Libra

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili. Scrittori)

4.1
(450)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 423 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Svedese

Isbn-10: 8806176781 | Isbn-13: 9788806176785 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Massimo Bocchiola

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 4

    L'epica grandiosa della pochezza

    Affascinato e turbato da quel 22 novembre 1963 (come S. King e altri, in narrativa, oltre a innumerevoli saggisti) DonDeLillo mette al servizio di questo evento, romanzato con un patto di plausibilità ...continua

    Affascinato e turbato da quel 22 novembre 1963 (come S. King e altri, in narrativa, oltre a innumerevoli saggisti) DonDeLillo mette al servizio di questo evento, romanzato con un patto di plausibilità assai forte stretto con il lettore, il suo genio mimetico di grandissimo scrittore e ne fa un romanzo, che è romanzesco, memorialistico, immaginifico e realistico, senza contraddizione o confusione tra i generi attinti.
    In definitiva è il romanzo di Lee Oswald, ma è forse soprattutto il romanzo delle sue donne, mamma e moglie.
    E' la storia dei complotti, grotteschi, pazzi, maniacali che congiurano senza congiurare, uccidono senza uccidere, causano senza causare.
    E' quindi il romanzo della fatalità e della necessità: una riflessione sulle sequenze che decidono inconsapevolmente.
    E' una confutazione (o una conferma) del libero arbitrio umano.
    Un romanzo direi anche epico a suo modo. L'epica della pochezza, del quasi nulla da cui tutto può scaturire.

    ha scritto il 

  • 4

    "Un giorno qualche dritto avrebbe inventato una religione basata sulla coincidenza"

    Recentemente vedo Jackie di Pablo Larrain. Ci trascino mia figlia, scelta inopportuna. Lascio a casa la Madre, scelta parimenti inopportuna. La figlia mi infama perché si è rotta i maroni a più infini ...continua

    Recentemente vedo Jackie di Pablo Larrain. Ci trascino mia figlia, scelta inopportuna. Lascio a casa la Madre, scelta parimenti inopportuna. La figlia mi infama perché si è rotta i maroni a più infinito, la Madre mi rompe i maroni perché dovevo portarci Lei. Insomma, come faccio sbaglio.

    Comunque. Il film è molto diverso dalle aspettative che nutrivo su esso: pensavo che ci fosse più Storia. Mentre risulta essere tutt'altro che polpettone, molto intimista. Tutto centrato su Jackie, personaggio quanto mai ambiguo. Conoscevo poco del delitto Kennedy e da questa visione non sono stata aiutata. Ma a me, che son fatta strana, non solo non ha annoiato, ma addirittura ha messo tanta curiosità.

    Finita la visione, torno a casa e googolo. Intrippata.

    Terminato Il ponte di pietra di Perutz, ho idee confuse su quella che potrebbe essere la mia prossima lettura. Casualmente, sfogliando una lista di libri imprescindibili, con titoli curiosi, noto Libra. Delitto Kennedy. De Lillo. Ce la farò? So cosa vuol dire affrontare De Lillo, so che quell'uomo sembra sia pagato per non rendere la vita facile al lettore. Però l'argomento mi intriga. Ho adorato Underworld. Mi lancio.

    De Lillo, nelle sembianze del curatore Branch che deve ricostruire i fatti per l'Effebi, si chiude nella sua stanzetta per 3 anni. E col romanzo, prova a fare una ricostruzione di ciò che accadde. Raccontando la storia non dei Kennedy ma di Oswald, uomo incolpato della morte di JFK e di chi (secondo De Lillo) poteva esservi implicato. È un libro non semplice (ci mancherebbe), le prime cento pagine si sviluppano senza presentazioni. Personaggi sempre nuovi che compaiono e che dire scarsamente introdotti, sarebbe non solo improprio ma un facile eufemismo. E li si va di Google. Non c'è verso. O bisogna conoscere l'argomento.

    Ma. Ad un certo punto, la storia prende. Eccome se prende. E l'ordito immaginato da De Lillo appare al lettore una possibilità non solo ammissibile ma proprio verosimile. I fatti, le persone, che si stringono intorno ad un uomo, che appare essere, suo malgrado, la persona giusta per interpretare una parte. E tutto si mette sulla sua strada affinché il ventiduenovembremillenovecentosessantatre lui imbracci un fucile e spari tre colpi. Le trame hanno la curiosa tendenza di convergere sempre verso la morte [liberamente tratto da delilliano pensiero]

    "La prova che Lee Oswald corrisponde alla sagoma di cartone che hanno ritagliato fin qui. Tu sei un capriccio della storia. Sei una coincidenza. Loro architettano un piano e tu ci rientri alla perfezione. A un certo punto ti perdono, e rieccoti qui. C’è un disegno negli avvenimenti."

