nel quale la verità di una vicenda di smarrimenti e silenzi, delitti ed omissioni, viene a comporsi in modo in progressivo, Piovene analizza, con parol ...continua

    Dentro la ricca cornice di un romanzo epistolare nel quale la verità di una vicenda di smarrimenti e silenzi, delitti ed omissioni, viene a comporsi in modo in progressivo, Piovene analizza, con parole belle e ragionamenti che ambiscono ad una cristallina chiarezza, uno dei più grandi e angosciosi dolori umani: quello di scoprirsi crudeli quando ci si era sempre creduti buoni.
    La bontà, in effetti, proprio come tutti i grandi principi, si rivela un'astrazione che non può sopravvivere intatta nelle azioni umane; per questo essere buoni è un'illusione e tutto ciò a cui si può legittimamente aspirare è la persuasione d'agire con la sincera intenzione di fare del bene (meglio, il bene di qualcuno, e forse il male di qualcun altro, in una determinata situazione). Il bene che Rita, la protagonista di Lettere di una novizia, persegue in modo disperato, quasi animalesco, è il proprio; il bene di una giovane donna incosciente che sente oscuro, viziato, corrotto il proprio rapporto con gli altri esseri umani, e limpido, emotivo, sincero quello con la natura. Il bene di una ragazza cresciuta nell'indifferenza e nell'abbandono, che cerca di salvarsi non curandosi del fatto che la propria salvezza sarà, probabilmente, la dannazione di altri.
    Il disvelamento del centro oscuro del romanzo (rappresentato sostanzialmente dall'intima natura di Margherita, dalla sua reale qualità umana e morale, dal suo grado di implicazione in certi brutti fatti) non si compie mai fino in fondo; nell'incertezza cresce invece l'ombra di un'omertà soffocante, ma anche la possibilità, per i personaggi (possibilità continuamente minata dall'egoismo e dalla diffidenza), di essere sinceramente amati e di, sinceramente, amare.

    ha scritto il 

  • 3

    Ogni personaggio rivela una sorpresa man mano che la storia va avanti. Ci sono rovesciamenti di fronte ma su tutto vincono l'ipocrisia e l'incapacità di conoscersi fino in fondo, di ammettere la prop ...continua

    Ogni personaggio rivela una sorpresa man mano che la storia va avanti. Ci sono rovesciamenti di fronte ma su tutto vincono l'ipocrisia e l'incapacità di conoscersi fino in fondo, di ammettere la propria natura.

    ha scritto il 

  • 4

    "Noi uomini moderni non possiamo aspirare alla stupenda ignoranza di alcune zone pericolose dell'animo, che garantiva la vita dei nostri antichi. Noi siamo costretti all'acume. Appunto per questo occo ...continua

    "Noi uomini moderni non possiamo aspirare alla stupenda ignoranza di alcune zone pericolose dell'animo, che garantiva la vita dei nostri antichi. Noi siamo costretti all'acume. Appunto per questo occorre moderarlo continuamente di una pietà guardinga, di una carità volontaria, che impedisca all'acume di dominarci del tutto e divenire una passione ed un vizio. Bisogna ammettere che lo stato dell'uomo è stato di infermità, ed ognuno di noi deve certo capirsi, ma soprattutto assistersi e prendersi in cura. Ognuno di noi, come medico, nel suo animo deve saper rischiarare o abbuiare, ricordare o, se occorre, lasciar cadere nell'oblio, e regolare la chiarezza interiore con una specie di umana diplomazia."
    (Introduzione, pp. 9, 10)

    ha scritto il 

  • 4

    A scuola avevamo appena letto il Capitolo dei Promessi Sposi in cui compraiva l'affascinante personaggio di Gertrude: mi piacque molto, lo dissi alla mia insegnate che mi prestò questo libro da legger ...continua

    A scuola avevamo appena letto il Capitolo dei Promessi Sposi in cui compraiva l'affascinante personaggio di Gertrude: mi piacque molto, lo dissi alla mia insegnate che mi prestò questo libro da leggere...che dire Bello, bello, bello! Scritto molto bene, peccato sia poco conosciuto.

    ha scritto il