Life: A User's Manual

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Publisher: David R Godine

4.2
(1202)

Language: English | Number of Pages: 581 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Spanish , Italian , Catalan , German

Isbn-10: 0879237511 | Isbn-13: 9780879237516 | Publish date:  | Edition Reprint

Translator: David Bellos

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Book Description
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  • 5

    resta ciò che resta quando non resta più niente.

    Il libro si apre con due pagine simboliche in cui l'autore stabilisce il rapporto con il lettore. Il racconto sarà una sfida a chiunque vi si approcci, un enigma.
    Il protagonista è un palazzo, descrit ...continue

    Il libro si apre con due pagine simboliche in cui l'autore stabilisce il rapporto con il lettore. Il racconto sarà una sfida a chiunque vi si approcci, un enigma.
    Il protagonista è un palazzo, descritto dai molteplici punti di vista degli inquilini che vi sono stati e che vi vivono.
    Ogni inquilino è descritto dalla camera e dagli oggetti che lo circondano, quindi anche dal palazzo stesso.
    Non sarà possibile capire il significato del libro finchè non lo si sarà visto nella sua interezza, esattamente come un puzzle.
    Si giunge a tre conclusioni leggendolo: l'enigma persiste solo finchè chi può risolverlo esiste; la struttura concentrica del romanzo è solo apparente, per risolverlo è necessario porsi in un'ottica tridimensionale; non si può scrivere un romanzo con una determinata struttura senza che questo parli della struttura stessa.
    Questo libro è geniale, farcito all'estremo di descrizioni barocche, da leggere con estrema attenzione.
    Consiglio questo libro a chi ha pazienza e ama le sfide rocambolesche. Chi ama le trame avvincenti,immedesimarsi nei personaggi e i sentimenti forti meglio che lo eviti.

    said on 

  • 2

    La lista: istruzioni per l'uso

    Non sono un’estimatrice né di Calvino (che raccomanda tanto il libro ) né di Queneau (a cui il libro è dedicato), per cui avrei fatto bene a tenermi lontana anche da Perec, ma ero curiosa di leggere ...continue

    Non sono un’estimatrice né di Calvino (che raccomanda tanto il libro ) né di Queneau (a cui il libro è dedicato), per cui avrei fatto bene a tenermi lontana anche da Perec, ma ero curiosa di leggere questo romanzo. Esperienza disastrosa! Se non altro, avendolo ora faticosamente finito (saltando un numero limitato di pagine) posso sfogarmi un po’.

    Mi sarà sicuramente sfuggito qualcosa, ma raramente ho trovato un libro così noioso: le onnipresenti e spesso interminabili liste per cui è così famoso sono secondo me delle cose mortifere, sono i Dementors della lettura.

    Tra una lista e l’altra, sono incastonate storie curiose, intriganti, a volte deliziose: in effetti l’unica lista che secondo me vale la pena di spulciare è quella che si trova alla fine del libro, cioè l’indice “delle principali storie raccontate nell’opera”, limitandosi poi a leggere solo quelle. Ma ogni volta che uno prende qualche interesse a una vicenda o a un personaggio, ecco che arriva il dementor di turno sottoforma di ennesimo elenco ad ammazzargli ogni entusiasmo, a togliergli ogni piacere dalla lettura.

    Come antidoto ai dementors di Perec, bisognerà rileggersi qualche romanzo di Balzac o Gautier, con le loro sublimi descrizioni, capaci di infondere vera vita a luoghi, cose, personaggi e anche a dipinti. Quello di Perec mi sembra invece un mondo di fantasmi immobili di gente forse vissuta in un lontano passato, e in cui solo gli oggetti sopravvivono, cristallizzati in maniacali elencazioni.

    Le uniche liste che ho apprezzato sono quelle poste in fondo al volume, sottoforma di indici vari, perché lo abbreviano di quasi 70 pagine (ad Azkaban ci attacchiamo anche a questo).

    said on 

  • 4

    La Vita: un puzzle infinito …

    Una maratona. È stata una faticaccia lunga un mese e più, ma la rifarei.
    Quando ho iniziato a leggere è stato come quando nei film il bambino apre il librone incantato e da questo scaturisce una luce ...continue