    Coincidenze. Parola che ricorre in Libra per ben 21 volte.

    "Branch è diventato sospettoso nei confronti di queste coincidenze da quattro soldi. Comincia a credere che qualcuno tenti di deviarlo verso la superstizione. Lui vuole che una cosa sia quello che è. Non può, un uomo, morire senza scatenare la solita, rituale, ricerca di collegamenti e disegni?"

    Oswald. Un uomo. Una nota stonata. Jack Ruby, uccisore di Oswald, altro uomo, altra nota stonata.

    "Una stonatura nell’aria."

    Intro [https://youtu.be/PjS5h1iRruQ] Primo pezzo della colonna sonora di Jackie: tema su nota stonata.[Tra l'altro colonna sonora, per me, bellissima]

    Le sinfonie si costruiscono anche su note stonate. E Oswald e Ruby, se l'idea del complotto è sostenibile, hanno suonato nella stessa orchestra.

    Coincidenze. Che portano a scoprire che esiste pure un De Lillo ironico.

    "La coincidenza è una scienza in attesa di venire scoperta".

    Molto interessante la rappresentazione dello stesso fatto da due punti di vista non solo diversi, ma diametralmente opposti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    How it all came down (o di come costruire un resistibile e verosimile complotto)

    DeLillo imbastisce un magma postmoderno, un coacervo di flussi di eventi, di tensioni esistenziali e di correnti sotterranee incontrollate per tentare la rappresentazione dell'evento forse più simboli ...continua

    DeLillo imbastisce un magma postmoderno, un coacervo di flussi di eventi, di tensioni esistenziali e di correnti sotterranee incontrollate per tentare la rappresentazione dell'evento forse più simbolico della storia USA. E la scelta, per me, è felice - anche se non sempre è facile affrontare le sue pagine, frammentate e accavallate in diversi soggetti narrativi, in salti temporali, in sfasature di senso o di descrizione.
    Per quanto ridotte in quantità, i passaggi dedicati a Branch, l'investigatore nostro contemporaneo sono fondamentali per comprendere il senso profondo del libro: lo smarrimento e la sostanziale insensatezza di noi stessi lettori nel cercare un bandolo in questa immensa matassa storica, a meno di non precipitare nel pozzo profondo di tutta la contemporaneità: la paranoia, ultimo rimedio per trovare un senso a ciò che senso non ha. Paranoia che diviene la cifra endemica e soffocante di tutti i personaggi, fino a coinvolgere i bambini (nella figura di Suzanne Everett, la figlia di Win).
    E lo stesso stile di scrittura, per certi versi ostico e spigoloso, è il mezzo concreto con cui DeLillo raggiunge il suo scopo: esempio principale il flusso verbale sgangherato della madre di Oswald contribuisce a fare esplodere il materiale letterario in ondate di parole di cui, più che il senso, conta l'atmosfera di scompenso, disagio.

    In fondo questo libro non racconta altro che il postmoderno svolgersi di un resistibile e verosimile (ma falso?) complotto: una costruzione cominciata dal tetto e che termina alla fondamenta (cioè l'assassinio di JFK)…tutto finirà fuori controllo, la struttura del complotto uscirà dalle mani di chi l'ha immaginata per assumere vita propria e arrivare al proprio compimento. Una metafora delle strutture umane che si ribellano ai costruttori in un confuso e fumoso caos che lascia solo sangue, sgomento e un'affannosa e impossibile ricerca di senso.

    ha scritto il 

  • 3

    La parola ai giurati

    Avete presente quel bellissimo film, dove ci sono 12 giurati tenuti a decidere se condannare o assolvere un imputato?
    Alla domanda fatidica: "quanti votano colpevole?", 11 di loro alzano prontamente l ...continua

