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Liberazione

By Sándor Márai

(381)

| Paperback | 9788845922831

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Book Description

"A quanto pare, sono libera": sono queste le prime parole che Erzsébet pronuncia mentre, appena uscita dallo scantinato in cui ha trascorso diciotto lunghissimi giorni insieme ad altre decine di persone ammassate le une sulle altre, si avvia verso la Continue

"A quanto pare, sono libera": sono queste le prime parole che Erzsébet pronuncia mentre, appena uscita dallo scantinato in cui ha trascorso diciotto lunghissimi giorni insieme ad altre decine di persone ammassate le une sulle altre, si avvia verso la portineria dove suo padre, un illustre astronomo, è stato murato in un'intercapedine perché fosse sottratto all'arresto da parte degli squadroni fascisti delle Croci Frecciate. Sì, dopo quei giorni e quelle notti che sembravano non dovere mai aver fine, in un'atmosfera sempre più pesante, più inquieta, più torbida, fra tradimenti e paura, confessioni irrefrenabili e violenza appena soffocata, sembra che davvero la tanto attesa liberazione sia giunta. Fatti pochi passi fra le macerie, Erzsébet scorge in mezzo alla neve il cadavere ancora caldo del giovane soldato siberiano che poco prima è penetrato nello scantinato. Lei ha cercato di dargli il benvenuto, con gesti e con sorrisi, e alla fine gli ha offerto la sola cosa che aveva: un bicchierino di acquavite. Lui, dopo aver bevuto, l'ha violentata; prima di andarsene, le ha lasciato un pacchetto di caramelle già iniziato. Erzsébet non gli ha portato rancore - anzi, quasi le è dispiaciuto che quell'eroe stanco abbia avuto fra le braccia una creatura così poco desiderabile, una donna stremata, scheletrica, sporca...

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  • 1 person finds this helpful

    "Esiste un solo genere di liberazione" dice con un orgoglio freddo, inappellabile.
    "Qual'è?" chiede lei: lo chiede sottovoce, timidamente, come se dalla sua bocca non uscissero parole, ma un soffio.
    "Chi è abbastanza forte da riconoscere la realtà de ...(continue)

    "Esiste un solo genere di liberazione" dice con un orgoglio freddo, inappellabile.
    "Qual'è?" chiede lei: lo chiede sottovoce, timidamente, come se dalla sua bocca non uscissero parole, ma un soffio.
    "Chi è abbastanza forte da riconoscere la realtà della propria natura" dice l'uomo "chi è così forte è vicino alla liberazione. L'accetta senza sentirsi offeso perché quella è la realtà. E, per quanto gli è possibile, vive senza falsi desideri. E' tutto quello che possiamo fare" dice, e solleva la mano bianca, come per respingere definitivamente qualcuno o qualcosa.

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    Valentina Zanaboni said on Apr 2, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Forse i capolavori sono un'altra cosa, ma questo libro vale comunque tutto il tempo impiegato a leggerlo.

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    Dottor Zo said on Jan 22, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Budapest dicembre 1944,
    la città si trova da quasi un mese sotto assedio dei russi che sono arrivati a combattere porta per porta dopo giorni di bombardamento aereo; gli occupanti nazifascisti stanno abbandonando la città ma nel loro odio antisemita ...(continue)

    Budapest dicembre 1944,
    la città si trova da quasi un mese sotto assedio dei russi che sono arrivati a combattere porta per porta dopo giorni di bombardamento aereo; gli occupanti nazifascisti stanno abbandonando la città ma nel loro odio antisemita sono sempre alla ricerca di ebrei da mandare ai forni.
    La popolazione è ormai allo stremo, c’è chi ha scelto di andare con le croci frecciate e chi rimane credendo che l’occupazione russa sia il male minore, ma bisogna nascondersi nelle cantine e negli scantinati perché cadono bombe dappertutto e si comincia a sparare strada per strada.
    Erzsèbet è la figlia di un noto uomo di scienza ungherese ricercato dai nazisti non per le sue origini(non è ebreo) quanto per la sua statura morale che gli ha impedito di ossequiare il potere; la ragazza decide così di farlo murare temporaneamente in una cantina assieme ad altri tre sventurati liberandolo poi con l’arrivo dei bolscevichi.
    Erzsèbet invece insieme ad altre decine di persone si rintana nello scantinato del suo palazzo dove tutti convergono con le proprie angosce e i pochi viveri che possiedono; si cucina insieme, ci si divide senza pudore quei pochi spazi a cui viene sacrificata l’intimità di tutti i giorni, si scruta continuamente negli occhi altrui segnali di ottimismo e di coraggio.
    A questo punto la narrazione prende una piega, l’assedio e le sue sensazioni più fisiche che emotive lasciano il campo all’introspezione della protagonista e al suo incontro nella cantina con un uomo infermo che giace su di una barella a mò di giaciglio.
    Ci si comincia a domandare che cos’è la liberazione non quella del corpo ovviamente ma quella dell’anima; Erzsèbet è una donna giovane crede nell’amore, nella fede, alla sofferenza come riscatto,liberazione, crede che l’uomo attraverso queste poche(poche tra virgolette)cose possa liberarsi e liberare il mondo dalle sue nefandezze.
    L’uomo invece è un insegnante di matematica ha già visto molte cose nella sua vita che l’hanno disilluso, è un essere pragmatico, non cinico, considera l’amore e i sentimenti affini come transitori, effimeri, ritiene che l’unica liberazione dell’animo umano possa essere data dal riconoscimento dei propri limiti, della propria brutale natura, le guerre passano, si traformano, si rintanano ma alla fine di tutto l’uomo rimane.
    Si discute anche dell’obbligo morale nonostante tutto di prendere posizione nei confronti del male, nel rifiuto della violenza in quanto tale e non solo quando ci tocca da vicino; ma sono considerazioni secondarie i bolscevichi sono arrivati, Erzsèbet si trova faccia a faccia con uno di loro…
    La guerra a Pest sembra finita, la ragazza si trova a camminare in strada in mezzo alle rovine, urta il corpo di un soldato russo riverso a terra, lo stesso che ha incontrato cinque minuti prima, la sua mente è sconvolta la sua anima è prigioniera

