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Lezioni americane

Sei proposte per il prossimo millennio

Di

Editore: Mondadori (Oscar. Opere di Italo Calvino)

4.3
(4338)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Portoghese , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Svedese , Spagnolo

Isbn-10: 880448599X | Isbn-13: 9788804485995 | Data di pubblicazione:  | Edizione 15

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Nate come testi per un ciclo di conferenze da tenere a Harvard, queste lezioni costituiscono l'ultimo insegnamento di un grande maestro: una severa disciplina della mente, temperata dall'ironia.
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  • 3

    RIFLESSIONI POST-CALVINIANE SULLA SCRITTURA

    LETTO IN EBOOk
    _____________

    Per spiegare cosa sia il libro “Lezioni americane” di Italo Calvino, mi pare utile citare wikipedia che recita:
    “ “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millenni ...continua

    LETTO IN EBOOk
    _____________

    Per spiegare cosa sia il libro “Lezioni americane” di Italo Calvino, mi pare utile citare wikipedia che recita:
    “ “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio” è un libro basato su di una serie di lezioni preparate da Italo Calvino nel 1985 in vista di un ciclo di sei lezioni da tenere all'Università di Harvard, nell'ambito delle prestigiose "Poetry Lectures" - intitolate al dantista e storico dell'arte americano Charles Eliot Norton. Il ciclo, previsto per l'autunno di quello stesso anno, non si è mai tenuto a causa della morte di Calvino avvenuta nel settembre 1985. Alla data della morte, l'autore aveva terminato tutte le lezioni tranne l'ultima. Il libro fu pubblicato postumo nel 1988. Quando Calvino morì, non aveva ancora pensato a un titolo italiano. La moglie Esther Judith Singer racconta che aveva dovuto pensare prima al titolo inglese, Six Memos for the Next Millennium”.
    Sempre secondo wikipedia:
    “Ogni lezione prende spunto da un valore della letteratura che Calvino considerava importante e che considerava alla base della letteratura per il nuovo millennio. L'ordine delle lezioni non è casuale; segue, infatti, una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante (la leggerezza) e si procede con la trattazione di quelle meno essenziali.
    1. Leggerezza
    2. Rapidità
    3. Esattezza
    4. Visibilità
    5. Molteplicità
    6. Coerenza (solo progettata)”

