Libra

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili. Scrittori)

4.1
(425)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 423 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Svedese

Isbn-10: 8806176781 | Isbn-13: 9788806176785 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Massimo Bocchiola

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Politica

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Descrizione del libro
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  • 3

    La parola ai giurati

    Avete presente quel bellissimo film, dove ci sono 12 giurati tenuti a decidere se condannare o assolvere un imputato?
    Alla domanda fatidica: "quanti votano colpevole?", 11 di loro alzano prontamente l ...continua

    Avete presente quel bellissimo film, dove ci sono 12 giurati tenuti a decidere se condannare o assolvere un imputato?
    Alla domanda fatidica: "quanti votano colpevole?", 11 di loro alzano prontamente la loro mano.
    "Quanti ritengono che sia innocente?" - solo uno, timidamente e lentamente, solleva il braccio.
    Mi sono sempre piaciuti quelli controcorrente, quelli che non hanno paura di sostenere le proprie idee andando anche contro ciò che crede la maggioranza. Di logica, seguendo questa convinzione, dovrebbe piacermi anche Lee Harvey Oswald.
    No, non mi piace. Però mi sento molto vicino a quell'unico giurato che, piano piano, alza la sua manina.
    Ragionevole dubbio, lo chiamano; e io ho sempre avuto il ragionevole dubbio che dietro all'assassinio di Kennedy ci sia molto di più della facciata che vogliono farci vedere.
    Lasciando perdere i complotti vari (anticastristi, castristi, mafia, Cia, Fbi), quello che più fa riflettere è come tanti tasselli diversi, appartenenti a fatti e persone apparentemente senza nulla in comune, si incastrino perfettamente tra loro.
    Jacqueline Kennedy di secondo nome fa Lee. Come il primo nome di Oswald.
    Oswald va in Russia, torna negli Usa, vuole andarsene di nuovo verso Cuba, è un uomo perennemente in pena, con un'inquietudine che non si può risolvere se non con una fine disastrosa.
    DeLillo è di una bravura impressionante nel mettere tutto nero su bianco, nel fare un resoconto lucido (forse un pochino freddo, ma apprezzo che non abbia voluto interferire con ciò che sono i fatti storici nudi e crudi), nel dimostrare come siano valide le tesi dell'unico attentatore, tanto quanto quelle dei complotti, quanto pure quella dell'innocenza assoluta.
    Ciò che risalta più di tutto, in Libra, è come non esistano le coincidenze.
    La storia, con la maiuscola o meno, è fatta di tante piccole scelte che portano inevitabilmente ad un punto focale in cui tutto converge.
    Se Lee H. Oswald non avesse avuto la famiglia che ha avuto, se non si fosse arruolato nei Marines, se non avesse disertato per andare in Russia, se non fosse tornato negli Usa, se non avesse avuto esperienza di radar e aerei, se non avesse lavorato nel Book Depository...
    Se non fosse stato a Dallas, ma a Miami.
    Se non ci fosse stato un corteo di auto.
    Se Kennedy non avesse pestato i piedi a troppe persone.
    Se Kennedy avesse azzardato di più con la Baia dei Porci.
    Se Jack Ruby non avesse fatto fuori Oswald...
    Se, se, se, se. Troppi se.
    Forsi, eliminando tutti questi se, ci si rende conto che così doveva essere. Che Lee H. Oswald sia colpevole o meno, quello era il suo destino.

    Mera riflessione in fase di lettura
    La figlia di uno dei personaggi canticchia questa canzoncina per bambini:
    "Fagioli, fagioli, l'ortaggio musichetta,
    più che ne mangi e più ne fai trombetta".
    Ecco, in sostanza, tutto ciò che riguarda l'omicidio Kennedy si riduce a questo: tutti fanno trombette ma dicono di non essere stati loro a farle.

    ha scritto il 

  • 4

    DeLillo sceglie di raccontare l'omicidio di Kennedy dedicando pochissima attenzione allo stesso Kennedy, e focalizzandosi completamente sui suoi assassini.
    E' una scelta vincente, così come lo è quell ...continua