    Avete presente quel bellissimo film, dove ci sono 12 giurati tenuti a decidere se condannare o assolvere un imputato?
    Alla domanda fatidica: "quanti votano colpevole?", 11 di loro alzano prontamente la loro mano.
    "Quanti ritengono che sia innocente?" - solo uno, timidamente e lentamente, solleva il braccio.
    Mi sono sempre piaciuti quelli controcorrente, quelli che non hanno paura di sostenere le proprie idee andando anche contro ciò che crede la maggioranza. Di logica, seguendo questa convinzione, dovrebbe piacermi anche Lee Harvey Oswald.
    No, non mi piace. Però mi sento molto vicino a quell'unico giurato che, piano piano, alza la sua manina.
    Ragionevole dubbio, lo chiamano; e io ho sempre avuto il ragionevole dubbio che dietro all'assassinio di Kennedy ci sia molto di più della facciata che vogliono farci vedere.
    Lasciando perdere i complotti vari (anticastristi, castristi, mafia, Cia, Fbi), quello che più fa riflettere è come tanti tasselli diversi, appartenenti a fatti e persone apparentemente senza nulla in comune, si incastrino perfettamente tra loro.
    Jacqueline Kennedy di secondo nome fa Lee. Come il primo nome di Oswald.
    Oswald va in Russia, torna negli Usa, vuole andarsene di nuovo verso Cuba, è un uomo perennemente in pena, con un'inquietudine che non si può risolvere se non con una fine disastrosa.
    DeLillo è di una bravura impressionante nel mettere tutto nero su bianco, nel fare un resoconto lucido (forse un pochino freddo, ma apprezzo che non abbia voluto interferire con ciò che sono i fatti storici nudi e crudi), nel dimostrare come siano valide le tesi dell'unico attentatore, tanto quanto quelle dei complotti, quanto pure quella dell'innocenza assoluta.
    Ciò che risalta più di tutto, in Libra, è come non esistano le coincidenze.
    La storia, con la maiuscola o meno, è fatta di tante piccole scelte che portano inevitabilmente ad un punto focale in cui tutto converge.
    Se Lee H. Oswald non avesse avuto la famiglia che ha avuto, se non si fosse arruolato nei Marines, se non avesse disertato per andare in Russia, se non fosse tornato negli Usa, se non avesse avuto esperienza di radar e aerei, se non avesse lavorato nel Book Depository...
    Se non fosse stato a Dallas, ma a Miami.
    Se non ci fosse stato un corteo di auto.
    Se Kennedy non avesse pestato i piedi a troppe persone.
    Se Kennedy avesse azzardato di più con la Baia dei Porci.
    Se Jack Ruby non avesse fatto fuori Oswald...
    Se, se, se, se. Troppi se.
    Forsi, eliminando tutti questi se, ci si rende conto che così doveva essere. Che Lee H. Oswald sia colpevole o meno, quello era il suo destino.

    Mera riflessione in fase di lettura
    La figlia di uno dei personaggi canticchia questa canzoncina per bambini:
    "Fagioli, fagioli, l'ortaggio musichetta,
    più che ne mangi e più ne fai trombetta".
    Ecco, in sostanza, tutto ciò che riguarda l'omicidio Kennedy si riduce a questo: tutti fanno trombette ma dicono di non essere stati loro a farle.

    ha scritto il 

  • 4

    DeLillo sceglie di raccontare l'omicidio di Kennedy dedicando pochissima attenzione allo stesso Kennedy, e focalizzandosi completamente sui suoi assassini.
    E' una scelta vincente, così come lo è quell ...continua

    DeLillo sceglie di raccontare l'omicidio di Kennedy dedicando pochissima attenzione allo stesso Kennedy, e focalizzandosi completamente sui suoi assassini.
    E' una scelta vincente, così come lo è quella di seguire due linee narrative che si alternano ogni capitolo: la vita di Oswald e la storia del complotto.
    La biografia di Oswald è perfetta: lui è caratterizzato benissimo, a 360 gradi, in maniera credibile e molto interessante. Ricco di contraddizioni, è un personaggio affascinante.
    Il racconto del complotto è meno riuscito, con qualche personaggio di troppo e alcuni passaggi a vuoto. Comunque interessante, soprattutto nella concezione di base.
    "Libra" è un bel romanzo, una riflessione sulla Storia, il destino, la morte, e cose così.

    E il mio commento si fermerebbe qui, se non fosse che c'è da sottolineare che tutta la parte finale, dall'omicidio di Kennedy in poi, è grande Letteratura: DeLillo prende di forza il lettore e lo porta a Dallas, il suo racconto dell'attentato è più efficace e potente del video e delle foto. E anche tutte le vicende successive sono narrate con uno stato di grazia letterario che raggiunge l'apice nello splendido capitolo finale, il funerale di Oswald.

    ha scritto il 

  • 5

    Hidell

    Una finestra aperta principalmente sugli ultimi anni di vita di Lee Harvey Oswald, quelli che lo hanno portato fino al sesto piano del “Texas Book School Depository” con un fucile in mano a sparare a ...continua

