- dalla quarta di copertina -
Enzo Jannacci. A domanda risponde: per mangiare faccio il medico-chirurgo, per vivere ho fatto di tutto, il pianista di tabarin, il cantautore, l'amore in macchina, il karaté, l'allievo di ogni corso di lingua inglese impartito nei dintorni, il padre di famiglia, il Continue
- dalla quarta di copertina -
Enzo Jannacci. A domanda risponde: per mangiare faccio il medico-chirurgo, per vivere ho fatto di tutto, il pianista di tabarin, il cantautore, l'amore in macchina, il karaté, l'allievo di ogni corso di lingua inglese impartito nei dintorni, il padre di famiglia, il cinematografo.
Ma noi sappiamo che mente: fa il medico per vocazione, salvo che ha la vocazione a due canne, e per vocazione fa anche il cantautore.
Come cantautore ha scritto alcuni dei testi più belli che abbiano accompagnato in Italia una musica detta "leggera". I migliori non sono sufficientemente apprezzati perchè sono in milanese; ma bastano per dimostrarci che Jannacci aveva doti di scrittore.
In questo libro Jannacci scrive, e basta. Scrive con Giuseppe Viola, che per mangiare fa il calcio minuto per minuto e sin dalla più tenera infanzia condivide con Jannacci una stralunata, dolente, utopica e schizomorfa visione del mondo.
A quattro mani Jannacci e Viola hanno scritto questi testi, annotazioni di viaggi impossibili, rivelazioni di una città incredibile, storie di personaggi improbabili. Una girandola di situazioni paradossali, un umorismo a ruota libera, uno stile senza complessi.
"L'incompiuter" è una macchina programmata per produrre discorsi a mezz'aria. Gli autori l'hanno scritto per sapere come sarebbe andato a finire, e ancora adesso sono pieni di perplessità.
Al lettore rimane una sicurezza, quella di trovarsi di fronte a un modello di humour travolgente (inteso come irresistibile).