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Lezioni di regia

By Sergej M. Ejzenštejn

(151)

| Paperback | 9788806157104

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Book Description

7 Reviews

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    Le stelle dovrebbero essere zero perché il libro non l'ha scritto lui ma un alunno melenso (di cui non si scrive il nome) e queste operazioni di marketing – come furono anche per certi Einaudi di Fellini – non ci piacciono proprio.

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    Luca Fontò said on Aug 20, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    utile

    La carta su cui è stata stenografata è ormai ingiallita, ma questa è la trascrizione dell'ultima lezione tenuta dal maestro Sergej Ejzenstejn agli studenti dell'Istituto di cinematografia del 1928.
    Non appena Sergej Michajlovic Ejzenstejn entra nel ...(continue)

    La carta su cui è stata stenografata è ormai ingiallita, ma questa è la trascrizione dell'ultima lezione tenuta dal maestro Sergej Ejzenstejn agli studenti dell'Istituto di cinematografia del 1928.
    Non appena Sergej Michajlovic Ejzenstejn entra nell'aula il brusio delle chiacchiere si interrompe bruscamente, irrompe il silenzio e tutti restano in attesa di una sua parola. Sergej è visibilmente soddisfatto di avere subito la completa attenzione dell'aula. I suoi occhi curiosi e intelligenti si guardano attorno. Con voce alta a potente si rivolge agli studenti:
    - Allora, avete letto il libro? Che ve ne pare?
    Dai banchi si alza lo studente F-zj:
    - Per me...
    Esita un istante, prima di ritrovare coraggio.
    - ... la Corazzata Potemkin... è una cagata pazzesca!
    Tutti ridono. Anche Sergej. Sa che dovunque si trovi, o si parli di lui, questa battuta lo perseguiterà sempre. Ma sa anche che ora si è rotto il ghiaccio e una volta stemperata la tensione si può iniziare a lavorare con la produttività propria del popolo sovietico durante il primo piano quinquennale. Fa un gesto con la mano e il silenzio si impadronisce nuovamente dell'aula.
    Lo studente F-ko vorrebbe dire la sua, e con un piccolo cenno del capo Sergej gli dà la parola.
    - Il libro è molto utile, sopratutto ad un cineasta alle prime armi. Mi è piaciuto molto il lavoro così accurato, spiegato passo dopo passo, disegno dopo disegno, sulla messa in scena di un episodio dell'insurrezione di Haiti del 1802, o sulla messa in inquadratura di un brano di Delitto e Castigo...
    - Cosa l'ha colpita esattamente? Sia più chiaro F-ko.
    - Mi ha colpito molto poter osservare attraverso casi concreti a quale livello di attenzione al dettaglio, a quale grado di pianificazione bisogna tendere prima di mettersi a girare con la macchina da presa. Ogni singolo movimento e oggetto di scena, ogni più piccola disposizione e interazione fra le cose è studiata tenendo conto della posizione della macchina da presa.
    - Solo della macchina da presa? - Chiede Sergej alzando il tono della voce. Nessuno risponde. C'è tensione nell'aria. Comincia a camminare, e i suoi passi rimbombano nell'aula.
    Dai banchi finalmente arriva un suggerimento - Anche, e soprattutto, dell'intenzione dell'autore che scrive la sceneggiatura.
    - Molto bene. Vuoi spiegarti meglio? - chiede Sergej Michajlovic a T-fcov, lo studente che ha parlato.
    - Ogni fase della scansione filmica e della divisione in nodi di montaggio, il ritmo, la composizione e in generale ogni cosa all'interno dell'inquadratura, dovrebbe essere realizzata tenendo conto dell'idea centrale che ha spinto l'autore a scrivere quel testo, e quale sia il modo migliore per rendere quest'idea all'interno di un'unità stilistica e programmat...
    - Bene - interrompe Sergej Ejzenstejn, che nel frattempo si era portato alla lavagna e aveva disegnato uno schizzo - Se dovessimo preparare una scena e questa fosse la nostra inquadratura dell'aula dove posizionereste la porta?
    Piovono proposte dai banchi:
    - Sul muro più corto!
    - In basso a destra!
    - Vicino alla finestra!
    - Mettetela dove volete - ribatte Sergej - Ma fatela bella larga, perché la lezione è finita, e così il corso, e la mia intenzione ora è quella di vedervi fuori di qui nel giro di un minuto.
    Gli studenti dell'Istituto di cinematografia del 1928 gridano di gioia e con allegria si precipitano velocemente fuori dall'aula, sotto lo sguardo curioso e intelligente di Sergej Ejzenstejn.

