Lezioni di tenebra

Un romanzo de les italiens

Di

Editore: Instar Libri (FuoriClasse)

3.7
(272)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 359 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8846101367 | Isbn-13: 9788846101365 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
È una gran brutta serata per il commisario Mordenti: si sente male al ristorante e poche ore dopo una donna con il volto coperto da un foulard di seta irrompe con violenza nella sua vita. Per il poliziotto e i suoi italiens è l'inizio di una caccia senza quartiere: l'assassina lascia dietro di sé una scia di cadaveri e firma le esecuzioni con le corde dello Shibari, una legatura erotica giapponese. Mentre un insano desiderio di vendetta cresce dentro di lui, Mordenti si butta all'inseguimento affiancato come sempre dal fido Servandoni, dai suoi sbirri anarchici e, per l'occasione, dal tenente Maëlis Deslandes, affascinante poliziotta che cerca di tenere a freno la tenebra che attanaglia il commissario. Da Parigi a Torino, trascinati da un'indagine che si addentra nel mondo dell'arte, Mordenti e Deslandes si fanno strada tra collezionisti e falsari, determinati a non lasciarsi sfuggire la donna del mistero.
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  • 3

    Simoni è meglio - 9 lug 17

    Eccoci allora al terzo episodio della serie “super hard-boiled” di Enrico Pandiani. Libri che hanno una ventina di morti violente per ogni romanzo, nel solco di quella tradizione francese che faceva c ...continua

    Eccoci allora al terzo episodio della serie “super hard-boiled” di Enrico Pandiani. Libri che hanno una ventina di morti violente per ogni romanzo, nel solco di quella tradizione francese che faceva capo a quel maestro che ne fu Jean-Pierre Manchette. Certo, con un occhio anche oltre oceano a Spillane ed epigoni suoi. Comunque siamo ancora qui, a seguire la brigata della polizia criminale chiamata “Les Italiens” (come dal titolo del primo libro), guidata dal commissario Jean-Pierre Mordenti, e composta tutta da personale di ascendenza italiana o corsa: Servandoni, Cofferati e Coccioni, e tutti con l’accento sull’ultima “i”. tuttavia, dopo la prima uscita, e la seconda buona riuscita con “Troppo piombo”, qui si comincia un po’ ad essere ripetitivi. Non tanto nello schema particolare, di cui parleremo più avanti. Quanto nell’iterazione di morti, indagini, vendette, morti, ed ancora morti. Altro elemento che poco mi ha convinto è l’uso della lingua. Ora, se un romanzo ambientato a Parigi è giustamente, visto che l’autore è italiano, scritto nella madre lingua, si ha dell’ovvia difficoltà quando l’azione si sposta a Torino (pur ben caratterizzata e non a caso città madre dell’autore), dove si incontrano i francesi che parlano italiano con gli italiani che parlano italiano davanti ad alcuni francesi che non lo capiscono. Il tutto crea un senso di straniamento poco consono alla trama. Forse, avrei evitato in questa parte i dialoghi, così da non cadere in bisticci linguistici. Tra l’altro, Mordenti sembra avere un dono per le donne fatali, o comunque una vocazione a rimanere ben presto solo. Qui, purtroppo, il primo morto è proprio la compagna di Mordenti, la bella Martine, uccisa davanti a lui da una misteriosa donna dai capelli rossi (parrucca?) e dal volto coperto. Che uccide le vittime dopo averle legate con la tecnica erotica giapponese, lo shibari, di cui vi ho ampiamento parlato tramando il libro di Aldo Budriesi “Identità violate”. Il colpo basso rischia di falsare l’obiettività indagativa che deve avere un commissario, tanto che il suo capo gli affianca, per aiutarlo ma anche per frenarne le pulsioni omicide, il tenente Maëlis Deslandes, affascinante poliziotta, discretamente belloccia, tanto da attenuare (anche se non cancellare) l’ossessione del nostro relativamente alla morte di Martine. Mordenti, Maëlis e gli “italiani” cominciano allora un’indagine che porta ben presto nel mondo dell’arte e dei falsari. Che Martine lavorava per uno studio fotografico di fama, specializzato in foto soprattutto di opere d’arte destinate a cataloghi importanti. Il nostro non sa che Martine era stata messa lì dal capo della sezione “furti d’arte”, e che lì aveva cominciato ad avere sentore appunto sia di furti, sia di falsi ben realizzati, sia di future grandi opere. Non vi sto a narrare la lunga scia di morti che le indagini ci fanno scoprire pagina dopo pagina. Altri fotografi dello studio, che avevano per denaro tradito Martine, un titolare dello studio, il falsario da anni scomparso ma che continuava a produrre opere di difficile riconoscimento. E via morendo, con altre uccisioni laterali, e meno importanti. Le indagini incrociate tra Mordenti e le altre forze di polizia portano i nostri a Torino dove si deve fare un servizio su di un quadro del Mantegna. Che è un obiettivo primario dei ladri d’arte, dove si utilizza un meccanismo ruotante per sostituire al volo il quadro con la copia fatta dal falsario Calogero. Anche se poi, indagando sul marchese Raschera-Bettelmatt e sulla sua segretaria ungherese Szathmary, Mordenti ed i suoi capiranno che il vero obiettivo è un oggetto unico custodito in quel di Torino: la sacra Sindone. La parte finale è un po’ folleggiante intorno al conte che sta fuori di testa credendosi un discendente semi-divino, sua moglie, la bella Carmilla, disponibile e forse non coinvolta, e la fondazione tutta. C’è anche tempo per un interludio di sesso tra il nostro commissario e Maëlis, anche se, come ci si aspetta, la bella poliziotta, pur trovando simpatico Jean-Pierre, è innamorata e ricambiata da un ispettore italiano, il commissario Cat Berro. Che aiuta i franco-italiani nelle indagini, svolgendo anche parti importanti nel finale convulso. Dove muoiono in molti, tra cui la famosa rossa erotico-giapponese che non vi dico chi sia a che ho nominato nel corso della trama. Insomma tutto si risolve, Maëlis si apparta con il suo amore, e Mordenti troverà modo di avere una piccola consolazione con… E che mo’ vi svelo tutto? Pandiani abbonda, e con gusto mio, di ironia, di citazioni (anche musicali), di parole gergali (madama, berta, cannone, bambola, e via citando). Ha anche un gusto onomatopeico per i nomi che ci suonano come ben presto provenienti da intrighi internazionali (il falsario Calogero Vastedda, il marchese Raschera-Bettelmatt e sua moglie Carmilla, l’ispettore Cat Berro, la segretaria dottoressa Szathmary). Manca un po’ della suspense cui ci aveva abituati, e Mordenti, morta Martine, ha per molto tempo un’aria afflitta e distruttiva. Questo fa scendere un po’ il giudizio, anche se la lettura procedeva con piacere.
    “Un uomo ha l’età della donna che si trova accanto.” (308)

