Lezioni americane

Sei proposte per il prossimo millennio

Di

Editore: Garzanti Libri (Saggi Blu)

4.3
(4446)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 121 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Portoghese , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Svedese , Spagnolo

Isbn-10: 881159815X | Isbn-13: 9788811598152 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
"La "Leggerezza", la "Rapidità", l'"Esattezza", la "Visibilità", la "Molteplicità" dovrebbero in realtà informare non soltanto l'attività degli scrittori ma ogni gesto della nostra troppo sciatta, svagata esistenza."
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  • 5

    L'inizio è quel momento di distacco dalla molteplicità dei possibili

    la letteratura che parla della letteratura. nel 1984 Calvino fu invitato a tenere sei lezioni durante un anno accademico ('85-'86) dell'Harvard University, nel Massachusetts; Calvino accettò, decise d ...continua

    la letteratura che parla della letteratura. nel 1984 Calvino fu invitato a tenere sei lezioni durante un anno accademico ('85-'86) dell'Harvard University, nel Massachusetts; Calvino accettò, decise di basare tali lezioni su sei principi, sei concetti che avrebbero secondo lui dovuto essere la base della letteratura del nuovo millennio; in altri termini, sulle sei caratteristiche fondamentali della letteratura. Calvino tuttavia morì prima di potere presentare tali conferenze, e la raccolta che leggiamo oggi è basata sugli appunti ritrovati all'interno della sua casa: delle sei lezioni cinque sono complete, mentre una ("Consistenza") non ha mai visto la luce se non in sfusi appunti (l'intenzione di Calvino era di scriverla nel periodo stesso delle conferenze).
    e la raccolta che leggiamo oggi è anche un capolavoro descrittivo della letteratura, in quelle sue parentesi effettivamente fondamentali: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità (ovvero: Fantasia), Molteplicità e (Appendice) Cominciare e finire. leggere questo libro è un calarsi nell'amore dell'autore per la letteratura, un amore senza limiti e accompagnato da una cultura impressionante, una sensibilità per le parole che spiazza e quasi provoca una tenera invidia: Calvino ci espone le varie possibilità di un romanzo o di una poesia, le sue potenziali caratteristiche e le caratteristiche mancate e lo fa citando moltissimi autori e romanzi; è insomma una spiegazione sapiente, che però non è mai neanche lontanamente fredda ma anzi è sempre sentita, vissuta. la passione di un uomo che, ancor prima che uno scrittore, era un lettore insaziabile.

    fondamentale per qualsiasi amante dello studio della letteratura.

    ha scritto il 

  • 5

    I sei capitoli riguardano alcuni tratti letterari che Calvino ritiene essenziali per la facies della letteratura del Duemila: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Cominciare e f ...continua

    I sei capitoli riguardano alcuni tratti letterari che Calvino ritiene essenziali per la facies della letteratura del Duemila: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Cominciare e finire. L'autore definisce con attenzione e con esempi chiari e funzionali queste caratteristiche narrative, spesso rapportandole alla propria letteratura, in una cosciente autoanalisi che, però, non è mai di elogio personale. Al contrario, molto dei grandi romanzi di Italo Calvino viene messo sotto un riflettore nuovo grazie a queste lezioni, che ci permettono di entrare nella sottile arte di un personaggio che avrebbe avuto ancora tante storie e tanta originalità da regalare ai lettori dello scorso e di questo secolo.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/10/lezioni-americane-calvino.html

    ha scritto il 

  • 1

    Davvero troppo lezioso per i comuni mortali. Emerge chiaramente la profonda cultura di Calvino, numerose citazioni di rilievo, ma per il resto disquisizioni infinite sulla composizione stilistica di u ...continua

    Davvero troppo lezioso per i comuni mortali. Emerge chiaramente la profonda cultura di Calvino, numerose citazioni di rilievo, ma per il resto disquisizioni infinite sulla composizione stilistica di un libro. Noiosissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Certo la letteratura non sarebbe mai esistita se una parte degli esseri umani non fosse stata incline a una forte introversone, a una scontentezza per il mondo com'è, a un dimenticare delle ore e dei giorni fissando lo sguardo sull'immobilità delle parole

    « Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione. Da quando la scienza diffida delle spiegazioni generali e delle solu ...continua

    « Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione. Da quando la scienza diffida delle spiegazioni generali e delle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo. »

    ha scritto il 

  • 2

    Libro consigliatissimo da un'amica ma probabilmente non sono all'altezza per apprezzarlo completamente. Alcuni spunti molto molto interessanti ma annegati in pagine molto concentrate sul formalismo di ...continua

    Libro consigliatissimo da un'amica ma probabilmente non sono all'altezza per apprezzarlo completamente. Alcuni spunti molto molto interessanti ma annegati in pagine molto concentrate sul formalismo di uno scrittore molto erudito che alla fine confesso mi hanno un po' annoiato. Ma la colpa è mia, sicuramente.

    ha scritto il 

  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    Da cui si evince che come unque e dove unque è consigliabile ad uno scrittore con qualche ambizione di uscire dal pantano, il percorso che passa attraverso la lettura.
    Non è detto che un Lettore possa ...continua

    Da cui si evince che come unque e dove unque è consigliabile ad uno scrittore con qualche ambizione di uscire dal pantano, il percorso che passa attraverso la lettura.
    Non è detto che un Lettore possa diventare uno Scrittore, ma uno Scrittore che non è anche Lettore è molto improbabile abbia qualche speranza.
    A meno di accontentarsi ed essere un Re Travicello in uno stagno di ranocchie.

    1. Leggerezza
    2. Rapidità
    3. Esattezza
    4. Visibilità
    5. Molteplicità
    6. Consistency (solo abbozzata). Nel testo parla di concretezza, ma usate il sinonimo preferito.

    Citando opere e brani diversi, analizza questi termini come scelte che determinano uno stile o la ricerca di certi vocaboli e non altri, per ottenere un effetto nell’immaginario di chi legge che sia il più vicino a ciò che l’autore voleva rappresentare tramite le parole.

    Molto interessante ed anche avvilente. Con quale attenzione si sono letti certi libri?
    Quelli della mia età non hanno neppure l’alibi dell’obbligo scolastico!

    PS: preciso che si tratta di lezioni sulla letteratura. Non lamentarsi dopo perché si pensava fosse altro o perché parlando di un autore si citano brani dello stesso. Essendo nate come lezioni, avrebbero potuto essere seguite a caso, se uno avesse avuto un impegno. Non c’è trama, il filo conduttore è la letteratura.

    18.08.2015

    ha scritto il 

  • 5

    Sono pervasa da un senso di gratitudine verso Calvino per le parole contenute in questo libro. Oltre e prima che un grande scrittore, Calvino è stato un eccezionale lettore, nel senso che sapeva compr ...continua

    Sono pervasa da un senso di gratitudine verso Calvino per le parole contenute in questo libro. Oltre e prima che un grande scrittore, Calvino è stato un eccezionale lettore, nel senso che sapeva comprendere i testi letterari a una profondità che io posso solo immaginare.

    ha scritto il 

  • 3

    RIFLESSIONI POST-CALVINIANE SULLA SCRITTURA

    LETTO IN EBOOk
    _____________

    Per spiegare cosa sia il libro “Lezioni americane” di Italo Calvino, mi pare utile citare wikipedia che recita:
    “ “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millenni ...continua

    LETTO IN EBOOk
    _____________

    Per spiegare cosa sia il libro “Lezioni americane” di Italo Calvino, mi pare utile citare wikipedia che recita:
    “ “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio” è un libro basato su di una serie di lezioni preparate da Italo Calvino nel 1985 in vista di un ciclo di sei lezioni da tenere all'Università di Harvard, nell'ambito delle prestigiose "Poetry Lectures" - intitolate al dantista e storico dell'arte americano Charles Eliot Norton. Il ciclo, previsto per l'autunno di quello stesso anno, non si è mai tenuto a causa della morte di Calvino avvenuta nel settembre 1985. Alla data della morte, l'autore aveva terminato tutte le lezioni tranne l'ultima. Il libro fu pubblicato postumo nel 1988. Quando Calvino morì, non aveva ancora pensato a un titolo italiano. La moglie Esther Judith Singer racconta che aveva dovuto pensare prima al titolo inglese, Six Memos for the Next Millennium”.
    Sempre secondo wikipedia:
    “Ogni lezione prende spunto da un valore della letteratura che Calvino considerava importante e che considerava alla base della letteratura per il nuovo millennio. L'ordine delle lezioni non è casuale; segue, infatti, una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante (la leggerezza) e si procede con la trattazione di quelle meno essenziali.
    1. Leggerezza
    2. Rapidità
    3. Esattezza
    4. Visibilità
    5. Molteplicità
    6. Coerenza (solo progettata)”

