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L'impero di Cindia

Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone

By Federico Rampini

(71)

| Mass Market Paperback

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Book Description

87 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Un libro del 2006 letto nel 2013 come si può giudicare?
    Si giudica vedendo quel che stiamo vivendo e confrontandolo con quel che prevedeva l'autore nel 2006.
    Quel che è successo nel frattempo è un acuirsi dell'espansione cino indiana proprio come era ...(continue)

    Un libro del 2006 letto nel 2013 come si può giudicare?
    Si giudica vedendo quel che stiamo vivendo e confrontandolo con quel che prevedeva l'autore nel 2006.
    Quel che è successo nel frattempo è un acuirsi dell'espansione cino indiana proprio come era stata disegnata dall'autore.
    Lavoro a basso costo e nuovi imprenditori che si espandono anche nel resto del mondo per la Cina.
    Lavoro terziario per l'India.
    In questi 5 anni si sono stabilizzate queste strutture, ma ancora non sappiamo cosa ci riserverà il futuro.
    Un libro da leggere, anche nelle sue pieghe.
    Rampini è bravo e approfondisce molto le tematiche trattate, in maniera esauriente e non pedante.
    Ottimo.

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    Ilfisico said on Jan 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Estremamente interessante, se non fosse che Rampini troppe volte si lascia andare a letture personali che poco aggiungono a un'analisi geopolitica della cindia.

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    said on Nov 14, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Troppi errori di battitura (anzi, già uno per me è troppo, quindi riformulo: errori di battitura). E uno grammaticale, è utilizzato il pronome "gli" per riferirsi all'Estonia.
    Sarebbe stato bello sapere qualcosa in più dell'India, cui sono dedicate s ...(continue)

    Troppi errori di battitura (anzi, già uno per me è troppo, quindi riformulo: errori di battitura). E uno grammaticale, è utilizzato il pronome "gli" per riferirsi all'Estonia.
    Sarebbe stato bello sapere qualcosa in più dell'India, cui sono dedicate solo un'ottantina di pagine su quasi quattrocento.

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    Vittoria L. said on Nov 13, 2012 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Dopo aver letto Se niente importa di Jonathan Safran Foer, pensavo che nessun libro sarebbe stato più in grado di sconvolgermi. Invece mi è risuccesso, a distanza di poco tempo, con L'impero di Cindia di Federico Rampini, reportage gior ...(continue)

    Dopo aver letto Se niente importa di Jonathan Safran Foer, pensavo che nessun libro sarebbe stato più in grado di sconvolgermi. Invece mi è risuccesso, a distanza di poco tempo, con L'impero di Cindia di Federico Rampini, reportage giornalistico intenso sull'avanzata politica, economica, culturale e sociale delle superpotenze asiatiche. Cindia è una crasi tra Cina e India, ma include semanticamente anche tutti i territori ad esse legati, i "dintorni".
    Rampini inizia il suo saggio con un affresco intrigante dell'India odierna, con i suoi casi di successo, le contraddizioni, il polo tecnologico ed intellettuale di Bangalore, le affascinanti anomalie che permettono la convivenza pacifica di religioni, caste, storie ed etnie profondamente diverse tra loro.
    Segue una articolata riflessione sulla Cina e sulla sua crescente importanza all'interno dello scacchiere internazionale: Rampini vive a Pechino da anni, e conosce ogni sfumatura della società e della politica locali, come emerge dalla sua penna, capace di raccontare in pochi paragrafi uno scenario complesso, infarcendolo di aneddoti, di esempi, di testimonianze. Il risultato è un libro scorrevole, entusiasmante, che svela il lato oscuro e il lato solare della Cina, attraverso la sua storia, la sua industria, la sua agricoltura, la sua tradizione, la sua architettura urbana, i suoi artisti, sportivi, attori, romanzieri. Senza tacere anche il marcio, la corruzione, il lavoro minorile ed altri abusi perpetrati sui più deboli per affermare il modello economico cinese in tutto il mondo.
    Questo libro contiene cento altri libri: se lo avesse scritto chiunque altro, lo avrebbe spezzettato in infinite edizioni, come una sorta di enciclopedia dell'Estremo Oriente. Rampini condensa tutto il suo sapere e la sua esperienza diretta in poco meno di quattrocento pagine, che sono un piacere da leggere tutte d'un fiato.
    Interessante anche l'intuizione di confrontare due mondi e due modelli di crescita antitetici tra loro: da una parte l'India, patria mondiale dei servizi d'eccellenza, la più grande democrazia mai esistita, culla di cervelli universalmente ricercati, esempio perfetto di multiculturalismo, federalismo e pluralità, in cui prevale il modello della socialdemocrazia; dall'altra, in un paragone stridente, la Cina, nazione autoritaria per antonomasia, ricca di manodopera a basso costo, radicata nel proprio sinocentrismo, regno dell'univocità e dell'accettazione passiva del volere dello Stato padrone, basata su un iperliberismo di stampo autarchico.
    Due modelli che collidono e danno vita ad un nuovo, imprevedibile approccio all'economia, alla politica e alla cultura: qualcosa di nuovo e antichissimo insieme, a cui non possiamo sottrarci, e a cui non dobbiamo voltare le spalle.
    L'impero di Cindia è stato pubblicato nel 2006, ma è tutt'ora attuale e spaventosamente ammaliante.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2012/08/limpero-di-c…

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    Pitichi said on Aug 30, 2012 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    ...erano le mura vive che cingono gli umani...

    L'impero sta arrivando, per cingerci con le sue mura vive, proprio come l'impero romano arrivava, nei versi di Robert E.Howard, a cingere i confini dei barbari. Stavolta non servono armi, né soldati: bastano le braccia che lavorano, i cervelli che si ...(continue)

    L'impero sta arrivando, per cingerci con le sue mura vive, proprio come l'impero romano arrivava, nei versi di Robert E.Howard, a cingere i confini dei barbari. Stavolta non servono armi, né soldati: bastano le braccia che lavorano, i cervelli che si svendono, i popoli che si muovono. Pubblicato nel 2006, questo libro sembra già un libro di storia: quello che ha comportato per il mondo occidentale l'espansione commerciale e industriale dell'impero di Cindia è oggi sotto i nostri disperati occhi. Non saprei dire se l'essere al centro della crisi, da parte di questa logorata Italia, dipenda dalle cause su cui Rampini cerca di farci riflettere alla fine del libro: la nostra chiusura allo straniero, lo straniero che viene in Italia non da schiavo lavoratore, ma da imprenditore. La nostra incapacità di far rispettare le regole ci si ritorce contro e rende il nostro Paese humus di sviluppo per la peggiore imprenditoria asiatica, quella che non oserebbe attecchire in Gran Bretagna, negli USA o in Germania? Può essere, così come può essere che la nostra incapacità di sfruttare i legami commerciali con Cindia ci abbia portato dove siamo. Tuttavia quel che emerge potentemente da queste pagine è che non solo un mondo diverso è possibile, ma un mondo diverso già esiste. E non sembra affatto migliore del capitalismo all'occidentale.

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    Lilian Gish said on Aug 11, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    una bella visione sull'economia dell'india e della cina, senza essere pesante e incomprensibili per i "comuni mortali". molto ben inseriti i racconti tratti da esperienze personali.

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    Gaia said on May 17, 2012 | Add your feedback

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