Life

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(451)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 524 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Norvegese , Svedese , Tedesco , Chi semplificata , Olandese , Ceco

Isbn-10: 8807490994 | Isbn-13: 9788807490996 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martino Gozzi , Andrea Marti , Marina Petrillo

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biografia , Musica , Non-narrativa

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Descrizione del libro
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  • 3

    Un bugiardo colossale. Non ho bisogno di essere stata realmente accanto a Keith Richards per sapere che questo libro di memorie è infarcito di bugie dalla portata galattica. Eppure, anche se ogni due ...continua

    Un bugiardo colossale. Non ho bisogno di essere stata realmente accanto a Keith Richards per sapere che questo libro di memorie è infarcito di bugie dalla portata galattica. Eppure, anche se ogni due per tre si contraddice e quindi sono palesi le fandonie, si fa leggere, tra un'avventura e un'altra su donne, droga e rock'n’roll: un vero classico. Del resto, povero Keith, con tutto quello che si è sparato, è impossibile pensare che ci sia coerenza o logica nel suo modo di raccontare le cose e soprattutto di ricordarle. Effettivamente non so nemmeno come ci si possa sentire con 8 gr. di cocaina sniffati in un istante…ma occhio, che lui era uno che le dosi le controllava bene e prendeva solo roba pura e buona. Forse questo è l'unico motivo per cui in realtà si è salvato ed è ancora tra di noi (se non consideriamo il medico personale sempre a portata di mano e la presunta pulizia del sangue). Una cavalcata davvero senza requie questa (nel doppio senso più o meno letterale), ma con alcuni elementi qui e là che rivelano un'immagine interessante della società dagli anni Sessanta in avanti. Il sistema sanitario nazionale inglese ad esempio, passava le droghe con regolare ricetta medica e tutti riuscivano a farsi serenamente con prodotti sicuri: dice Keith che il problema della droga è scoppiato come tale solo negli anni Settanta, quando non era più consentito farsi passare le sostanze dallo Stato… anche se lui non ha avuto problemi di reperimento nemmeno allora. Oppure quando racconta che non c'erano sistemi di sicurezza o di minima tutela della privacy, il mondo non era ancora pronto a gestire fenomeni come Beatles e Rolling Stones, e Mick, ad esempio, al suo primo matrimonio dovette farsi largo in mezzo ai fotografi per arrivare all'altare. Il mondo non era pronto per gli Stones, sì, ma la polizia ha cercato di stare al passo e di beccarli in flagrante e qualche volta gli è anche riuscito, ma sempre con scarsi risultati. Le scorribande in macchina, la caccia alle donne (anche se dice di non aver mai fatto il primo passo con nessuna), le canzoni composte con Mick (da un certo punto in avanti, eterno rivale)… Il modo di raccontare di Keith, sempre al limite tra lo sbruffone e il ridicolo, anche se lui si atteggia a vero ed unico uomo in mezzo alle pappe molli, mi ha ricordato il ragazzo di un'amica, coi quali uscii una sera, che mi raccontava di essersi tolto una grossa cicatrice dal volto dopo un incidente, con una cura miracolosa: il Somatoline (noto prodotto anti-cellulite). Io ascoltandolo mi chiedevo quanto in profondità fosse andato il Somatoline… e se lui era così per i problemi neurologici che gli aveva procurato il prodotto o era così al naturale. Bhé…credo che nel caso di Keith fosse così anche al naturale, figuriamoci dopo decenni di stupefacenti. Un Don Giovanni contemporaneo, col tono di Fiorello che prende in giro Minà ("eravamo io, Mick Jagger, John Lennon…" ). Un uomo fortunato però. E non c'è che dire, che tempi… e che vita.

    http://www.youtube.com/watch?v=NEjkftp7J7I
    http://www.youtube.com/watch?v=psC6mk9ZTP4
    http://www.youtube.com/watch?v=Iuy-10Ejck4
    [qui c’ero anche io ;) http://www.youtube.com/watch?v=MjNdl5yrNmk
    Ps. Al concerto di Roma, quando Mick ha presentato Keith, lui prima si è battuto il petto come un gorilla e poi ha fatto lo stesso sull’inguine… questo è il suo vero spirito!!!!!]