    Una maratona. È stata una faticaccia lunga un mese e più, ma la rifarei.
    Quando ho iniziato a leggere è stato come quando nei film il bambino apre il librone incantato e da questo scaturisce una luce fatta di stelle, colori, immagini fatate che avvolgono il bambino e lo proiettano in un’altra dimensione. Ecco, mi sono ritrovato bambino, in campagna, da solo nella soffitta dell’antica villa dei nonni (sì, insomma, quella stile ‘Gattopardo’, che naturalmente tutti abbiamo avuto …), per intenderci, quella con le capriate in legno, i rombi di cielo azzurro dei lucernari e il sole che filtra tra qualche tegola sconnessa, creando giochi di luce e ombra tra cassettoni, armadi e cassapanche che custodiscono chissà quali tesori. E il bambino tira fuori giocattoli di latta, abiti, libri, cartoline, quaderni, orologi, sciabole, specchi, quadri, e mille altri oggetti, ognuno dei quali incuriosisce e attrae, tanto da non volerlo lasciare se prima non lo si è letto, osservato, rigirato mille volte tra le mani, facendo viaggiare il cuore e la fantasia.
    Ma il libro è intrigante, contiene storie, descrizioni lunghissime e dettagliatissime (minuziose oltre forse il limite del maniacale, ma qual è davvero il Limite?) di stanze, arredi, scale, cantine, soffitte; incastri di vite e di spazi che hanno come origine un condominio parigino. Leggendo, ho pensato che Eco avrebbe potuto inserire qualche brano nel suo Vertigine della Lista. C’era, ma con altri brani. E così scopri le storie dell’artefice dei puzzle, dell’archivista spagnolo, della donna che fece apparire il diavolo ottantatre volte, del pugile nero che non vinse mai un match, del violinista geloso, di Lady Forthright e del suo cocchiere, del sellaio di Szczyrk, della setta dei Tre Uomini Liberi …
    Insomma 99 capitoli (stesso numero degli Esercizi di Queneau!), dieci piani dello stabile di rue Simon-Crubellier al numero 11 e i suoi inquilini con le loro cento Storie, dentro la Storia e i suoi mille riferimenti, da Agamennone a Zola, passando per Corelli, Descartes, Fierabraccia, Faure, Kublay Khan, Panofsky, Rameau, Cressida (no! ma allora Hunger Games …), e ancora cento e cento.
    E poi, debbi, truschini, incorsatoi, bedani, barlotte, dronti, migali, budrieri, vincastri, tiorbe, aliossi, marabutti, draisine, baliste, burchielli, carmagnole, epifilli … città fiabesche di calviniana memoria, Diomira, Isaura, Smeraldina, Moriana, e ancora … tam o’shanter, cravatte lavallière, museau, mezuzah …
    Insomma, ho detto troppo …
    «… prendi un seggio Cinna e siedi per terra
    E se vuoi parlare comincia tacendo …»

    said on 

  • 2

    Nice try.

    Questo libro contiene descrizioni minuziose di stanze contenenti quadri raffiguranti a loro volta stanze, se non interi appartamenti, descritti minuziosamente, quadri inclusi. In uno di questi innumer ...continue

    Questo libro contiene descrizioni minuziose di stanze contenenti quadri raffiguranti a loro volta stanze, se non interi appartamenti, descritti minuziosamente, quadri inclusi. In uno di questi innumerevoli quadri, non ricordo se un quadro o un quadro-dentro-un-altro-quadro, un personaggio mangia un panino che l'autore descrive come "ben farcito di burro e senape". Ma che è, uno scherzo?
    Leggo che nel romanzo compaiano più di mille personaggi e che la sequenza degli appartamenti -e dei relativi capitoli- segue uno schema matematico. Tze.
    L'autore invita il lettore a considerare l'insieme: lo studio del singolo dettaglio è inutile quanto studiare la tessera di un puzzle; contemporaneamente, lo soffoca di dettagli impossibili: è possibile dipingere un'intera casa in un quadro? o dipingere il burro e la senape dentro il tramezzino che un personaggio sta mangiando in un angolino del quadro? Ma quello che conta è la visione d'insieme: nice try, ma il libro è comunque uno scassamento di maroni, visto che non c'è altro modo di leggere che sorbirsi ogni singola parola, e bisogna sorbirsi centinaia di pagine così, prima di abbozzare un quadro d'insieme. Sarei tentato comunque di seguire il consiglio e dare una scorsa veloce alle restanti pagine del libro, quindi segnarlo come "letto". Ma niente, abbandono, più o meno a metà. Non mi sembra più tempo di giochetti cervellotici.