    Mi voglio qui limitare solo ad aggiungere che mi sarei aspettato, visti i titoli delle lezioni, delle dissertazioni più generiche, sui sei (cinque, di fatto) concetti, invece Calvino affronta ogni tema con ricchi e abbondanti riferimenti a opere letterarie di vari autori, compreso, talora, lui stesso.
    Più che parlare di ciò che Calvino ha scritto (sarebbe un po’ come fare la recensione di una recensione, visto che parla di numerose opere letterarie), vorrei fare alcune semplici riflessioni sui concetti da lui affrontati.
    Interessante è aver collocato la “Leggerezza” al primo posto. È infatti uno dei requisiti che più spesso manca alle opere più osannate dalla critica letteraria, eppure mi ritrovo d’accordo nel voler dare importanza a questa caratteristiche delle opere. Personalmente in passato ho parlato piuttosto di “semplicità”, ma semplicità in fondo vuol dire, in letteratura, anche levità. Amo i testi complessi e intricati, ma da lì occorre partire alla ricerca della massima semplicità. Solo grandissimi (e pochissimi) capolavori sanno essere leggeri e profondi nello stesso tempo,
    La “Rapidità” è forse la virtù più ricercata dalla scrittura moderna, che non ha tempo, non può attardarsi, mal sopporta le lunghe descrizioni ottocentesche e vuole testi veloci e taglienti come lame in volo.
    Qualcuno ama parlare di ispirazione, di istinto, di spontaneità, ma queste sono cose che poco hanno a che fare con la letteratura, che è invece una scienza precisa, “Esatta”, frutto di lavoro, ricerca, ponderazione, riequilibrio, tagli sofferti, aggiunte faticate, in cui ogni parola ha un peso preciso e basta poco a far perdere il suo equilibrio a una frase e farla precipitare in qualche abisso, che sia quello della banalità o quello della confusione o altro baratro tragico.
    “Mostrare non raccontare” raccomandano tanti maestri di scrittura. Eppure ci sono opere che raccontano e basta e non per questo non sono celebri e amate. La regola però è importante, anche se, come ogni regola, può non essere rispettata. Rendere visibili i concetti. Dare corpo alle idee e rendere astratte e poetiche le cose più concrete, questo, per me, è fare letteratura.
    “Molteplicità”? Difficile rendere un’opera “molteplice”. Lo è, per me, se si arricchisce di diversi temi, di diversi personaggi, di diverse sensazioni. Eppure qui l’autore deve fare molta attenzione, perché se a un minestrone aggiungiamo troppi ingredienti alla fine somiglierà solo al secchio della spazzatura. Il dosaggio è importante in ogni cucina. Quali siano i possibili ingredienti l’ho già scritto più volte (si legga per esempio la mia recensione del ciclo di Harry Potter o la più recente della saga della Torre Nera) e non mi vorrei ripetere qui.
    Di “Coerenza” Calvino non ci parla, ma è qualcosa cui ogni scrittore deve prestare attenzione. Banalmente non possiamo scrivere una storia di ambientazione medievale e poi far prendere il treno al nostro protagonista. Questo errore non lo farebbe nessun autore (spero!), ma affinando le differenze, spesso si rischia di mettere in bocca a un personaggio espressioni che non sono del suo tempo e della sua cultura, oppure si rischia di dare uno sviluppo alla trama che non è coerente con il suo incipit o di muoverci incoerentemente da un genere letterario all’altro (altra cosa è la commistione di generi).
    Queste sono banali riflessioni mie, indotte dalla lettura del testo di Calvino, ma moltissimo altro si potrebbe dire e scrivere in materia, questo però non è lo spazio adatto.
    Mi limito a dire che se il libro mi ha fatto riflettere (per quanto modestamente mi riesca), non può che essere un buon libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Calvino e l’andropausa.

    Italo Calvino è l’unico autore italiano che mi sia riuscito antipatico non per quel che ha scritto (anche per questo, però) ma per quel che ne diceva di lui il rettore – stravedeva per Calvino - nonch ...continua

    Italo Calvino è l’unico autore italiano che mi sia riuscito antipatico non per quel che ha scritto (anche per questo, però) ma per quel che ne diceva di lui il rettore – stravedeva per Calvino - nonché professore di letteratura italiana al corso di Lettere Moderne che nel Duemila circa prima finsi di seguire, poi seguii per davvero, poi smisi di seguire del tutto. Tutta la letteratura italiana, in quell’università, si riduceva oltre che a un manualetto per bamboccioni a qualche opera di Calvino e un’opera sola di Giordano Bruno, che tristoni, e Giordano Bruno almeno provavano a banalizzarlo, quindi potevo schierarmi con lui (ma di Giordano Bruno non ho ancora letto niente per intero, mi sa, la solo parola “mnemotecnica” mi appisolava all’istante), ma per Calvino c’erano tanti di quei salamelecchi che il ringhiargli contro mi sembrò l’unico modo per non lasciarlo castrare del tutto, ammesso un po’ di palle di combattimento le avesse avute.

    Il livore ingiusto che riversai su Calvino, disprezzandone le opere concettose e tardive, me lo alimentava una università pensata per fare della letteratura cartastraccia, servilismo accademico, posti di lavoro, scienzaumana con il righello e l’enciclopedia e la letterarietà; che claustrofobia.