    Edit, 18/04/2016: torno da Londra, dove ho visto la mostra dedicata agli Stones. Curatissima, geniale nel riproporre: studio, back stage e palco. Da vivere.

    ha scritto il 

  • 5

    Beh come dire, di autobiografie ne ho lette parecchie ma questa le mette tutte in fila. La vita di KR è un'onda che attraversa sette decenni di cui almeno cinque sulla cresta a prendersi gli spruzzi i ...continua

    Beh come dire, di autobiografie ne ho lette parecchie ma questa le mette tutte in fila. La vita di KR è un'onda che attraversa sette decenni di cui almeno cinque sulla cresta a prendersi gli spruzzi in faccia. Dall'Inghilterra del dopoguerra, alla swinging London degli anni 60, all'America di Nixon e poi di Reagan e i Caraibi e l'Africa e il Canada e il crollo del muro di Berlino, e le isole Fiji. E gli amori, gli incontri, la dipendenza dalla droga, gli scandali e soprattutto la musica e i Rolling Stones, dagli esordi in club scalcagnati alle ultime stellari tournée. Una vita intensissima raccontata con uno stile secco, ironico e ritmato come un disco rock ma anche un manuale di composizione, di registrazione e di gestione del sound di un gruppo che per un eterno aspirante musicista come me è oro puro. Un efficacissimo manuale contro le droghe e tutte le dipendenze (alcol ma anche il successo) che racconta senza demonizzarle ma semplicemente spiegando: questi sono i benefici, questo il prezzo da pagare, senza fronzoli né ipocrisie. Un libro che raggiunge il suo vertice a circa due terzi del racconto è poi va un po' in calando come la storia degli Stones ma che resta piacevole fino all'ultima pagina.

    Qualche considerazione sparsa :
    Gli Stones nel racconto di Keith Richards non sono un vero gruppo. L'autore parla pochissimo di Bill e Charlie e per Brian e Mick ha quasi solo parole negative. Va un pochino meglio per Ron ma solo per dire quanto sia fuso, niente a che vedere con lo spazio dedicato a gente come Gram Parson o i suoi pusher o le donne che ha frequentato. Niente a che vedere con la storia dei Beatles, che erano veramente la fusione di quattro anime (e infatti sono durati un quinto).

    Richards parla molto di suo figlio Marlon ma praticamente niente di Angela, sua figlia. Curioso.

    A fine libro resta la curiosità di leggere "La versione di Mick", se mai esiste, giusto per sentire l'altra campana perché il sospetto che Jagger a un certo punto si sia scocciato di fare tutto il lavoro mentre l'altro si calava ogni tipo di sostanza sorge abbastanza legittimamente.

    Ah, last but not least, evita di metterti a fare cazzate in compagnia di qualcuno che potrebbe scrivere la sua autobiografia perché rischi di ritrovartici dentro.

    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ma io non posso andare in pensione finché non tiro le cuoia. Non credo che la gente capisca cosa sento. Non lo faccio solo per i soldi, o per voi. Lo faccio per me."
    La sintesi di una vita trascorsa ...continua

    "Ma io non posso andare in pensione finché non tiro le cuoia. Non credo che la gente capisca cosa sento. Non lo faccio solo per i soldi, o per voi. Lo faccio per me."
    La sintesi di una vita trascorsa tra musica, droga, soldi, donne. Uno stile graffiante come la sua immagine, ironico, cinico e bastardo. Qualche pagina di troppo a mio avviso, ma comunque una lettura che cattura e diverte.

    ha scritto il 

  • 5

    Pura, purissima energia: sale da ogni pagina e se non fai attenzione ti ustiona le labbra. Davvero: io tra Beatles e Rolling Stones mi sono sempre schierata per i Beatles. Ma per Keith Richards ho sem ...continua

    Pura, purissima energia: sale da ogni pagina e se non fai attenzione ti ustiona le labbra. Davvero: io tra Beatles e Rolling Stones mi sono sempre schierata per i Beatles. Ma per Keith Richards ho sempre avuto una passione che oggi so spiegarmi molto meglio. Un vero pirata dei caraibi e di tutto l'universo mare.

