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Lezioni di fotografia

Di ,

Editore: Quodlibet (Compagnia extra, 17)

4.4
(210)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 268 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8874623127 | Isbn-13: 9788874623129 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gianni Celati ; Curatore: Giiulio Bizzarri

Genere: Art, Architecture & Photography

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Descrizione del libro
Luigi Ghirri (Scandiano 1943 - Roncocesi di Reggio Emilia 1992) ha rinnovato con le sue fotografie il nostro modo di guardare il mondo, e c’è un’intera generazione di fotografi che non potrebbe esistere senza la sua opera. Durante il 1989 e il 1990 Ghirri ha tenuto una serie di lezioni sulla fotografia all’Università del Progetto di Reggio Emilia, lezioni che sono state trascritte, e in questo libro per la prima volta pubblicate; ognuna corredata dalle fotografie e dalle immagini che mostrava agli studenti e di cui parlava. È un libro di grande utilità per avviarsi all’arte della fotografia e all’arte di Luigi Ghirri, e per pulirsi un po’ lo sguardo.
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  • 4

    Le parole di Ghirri affascinano e portano ad una visione rallentata del tempo e delle immagini un libro molto utile per capir ecome leggere e costruire un'immagine. Peccato per il finale, la ...continua

    Le parole di Ghirri affascinano e portano ad una visione rallentata del tempo e delle immagini un libro molto utile per capir ecome leggere e costruire un'immagine. Peccato per il finale, la digressione discografica non mi è piaciuta.

    ha scritto il 

  • 4

    Ricco di spunti interessanti

    Un libro in cui, tra le altre cose, viene spiegato come leggere e, soprattutto, come costruire una fotografia cercando di bilanciare tutti quelli che ne sono gli aspetti principali: luce, ...continua

    Un libro in cui, tra le altre cose, viene spiegato come leggere e, soprattutto, come costruire una fotografia cercando di bilanciare tutti quelli che ne sono gli aspetti principali: luce, inquadratura, soggetto, colore, profondità di campo e tempi di esposizione.

    La fotografia non fa altro che rappresentare le percezioni che una persona ha del mondo"

    ha scritto il 

  • 5

    "Il grande ruolo che ha oggi la fotografia, da un punto di vista comunicativo, è quello di rallentare la velocizzazione dei processi di lettura dell'immagine. Rappresenta uno spazio di osservazione ...continua

    "Il grande ruolo che ha oggi la fotografia, da un punto di vista comunicativo, è quello di rallentare la velocizzazione dei processi di lettura dell'immagine. Rappresenta uno spazio di osservazione della realtà, o di un analogo della realtà (la fotografia è sempre un analogo della realtà), che ci permette ancora di vedere le cose. Diversamente, al cinema o alla televisione la percezione dell'immagine è diventata talmente veloce che non vediamo più niente. E' come riuscire, una volta tanto, a leggere un articolo di giornale senza che qualcuno ci volti in continuazione le pagine. E' una forma di lentezza dello sguardo che trovo estremamente importante, oggi, considerato il processo di accelerazione di tipo tecnologico e percettivo che è avvenuto negli ultimi anni. Credo che questo suo carattere specifico di immagine fissa, ferma, il fatto di permettere tempi di lettura lenti, tempi di contemplazione e quindi di approfondimento, non sia mai stato importante come oggi." Questo Ghirri lo diceva nel 1989, credo che oggi sia ancora più importante.

    ha scritto il 

  • 5

    Più che Lezioni di fotografia, sono delle vere e proprie lezioni di comunicazione visiva, sociale. Un salto nella cultura dell'arte fotografica italiana con tanto di storia della fotografia e tanti, ...continua

    Più che Lezioni di fotografia, sono delle vere e proprie lezioni di comunicazione visiva, sociale. Un salto nella cultura dell'arte fotografica italiana con tanto di storia della fotografia e tanti, ma tantissimi aforismi di vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono avvicinata alla fotografia da poco tempo e questo libro posso considerarlo come il "mio primo libro di fotografia". Inizialmente ho fatto fatica, ma poi mi son sentita in un'aula ...continua

    Mi sono avvicinata alla fotografia da poco tempo e questo libro posso considerarlo come il "mio primo libro di fotografia". Inizialmente ho fatto fatica, ma poi mi son sentita in un'aula universitaria, son tornata indietro nel tempo ed al posto di veder proiettati esercizi di statistica, c'erano immagini fotografiche, a volte pittoriche, e cercavo di ascoltare la voce di Ghirri che arrivava a me tramite gli occhi. Sì, questo libro insegna, fa riflettere, e ti conduce nei meandri della fotografia, una sorta di Virgilio...Peccato che alcune immagini manchino ed a quel punto non è facile seguirlo. Lo consiglio vivamente a chi si approccia alla fotografia, ma anche a chi ne è solo incuriosito. Peccato averlo letto dopo aver visto la mostra di Ghirri al Maxxi di Roma a giugno 2013!

