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Libera nos a malo

Publisher: Bur

4.2
(1031)

Language:English | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , French

Isbn-10: A000072158 | Publish date: 

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 0

    Dialettologia - parte I

    Leggendo (il saggio introduttivo di Segre) ho la conferma definitiva che la mia lingua madre è stata l'italiano letterario.
    I dialetti e le lingue altre - pugliese del nord, napoletano, romanesco sono ...continue

    Leggendo (il saggio introduttivo di Segre) ho la conferma definitiva che la mia lingua madre è stata l'italiano letterario.
    I dialetti e le lingue altre - pugliese del nord, napoletano, romanesco sono venuti dopo - uno per differenziazione, uno per emulazione e il terzo per inconsapevole assimilazione. Ma che tristezza.

    said on 

  • 5

    Libera nos a malo è un piccolo capolavoro che con grande ironia racconta di un recente passato ormai scomparso (lo era già al tempo della stesura del libro, nel 1963) senza indulgere direttamente nell ...continue

    Libera nos a malo è un piccolo capolavoro che con grande ironia racconta di un recente passato ormai scomparso (lo era già al tempo della stesura del libro, nel 1963) senza indulgere direttamente nella malinconia, se non forse nelle ultime pagine. Malinconia che tuttavia si manifesta nello stesso umorismo con cui sono raccontati gli episodi della vita del paese; anche in quelli più tragici l'autore non risparmia una battuta finale, una descrizione aggiuntiva che strappano un sorriso.
    Una nota a parte deve essere dedicata all'uso della lingua. Meneghello si avvale al contempo sia di un italiano estremamente colto e raffinato che del dialetto del suo paese, con una totale padronanza della lingua. Egli esprime quindi la sua concezione, secondo cui il dialetto è la lingua per lui più vicina alla realtà, le parole in dialetto sono l'oggetto a cui si riferiscono, mentre i termini italiani risultano delle semplici etichette.

    said on 

  • 4

    Questa lettura è un piacere semplice ma appagante. I ricordi di un mondo diverso, sicuramente migliore e che purtroppo non c'è più scritti in modo piano senza elucubrazioni intellettuali o astratte. ...continue

    Questa lettura è un piacere semplice ma appagante. I ricordi di un mondo diverso, sicuramente migliore e che purtroppo non c'è più scritti in modo piano senza elucubrazioni intellettuali o astratte. Meraviglioso!i

    said on 

  • 5

    Luigi Meneghello

    mi rendo conto che spesso si abusa del termine, ma a costo d'apparir banale, qui me lo gioco volentieri: quest'uomo è un genio!

    said on 

  • 5

    Libera nos...a Malo, tra Padova, Vicenza e la nostra infanzia

    “Il dialetto è per certi versi realtà e per altri versi follia” dice Meneghello che è riuscito, nel corso della sua opera, a offrire sempre quel sapore e quell'odore di certe drogherie rimaste ferme ...continue