    Mi voglio qui limitare solo ad aggiungere che mi sarei aspettato, visti i titoli delle lezioni, delle dissertazioni più generiche, sui sei (cinque, di fatto) concetti, invece Calvino affronta ogni tema con ricchi e abbondanti riferimenti a opere letterarie di vari autori, compreso, talora, lui stesso.
    Più che parlare di ciò che Calvino ha scritto (sarebbe un po’ come fare la recensione di una recensione, visto che parla di numerose opere letterarie), vorrei fare alcune semplici riflessioni sui concetti da lui affrontati.
    Interessante è aver collocato la “Leggerezza” al primo posto. È infatti uno dei requisiti che più spesso manca alle opere più osannate dalla critica letteraria, eppure mi ritrovo d’accordo nel voler dare importanza a questa caratteristiche delle opere. Personalmente in passato ho parlato piuttosto di “semplicità”, ma semplicità in fondo vuol dire, in letteratura, anche levità. Amo i testi complessi e intricati, ma da lì occorre partire alla ricerca della massima semplicità. Solo grandissimi (e pochissimi) capolavori sanno essere leggeri e profondi nello stesso tempo,
    La “Rapidità” è forse la virtù più ricercata dalla scrittura moderna, che non ha tempo, non può attardarsi, mal sopporta le lunghe descrizioni ottocentesche e vuole testi veloci e taglienti come lame in volo.
    Qualcuno ama parlare di ispirazione, di istinto, di spontaneità, ma queste sono cose che poco hanno a che fare con la letteratura, che è invece una scienza precisa, “Esatta”, frutto di lavoro, ricerca, ponderazione, riequilibrio, tagli sofferti, aggiunte faticate, in cui ogni parola ha un peso preciso e basta poco a far perdere il suo equilibrio a una frase e farla precipitare in qualche abisso, che sia quello della banalità o quello della confusione o altro baratro tragico.
    “Mostrare non raccontare” raccomandano tanti maestri di scrittura. Eppure ci sono opere che raccontano e basta e non per questo non sono celebri e amate. La regola però è importante, anche se, come ogni regola, può non essere rispettata. Rendere visibili i concetti. Dare corpo alle idee e rendere astratte e poetiche le cose più concrete, questo, per me, è fare letteratura.
    “Molteplicità”? Difficile rendere un’opera “molteplice”. Lo è, per me, se si arricchisce di diversi temi, di diversi personaggi, di diverse sensazioni. Eppure qui l’autore deve fare molta attenzione, perché se a un minestrone aggiungiamo troppi ingredienti alla fine somiglierà solo al secchio della spazzatura. Il dosaggio è importante in ogni cucina. Quali siano i possibili ingredienti l’ho già scritto più volte (si legga per esempio la mia recensione del ciclo di Harry Potter o la più recente della saga della Torre Nera) e non mi vorrei ripetere qui.
    Di “Coerenza” Calvino non ci parla, ma è qualcosa cui ogni scrittore deve prestare attenzione. Banalmente non possiamo scrivere una storia di ambientazione medievale e poi far prendere il treno al nostro protagonista. Questo errore non lo farebbe nessun autore (spero!), ma affinando le differenze, spesso si rischia di mettere in bocca a un personaggio espressioni che non sono del suo tempo e della sua cultura, oppure si rischia di dare uno sviluppo alla trama che non è coerente con il suo incipit o di muoverci incoerentemente da un genere letterario all’altro (altra cosa è la commistione di generi).
    Queste sono banali riflessioni mie, indotte dalla lettura del testo di Calvino, ma moltissimo altro si potrebbe dire e scrivere in materia, questo però non è lo spazio adatto.
    Mi limito a dire che se il libro mi ha fatto riflettere (per quanto modestamente mi riesca), non può che essere un buon libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Calvino e l’andropausa.