    ha scritto il 

  • 5

    Di lui mi son rimasti un solo bel ricordo e qualche prezioso consiglio, tra cui Luigi Ghirri. In compenso si è meritato, per quello che gliene può esser fregato - in mezzo a noi, un avverbio di ...continua

    Di lui mi son rimasti un solo bel ricordo e qualche prezioso consiglio, tra cui Luigi Ghirri. In compenso si è meritato, per quello che gliene può esser fregato - in mezzo a noi, un avverbio di tempo: ormai- tutto il mio dispiacere e la mia tristezza: mentre ancora cercavo di capire tra le sue scuse il mio perché, lui aveva già trovato il suo come. Un come deliziosa, credo di Parigi. Tuttavia, la volontà di uscirne dignitosamente fuori con qualcosa in più in tasca mi è valsa la voglia di fotografare, un recondito e mai coltivato desiderio di un'infanzia solitaria e sognante, in cui avevo trovato conforto solo con la scrittura e la lettura.

    Questo libro dunque è importante, sia per vicende personali che per quello che è, in sé e per sé. Dopo subito neanche due pagine mi son trovata felicemente avvolta dal pensiero di Luigi, lo voglio chiamare così, come un amico; e mi si è aperto un mondo, ma riscoprendone tuttavia un altro sepolto nella memoria (in passato ci son stati diversi miei tentativi con la fotografia, mai niente di realmente cosciente. Come una ragazzina abbandonata a se stessa provavo passioni, subendole, e così puntualmente le abortivo). Pagina dopo pagina, lezione dopo lezione, ho divorato ogni singola parola con l'immenso rimpianto di non poterne avere ancora. Ma restano le sue foto, immortali come le parole, che ne ricordano il lavoro, lo sguardo, la poesia, il pensiero.

    Mi chiedo di quei ragazzi che per primi si iscrissero al corso di fotografia all'Università, se lo fecero per caso, se si sentono adesso fortunati, o se non gliene importa più nulla. Invidio la loro esperienza e spero, un giorno, di trovare non la foto perfetta ma il giusto equilibrio che mi manca, in tutto.

    Vorrei tanto, adesso, imparare a scrivere con la luce.

    ha scritto il 

  • 0

    L'eternità in uno scatto.

    La mia partecipazione alla mostra di Luigi Ghirri l’avevo progettata schematicamente: articoli che lo riguardavano, musica giusta, accostamenti mentali.

    Sensazioni pagate troppo in anticipo. ...continua

    La mia partecipazione alla mostra di Luigi Ghirri l’avevo progettata schematicamente: articoli che lo riguardavano, musica giusta, accostamenti mentali.

    Sensazioni pagate troppo in anticipo. Autocontrollo.

    Avevo scelto la colonna sonora del cortometraggio che la “me stessa” immaginata dal mio cervello avrebbe girato, brancolando in quel labirinto di fotografie e di frasi a effetto. Avevo preferito una musica discostante, una sorta di azoto liquido che mi aiutasse a congelare i miei pensieri, che mi permettesse di apprezzare al meglio quello che io vedevo come un grande minimalismo, ma anche se totalmente non mi sbagliavo, il preventivo che avevo fatto ricopriva solo in parte il debito prodotto, per ogni mio sguardo versato in ciascuna foto.

    La scelta dell’album Star is Just a Sun dei The White Birch, era stato sicuramente un accostamento appropriato, una voce pacata, un tono tranquillo, piccole ere glaciali, malinconia controllata. Freddo.

    Quello che Ghirri regala alle immagini è un tratto nebuloso, ore ed ore di posa per scegliere luci meno intense, cieli lattei, nebbia, paesaggi perfetti, personali, afoni, interni scarni e senza vita, esseri umani alle prese con azioni quotidiane, ripresi con imparzialità, il fotografo scompare, cattura lo spazio e tempo e li rende immortali.

    Quello che si percepisce, è un senso di sottovuoto, una mancanza di ossigeno, che non potrà mutare gli ambienti, non riuscirà a corroderli, neanche la polvere potrà posarsi.

    Se ritrovassimo i luoghi da lui ritratti, andando a visitarli fisicamente, ci troveremmo di fronte ad un profondo senso di confusione.

    Lo smarrimento prevarrebbe, perché la visione di ogni singola foto si forgia nella nostra mente e non abbandona il nostro inconscio; ripercorrere quei luoghi, quei paesaggi, scovarli nel territorio sarebbe azione priva di senso, guardandoli in una piena giornata di sole, li vedremmo tersi, anche se le condizioni climatiche fossero ottime, noi, non potremmo fare a meno di immaginarvi la foschia. Di giorno noi vedremmo il buio.