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle e mezza per il divertimento

    ... o per meglio dire il divertissement. Perché questa è la cifra della serie "les italiens", il divertimento unito a una scrittura estremamente piacevole e scanzonata. Il commissario Mordenti è di gr ...continua

    ... o per meglio dire il divertissement. Perché questa è la cifra della serie "les italiens", il divertimento unito a una scrittura estremamente piacevole e scanzonata. Il commissario Mordenti è di gran lunga il più sexy dei commissari letterari, e difatti scopa come un riccio. E' una delle esagerazioni della serie, quella che rappresenta al tempo stesso un pregio e un difetto, a seconda se la giudichi con il cervello o con la pancia.
    Poi c'è quell'altro difetto, più problematico, ed è l'esagerazione degli eventi: qui, per esempio, c'è un "arrivano i nostri" assolutamente inverosimile che sciupa la parte finale.
    Il tutto però è salvato dalla simpatia del gruppo dei protagonisti e, come ho già detto ma ripeterlo non nuoce, da una scrittura che ha un certo non so che di fluido e a me piace proprio tanto.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima volta che leggo un romanzo degli "italiens". Piacevole lettura, anche avvincente nella trama salvo un po' di esagerazioni sia sul versante amoroso che su quello investigativo.

    ha scritto il 

  • 2

    La mia seconda volta con il Il commissario Mordenti, che ha sempre il suo fascino.
    La storia invece mi ha un po' deluso: gli avvenimenti si succedono con troppa fretta, al limite del reale e con molte ...continua

    La mia seconda volta con il Il commissario Mordenti, che ha sempre il suo fascino.
    La storia invece mi ha un po' deluso: gli avvenimenti si succedono con troppa fretta, al limite del reale e con molte frasi fatte.
    Il finale per fortuna rialza la suspense, grazie anche ai componenti de les italiens!