    Italo Calvino è l’unico autore italiano che mi sia riuscito antipatico non per quel che ha scritto (anche per questo, però) ma per quel che ne diceva di lui il rettore – stravedeva per Calvino - nonch ...continua

    Italo Calvino è l’unico autore italiano che mi sia riuscito antipatico non per quel che ha scritto (anche per questo, però) ma per quel che ne diceva di lui il rettore – stravedeva per Calvino - nonché professore di letteratura italiana al corso di Lettere Moderne che nel Duemila circa prima finsi di seguire, poi seguii per davvero, poi smisi di seguire del tutto. Tutta la letteratura italiana, in quell’università, si riduceva oltre che a un manualetto per bamboccioni a qualche opera di Calvino e un’opera sola di Giordano Bruno, che tristoni, e Giordano Bruno almeno provavano a banalizzarlo, quindi potevo schierarmi con lui (ma di Giordano Bruno non ho ancora letto niente per intero, mi sa, la solo parola “mnemotecnica” mi appisolava all’istante), ma per Calvino c’erano tanti di quei salamelecchi che il ringhiargli contro mi sembrò l’unico modo per non lasciarlo castrare del tutto, ammesso un po’ di palle di combattimento le avesse avute.

    Il livore ingiusto che riversai su Calvino, disprezzandone le opere concettose e tardive, me lo alimentava una università pensata per fare della letteratura cartastraccia, servilismo accademico, posti di lavoro, scienzaumana con il righello e l’enciclopedia e la letterarietà; che claustrofobia.

    “I racconti” di Calvino mi piacquero moltissimo, li lessi mooolto prima ancora di immaginarlo che avrei potuto iscrivermi all’università per un paio d’anni, forse anche per questo i suoi lavori successivi, da ragioniere del mondo già scritto, mi delusero quanto l'ambiente che invece li elogiava. L’università rappresentò una pausa cretina tra la sequenza di lavori per niente gratificanti di prima e di dopo, e il primo libro che ci fu assegnato da leggere lo trovai infatti bruttissimo: di interessante “Il sentiero dei nidi di ragno” ha solo la prefazione tardiva nella quale Calvino ammette i suoi difetti, e insomma ogni opera letta di Calvino per me rappresentava l’occasione per fare il coglione-che-dissente e non quella neutra del conoscere il lavoro letterario di Calvino. Mi ricordo che delle Città Invisibili, libro di cui ora ho un vivo e ammirato ricordo, dissi “È la miglior raccolta di poesie fallite che abbia mai letto.” Forse di quel tempo non mi scoccia la mia spocchia da autodidatta rissoso, quanto la morta placidità cui andava incontro. Io posso parlare bene della mia generazione a patto che per mia-generazione non si intenda quella che incontrai all’università in quegli anni. Quella andava messa al muro subito, era stravecchia e apaticissima, l’università era il suo poter e voler rimandare la vitavera per un altro quinquennio di postadolescenza allegramente stravecchia e apatica. Io mi dicevo “Sono così perché leggono Calvino!”. Povero Calvino. Erano così perché non leggevano un cazzo, manco Calvino. Volevano la laurea e li annoiava leggere, odiavano scrivere. Sono più di dieci anni che dentro di me li mando a sfanculare.

    Adesso serenamente mi accorgo di come, semplicemente e innocuamente, Calvino sia un esponente di un tipo di letteratura che a me non piace, al quale non posso che riconoscere la gentilezza, la modestia e l’onestà, che non ne fanno certo un grande scrittore ma un encomiabile letterato lo fanno, e se di grandi scrittori ce ne sono pochissimi, di letterati che non metteresti al muro ce ne sono anche meno. Questo deve significare che sto stravecchiando e apaticizzando anche io. Meglio se mi sfanculo.

    Nelle lezioni americane Calvino racconta i limiti che si è dato da solo, le sue paure nella composizione, la mancanza dell’autismo necessario, della dissociazione fondamentale per la stesura di un romanzo, che secondo me resta l’espressione massima della letteratura. A Calvino la letteratura è piaciuta tantissimo, ma non ci ha mai creduto fino al fondo del suo abisso. Calvino è un praticante non credente della letteratura.

    Ebbene, provo affetto intellettuale anche per Italo Calvino. Cazzo, il prossimo passo è l’andropausa.

    ha scritto il 

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