    “Il dialetto è per certi versi realtà e per altri versi follia” dice Meneghello che è riuscito, nel corso della sua opera, a offrire sempre quel sapore e quell'odore di certe drogherie rimaste ferme nel tempo, cambiando in maniera impercettibile i prodotti, ma rimanendo fedele soprattutto a quelli del secolo andato... pregnanti e saporiti, chiaramente passati ma ancora sorprendentemente efficaci, sembrerebbe, prima per l'anima e poi per il corpo...e se sono caramelle sicuramente saranno balsamiche, liquorose, ma mai dolciastre. Di quelle che bisogna farci la bocca, perchè sapore assolutamente particolare, ma anche liquore che va giù come fosse sciroppo, brodo di giuggiole o altri elisir di terra veneta. Così è quel “classico moderno” , quel capolavoro distillato nel 1963 che porta l'etichetta un po' ingiallita di “Libera nos a malo”. Un testo che dimostra i suoi anni, sia nella struttura che nella scrittura, ma che ha mantenuto la freschezza ed il calore tutto, con la sensazione di rivisitare quel luminoso mondo del suo paese natale sotto la lente precisa e potente di questo scrittore. Aprirlo a caso e cominciarne la lettura, è il modo più rapido per cogliere frammenti o piene pagine che brillano di luce propria. Si può intendere che questo lavoro è di una fattura eccellente, ma sarebbe più giusto parlare di sensazioni che lascia, di magia che crea. Perchè Meneghello canta a memoria, di mondi ormai scomparsi, ma lo fa con la sua “alchimia linguistica”, composta dalle esperienze di una vita concreta e movimentata (la Resistenza, l'azionismo) e dal suo lavoro di ricerca linguistica nelle università inglesi, nello studio filologico di quel dialetto veneto, indispensabile per la sua prosa fatta di innesti precisi, di modi gergali, neologismi, acclamazioni estreme ma così utili per soppesare anche la psicologia di questa parte d'Italia, delle sue trasformazioni e delle tenaci resistenze ad accoglierle, del carattere molte volte stereotipato nell'immaginario di quegli anni con la giovane domestica emigrata a Milano o Roma, con il prete dall'accento marcato e il piacere per il suo vin santo, dalle chiese e dalle case, serbatoio di voti della grande “balena bianca” o meglio conosciuta come Democrazia cristiana...E qui Meneghello parte dalle fronde degli alberi, fino alle radici più profonde, e nel gioco efficace di ricordi e situazioni, ci si riporta bambini, e si vedono riaffiorare nella superficie della coscienza non solo ricordi, ma anche odori e momenti rimossi, magari proibiti e poco compresi, di un età in cui si sperimenta con il massimo della libertà e con un solo filo di paura che tenta in tutti i modi di tenerci fermi. “Libera nos a malo” è tutto questo e di più, perché di rara bellezza è anche la descrizione di quel mondo contadino ormai estintosi, tra il vicentino e il padovano, nel paese di Malo, negli anni che vanno dal'20 al 1930 circa, dove l'autore riesce a trasformare il personale in uno spazio infinito, parole lentamente accostate ai suoni, lavorate e scelte affinchè si accostino a quella sintassi spezzata e riaccolta, associata e modellata agli urli, ai versi, ai canti, come ai dolori dell'istrionico e burbero, ironico e malizioso mondo campagnolo. Tanto coinvolgente per quell'associazione libera del discorso, che come una biscia scivola tra erbe ed arbusti, fino a trovare le robuste radici, l'inconscio collettivo di un'intera comunità. E' quindi un narratore apparentemente di superfice, che scavando nella terra della propria memoria, sfogliando il vocabolario “veneto-italiano”, riesce a renderci anche ciò che ci appartiene da lontano, o che abbiamo ereditato tramite parole o leggende, più pittoresche che altro, quasi comiche se non per quella capacità di reazione, anche di fronte alla miseria più pura. E ci si accorge oggi come questo romanzo frantumato(ma dalla struttura solidissima) sia uno degli ultimi messaggi di salvataggio verso questo Veneto che va, o è andato, inesorabilmente verso l'annientamento d'ogni ricordo, di ogni identità naturale. Quella sua miscela d'antica drogheria, questo linguaggio infantile quanto fantasioso che va a ripescare il dimenticato, Meneghello lo utilizza per cercare ancora, fra la storia degli adulti, degli uomini ex bambini, diventati malgrado loro, maturi. Il dialetto quindi come luogo della memoria in un legame con la lingua e la ricerca più raffinata...ne esce un connubio di plurilinguìsmo, piani prelogici e antilogici, comicità e struggente malinconia. Ma soprattutto un' uscita verso la trasgressione di tutto ciò che è “granitico centralismo” rispetto alla lingua italiana d'accademia. Meneghello, che trascura tendenze e mode, rende la sua cultura attuale nel modo più capace e spontaneo, tanto da ritrovarsi tra i migliori esempi di narrativa sperimentale ma senza le dissonanze e gli stridii della scrittura informale. Ci si ritrovano sentimenti profondi in questo romanzo, ci si diverte anche, con una prosa che non ci lascia mai da soli...partendo da tutto ciò che abbiamo sentito da piccoli, “Libera nos a Malo” ci riaccende e ci umanizza ogni via, rendendogli la polvere necessaria, per continuare il rapporto con i nostri luoghi, con i nostri giochi dimenticati....un romanzo che lascia il segno anche se veneti non si è, proprio per questo narrare dal vasto raggio, che non ci permette di atterrare ma ci riporta ad ogni contatto con la terra, quella di origine, quella in cui camminiamo, quella che ci ha sporcato tutte le volte che abbiamo giocato.

    said on 

  • 5

    Un libro da leggere nelle scuola, se non altro in quelle venete!