    “I racconti” di Calvino mi piacquero moltissimo, li lessi mooolto prima ancora di immaginarlo che avrei potuto iscrivermi all’università per un paio d’anni, forse anche per questo i suoi lavori successivi, da ragioniere del mondo già scritto, mi delusero quanto l'ambiente che invece li elogiava. L’università rappresentò una pausa cretina tra la sequenza di lavori per niente gratificanti di prima e di dopo, e il primo libro che ci fu assegnato da leggere lo trovai infatti bruttissimo: di interessante “Il sentiero dei nidi di ragno” ha solo la prefazione tardiva nella quale Calvino ammette i suoi difetti, e insomma ogni opera letta di Calvino per me rappresentava l’occasione per fare il coglione-che-dissente e non quella neutra del conoscere il lavoro letterario di Calvino. Mi ricordo che delle Città Invisibili, libro di cui ora ho un vivo e ammirato ricordo, dissi “È la miglior raccolta di poesie fallite che abbia mai letto.” Forse di quel tempo non mi scoccia la mia spocchia da autodidatta rissoso, quanto la morta placidità cui andava incontro. Io posso parlare bene della mia generazione a patto che per mia-generazione non si intenda quella che incontrai all’università in quegli anni. Quella andava messa al muro subito, era stravecchia e apaticissima, l’università era il suo poter e voler rimandare la vitavera per un altro quinquennio di postadolescenza allegramente stravecchia e apatica. Io mi dicevo “Sono così perché leggono Calvino!”. Povero Calvino. Erano così perché non leggevano un cazzo, manco Calvino. Volevano la laurea e li annoiava leggere, odiavano scrivere. Sono più di dieci anni che dentro di me li mando a sfanculare.

    Adesso serenamente mi accorgo di come, semplicemente e innocuamente, Calvino sia un esponente di un tipo di letteratura che a me non piace, al quale non posso che riconoscere la gentilezza, la modestia e l’onestà, che non ne fanno certo un grande scrittore ma un encomiabile letterato lo fanno, e se di grandi scrittori ce ne sono pochissimi, di letterati che non metteresti al muro ce ne sono anche meno. Questo deve significare che sto stravecchiando e apaticizzando anche io. Meglio se mi sfanculo.

    Nelle lezioni americane Calvino racconta i limiti che si è dato da solo, le sue paure nella composizione, la mancanza dell’autismo necessario, della dissociazione fondamentale per la stesura di un romanzo, che secondo me resta l’espressione massima della letteratura. A Calvino la letteratura è piaciuta tantissimo, ma non ci ha mai creduto fino al fondo del suo abisso. Calvino è un praticante non credente della letteratura.

    Ebbene, provo affetto intellettuale anche per Italo Calvino. Cazzo, il prossimo passo è l’andropausa.

    ha scritto il 

  • 5

    siate leggeri!

    Leggete Calvino, ma soprattutto leggete Lezioni Americane.
    Nel mio blog vi parlo della"Leggerezza": Calvino, in una delle sei splendide lezioni, ci parla di Leggerezza prendendo esempi dal vasto mondo ...continua

    Leggete Calvino, ma soprattutto leggete Lezioni Americane.
    Nel mio blog vi parlo della"Leggerezza": Calvino, in una delle sei splendide lezioni, ci parla di Leggerezza prendendo esempi dal vasto mondo letterario e spiegandoci come applicarlo alla nostra alienata vita. Calvino dice siate determinati e concreti, non vaghi o frivoli perché il segreto della Leggerezza consiste proprio nel potersi sollevare dalla pesantezza del mondo attraverso la fantasia , o meglio, attraverso la nostra spiccata vivacità mentale!
    http://www.biscuitsandpois.com/2015/04/il-piacere-di-leggere-1-italo-calvino.html

    ha scritto il 

  • 5

    Preciso come un microscopio, leggero come un aquilone

    Poche pagine, ma densissime queste che riportano alcune conferenze tenute da Calvino in America. Il discorso si svolge intorno ad alcuni temi in modo originalissimo e sempre rigoroso e mostra da un la ...continua

    Poche pagine, ma densissime queste che riportano alcune conferenze tenute da Calvino in America. Il discorso si svolge intorno ad alcuni temi in modo originalissimo e sempre rigoroso e mostra da un lato la grande cultura letteraria di Calvino e dall'altro la sua mente apertissima e capace di leggere il reale. Attraverso l'opposizione di concetti dicotomici come leggerezza-peso, mercurio-saturno, fiamma-cristallo veniamo accompagnati con grazia e precisione in concetti molto complessi ancora valida per la letteratura del Terzo Millennio.