    La nebbia, è sicuramente l’elemento che mi ha portato inevitabilmente ad accostarlo al, da me tanto venerato, Theo Angelopoulos, regista ellenico che in parecchi suoi film ha usato paesaggi simili e cari agli occhi del fotografo emiliano, preferendo la nebulosità e i cieli un po’ tersi, ad ambienti pieni di luminosità.

    L’espediente di questo elemento meteorologico, quello che vede le nubi formarsi dal suolo, quasi a rappresentare un attaccamento alla terra, ai luoghi e alle proprie origini, forse apparirà come una forzatura ma mi sembra tanto un punto condiviso dai due maestri.

    Caligine che paradossalmente cela con la volontà di svelare e raccontare e sabbia vista non unicamente come approdo e suolo ma anche meridiana del tempo.

    Non solo le condizioni del paesaggio, ma anche la scelta del garbo usato per rappresentare gli esseri umani, avvicina questi due esploratori delle sfumature di quell’inconsistente oggetto chiamato anima.

    Le immagini non sono quasi mai legate ai volti, per catturare le sensazioni, nella maggior parte dei casi è ripreso l’uomo nelle sue azioni: osservare il paesaggio, fumare una sigaretta, camminare, mangiare o semplicemente starsene appoggiati a un vetro nell’attesa, tutto questo ha qualcosa di una trama cinematografica, lo stesso atteggiamento avuto da Angelopoulos nel descrivere gli uomini non attraverso lo specchio dell’anima o tramite un sorriso, ma grazie alle movenze che i corpi eseguono.

    Ghirri usava una foto per fare questo, il regista greco, lunghissimi piani sequenza ma quanta vicinanza nel loro modo di sfruttare l’arte del cinema e quella della fotografia.

    Stranamente della mostra di questo maestro direi che l’ho trovata, anche se mi sono prodigata in aggettivi distaccati, raccolta, intima, quotidiana, vestita di una beltà che riguarda la semplicità.

    Ghirri ha la grande capacità di rappresentare il mondo nel suo modo meno contorto, di dare un ogni foto, un aspetto di uno scatto fugace, libero da ridondanze tecniche, di mostrare oggetti del quotidiano, ambienti a noi familiari, ruderi emozionali. Ci aiuta a rivolgere uno sguardo al passato, a farci pensare che quella sensazione di pace evocata dalle sue foto, vorremmo ritrovarla in noi stessi.

    http://www.youtube.com/watch?v=21Qj7uexFr4

    La Seconda Signora Panofsky.

    ha scritto il 

  • 4

    grande ghirri

    Un libro davvero bello, almeno per i primi tre quarti. Le "lezioni" di Ghirri sono fantastiche, molto scorrevoli ed interessanti. Si passa da Bresson a Bob Dylan e ne vale veramente la pena. ...continua

    Un libro davvero bello, almeno per i primi tre quarti. Le "lezioni" di Ghirri sono fantastiche, molto scorrevoli ed interessanti. Si passa da Bresson a Bob Dylan e ne vale veramente la pena. Bellissime le note biografiche di Celati. L'unico neo è la lunga disgressione finale sulla produzione discografica, che davvero tanto si discosta dalla fotografia e dal resto del libro. Mi ha infastidito a tal punto da dare due stelle al tutto, però davvero la prima parte è troppo bella

    ha scritto il 

  • 4

    "La fotografia è un modo di relazionarsi col mondo, nel quale il segno di chi fotografa, quindi la sua storia personale, il suo rapporto con l'esistente, è sì molto forte, ma deve orientarsi - ...continua

    "La fotografia è un modo di relazionarsi col mondo, nel quale il segno di chi fotografa, quindi la sua storia personale, il suo rapporto con l'esistente, è sì molto forte, ma deve orientarsi - attraverso un lavoro quasi alchemico - all'individuazione di un punto di equilibrio fra la propria interiorità e ciò che sta all'esterno, che vive al di fuori di noi, che continua ad esistere senza di noi e continuerà a esistere anche quando avremo finito di fare fotografia". Quello che Ghirri compone, nel susseguirsi delle lezioni universitarie (Reggio Emilia, 1990) qui trascritte, può essere considerato un testamento (morirà due anni più tardi) o, meglio, una preziosa miniera cui attingere per chiunque abbia interesse per lo "scrivere-con-la-luce" (allo stesso modo considero, per la narrativa, Le lezioni americane di Calvino). Un invito, valido ancora oggi nel mondo delle reflex digitali, a guardare alla fotografia come a una finestra coi vetri chiusi, attraverso cui osservare il mondo, ma contemporaneamente, anche il proprio riflesso.

    ha scritto il 

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