    Peccato per le magnifiche storie seppellite dai dettagli.

    said on 

  • 5

    Per me è stata una lettura fondamentale. Forse, fra gli autori non più in vita, Perec mi ha segnato come solo Kafka e Musil hanno saputo fare. E in qualche modo però è meno 'mio' di quelli. Se Il cast ...continue

    Per me è stata una lettura fondamentale. Forse, fra gli autori non più in vita, Perec mi ha segnato come solo Kafka e Musil hanno saputo fare. E in qualche modo però è meno 'mio' di quelli. Se Il castello è identificazione, e L'uomo senza qualità il dialogo con un genio, Vita. Istruzioni per l'uso mi sfugge. Rimarrà esotico, impossibile e visionario nel suo progetto. Indefinibile nelle strategie di rappresentazione della vita e di rappresentazione dello stile letterario. Magistrale.

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  • 3

    ἀρχοὺς αὖ νηῶν ἐρέω νῆάς τε προπάσας Βοιωτῶν μὲν Πηνέλεως καὶ Λήϊτος ἦρχον Ἀρκεσίλαός τε Προθοήνωρ τε Κλονίος τε,

    sì, tutto molto bello e scritto bene; ma se proprio proprio me devo flagella' con elenchi e descrizioni, mi leggo il catalogo delle navi, e tanti saluti a perec.

    said on 

  • 3

    ★ ★★ ½ (con un titolo così, possibile non leggerlo?)

    La vita, istruzioni per l'uso è un romanzo del 1978 di Georges Perec. Il libro valse all'autore, nello stesso anno, il Prix Médicis. Il libro, probabilmente il più noto di Perec, è dedicato alla memor ...continue

    La vita, istruzioni per l'uso è un romanzo del 1978 di Georges Perec. Il libro valse all'autore, nello stesso anno, il Prix Médicis. Il libro, probabilmente il più noto di Perec, è dedicato alla memoria di Raymond Queneau ed è stato indicato da Italo Calvino come esempio di iperromanzo. Ma che cos’è l’iperromanzo? Per la prima volta fu usato da Calvino e fu da lui definito come luogo “d'infiniti universi contemporanei in cui tutte le possibilità vengono realizzate in tutte le combinazioni possibili”.
    Il romanzo narra la vita dei diversi abitanti di un immobile parigino sito al numero 11 di Rue Simon-Crubellier (una via immaginaria situata nel XVII arrondissement): un caseggiato composto da 10 stanze per piano poste su dieci piani a formare un "biquadrato" di 100 elementi. Il racconto procede, tra le stanze del caseggiato, seguendo lo schema ad “L” del movimento del cavallo nel gioco degli scacchi e tocca così tutte le stanze, tranne una: i capitoli del libro sono infatti novantanove, non cento.
    Il romanzo: Protagonista della storia principale del libro (ma, come detto, molte altre si intrecciano a questa) è il miliardario Bartlebooth (il cui nome sintetizza quelli di altri due personaggi letterari: Barnabooth il miliardario di Valery Larbaud e Bartleby lo scrivano di Herman Melville) il quale sceglie «di fronte all'inestricabile incoerenza del mondo [...], di portare fino in fondo un programma, ristretto, sì, ma intero, intatto, irriducibile. [...] di organizzare tutta la sua vita intorno a un progetto unico la cui necessità arbitraria non avrebbe avuto uno scopo diverso da sé»; inizia così, all'età di vent'anni, a compiere il suo progetto: per dieci anni, pur non essendone interessato, impara l'arte dell'acquerello dal pittore Valène, poi, per vent'anni, viaggia per il mondo dipingendo su fogli di carta Whatman, ogni quindici giorni circa, una «marina» e spedendo poi il quadro ad un artigiano specializzato, Winckler, il quale, dopo aver incollato l'acquerello su di una tavola di legno, costruisce un puzzle di 750 pezzi; infine, nei vent'anni successivi e dopo essere tornato in Francia, Bartlebooth ricompone, di nuovo uno ogni quindici giorni e nell'ordine nel quale sono stati creati, i puzzle di legno: i quadri, staccati dal loro supporto e ricomposti come fossero i dipinti originari grazie ad una sostanza speciale, sono rispediti nei luoghi nei quali erano stati dipinti e quindi immersi «in una soluzione solvente da cui non sarebbe riemerso che un foglio di carta Whatman, vergine e intatto. Così, non sarebbe rimasta traccia alcuna di quella operazione che, per cinquant'anni, aveva completamente mobilitato il suo autore.» Bartlebooth non riuscirà però a compiere per intero la sua impresa; al momento della morte rimane infatti un solo pezzo per completare il 439-esimo puzzle: ma mentre il pezzo mancante ha la forma di una “X”, quello rimasto nelle mani di Bartlebooth ha la forma di una “W”.
    E voi direste, ma ormai, ci ha svelato tutto, non ha più senso leggerlo.., niente di più sbagliato. Perché il libro di Perec è un libro che va vissuto pagina dopo pagina come una missione, con coraggio e dedizione, il lettore distratto probabilmente butterà in aria anche qualche colorita bestemmia, ma dopo aver raggiunto l’ultima pagina sarete sazi, e probabilmente anche impotenti di fronte a ciò che la letteratura, - se messa in mano a forze geniali - può creare. Si distruggono tutti i confini, ogni cosa è possibile, tutto può essere oggetto di narrazione anche una semplice e infinita lista di oggetti o miseri scontrini (e Perec ne dà prova più volte). Concludo con il dire che è un libro che può anche essere messo da parte per un po’ per poi essere ripreso per farci pace, questo perché l’alta densità narrativa è ansiogena, e a volte stancante, ma finito il viaggio avrete una percezione diversa della letteratura e di ciò che con essa può essere narrato attraverso le forze umane, la mente umana primo grande seme da coltivare.