    Lo consiglio a tutti quelli che vogliono approfondire la poetica di questo grande autore: resterete anche sorpresi della sua chiara visione dei temi di oggi (50 anni dopo le sue lezioni!): la velocità dei media e del rischio di appiattimento culturale, le scoperte scientifiche sull'infinitamente piccolo, alla letteratura che esiste solo dandosi obiettivi smisurati fino alla previsione di Wikipedia! (l'idea di una enciclopedia aperta)

    "La letteratura come funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere"

    ha scritto il 

  • 5

    Calvino è Calvino. il migliore.
    e le lezioni americane sono il maestro che si dovrebbe avere in qualunque scuola.
    Il racconto, la citazione, la digressione, cultura a portata di orecchio
    il parlato ch ...continua

    Calvino è Calvino. il migliore.
    e le lezioni americane sono il maestro che si dovrebbe avere in qualunque scuola.
    Il racconto, la citazione, la digressione, cultura a portata di orecchio
    il parlato che ti prende e ti porta via e poi non ti ricordi da dove se partito e dove sei, ma non importa.
    è il sogno , l'assenza del corpo.
    come quando leggi Borges.
    oltre non si può andare.
    è il limite dell'intelligenza e conoscenza umana

    ha scritto il 

  • 4

    Fondamentale per chiunque voglia scrivere è la lezione sull'esattezza. Solo Calvino è riuscito a spiegarmi bene come si possano evocare sentimenti e sensazioni indistinte, e perciò, maggiormente affas ...continua

    Fondamentale per chiunque voglia scrivere è la lezione sull'esattezza. Solo Calvino è riuscito a spiegarmi bene come si possano evocare sentimenti e sensazioni indistinte, e perciò, maggiormente affascinanti perché sfuggenti, solo se ricorriamo a una precisa descrizione di ciò che evoca con la sua visione queste sensazioni. Quanto vorrei che avessero letto queste considerazioni anche un paio di scrittori di cui ho dovuto sorbirmi interi periodi che non significavano nulla! Di solito, sono di quelli impenitenti di cui i personaggi entrano in una stanza dove si nascondono chissà quali orrori, ma di cui purtroppo non verremo mai a sapere nulla perché lo scrittore, invece di dirci che cosa diamine c'è dentro da essere tanto orribile, si limita a dire che è qualcosa di veramente orribile! Per poi nascondersi dietro la lezione di Lovecraft, e dichiararsi un suo epigono! Ma di Lovecraft ce n'è uno solo, e anche lui aveva i suoi difettucci. Tornando a Calvino, questi sei saggi sono stati una lettura molto più impegnata di quanto non credessi, a dimostrare il lavoro intellettuale che stava dietro alle sue opere, a una prima lettura, così semplici, così immediate. Di certo, non un manuale di scrittura creativa, come lo propinano alcuni (ricordo che anche il mio professore di scrittura creativa ce ne fece leggere dei passi), ma una riflessione sulla letteratura stessa e, soprattutto, una riflessione di Calvino su quella che era la "sua" scrittura, il che, lo rende ancora più prezioso.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho messo in lista questo libro dopo aver letto questo post di blog:
    http://zeldawasawriter.com/2013/09/struttura-arbitrarie…
    Allora, grazie Zelda :) e vi lascio con una delle frasi che più mi è piaciu ...continua

    Ho messo in lista questo libro dopo aver letto questo post di blog:
    http://zeldawasawriter.com/2013/09/struttura-arbitrarie…
    Allora, grazie Zelda :) e vi lascio con una delle frasi che più mi è piaciuta: "La fantasia è un posto dove ci piove dentro"

    ha scritto il 

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