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L'evoluzione della cultura

By Luigi Luca Cavalli Sforza

(39)

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Book Description

In allegato alla rivista Le Scienze numero 510.

Non è possibile capire l’evoluzione della cultura della nostra specie, o meglio l’evoluzione della varietà delle culture umane, senza considerare un altro tipo di evoluzione che ci riguarda in prima p Continue

In allegato alla rivista Le Scienze numero 510.

Non è possibile capire l’evoluzione della cultura della nostra specie, o meglio l’evoluzione della varietà delle culture umane, senza considerare un altro tipo di evoluzione che ci riguarda in prima persona: quella biologica. Questo, in estrema sintesi, il filo rosso che lega i capitoli di L’evoluzione della cultura, il libro di Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista di fama planetaria, oltre che divulgatore di scienza chiaro e rigoroso. La tesi di Cavalli Sforza, illustrata nel volume in edicola con il numero di «Le Scienze» di febbraio, è dimostrata dai risultati di numerose ricerche in questo campo, anche da quelle più recenti, rigorosamente citate nel testo. Ed è dimostrata anche da esempi riportati dal genetista italiano in cui si spiega come in passato l’innovazione culturale abbia diretto l’evoluzione biologica, con buona pace delle istanze della sociobiologia, disciplina portatrice della tesi opposta e criticata dall’autore.
La sovrapposizione tra scienze naturali e scienze umane proposta da Cavalli Sforza porta a una nuova prospettiva su numerose categorie ed elementi con cui analizziamo i gruppi umani. Una prospettiva che ha importanti conseguenze sull’interpretazione delle differenze culturali, delle culture nazionali e sulla presunta esistenza di razze.

15 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Per quanto riguarda il titolo, la cosa che mi aveva incuriosito, restano solo spunti. Mi ha lasciato in bocca il sapore di qualcosa che non è in questo libro. Mi ha interessato la parte di genetica, sono già appassionato di preistoria ma sulla cultur ...(continue)

    Per quanto riguarda il titolo, la cosa che mi aveva incuriosito, restano solo spunti. Mi ha lasciato in bocca il sapore di qualcosa che non è in questo libro. Mi ha interessato la parte di genetica, sono già appassionato di preistoria ma sulla cultura poco o nulla. Non credo sia il migliore testo dell'autore... Mi ha spinto a prendere un paio di libri sull'homo sapiens :)

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    iPadawan said on Jun 27, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    un libruzzolo mediocre probabilmente richiesto direttamente all'autore (dal nome famoso) dalla casa editrice (dal nome mediocre) e scritto senza troppe idee (dall'autore? o da suoi studenti?) per far raggranellare (questa volta, sicuramente, all'auto ...(continue)

    un libruzzolo mediocre probabilmente richiesto direttamente all'autore (dal nome famoso) dalla casa editrice (dal nome mediocre) e scritto senza troppe idee (dall'autore? o da suoi studenti?) per far raggranellare (questa volta, sicuramente, all'autore) un po' di denaro. Siamo distanti anni luce da "geni, popoli e lingue"

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    gianranuc said on May 5, 2011 | Add your feedback

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    Come non si scrive un saggio

    Esempio di saggio malriuscito: prendete una tematica potenzialmente interessante (l'evoluzione culturale ha un legame con l'evoluzione biologica? esiste un darwinismo delle idee? la civiltà culturale è scritta nei geni?), disperdete la tematica in ta ...(continue)

    Esempio di saggio malriuscito: prendete una tematica potenzialmente interessante (l'evoluzione culturale ha un legame con l'evoluzione biologica? esiste un darwinismo delle idee? la civiltà culturale è scritta nei geni?), disperdete la tematica in tanti capitoletti, fate tanti rimandi inutili, ripetizioni, deviazioni inopportune, banalizzate il tutto, non scendete mai in dettagli, parlate al vostro lettore come se fosse un ragazzo, neanche tanto sveglio, che ha appena finito la terza media.

    Scrivere un bel saggio scientifico è tanto difficile quanto scrivere un bel romanzo, alcuni grandi scienziati ci riescono, altri meno.

