Life

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(438)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 524 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Norvegese , Svedese , Tedesco , Chi semplificata , Olandese , Ceco

Isbn-10: 8807490994 | Isbn-13: 9788807490996 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martino Gozzi , Andrea Marti , Marina Petrillo

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biografia , Musica , Non-narrativa

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Descrizione del libro
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  • 5

    Beh come dire, di autobiografie ne ho lette parecchie ma questa le mette tutte in fila. La vita di KR è un'onda che attraversa sette decenni di cui almeno cinque sulla cresta a prendersi gli spruzzi i ...continua

    Beh come dire, di autobiografie ne ho lette parecchie ma questa le mette tutte in fila. La vita di KR è un'onda che attraversa sette decenni di cui almeno cinque sulla cresta a prendersi gli spruzzi in faccia. Dall'Inghilterra del dopoguerra, alla swinging London degli anni 60, all'America di Nixon e poi di Reagan e i Caraibi e l'Africa e il Canada e il crollo del muro di Berlino, e le isole Fiji. E gli amori, gli incontri, la dipendenza dalla droga, gli scandali e soprattutto la musica e i Rolling Stones, dagli esordi in club scalcagnati alle ultime stellari tournée. Una vita intensissima raccontata con uno stile secco, ironico e ritmato come un disco rock ma anche un manuale di composizione, di registrazione e di gestione del sound di un gruppo che per un eterno aspirante musicista come me è oro puro. Un efficacissimo manuale contro le droghe e tutte le dipendenze (alcol ma anche il successo) che racconta senza demonizzarle ma semplicemente spiegando: questi sono i benefici, questo il prezzo da pagare, senza fronzoli né ipocrisie. Un libro che raggiunge il suo vertice a circa due terzi del racconto è poi va un po' in calando come la storia degli Stones ma che resta piacevole fino all'ultima pagina.

    Qualche considerazione sparsa :
    Gli Stones nel racconto di Keith Richards non sono un vero gruppo. L'autore parla pochissimo di Bill e Charlie e per Brian e Mick ha quasi solo parole negative. Va un pochino meglio per Ron ma solo per dire quanto sia fuso, niente a che vedere con lo spazio dedicato a gente come Gram Parson o i suoi pusher o le donne che ha frequentato. Niente a che vedere con la storia dei Beatles, che erano veramente la fusione di quattro anime (e infatti sono durati un quinto).

    Richards parla molto di suo figlio Marlon ma praticamente niente di Angela, sua figlia. Curioso.

    A fine libro resta la curiosità di leggere "La versione di Mick", se mai esiste, giusto per sentire l'altra campana perché il sospetto che Jagger a un certo punto si sia scocciato di fare tutto il lavoro mentre l'altro si calava ogni tipo di sostanza sorge abbastanza legittimamente.

    Ah, last but not least, evita di metterti a fare cazzate in compagnia di qualcuno che potrebbe scrivere la sua autobiografia perché rischi di ritrovartici dentro.

    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ma io non posso andare in pensione finché non tiro le cuoia. Non credo che la gente capisca cosa sento. Non lo faccio solo per i soldi, o per voi. Lo faccio per me."
    La sintesi di una vita trascorsa ...continua

    "Ma io non posso andare in pensione finché non tiro le cuoia. Non credo che la gente capisca cosa sento. Non lo faccio solo per i soldi, o per voi. Lo faccio per me."
    La sintesi di una vita trascorsa tra musica, droga, soldi, donne. Uno stile graffiante come la sua immagine, ironico, cinico e bastardo. Qualche pagina di troppo a mio avviso, ma comunque una lettura che cattura e diverte.

    ha scritto il 

  • 5

    Pura, purissima energia: sale da ogni pagina e se non fai attenzione ti ustiona le labbra. Davvero: io tra Beatles e Rolling Stones mi sono sempre schierata per i Beatles. Ma per Keith Richards ho sem ...continua

    Pura, purissima energia: sale da ogni pagina e se non fai attenzione ti ustiona le labbra. Davvero: io tra Beatles e Rolling Stones mi sono sempre schierata per i Beatles. Ma per Keith Richards ho sempre avuto una passione che oggi so spiegarmi molto meglio. Un vero pirata dei caraibi e di tutto l'universo mare.

    ha scritto il 

  • 4

    Sarà solo rock’n’roll, ma mi sono esaltato come un bambino a leggere la vita di Keith. Sono arrivato alla conclusione che, per me, è Keith Richards l’anima dei Rolling Stones, è stato lui a crederci s ...continua

