Leviatán

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Publisher: Anagrama

4.0
(1278)

Language: Español | Number of Pages: 269 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , German , Portuguese , Norwegian , Catalan , Chi traditional , Slovenian , Chi simplified , Hungarian , Czech , Polish

Isbn-10: 8433966456 | Isbn-13: 9788433966452 | Publish date: 

Translator: Maribel De Juan

Also available as: Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Todo comienza con un muerto anónimo: en una carretera de Wisconsin, un día de 1990, a un hombre le estalla una bomba en la mano y vuela en mil pedazos. Pero alguien sabe quién era, y con el FBI pisándole los talones, Peter Aaron decide contar su historia, dar su versión de los hechos y del personaje, antes de que la historia y las mitologías oficiales establezcan para siempre sus falsedades o verdades a medias como la verdad. Y así, Peter Aaron escribirá Leviatán, la biografía de Benjamin Sachs, el muerto, también escritor y objetor de conciencia encarcelado durante la guerra de Vietnam, desaparecido desde 1986, autor de una novela de juventud que le convirtió fugazmente en un escritor de culto, acaso un asesino, y angustiado agonista de un dilema contemporáneo: ¿Literatura o compromiso político? ¿Realidad o ficción?
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  • 5

    Ho molto amato Leviatano, un romanzo estremamente ben costruito che gira come un orologio e che ripropone tutti i temi cari all'autore: l’isolamento delle persone, l’incomunicabilità, l’impossibilità ...continue

    Ho molto amato Leviatano, un romanzo estremamente ben costruito che gira come un orologio e che ripropone tutti i temi cari all'autore: l’isolamento delle persone, l’incomunicabilità, l’impossibilità di conoscere davvero gli altri, il legame tra libere scelte e casualità, con queste ultime che tendono sempre a governare il vissuto dell’uomo. E se l’autore da un lato sembra convinto che il caso e le coincidenze determinino le esperienze, dall'altro egli è in grado di costruire l’architettura del romanzo in maniera straordinaria, con una precisione quasi maniacale: i cinque capitoli della stessa lunghezza, la struttura stessa dei capitoli, che si aprono con digressioni che anticipano quello che viene dopo spezzando la continuità del racconto, lo stile e il ritmo della narrazione che tengono il lettore avvinto alle pagine. Ho amato tutti i personaggi di questa storia incredibile, il loro modo di pensare, di parlare, di comportarsi: una caratterizzazione minuziosa, grazie alla quale tutto si incastra perfettamente e anche le circostanze più inverosimili prendono corpo e appaiono credibili nell'economia generale del romanzo. Dopo molti mesi in cui ho letto altro, Leviatano è stato un bellissimo ritorno a questo autore, che più di altri è in grado di toccare le mie corde.

    Ho passato tutta la mia vita da adulto a scrivere storie, a mettere persone immaginarie in situazioni inaspettate e spesso inverosimili, ma nessuno dei miei personaggi ha mai vissuto un’esperienza così improbabile come Sachs quella notte a casa di Maria Turner. Se mi turba ancora raccontare quello che accadde è perché la realtà supera sempre ciò che riusciamo a immaginare. Per quanto sfrenati pensiamo che possano essere, i frutti della nostra fantasia non potranno mai tener testa all’imprevedibilità delle cose che il mondo reale erutta in continuazione. Adesso questa lezione mi sembra inevitabile. Tutto può succedere. E in un modo o nell’altro, succede sempre.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    La libertà può esser pericolosa?