    said on 

  • 5

    Voglio bene a Perec e volevo molto bene a questo libro: questo mio oggetto libro che mi era stato regalato nel 2004, trovato sorprendentemente al bar della stazione dei treni di Santo Stefano di Camas ...continue

    Voglio bene a Perec e volevo molto bene a questo libro: questo mio oggetto libro che mi era stato regalato nel 2004, trovato sorprendentemente al bar della stazione dei treni di Santo Stefano di Camastra. Infatti sul libro c'era scritto: data - il mio nome - Santo Stefano di Camastra.
    Poi - mannaggia a me - ho consentito ad un prestito. Il libro adesso lo ha una persona che forse non lo leggerà mai, che molto probabilmente ne avrà anche cura, machissenefrega. Ho sbagliato ad acconsentire perchè io non volevo e l'ho fatto perchè mi sono sentita in colpa e ho fatto un certo numero di cose mossa dal senso di colpa.
    Il mese scorso ho deciso che non mi importava più. Peccato che adesso la copertina della Bur sia cambiata e che questa nuova non mi piaccia affatto, niente a che vedere con la foto dei pulsanti dell'ascensore della precedente - anche se non l'ho capito subito che fossero pulsanti.
    E su anobii puoi inserire solo una copia di un libro con un codice isbn, quindi quello che leggo ora non è quello che ho.

    Sono così felice di rileggere La vita istruzioni per l'uso e mentre lo leggo sapere che lo rileggerò.

    said on 

  • 5

    Indimenticabile

    Finito di leggere mi appresto a scrivere due righe qua e mi vengono in mente solo aggettivi: originale, bizzarro, rigoroso, straordinario.
    Ma proprio letteralmente, fuori dall'ordinario.
    Perché chi ma ...continue

    Finito di leggere mi appresto a scrivere due righe qua e mi vengono in mente solo aggettivi: originale, bizzarro, rigoroso, straordinario.
    Ma proprio letteralmente, fuori dall'ordinario.
    Perché chi mai si prenderebbe la briga di scrivere per 500 e passa pagine di un palazzo di dieci piani e dei suoi cento appartamenti. Chi mai si metterebbe a descrivere gli arredi, la disposizione degli oggetti nelle case, tic, vizi e virtù delle persone che le abitano, andando a costruire cento enormi piccoli frammenti di vita vissuta fra quelle mura?
    Alla fine è solo la fedele riproposizione del famoso feticcio del "focolare domestico": chi mai, la sera, specie quando è freddo, durante un viaggio in auto, treno, autobus, non ha mai sbirciato dentro le case, per vedere cosa accade dentro? Specie la sera, quando fuori è freddo o piove e dentro si cucina o si sta preparando la tavola per la cena..
    Ecco, di base Perec scrive un libro su uno dei grandi desideri celati dell'umanità: ficcare il naso in casa degli altri, ma lo fa non con la morbosità, con il desiderio di catturare qualcosa di scabroso, i famosi "scheletri nell'armadio", bensì con l'intenzione di andare a descrivere tanti piccoli frammenti di vita vissuta che si inseriscono in un puzzle molto molto più ampio: la vita, in tutta la sua complessità.
    Per farlo Perec utilizza il meccanismo delle scatole cinesi, la cosiddetta "storia nella storia" e, come commenta Calvino nel frontespizio del libro, "le cento stanze diventano le Mille e una notte", proprio perché ogni appartamento cela un mistero, un ricordo che rimanda ancora e ancora all'infinito e trae origine in epoche remote.

    said on 

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