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    Luca Bons said on Jan 5, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Bello!!!

    Marai è sempre una conferma, ho da poco letto Truciolo, un romanzo breve, e ho proseguito con questo che è altrettanto breve, forse troppo.Sarà che mi aspettavo una risposta che non è arrivata, ma non posso togliere una stella alla valutazione solo p ...(continue)

    Marai è sempre una conferma, ho da poco letto Truciolo, un romanzo breve, e ho proseguito con questo che è altrettanto breve, forse troppo.Sarà che mi aspettavo una risposta che non è arrivata, ma non posso togliere una stella alla valutazione solo per questo,l'autore mi piace troppo.

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    greeneyes said on May 17, 2012 | 2 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Io quando sarò libera? pensa Erzsébet

    "Liberazione" e'un romanzo crudo , durissimo , un libro in cui albergano solo desolazione e speranze disilluse.
    La narrazione si dispiega fra le macerie della citta' di Budapest , assediata dai russi dal '44 e descrive la vita di Erzsébet , rifugiata ...(continue)

    "Liberazione" e'un romanzo crudo , durissimo , un libro in cui albergano solo desolazione e speranze disilluse.
    La narrazione si dispiega fra le macerie della citta' di Budapest , assediata dai russi dal '44 e descrive la vita di Erzsébet , rifugiatasi insieme ad altri in uno scantinato in attesa della liberazione.
    Marai descrive una pagina poco conosciuta della tragedia umana costituita dalla II guerra mondiale e conduce la narrazione con lucida , partecipe maestria.
    Straordinaria e’ la capacita’ di trasfondere nella precisa collocazione storico/temporale della narrazione, gli universali temi della guerra ; cosi’ che evocando il vuoto e l’ orrore che accompagna ogni giorno della vita dei rifugiati in quella Budapest del ’45 , troviamo tutti i rifugiati di ogni tempo e paese.
    Il nemico ha mille volti e mille nazionalita’ , e’ tedesco , rumeno ..e’ anche ungherese ..in fondo il nemico e’ in tutti , assediati e assedianti.
    E forse non ci sara’ alcuna liberazione per Erzsébet ne’ per l’Ungheria…o almeno non la liberazione attesa ..il tempo e la storia risponderanno ad entrambi.

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    maxxam66 said on Dec 28, 2011 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Budapest dicembre 1944 : 24 giorni di assedio della città.
    Da una parte i tedeschi che si ritirano e dall'altra i bolscevichi che avanzano.
    Si attende con ansia la liberazione che non può più tardare, la si avverte dal rumore della battaglia che ...(continue)

    Budapest dicembre 1944 : 24 giorni di assedio della città.
    Da una parte i tedeschi che si ritirano e dall'altra i bolscevichi che avanzano.
    Si attende con ansia la liberazione che non può più tardare, la si avverte dal rumore della battaglia che si avvicina....
    la liberazione tanto agognata....
    la liberazione dall'invasore, dall'oppressore, dalla paura...
    Ed eccolo il bolscevico liberatore, ma la sua apparizione non porta sollievo, non vanifica il terrore, non accende la speranza.
    Chi sono questi bolscevichi? uomini che hanno letto tolstoj, dostoevskij..... dunque non così diversi, non così alieni!
    ma la realtà non ci appare mai così semplice!

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    il segreto del bosco vecchio said on May 11, 2011 | Add your feedback

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