    Una finestra aperta principalmente sugli ultimi anni di vita di Lee Harvey Oswald, quelli che lo hanno portato fino al sesto piano del “Texas Book School Depository” con un fucile in mano a sparare a JFK.
    Quasi una biografia romanzata davanti alla quale passano le ombre della macchinazione, di personaggi che in qualche modo si mossero attorno a lui. Ombre distorte, incomplete, che coprono la visuale per alcuni istanti e quando sono passate sei già su un altro momento della vita di Oswald, come in un “jump cut” cinematografico.
    È così che il libro lascia una sensazione di confusione nell’intreccio complottistico che portò ai fatti del 22/11/’63 assieme all’impressione nettissima di una dolorosa fatalità pilotata.
    Per DeLillo Oswald non è senz’altro un innocente eppure è impossibile non scivolare emotivamente pagina dopo pagina nel destino segnato di un uomo caduto letteralmente nel baratro della Storia. Il libro prende vita lentamente con una prima parte a tratti nebuolosa che evolve in un corpo centrale poderoso ed in una conclusione di una efficacia sconvolgente. La scrittura di DeLillo è emozionante e viaggia quasi sempre su livelli strepitosi fino all’apice totale dell’omicidio Kennedy visto e rivisto da svariate angolazioni in un gioco di confusione assolutamente magistrale. Senza dubbio una delle cose più belle che mi sia capitato di leggere recentemente. Come se non bastasse il libro é pieno zeppo di riflessioni profonde, frasi da annotarsi e rimasticare, considerazioni nelle quali specchiarsi.

    ha scritto il 

  • 5

    strano che molte recensioni lette qui l'abbiano trovato un libro "pesante": probabilmente è uno dei delillo più scorrevoli che abbia mai letto ("cosmopolis" mi fece faticare il triplo, ed era meno del ...continua

    strano che molte recensioni lette qui l'abbiano trovato un libro "pesante": probabilmente è uno dei delillo più scorrevoli che abbia mai letto ("cosmopolis" mi fece faticare il triplo, ed era meno della metà), con pagine di una forza pazzesca.
    un viaggio nella vita di lee harvey oswald, e i giorni furiosi di un gruppo di reduci della baia dei porci disposti a tutto per vendicarsi del mancato appoggio nella loro lotta contro castro: non so quanto delillo davvero creda nella teoria del complotto (che poi è un continuo mostrare verità, mezze verità, menzogne travestite da verità e verità travestite da menzogne: nulla è mai quello che sembra, tanto che alcuni sembrano pure credere alle loro stesse bugie) , qui in realtà c'è una discesa nella follia.
    nessuno dei protagonisti sembra esserne privo: quella solitaria e paranoide di oswald, quelle tristi di sua madre e di jack ruby, quelle rancorose e violente dei complottari, forse solo marina -la moglie russa di oswald- e l'archivista branch sembrano esserne esenti.
    un grande delillo, davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    Solo un grande scrittore come DeLillo poteva restituire un profilo così umano di Lee Oswald. Perché per me il punto centrale del libro non è tanto il racconto romanzato, in chiave complottistica, degl ...continua

    Solo un grande scrittore come DeLillo poteva restituire un profilo così umano di Lee Oswald. Perché per me il punto centrale del libro non è tanto il racconto romanzato, in chiave complottistica, degli eventi che hanno portato all'uccisione di JFK, ma restituire dignità umana all'assassino, o presunto tale. Anche Oswald è un prodotto al cento per cento americano, di una società niente affatto perfetta, un ragazzo che subisce da bambino l'essere figlio di un solo genitore, di una madre privata della giusta riconoscenza economica da parte di un ex marito avvocato troppo ricco, per poter perdere contro di lei in tribunale; Oswald è una persona sola, che si rifugia in qualcosa in cui crede fortemente, che non a caso va nella direzione esattamente opposta a tutto ciò che rappresenta il capitalismo Usa, un sistema che non è in grado di proteggerlo. L'assassino è costruito in casa da una nazione che passa da un estremismo all'altro, da Oswald alla totale disperazione di Jack Ruby per l'assassinio di un idolo americano. Ovviamente DeLillo non si schiera certo dalla parte di Oswald, ma allo stesso tempo manca un'aperta condanna, probabilmente perché nella ricostruzione di DeLillo il ragazzo risulta davvero vittima di un qualcosa più grande di lui, usato e scaricato. Credo sia necessario ricordarsi che questo è un romanzo e non una ricostruzione storica di un evento ancora oggi pieno di dubbi e incongruenze, e come romanzo bisogna accettarlo e considerarlo. La storia forse ha un unico limite: richiede pazienza, tra decine di nomi che si ripetono, tra Cuba e la Russia e il Texas e la Louisiana. Però credo che ne valga la pena.

    ha scritto il 

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