    'Mezzogiorno col sole, quando l'estate è ancora illimitata, ai tavoli del caffè in Piazzetta con un bicchiere di vino bianco, io e mio ...continue

    Un libro da leggere nelle scuola, se non altro in quelle venete!

    'Mezzogiorno col sole, quando l'estate è ancora illimitata, ai tavoli del caffè in Piazzetta con un bicchiere di vino bianco, io e mio padre scambiando poche parole, attendendo gli amici, osservando la gente che conosciamo.
    Gioia somma e perfetta, astratta dal tempo, in mezzo al paese, come fuori della portata della morte. Rabbrividivo al sole'

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  • 2

    L'idea di documentare il dialetto di un'area circoscritta come Malo, mescolando il romanzo (o forse sarebbe meglio dire il memoriale) con la ricerca dialettologica, mi attirava molto. Meneghello però, ...continue

    L'idea di documentare il dialetto di un'area circoscritta come Malo, mescolando il romanzo (o forse sarebbe meglio dire il memoriale) con la ricerca dialettologica, mi attirava molto. Meneghello però, nel corso del racconto e delle approfondite notazioni sul dialetto si lascia andare spessissimo a una nostalgia totalmente acritica verso qualunque aspetto della vita paesana del pre-boom. Il che secondo me toglie mordente al racconto, che diventa parecchio noioso e si riduce a uno sterile elogio dei tempi antichi, di pianto funebre, abbastanza fine a se stesso.

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  • 4

    Il giorno che lo seppellirono fu portata in orto una poltrona dallo schienale alto, con le borchie in ottone, e le pie donne vi accompagnarono la zia Lena. L'orto nostro è aperto ai rintocchi del camp ...continue

    Il giorno che lo seppellirono fu portata in orto una poltrona dallo schienale alto, con le borchie in ottone, e le pie donne vi accompagnarono la zia Lena. L'orto nostro è aperto ai rintocchi del campanile,c'è un gran pino in fondo, era d'agosto. La zia Lena in nero s'era abbandonata nell'assurda poltrona tra le aiuole delle dalie e degli ortaggi; le pie donne biascicavano.
    Era quel momento che le cerimonie della morte sono fatte per isolare con purezza, quel momento irrazionale dello strazio, in cui esso non dà più senso e pare un sogno d'estate commentato dalle galline e dai coleotteri, in un fiotto di spazio tra qui e le colline, traslucido, infestato dal gong della campana

    said on 

  • 5

    Qui c'è da cominciare dicendo che si tratta di un capolavoro della nostra letteratura del secondo Novecento.

    Intrigante a cominciare dal titolo: un gioco di parole col finale del pater noster e con M ...continue

    Qui c'è da cominciare dicendo che si tratta di un capolavoro della nostra letteratura del secondo Novecento.

    Intrigante a cominciare dal titolo: un gioco di parole col finale del pater noster e con Malo, la piccola realtà paesana in provincia di Vicenza, che Meneghello racconta da italiano espatriato in Inghilterra. Una cosa che nel testo non viene mai esplicitata, ma che si intuisce facendo due più due tra la biografia dell'autore e i termini inglesi disseminati qua e là assieme a quelli di derivazione veneta, che sono ancora di più.

    Un racconto di una provincia italiana in cui si respira l'aria precedente e successiva alla seconda guerra mondiale, vista con gli occhi di chi c'era e di chi ha vissuto l'avanzare della modernità. Un concentrato di aneddoti, ricordi d'infanzia, prime esperienze sessuali, personaggi che sono quasi sempre macchiette ma funzionali a un racconto che è sia individuale sia collettivo.

    Una prosa precisa, curata, alle volte estremamente asciutta e davvero poco "invecchiata".

    Da leggere a tutti i costi.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Meneghello gioca già col titolo, ‘Libera nos a Malo’, parafrasando il Pater noster, mentre si accinge a raccontare con arguzia e semplicità l’epopea contadina della sua terra d’origine, molto veneta, ...continue

    Meneghello gioca già col titolo, ‘Libera nos a Malo’, parafrasando il Pater noster, mentre si accinge a raccontare con arguzia e semplicità l’epopea contadina della sua terra d’origine, molto veneta, molto agreste, molto amata anche se considerata troppo riduttiva per le proprie ambizioni. Questo romanzo è dunque una gustosissima, parziale autobiografica di un grande intellettuale, nella quale però la parte del leone la fa la terra anzichè l’uomo.

    said on 

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