Nel 1977, Barthes viene accolto nel prestigioso Collège de France, e questa, appunto, è la sua lezione inaugurale. Tenere una lezione inaugurale significa, per tradizione, intrattenersi sulla propria scienza, esporre i propri progetti futuri d'insegnamento, esporsi come detentore di un sapere. NullaContinue
Nel 1977, Barthes viene accolto nel prestigioso Collège de France, e questa, appunto, è la sua lezione inaugurale. Tenere una lezione inaugurale significa, per tradizione, intrattenersi sulla propria scienza, esporre i propri progetti futuri d'insegnamento, esporsi come detentore di un sapere. Nulla di più lontano da Barthes, che per tutta la vita ha praticato il sapere colloquiale e intrasoggettivo del Seminario. Così, in questa eccentrica allocuzione, egli preferisce piuttosto intrattenersi, interrogativamente, sul problema stesso del linguaggio, del parlare e su rischio del fare teoria che impoverisce la conoscenza. Perché Barthes sa che ogni linguaggio è, per sua natura, oppressivo: <la lingua non è né reazionaria né progressista: essa è semplicemente fascista; il fascismo infatti non è impedire di dire, ma obbligare a dire>.
Così, a poco a poco, parlando; Barthes sottrae via via il soggetto stesso del discorso su cui si st intrattenendo, quella semiologia di cui egli è ritenuto un padre fondatore e che egli stesso ha formalizzato nel 'Sistema della Moda'. Consapevole che <le scienze rappresentano dei valori che salgono e scendono alla Borsa della Storia>, non può nascondere agli altri il fatto che la semiologia sia divenuta per lui un simulacro di scienza, un'immagine fantasmatica, nomade, erratica, sfuggente. Non una vera scienza dunque, forse qualcosa di molto vicino alla letteratura, <questa truffa salutare, questa magnifica illusione, che permette di concepire la lingua al di fuori del potere, nello splendore di una rivoluzione permanente del linguaggio>. Insomma, come era evidente nella 'Camera Chiara', il discorso di Barthes diventa un'utopia di scienza, che riguarda non già le grandi generalizzazioni ma quel particolare, quel dettaglio sentimentale che riesce ancora a trasmettere il sapore della vita perchè il <sapere> in realtà, non è altro che il dolce assaggio del <sapore>.