    Sarà solo rock’n’roll, ma mi sono esaltato come un bambino a leggere la vita di Keith. Sono arrivato alla conclusione che, per me, è Keith Richards l’anima dei Rolling Stones, è stato lui a crederci sempre e comunque (almeno questo emerge in questa autobiografia), con la sua tempra ha superato le velleità da star solista di Jagger, l’abbandono di Bill Wyman, la morte di Brian Jones, ha voluto a tutti i costi nella band Charlie Watt (solo per citare i componenti principali, i primi Rolling Stones, insieme a Ian Stewart). Che vita esagerata, e Keith se l’è proprio spassata alla grande, nonostante sia stato spesso tenuto sotto pressione dalle forze di polizia, ma ha tirato dritto per la sua strada a suon di musica e canzoni ormai immortali. Ha avuto anche parecchia fortuna, il buon Keith, e non lo nega, molti che hanno vissuto come lui non sono qui oggi a raccontarlo. Non mi ha dato però l’idea di uno “sbruffone”, a differenza di tutte le voci su di lui, la sua storia dei Rolling Stones (aveva 19 anni quando è nata la band) mi sembra affidabile, accurata e avvincente (non ho ancora letto la versione di Mick Jagger, né quella di Ron Wood). Insomma, quando l’anno scorso l’ho visto in concerto a Roma, e l’ho visto salutare il pubblico, mi è sembrato ancora un ragazzo che ha voglia di divertirsi con la sua musica e la sua chitarra. Continua a suonarla Keith, rotola ancora!

    ha scritto il 

  • 2

    ...quindi?

    Ho acquistato questo libro in quanto mi era stato descritto come un'autobiografia imperdibile. Densa, vera, sconcertante.
    Mi sono arenata a 100 pagine dalla fine dopo 300 e rotti di "la serata più bel ...continua

    Ho acquistato questo libro in quanto mi era stato descritto come un'autobiografia imperdibile. Densa, vera, sconcertante.
    Mi sono arenata a 100 pagine dalla fine dopo 300 e rotti di "la serata più bella della mia vita é stata questa o quell'altra ma non ricordo assolutamente nulla", di violenza gratuita, del caos più totale.
    Ricordi vaghi, poco profondi, che per lasciare il segno vengono infarciti qua e là di titoli di canzoni, descrizione di tecniche (?), virtuosismi musicali per darsi un tono.
    Tanti "io", pochi "noi".
    Anche se probabilmente, come tra le righe ammette, senza il tanto criticato Mick non sarebbe mai arrivato al di fuori del piccolo sobborgo di Londra in cui é nato e cresciuto.
    Nessun giudizio o riflessione sul suo passato, nessuna critica dei suoi eccessi. Il tutto per di più in un libro sintatticamente ingestibile a metà tra un flusso di coscienza e un delirio.
    Qualche aneddoto simpatico, ma poco di più.
    Un libro che personalmente non mi ha lasciato nulla se non una domanda: Keith, cosa volevi dirci?

    ha scritto il 

  • 3

    ...a me è piaciuto parecchio !

    Alcuni aneddoti sono veramente divertenti, ne viene fuori il ritratto di un'autentica rockstar sex &drugs & rock 'n roll, con tutte le sue debolezze da uomo che ha scelto di vivere la sua vita con l'a ...continua

    Alcuni aneddoti sono veramente divertenti, ne viene fuori il ritratto di un'autentica rockstar sex &drugs & rock 'n roll, con tutte le sue debolezze da uomo che ha scelto di vivere la sua vita con l'acceleratore tirato sempre al massimo. Di sicuro però anche un grande artista e un grande appassionato di musica, oltre che inaspettatamente simpatico !

    ha scritto il 

  • 4

    quattro e non cinque perché verso la fine si perde un po' via, con le ricette delle patate e tutto il resto, ma per un appassionato di rock (non necessariamente fan degli Stones) questo libro è un ver ...continua

    quattro e non cinque perché verso la fine si perde un po' via, con le ricette delle patate e tutto il resto, ma per un appassionato di rock (non necessariamente fan degli Stones) questo libro è un vero must. Non solo perché sul processo compositivo, sulla vita in tour e le relazioni con i compagni di band è di una lucidità e di una precisione incredibile (chi l'avrebbe mai detto, eh, Keef? Qui sempre tutti a darti del tossico e invece...), e anche abbastanza umile anche se qui e là emergono lampi del suo caratterino; va letto anche perché è un signor libro, che ha un grande ritmo, un protagonista che nella realtà ne ha vissute molte di più di tanti personaggi di romanzi, e ha qualcosa da dire, non è solo un elenco di bravate e spacconerie come tante altre autobiografie di rockstar.

    ha scritto il 

  • 2

    Deluso, delusissimo.
    Può essere interessante solo per un fan (ma veramente molto fan!) degli Stones.

    Due citazioni:
    Il blues non si può imparare in un monastero. Dovevamo uscire di casa e tornare con ...continua

    Deluso, delusissimo.
    Può essere interessante solo per un fan (ma veramente molto fan!) degli Stones.

    Due citazioni:
    Il blues non si può imparare in un monastero. Dovevamo uscire di casa e tornare con il cuore infranto, allora avremmo potuto cantare il blues.

    Riesco a credere che alcune delle mie nottate più scandalose siano veramente avvenute solo grazie all’esistenza di prove che lo confermano. Non c’è da stupirsi se vado famoso per le feste! Il party estremo, se davvero ha funzionato, uno può non ricordarselo: al massimo gli resta qualche frammento di quel che ha combinato.

    ha scritto il 

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