    DeLillo sceglie di raccontare l'omicidio di Kennedy dedicando pochissima attenzione allo stesso Kennedy, e focalizzandosi completamente sui suoi assassini.
    E' una scelta vincente, così come lo è quella di seguire due linee narrative che si alternano ogni capitolo: la vita di Oswald e la storia del complotto.
    La biografia di Oswald è perfetta: lui è caratterizzato benissimo, a 360 gradi, in maniera credibile e molto interessante. Ricco di contraddizioni, è un personaggio affascinante.
    Il racconto del complotto è meno riuscito, con qualche personaggio di troppo e alcuni passaggi a vuoto. Comunque interessante, soprattutto nella concezione di base.
    "Libra" è un bel romanzo, una riflessione sulla Storia, il destino, la morte, e cose così.

    E il mio commento si fermerebbe qui, se non fosse che c'è da sottolineare che tutta la parte finale, dall'omicidio di Kennedy in poi, è grande Letteratura: DeLillo prende di forza il lettore e lo porta a Dallas, il suo racconto dell'attentato è più efficace e potente del video e delle foto. E anche tutte le vicende successive sono narrate con uno stato di grazia letterario che raggiunge l'apice nello splendido capitolo finale, il funerale di Oswald.

    ha scritto il 

  • 5

    Hidell

    Una finestra aperta principalmente sugli ultimi anni di vita di Lee Harvey Oswald, quelli che lo hanno portato fino al sesto piano del “Texas Book School Depository” con un fucile in mano a sparare a ...continua

    Una finestra aperta principalmente sugli ultimi anni di vita di Lee Harvey Oswald, quelli che lo hanno portato fino al sesto piano del “Texas Book School Depository” con un fucile in mano a sparare a JFK.
    Quasi una biografia romanzata davanti alla quale passano le ombre della macchinazione, di personaggi che in qualche modo si mossero attorno a lui. Ombre distorte, incomplete, che coprono la visuale per alcuni istanti e quando sono passate sei già su un altro momento della vita di Oswald, come in un “jump cut” cinematografico.
    È così che il libro lascia una sensazione di confusione nell’intreccio complottistico che portò ai fatti del 22/11/’63 assieme all’impressione nettissima di una dolorosa fatalità pilotata.
    Per DeLillo Oswald non è senz’altro un innocente eppure è impossibile non scivolare emotivamente pagina dopo pagina nel destino segnato di un uomo caduto letteralmente nel baratro della Storia. Il libro prende vita lentamente con una prima parte a tratti nebuolosa che evolve in un corpo centrale poderoso ed in una conclusione di una efficacia sconvolgente. La scrittura di DeLillo è emozionante e viaggia quasi sempre su livelli strepitosi fino all’apice totale dell’omicidio Kennedy visto e rivisto da svariate angolazioni in un gioco di confusione assolutamente magistrale. Senza dubbio una delle cose più belle che mi sia capitato di leggere recentemente. Come se non bastasse il libro é pieno zeppo di riflessioni profonde, frasi da annotarsi e rimasticare, considerazioni nelle quali specchiarsi.

    ha scritto il 

  • 5

    strano che molte recensioni lette qui l'abbiano trovato un libro "pesante": probabilmente è uno dei delillo più scorrevoli che abbia mai letto ("cosmopolis" mi fece faticare il triplo, ed era meno del ...continua

    strano che molte recensioni lette qui l'abbiano trovato un libro "pesante": probabilmente è uno dei delillo più scorrevoli che abbia mai letto ("cosmopolis" mi fece faticare il triplo, ed era meno della metà), con pagine di una forza pazzesca.
    un viaggio nella vita di lee harvey oswald, e i giorni furiosi di un gruppo di reduci della baia dei porci disposti a tutto per vendicarsi del mancato appoggio nella loro lotta contro castro: non so quanto delillo davvero creda nella teoria del complotto (che poi è un continuo mostrare verità, mezze verità, menzogne travestite da verità e verità travestite da menzogne: nulla è mai quello che sembra, tanto che alcuni sembrano pure credere alle loro stesse bugie) , qui in realtà c'è una discesa nella follia.
    nessuno dei protagonisti sembra esserne privo: quella solitaria e paranoide di oswald, quelle tristi di sua madre e di jack ruby, quelle rancorose e violente dei complottari, forse solo marina -la moglie russa di oswald- e l'archivista branch sembrano esserne esenti.
    un grande delillo, davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    Solo un grande scrittore come DeLillo poteva restituire un profilo così umano di Lee Oswald. Perché per me il punto centrale del libro non è tanto il racconto romanzato, in chiave complottistica, degl ...continua