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    Antonino D'Ai said on Mar 12, 2011 | Add your feedback

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    L'ho abbandonato più o meno verso metà. Speravo fosse un saggio sull'evoluzione della cultura, come dice il titolo, non sull'evoluzione genetica. Non dubito che l'argomento possa essere interessante per altri, ma di certo non lo è per me. Inoltre l'a ...(continue)

    L'ho abbandonato più o meno verso metà. Speravo fosse un saggio sull'evoluzione della cultura, come dice il titolo, non sull'evoluzione genetica. Non dubito che l'argomento possa essere interessante per altri, ma di certo non lo è per me. Inoltre l'autore non si risparmia sterili polemiche verso le altre discipline scientifiche. Patetica poi l'affermazione secondo cui scienziati di discipline diverse non riescono a comunicare solo perchè la terminologia usata è troppo tecnica. Già questa è una ingenuità inaccettabile, ma poi lui stesso inizia a parlare di alleli, RNA, DNA e simili. La parte iniziale del libro è spesa principalmente a spiegare perché sia importante studiare l'evoluzione dell'uomo tramite la genetica e in questo modo capirne la cultura. Un salto logico che mi ha lasciato ben più che perplesso. Vista però la quantità di pagine spese per argomentare mi pare lecito almeno il dubbio che forse l'autore voleva convincere di questa connessione più sè stesso che i lettori.

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    Gahn said on Feb 21, 2011 | Add your feedback

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    Ho stima di Cavalli-Sforza, ma in questo libro risulta veramente un vecchio bollito. Spende più tempo a tirare ottuse frecciatine al postmodernismo, o a denigrare studiosi più competenti di lui nei rispettivi campi, che a giustificare il perché delle ...(continue)

    Ho stima di Cavalli-Sforza, ma in questo libro risulta veramente un vecchio bollito. Spende più tempo a tirare ottuse frecciatine al postmodernismo, o a denigrare studiosi più competenti di lui nei rispettivi campi, che a giustificare il perché delle sue tesi controverse. Molto meglio "Chi siamo?", in cui pure presenta teorie non proprio ortodossi ma almeno ci mette tutta la dovizia di particolari e evita inutili sparate a zero.

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    wago said on Jan 21, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Tanto interessante quanto epistemologicamente debole

    Libro molto interessante, letto in versione ebook grazie alla nuova sezione di IBS, e scritto da un gigante del settore. Il tema di fondo è l'analogia tra evoluzione di Darwin e quella culturale. La panoramica è ampia, e invevitabilmente poco profond ...(continue)

    Libro molto interessante, letto in versione ebook grazie alla nuova sezione di IBS, e scritto da un gigante del settore. Il tema di fondo è l'analogia tra evoluzione di Darwin e quella culturale. La panoramica è ampia, e invevitabilmente poco profonda, eppure il testo è una lettura piacevolissima e stimolante.

    Purtroppo il nostro conferma come molti grandi scienziati abbiano idee un po' limitate quando si parla di filosofia, epistemologia ed affini.

    Si parte con le solite banalità su Galileo e la Chiesa che frena lo sviluppo del libero pensiero, per finire con un terrificante capitolo XVI, in cui praticamente tutta la Filosofia, da Platone a Cartesio, compresi i loro successori, viene liquidata in due righe, giudicandola ormai superata. La fine, secondo Cavalli Sforza, sarebbe imminente grazie ai grandi progressi nello studio della mente, tanto che "in poche decine di anni il pensiero umano potrà capire il pensiero umano".

    Sarebbe ingeneroso voler mettere in croce un pensatore così brillante per due righe assolutamente marginali nell'economia dal saggio, che ha ben altri obiettivi. Però mi permetto di dissentire da simili affermazioni. In primo luogo perché è l'emergere della Filosofia che ha aperto la strada al Logòs e poi alla Scienza: giudicarla superata vuol dire avere le idee piuttosto confuse sulle radici della propria professione. In secondo luogo perché i grandi pensatori della storia dell'uomo, e le religioni che alcuni di essi professavano, hanno ancora oggi molto da dire. Dubito che al senso profondo della nostra esperienza potrà mai bastare la comprensione delle basi biochimiche del suo funzionamento, e non credo che il mistero profondo della nostra esistenza sia tanto semplice da sciogliere: per citare Hayek “Esisterà sempre una parte della nostra conoscenza che non potrà essere controllata dall’esperienza, poiché ne costituisce il principio ordinatore, nel
    senso che è implicita nell’apparato di classificazione con cui conseguiamo le varie esperienze”. Insomma, ho il sentore che l'ottimismo di Cavalli Sforza non sopravviverà alla prova del tempo, ma non ho prove per dimostrarlo: wait and see, ma noi non saremo lì per sapere come è andata a finire.

    (e comunque da quando ho aperto il blog ho dato del pirla JD Watson, P Krugman e ora Cavalli Sforza. Praticamente tre premi Nobel: sarà il caso di darsi una regolata? :-P)

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    Tfrab said on Nov 7, 2010 | 1 feedback

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