    ha scritto il 

  • 4

    Sarà solo rock’n’roll, ma mi sono esaltato come un bambino a leggere la vita di Keith. Sono arrivato alla conclusione che, per me, è Keith Richards l’anima dei Rolling Stones, è stato lui a crederci s ...continua

    Sarà solo rock’n’roll, ma mi sono esaltato come un bambino a leggere la vita di Keith. Sono arrivato alla conclusione che, per me, è Keith Richards l’anima dei Rolling Stones, è stato lui a crederci sempre e comunque (almeno questo emerge in questa autobiografia), con la sua tempra ha superato le velleità da star solista di Jagger, l’abbandono di Bill Wyman, la morte di Brian Jones, ha voluto a tutti i costi nella band Charlie Watt (solo per citare i componenti principali, i primi Rolling Stones, insieme a Ian Stewart). Che vita esagerata, e Keith se l’è proprio spassata alla grande, nonostante sia stato spesso tenuto sotto pressione dalle forze di polizia, ma ha tirato dritto per la sua strada a suon di musica e canzoni ormai immortali. Ha avuto anche parecchia fortuna, il buon Keith, e non lo nega, molti che hanno vissuto come lui non sono qui oggi a raccontarlo. Non mi ha dato però l’idea di uno “sbruffone”, a differenza di tutte le voci su di lui, la sua storia dei Rolling Stones (aveva 19 anni quando è nata la band) mi sembra affidabile, accurata e avvincente (non ho ancora letto la versione di Mick Jagger, né quella di Ron Wood). Insomma, quando l’anno scorso l’ho visto in concerto a Roma, e l’ho visto salutare il pubblico, mi è sembrato ancora un ragazzo che ha voglia di divertirsi con la sua musica e la sua chitarra. Continua a suonarla Keith, rotola ancora!

    ha scritto il 

  • 2

    ...quindi?

    Ho acquistato questo libro in quanto mi era stato descritto come un'autobiografia imperdibile. Densa, vera, sconcertante.
    Mi sono arenata a 100 pagine dalla fine dopo 300 e rotti di "la serata più bel ...continua

    Ho acquistato questo libro in quanto mi era stato descritto come un'autobiografia imperdibile. Densa, vera, sconcertante.
    Mi sono arenata a 100 pagine dalla fine dopo 300 e rotti di "la serata più bella della mia vita é stata questa o quell'altra ma non ricordo assolutamente nulla", di violenza gratuita, del caos più totale.
    Ricordi vaghi, poco profondi, che per lasciare il segno vengono infarciti qua e là di titoli di canzoni, descrizione di tecniche (?), virtuosismi musicali per darsi un tono.
    Tanti "io", pochi "noi".
    Anche se probabilmente, come tra le righe ammette, senza il tanto criticato Mick non sarebbe mai arrivato al di fuori del piccolo sobborgo di Londra in cui é nato e cresciuto.
    Nessun giudizio o riflessione sul suo passato, nessuna critica dei suoi eccessi. Il tutto per di più in un libro sintatticamente ingestibile a metà tra un flusso di coscienza e un delirio.
    Qualche aneddoto simpatico, ma poco di più.
    Un libro che personalmente non mi ha lasciato nulla se non una domanda: Keith, cosa volevi dirci?

    ha scritto il 

  • 3

    ...a me è piaciuto parecchio !

    Alcuni aneddoti sono veramente divertenti, ne viene fuori il ritratto di un'autentica rockstar sex &drugs & rock 'n roll, con tutte le sue debolezze da uomo che ha scelto di vivere la sua vita con l'a ...continua

    Alcuni aneddoti sono veramente divertenti, ne viene fuori il ritratto di un'autentica rockstar sex &drugs & rock 'n roll, con tutte le sue debolezze da uomo che ha scelto di vivere la sua vita con l'acceleratore tirato sempre al massimo. Di sicuro però anche un grande artista e un grande appassionato di musica, oltre che inaspettatamente simpatico !

    ha scritto il 

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