    Solo un grande scrittore come DeLillo poteva restituire un profilo così umano di Lee Oswald. Perché per me il punto centrale del libro non è tanto il racconto romanzato, in chiave complottistica, degli eventi che hanno portato all'uccisione di JFK, ma restituire dignità umana all'assassino, o presunto tale. Anche Oswald è un prodotto al cento per cento americano, di una società niente affatto perfetta, un ragazzo che subisce da bambino l'essere figlio di un solo genitore, di una madre privata della giusta riconoscenza economica da parte di un ex marito avvocato troppo ricco, per poter perdere contro di lei in tribunale; Oswald è una persona sola, che si rifugia in qualcosa in cui crede fortemente, che non a caso va nella direzione esattamente opposta a tutto ciò che rappresenta il capitalismo Usa, un sistema che non è in grado di proteggerlo. L'assassino è costruito in casa da una nazione che passa da un estremismo all'altro, da Oswald alla totale disperazione di Jack Ruby per l'assassinio di un idolo americano. Ovviamente DeLillo non si schiera certo dalla parte di Oswald, ma allo stesso tempo manca un'aperta condanna, probabilmente perché nella ricostruzione di DeLillo il ragazzo risulta davvero vittima di un qualcosa più grande di lui, usato e scaricato. Credo sia necessario ricordarsi che questo è un romanzo e non una ricostruzione storica di un evento ancora oggi pieno di dubbi e incongruenze, e come romanzo bisogna accettarlo e considerarlo. La storia forse ha un unico limite: richiede pazienza, tra decine di nomi che si ripetono, tra Cuba e la Russia e il Texas e la Louisiana. Però credo che ne valga la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Le ombre dell'omicidio Kennedy.

    Avete mai pensato che la storia che avete studiato a scuola potrebbe non essere del tutto veritiera? E che magari potrebbero esserci dei risvolti poco puliti sotto certi episodi storici? Credo proprio ...continua