    L’io narrante, Peter Aaron, è chiaramente l’alter ego dell’autore Paul Auster: oltre all’esplicito gioco linguistico (stesse iniziali e un totale di 10 lettere per entrambi) ambedue sono scrittori, vi ...continue

    L’io narrante, Peter Aaron, è chiaramente l’alter ego dell’autore Paul Auster: oltre all’esplicito gioco linguistico (stesse iniziali e un totale di 10 lettere per entrambi) ambedue sono scrittori, vivono e scrivono a New York, hanno passato alcuni anni giovanili in Francia, si sono sposati, separati e risposati ecc. L’io narrante più propriamente è un io scrivente perché quello che si legge è un romanzo-indagine sull’amico più caro dell’autore-narratore Aaron: Benjamin Sachs, altro possibile alter ego di Auster. Il titolo “Leviatano” oltre all’evidente riferimento biblico-hobbesiano è anche quello del romanzo incompiuto che Sachs non è riuscito a (non ha voluto) portare a termine. Indagine scritta per (e alla fine consegnata) l’FBI. E il gioco degli specchi (versione narrativa di quelli escheriani: chi guarda e chi è guardato?) potrebbe continuare: l’autore è un personaggio e il personaggio è un autore come già in Trilogia di New York pubblicata cinque anni prima.
    Anche qui i generi narrativi si mescolano, all’apparenza iniziale un giallo con una morte (un uomo saltato in aria) e se ne ricostruisce la storia in una indagine che vuole, per spirito di verità e per lealtà a un’amicizia, anticipare i tempi di quella parallela dell’FBI. Ma ciò che esce dalle parole scritte è soprattutto molto altro perché è solo nella lingua (Lacan) e, per Auster-Aaron, soprattutto nella lingua scritta, che può emergere la verità. Perché la realtà è complessa e il nostro sguardo non fa che mostrarcene un aspetto superficiale. Gli aspetti politici, etici, psicologici, artistico letterari, esistenziali ecc. si intrecciano di continuo fra loro. Ne accenno qualcuno fra i tanti.

    La bomba e la libertà
    “Sachs nacque il sei agosto del 1945. Ricordo la data perché ci teneva moltissimo a farla sapere, e spesso nelle conversazioni parlava di sé come del «primo bimbo di Hiroshima d’America», del «figlio della bomba originale», del «primo bianco a emettere i primi vagiti nell’era nucleare». … Era capace di interpretare il mondo come se fosse un'opera dell’immaginazione e trasformava avvenimenti documentati in simboli letterari, in tropi che indicavano qualche oscuro, complesso disegno incastonato nella realtà. Non riuscivo mai a sapere con certezza quanto prendesse sul serio questo gioco, ma lo faceva spesso, e a volte sembrava quasi incapace di fermarsi. Anche la storia della sua nascita faceva parte di questa coazione. Da un lato era una sorta di umorismo macabro, ma era anche un tentativo di definire la sua identità, un modo di coinvolgere se stesso negli orrori della sua epoca. Sachs parlava spesso della bomba. Per lui era una realtà fondamentale del mondo, una demarcazione ultima dello spirito che a suo vedere ci distingueva da tutte le altre generazioni della storia. Una volta acquisito il potere di distruggere noi stessi, il concetto stesso di vita umana era stato alterato, perfino l'aria che respiravamo era contaminata dal fetore della morte. Sachs non fu di certo il primo a farsi venire in mente questa idea, ma considerato quello che gli è successo nove giorni fa, la sua ossessione ha un che di soprannaturale, quasi fosse una sorta di bisticcio mortale, una parola scompaginata che ha messo radici dentro di lui e ha cominciato a proliferare sfuggendo al suo controllo.”
    Il massimo potere raggiunto dall’uomo è quello di dare la morte agli altri e a se stessi. È solo qui che sembra realizzarsi la nostra libertà. Quanto avviene a ciascuno di noi, nel corso della nostra vita, è prodotto dal caso; il libero arbitrio ci permette di cogliere o non cogliere le occasioni che le circostanze ci offrono ma poi non sappiamo dove queste occasioni ci possano condurre. E allora ci adagiamo e la libertà rimane un’icona senza più senso. Sachs non crede più nelle parole, nella sua vocazione di scrittore, lascia il suo romanzo incompiuto e vuole ridar vita all’icona, a quella Statua della Libertà che sin da bambino, quando a sei anni era stato a visitarla con sua madre salendo sino alla cima, all’interno della torcia, aveva colpito la sua immaginazione e prodotto riflessioni sulle contraddizioni (“rendere omaggio al concetto della libertà” mentre sua madre l’aveva costretto a vestirsi in un modo – calzoncini e calzettoni bianchi – per lui odioso) e sui pericoli della libertà (da lassù in cima di quella torcia si può cadere).
    «Fu la mia prima lezione di teoria politica … Imparai che la libertà può essere pericolosa. Se non stai in guardia può ucciderti.»
    Si autoproclamò come il “Fantasma della libertà” e intraprese a girare in incognito facendo periodicamente saltare in aria una delle tante copie, disseminate in tutti gli States, della statua che si erge nella baia di Manhattan. Non per distruggere un simbolo ma per ridargli vigore, per sottolineare quanto i valori che rappresenta siano stati abbandonati e traditi. E l’esito, anticipato sin dalla prima riga (“Sei giorni fa un uomo è saltato in aria per sbaglio sul ciglio di una strada del Wisconsin del Nord”) risulterà ineluttabile.