    ha scritto il 

  • 3

    Letto con gran divertimento, come tutti i libri di pandiani. Qui si esagera con i morti, con la ricerca del noir a tutti costi, con la terminologia a volte assurda(spremitura di polpastrelli?), e sop ...continua

    Letto con gran divertimento, come tutti i libri di pandiani. Qui si esagera con i morti, con la ricerca del noir a tutti costi, con la terminologia a volte assurda(spremitura di polpastrelli?), e soprattutto con le descrizioni degli abiti! Può un uomo in procinto di morire nel peggiore dei modi notare il taglio di una giacca, lo shantung dei pantaloni o i laccetti di cuoio dei sandali? A parte queste ingenuità, Se non si cerca la letteratura, ma solo un paio d'ore di divertimento, e il romanzo scorre veloce in uno stile piacevole e scorrevole

    ha scritto il 

  • 4

    Della serie di tre è quello che ho preferito. La storia ambientata tra Parigi e Torino vede entrare in campo anche il commissiario Bosvades, protagonista di storie successive di Pandiani

    ha scritto il 

  • 5

    Bravo Pandia'!

    Complimenti per davvero, bella tutta la trilogia. Storia scorrevole, avvincente, con qualche picco verso l'inverosimile, ma si sa alcune volte non si può resistere e devo dire che nel caso di Pandiani ...continua

    Complimenti per davvero, bella tutta la trilogia. Storia scorrevole, avvincente, con qualche picco verso l'inverosimile, ma si sa alcune volte non si può resistere e devo dire che nel caso di Pandiani gli si perdona facilmente qualche caduta di stile, perchè il livello è alto.
    Lo stile, la scittura, ne vogliamo parlare? E parliamone: Pandiani tu scivi come piace a me!
    Scrivi come pensi, come pensano tutte le teste, chiami gli oggetti "coso" ed è favoloso, perchè dà naturalezza allo stile, alla storia ed una certa familiarità al tutto.
    Il commissario Mordenti come personaggio è un capolavoro, lo è perchè è umano ed anche di più, con tutti i sui problemi relazionali, con la cattiva gestione dei sentimenti e lo smarrimento e la negazione di qualsivoglia emozione, è favolosamente e realisticamente imperfetto, con un lato oscuro che, a confronto, un buco nero sembrerebbe brillare di luce.
    Gli altri personaggi, fanno comunque la loro figura, sempre.
    Mi sei piaciuto, e non poco.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho l'impressione che Pandiani stia esagerando un tantinello con gli escamotage per procurare sventole a Mordenti, fargli sparare davanti ai suoi occhi la fidanzata di turno mi sembra in effetti un po' ...continua

    Ho l'impressione che Pandiani stia esagerando un tantinello con gli escamotage per procurare sventole a Mordenti, fargli sparare davanti ai suoi occhi la fidanzata di turno mi sembra in effetti un po' crudele (che poi non sto facendo tutto 'sto spoiler visto che il fattaccio accade subito alla fine della 4° pagina.
    Ma forse è proprio questa incredibilità a piacermi di lui, questa esagerazione di sanguinamenti, emissioni di sperma e risate (queste ultime del lettore, le altre dei protagonisti).
    Troppo divertente il suo stile, di Pandiani leggerei anche il verbale di una riunione di condominio se a scriverlo è lui!

    ha scritto il 

  • 3

    Insomma ...

    ... ne esce un Mordenti sempliciotto che non ne azzecca una e che cade clamorosamente in tutte le trappole che gli preparano. Avrà bisogno di ferie.

    Una cosa buona però la fa: "Cucca" la collega figon ...continua

    ... ne esce un Mordenti sempliciotto che non ne azzecca una e che cade clamorosamente in tutte le trappole che gli preparano. Avrà bisogno di ferie.

    Una cosa buona però la fa: "Cucca" la collega figona ... ma poi se la fa soffiare dal commissario figone.

    Ringraziamo comunque Pandiani: alla fine del libro ci siamo fatti una discreta cultura di Prêt-à-porter. Sappiamo in ogni momento come la suddetta collega figona si presenti al lavoro: blusa écru, con gonna sopra il ginocchio, scarpe aperte con tacco basso e pistola a tracolla ...

    ha scritto il