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    Tabacchifc said on Aug 12, 2011 | Add your feedback

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    La Bibbia dell'organicismo cinematografico

    Narrazione informale delle lezioni tenute da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn fra l'autunno del 1932 e quello 1933 alla VGIK (scuola statale di cinema), dagli appunti redatti con grande puntualità dal magnificato studente Niznij. Affermatosi nel pieno d ...(continue)

    Narrazione informale delle lezioni tenute da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn fra l'autunno del 1932 e quello 1933 alla VGIK (scuola statale di cinema), dagli appunti redatti con grande puntualità dal magnificato studente Niznij. Affermatosi nel pieno del fervore artistico e culturale che ha investito l'Unione Sovietica post-rivoluzionaria, Ėjzenštejn si è distinto come il più prolifico e incisivo teorico della scuola del montaggio sovietico, a sua volta da considerarsi una delle tappe fondamentali nell'evoluzione stilistica e contenutistica del linguaggio cinematografico mondiale. Dal cinema della chiarezza narrativa consolidatosi quale principale mezzo di profitti dell'industria hollywoodiana, espressione artistico-ideologica della mentalità statunitense, si approda in Ėjzenštejn alla visione del cinema come veicolo di rappresentazione dei conflitti che lacerano la società; la forma e l'estetica del film diventano strumenti nelle sapienti mani del regista che li subordina alle proprie finalità, stabilite di volta in volta da stabili presupposti ideologici. Si può partire da questo estremo sunto del pensiero ėjzenštejnano per comprendere quale sia il filo conduttore delle sue lezioni, incentrate sulla soluzione registica, sulla messa in scena, sulla scansione filmica, sull'inquadratura e sui problemi di composizione. I molteplici elementi espressivi del prodotto filmico non possono prescidere dagli obiettivi del suo autore e ogni brano d'azione deve essere percepito come parte del disegno registico ed esclusivamente funzionale ad esso: l'entità del messaggio determina le scelte scenografiche, costumistiche, attoriali e di scansione filmica. Gli studenti seguono entuasiasti, intervengono, sono ripresi bonariamente dal Maestro che li corregge in base alla propria impostazione teorica marxista. Un testo incompleto, che non affronta tutte le problematiche legate al lavoro registico, ma che delinea con discreta accuratezza uno dei punti di vista più lucidi e fertili su di esso, un punto di vista destinato a influenzare le future generazioni del cinema politico e non solo. Dotato di una interessante appendice che descrive i vari progetti di Ėjzenštejn, compiuti o arenati.

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    Simone Manganello said on Jul 28, 2011 | Add your feedback

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    Fantozzi legge Ejzenstejn

    Chissà che cosa scriverebbe il ragionier Fantozzi su questo libro dell'amato regista russo.
    Chissà, poi, quale sarebbe stata la sua reazione dopo la proiezione nel "secondo tragico Fantozzi" se avesse letto prima questo testo.
    Bhè io non so ...(continue)

    Chissà che cosa scriverebbe il ragionier Fantozzi su questo libro dell'amato regista russo.
    Chissà, poi, quale sarebbe stata la sua reazione dopo la proiezione nel "secondo tragico Fantozzi" se avesse letto prima questo testo.
    Bhè io non sono certo all'altezza di questa icona impiegatizia, ma essendo anche io Ragionier mi permetto di avanzare qualche considerazione.
    Il libro è una anomalia continua.
    Innanzitutto perchè l'autore indicato è Sergej M. Ejzenstejn, ma il libro non l'ha scritto lui. Il testo, in verità, sono gli appunti di un devoto e parziale studente che ha trascritto alcune lezioni svoltesi tra il 33 e il 34, lezioni che di certo non possiamo definire sul cinema "moderno".
    Sebbene Ejzenstejn sia stato un maestro nella sua arte ai suoi tempi e per quanto agli esperti del settore possa regalare perle di conoscenza dal valore inestimabile, il libro è in realtà frammentato, sconnesso, privo di continuità e di connessioni con il presente. Fosse stato concepito come "testo a fronte" di un' analisi ben più ampia e fosse stato assemblato e manipolato con più stile a rischio di perdere la risonanza del nome dell'autore, forse anche Fantozzi chinerebbe il capo a sittante intuizioni in un tempo in cui esisteva ancora la macchina da presa.
    Le spiegazioni- specialmente quella sulla messa in scena- non sono facili da interpretare ed i disegni riportati aiutano solo in parte la rappresentazione di uno scritto a tratti labirintico.
    Sarà poi inevitabile per i Fantozziani abbozzare un sorriso ad ogni riferimento alla corazzata Potemkin ripetendo tra sè e sè quell'inno di rivolta dell'"uomo qualunque".

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    Il Ragioniere con due T said on Jun 4, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (151)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 218 Pages
  • ISBN-10: 8806157108
  • ISBN-13: 9788806157104
  • Publisher: Einaudi (Piccola Biblioteca Einaudi, NS, 70)
  • Publish date: 2000-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback
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