    La scrittura e la vita
    Se quello accennato è il percorso di Sachs, quello di Aaron è in qualche modo inverso: scrivere per ridar vita. E la vita di Sachs che rivive nel “Leviatano redivivo” si intreccia con la sua stessa vita: per ricostruire quella dell’amico, deve ripercorrere la sua e per ripercorrere la sua deve interpellare, dar parola, a quanti e soprattutto a quante con queste due vite si sono intrecciate ricostruendo situazioni e relazioni che non hanno mai una sola faccia, una sola verità. Lo stesso evento (ad esempio il precipitare di Sachs dall’alto di un edificio durante una festa e il suo salvarsi con non molto danno grazie a delle corde per la biancheria) viene descritto e interpretato in modi diversi. Più punti di vista nessuno dei quali è falso e pertanto nessuno, da solo, è vero; Aaron ce ne rappresenta l’articolazione lasciando più volte a noi lettori il compito di interpretarli e valutarli.
    “Mi avevano presentato due versioni della verità, due realtà separate e distinte, e per quanto mi fossi sforzato non sarei mai riuscito a farle collimare. Io mi rendevo conto di questo, ma allo stesso tempo sapevo anche che entrambe le storie mi avevano convinto”.
    Quello che ne emerge da questi intrecci di amicizie e relazioni è uno spaccato della intellettualità radicale newyorkese degli anni ’70 e ’80 fatta di fragilità, incostanza relazionale e perdita di senso complessivo. Fragilità nelle relazioni sessuali e sentimentali, dove i rapporti si vivono senza capire le motivazioni del partner e pertanto senza capire se stessi dentro quella relazione. Scrittori, come Aaron e lo stesso Sachs, che faticano a trovare il senso di quello che scrivono, artisti – come Maria Turner – che inseguono progetti sempre nuovi, senza filo conduttore. Maria “era semplicemente eccentrica, un’originale che viveva seguendo una complessa serie di bizzarri rituali personali. Per lei ogni esperienza era regolata secondo un sistema, era un’avventura compiuta che generava i propri rischi e le proprie limitazioni, e ogni suo progetto rientrava in una categoria diversa, separata da tutti gli altri.”
    Per non parlare della evanescenza dei padri – e talvolta delle madri – dove i figli propri e altrui sembrano dei piccoli alieni evanescenti.
    In questo mondo dal futuro privo di senso ogni evento, ogni nuovo incontro, ci coglie alla sprovvista e può diventare del tutto destabilizzante.
    Scrive Aaron: “Ho passato tutta la mia vita da adulto a scrivere storie, a mettere persone immaginarie in situazioni inaspettate e spesso improbabili, come fece Sachs quella notte a casa di Maria Turner. Se mi turba ancora raccontare quello che accadde è perché la realtà supera sempre ciò che riusciamo a immaginare. Per quanto sfrenati pensiamo che possano essere, i frutti della nostra fantasia non potranno mai tener testa all'imprevedibilità delle cose che il mondo reale erutta in continuazione. Adesso questa lezione mi sembra inevitabile. Tutto può succedere . E in un modo o nell'altro, succede sempre.”