    Avete mai pensato che la storia che avete studiato a scuola potrebbe non essere del tutto veritiera? E che magari potrebbero esserci dei risvolti poco puliti sotto certi episodi storici? Credo proprio di si, chi d'altra parte non ha mai pensato che alcuni eventi siano stati macchinati per scopi o interessi personali. Ed è questo quello che fa De Lillo in "Libra", racconta l'omicidio di John Fitzgerald Kennedy, ma non in chiave storica (sarebbe troppo semplice per lui) bensì in chiave complottistica. D'altra parte, come saprete tutti sull'omicidio Kennedy, da sempre, incombono poche luci e molte ombre e forse alcune cose che De Lillo scrive in questo romanzo non sono neanche così campate in aria (esistono infatti diversi dossier storici su queste "voci"). Quello che vuole dirci De Lillo è che dietro l'omicidio di JFK non c'è la mano di un singolo uomo, Lee H Oswald, ma una cospirazione da parte della CIA che vuole uccidere il presidente per vendicare la sconfitta della Baia dei Porci e per avere un pretesto per attaccare di nuovo Cuba. Non vi sto raccontando il libro, tranquilli, tutto ciò rientra sempre nei dossier storici sulla morta del presidente, il romanzo in realtà non è incentrato sui fatti storici di per sè, anche se ne parla minuziosamente, ma sui personaggi, alcuni dei quali non si incontrano mai tra loro se non nella scena finale. Il primo su tutti, il protagonista, Lee Oswald. De Lillo parte da lontano dall'infanzia, dalla povertà, dalle botte prese dai compagni di scuola, dall'emarginazione. E poi va su fino al giorno dello sparo. Ripercorre l'arruolamento nei Marines, le missioni in Giappone, la fuga in Russia (dove essendo da sempre un simpatizzante comunista vuole richiedere la cittadinanza, in realtà troverà solo la moglie Marina che poi si porterà in America), ed infine la vita a Dallas. Lo scrittore americano racconta nei minimi particolari i pensieri di un uomo non sempre stabile mentalmente, spinto da forti ideali che però non sono supportati dalle azioni e dalla comprensione di chi lo circonda. Oswald viene descritto come un solitario, un reietto della società che crede nel caso e nel destino (è molto presente il fattore esoterico e la numerologia è una cosa che affascina il Lee Oswald del romanzo, secondo il quale i numeri ci dicono sempre qualcosa, non esistono coincidenze), una persona molto facile da manovrare in sostanza, e così sarà. Chi lo manovra? L'Agenzia, la CIA. Nei capitoli che intramezzano la vita di Oswald sono moltissimi infatti i personaggi che entrano nel romanzo, alcuni reali (come Jack Ruby, futuro assassino di Oswald) altri inventati, il loro scopo è quello di macchinare l'omicidio del presidente o servendosi di persone facilmente soggiogabili o, viceversa, facendosi loro stessi soggiogare. È il sistema, come lo chiamano loro. Siamo tutti gli zero del sistema, e se vogliamo far parte della storia, se vogliamo far si che il nostro nome sia ricordato per sempre nei libri di storia dobbiamo compiere un atto che entri nella storia. Come uccidere il presidente degli Stati Uniti d'America. Un romanzo veramente splendido, che nella mia classifica di gradimento supera "Rumore bianco" e si piazza un gradino sotto "Underworld", non era infatti facile ripercorrere una storia che ormai si conosce a memoria riempiendola di punti oscuri che intrigano il lettore e che, nonostante tutti sai già come andrà a finire, ti lascia incollato lì fino alla fine. Sullo stile di De Lillo non dico nulla perché secondo me è uno dei migliori scrittori della seconda metà del 900. Splendido.

    ha scritto il 

  • 3

    Ci ho messo un'eternità a finirlo, interessante ma pesantissimo. Va bene raccontare il personaggio al fine di tracciarne un profilo approfondito, ma così è troppo. Underworld è stato uno zuccherino ri ...continua

    Ci ho messo un'eternità a finirlo, interessante ma pesantissimo. Va bene raccontare il personaggio al fine di tracciarne un profilo approfondito, ma così è troppo. Underworld è stato uno zuccherino rispetto a Libra, il che dice tutto. Di positivo c'è che fa venir voglia di saperne di più, ma per quello mi era già bastato un certo episodio di Mad Men.

    ha scritto il 

  • 4

    Il postmoderno negli Stati Uniti

    Al di là dell’interesse o meno che il lettore può nutrire per il delitto Kennedy, argomento del romanzo, ‘Libra’ è scritto magnificamente. Non troppo pretenzioso, come ad esempio risulta essere ‘Under ...continua

    Al di là dell’interesse o meno che il lettore può nutrire per il delitto Kennedy, argomento del romanzo, ‘Libra’ è scritto magnificamente. Non troppo pretenzioso, come ad esempio risulta essere ‘Underworld’ che in vari passi si stenta perfino a comprendere, ‘Libra’ è una scorrevole, lucida e avvincente ricostruzione – interpretazione dell’assassinio di John Kennedy e dell’Amercia di quegli anni, a partire dalla biografia del presunto omicida, Lee Oswald, segno zodiacale bilancia (appunto “Libra”, in latino, termine spesso usato anche in inglese). In definitiva, Libra è una specie di romanzo storico, dedicato a un argomento quasi contemporaneo (l’uccisione del presidente Kennedy). Dal testo emerge l’assurdità di un mondo democratico, ma controllato da un oscuro potere. Diversamente dal romanzo tradizionale, basato sull’intrigo, i colpevoli non sono smascherati, ma predomina un senso di disorientamento che sembra fatalmente implicito nella realtà.

    ha scritto il 

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