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  • 3

    Se devo essere onesta questo libro e Auster, essendo la prima volta che lo leggevo, non mi hanno convinta.
    Anche se cronologicamente viene prima Leviatano, ho pensato per tutto il tempo a Pastorale Am ...continue

    Se devo essere onesta questo libro e Auster, essendo la prima volta che lo leggevo, non mi hanno convinta.
    Anche se cronologicamente viene prima Leviatano, ho pensato per tutto il tempo a Pastorale Americana. Pensato che fosse meglio: la scrittura, la trama, i temi, tutto quanto.
    Ho provato una cosa simile con Marai e Maurensig, fatto salvo che amo infinitamente mille volte di più Philip Roth di tutti loro, giusto per precisare dove sta la mia lealtà.
    Vediamo se un giorno ci proverò con Trilogia di New York.

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  • 4

    I romanzi di Auster sono destabilizzanti, specialmente se si ha la convinzione di poter dominare la propria esistenza. Il problema della libertà è centrale in Leviatano così come quello del potere ( ...continue

    I romanzi di Auster sono destabilizzanti, specialmente se si ha la convinzione di poter dominare la propria esistenza. Il problema della libertà è centrale in Leviatano così come quello del potere ( sulla propria vita o su quella altrui ).
    La riflessione di Auster si esercita anche sul "potere" dello scrittore. Ogni libro, come l'immagine simbolica del Leviatano, è un sistema accentrato, anche se solo apparentemente. Al suo interno si muovono i personaggi. L'autore conduce il gioco ma forse è a sua volta determinato dalla sua collocazione in un sistema più ampio... Difficile spiegarmi meglio. Sono delle intuizioni che ho avuto leggendo, non chiarissime neanche a me.

    said on 

  • 5

    non conoscevo nulla di questo autore, romanzo veramente stimolante anche un po' un giallo che fa pensare che quello che ci succede non è mai a caso.

    said on 

  • 4

    "La vita di ciascuno è in totale balia del caso."

    Il caso, appunto, come motore, catalizzatore degli eventi di questa complicata storia; anzi delle tante storie le cui trame scaturiscono e sono sostenute e intrecciate dal filo sottile, misterioso del ...continue

    Il caso, appunto, come motore, catalizzatore degli eventi di questa complicata storia; anzi delle tante storie le cui trame scaturiscono e sono sostenute e intrecciate dal filo sottile, misterioso dell' imponderabile che entrando in gioco confonde il volto della verità in assoluto. Un filo che non si presta ad una immediata e univoca lettura dei percorsi di vita dei singoli personaggi.
    Ciascuno di loro porta il suo tassello di verità che emerge dall' abile scrittura delle tante e cangianti sfumature della realtà che li vede avviluppati nella coesistenza di imprevisti; in coincidenze sorprendenti, vissute come un presagio; in circostanze buffe e tragiche, a tal punto stabilizzanti da avere l' impressione di navigare in un mondo surreale.
    "Per quanto sfrenati pensiamo che possano essere i frutti della nostra fantasia non potranno mai tener testa all' imprevedibilità delle cose che il mondo reale erutta in continuazione. [...]
    Tutto può succedere."

    Incasinato nei dubbi del proprio io, nella vulnerabile psicologia, nelle problematiche relazioni di amori e di amicizie, nonostante appaia uomo brillante, affabile e di successo, il nostro idealista Sachs, zigzaga nella solitudine della sua instabilità e nella ricerca di uno scopo che metta in fuga dubbi e insicurezze; nella ricerca di una via di sbocco che dia un senso pregnante alla vita, per la quale valga la pena lottare e perfino morire.O quanto meno avere la possibilità di esprimere le proprie convinzioni; avere l' occasione di prendere una posizione chiara riguardo alle cose in cui crede; poter ricominciare daccapo con l' animo libero di gravami e finalmente in pace con se stesso.
    L' ultima parola comunque sarà nelle mani della sfuggente imprevedibilità!

    said on 

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