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L'inferno sono gli altri

By Silvia Giralucci

(69)

| Paperback | 9788804610021

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Book Description

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    Silvia Giralucci appartiene a una leva particolarissime di orfane, tutte vittime del terrorismo, che hanno avuto madri straordinarie, capaci di farle crescere con la voglia di capire, senza l'ossessione della vendetta permanente. Si sono così impegna ...(continue)

    Silvia Giralucci appartiene a una leva particolarissime di orfane, tutte vittime del terrorismo, che hanno avuto madri straordinarie, capaci di farle crescere con la voglia di capire, senza l'ossessione della vendetta permanente. Si sono così impegnate in una ricerca profonda sul senso della storia, non contentandosi di mettere mano a un'agiografia del padre perduto. E così Silvia interroga i protagonisti della violentissima Padova degli anni Settanta; Benedetta Tobagi si fa testimonial della memoria sulla strage di Brescia, successa lo stesso giorno in cui ammazzano il padre; Sabina Rossa si incontra con uno dei brigatisti che spararono al sindacalista che non ebbe paura di accusare le Br e si batte senza clamore contro la barbarie giuridica della pena infinita.

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    Ugo Maria Tassinari said on Apr 2, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sbaglia di grosso chi pensa che questo libro sia stato scritto sull'omicidio di Mazzola / Giralucci.
    Questo episodio come sfondo è sempre presente, e non potrebbe essere altrimenti, ma con questo testo si va oltre. Si prova a capire il senso di quegl ...(continue)

    Sbaglia di grosso chi pensa che questo libro sia stato scritto sull'omicidio di Mazzola / Giralucci.
    Questo episodio come sfondo è sempre presente, e non potrebbe essere altrimenti, ma con questo testo si va oltre. Si prova a capire il senso di quegli anni, cosa ne pensano oggi i protagonisti dell'epoca, e soprattutto il perché successero tanti fatti.
    L'autrice ha prodotto un racconto estremamente schietto e genuino.
    Secondo me un testo indispensabile per chi è di Padova e non conosce la storia recente della propria città.
    Consigliatissimo.

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    Enrico said on Nov 9, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un altro grande figlio, che porta in sé un grande dolore.
    Un altro tentativo di capire, di dare un senso all'insensatezza di una perdita che non ha spiegazioni, non ne può avere.
    Meno emozionale di Mario Calabresi ("Spingendo la notte più in là" è ...(continue)

    Un altro grande figlio, che porta in sé un grande dolore.
    Un altro tentativo di capire, di dare un senso all'insensatezza di una perdita che non ha spiegazioni, non ne può avere.
    Meno emozionale di Mario Calabresi ("Spingendo la notte più in là" è un libro che commuove dalla prima all'ultima riga), più lucido e distaccato di "Come mi batte forte il tuo cuore". L'analisi di una seria giornalista, che ricostruisce la Padova degli anni di piombo. Quella stessa Padova dove non molti anni dopo sarei giunta io a studiare e dove ancor oggi vivo e lavoro. E' stato sconvolgente ritrovare luoghi e nomi e volti che ho conosciuto, frequentato e che ancor oggi frequento, e finalmente riuscire a capire veramente come dovesse essere in quegli anni, nei quali io ero troppo bambina (e troppo protetta) per capire.

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    Isabellacolpo said on Mar 19, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    “Mi ha sempre colpito il fatto che anche chi, come me, in quegli anni non c’era, o era bambino, non possa oggi sfuggire alla politicizzazione della memoria e sia costretto a compiere, più che una scelta di campo, un atto di fede”.

    È questa una delle ...(continue)

    “Mi ha sempre colpito il fatto che anche chi, come me, in quegli anni non c’era, o era bambino, non possa oggi sfuggire alla politicizzazione della memoria e sia costretto a compiere, più che una scelta di campo, un atto di fede”.

    È questa una delle frasi che racchiudono meglio il senso profondo di un libro come L’inferno sono gli altri - Cercando mio padre, vittima delle Br, nella memoria divisa degli anni Settanta, di Silvia Giralucci (Mondadori). Un libro inchiesta su una città, Padova, su un periodo fondamentale del Novecento italiano, gli anni Settanta, e su una storia personale, quella dell’autrice, che all’età di tre anni perse il padre, Graziano Giralucci, ucciso insieme a Giuseppe Mazzola il 17 giugno 1974 per mano delle Br.

    Sono tanti i libri che affrontano il tema degli anni del terrorismo e della lotta armata, nella maggior parte di essi – perlomeno in quelli che riscuotono maggiore successo commerciale – il punto di vista è sempre di tipo emozionale. C’è la memoria delle vittime, e quindi i ricordi personali, l’elaborazione di un lutto, il vuoto materiale di chi resta; e c’è la ricostruzione storica fatta dal punto di vista dei carnefici, con tanto di analisi di contesto e tentativi, più o meno velati, di discolpa.

    Il testo di Silvia Giralucci tenta un’altra strada. È la strada coraggiosa di chi, pur partendo da una vicenda umana e familiare atrocemente implicata, riesce a ricostruire i fatti in maniera lucida, razionale, imparziale, volando al di sopra degli steccati ideologici che a tutt’oggi impediscono un’analisi obiettiva degli anni di piombo.

    Così, partendo dall’inchiesta “7 aprile”, passata alla storia come il processo ad Autonomia operaia, si dà voce ai protagonisti di quella stagione: da Guido Petter, docente ed ex partigiano fatto bersaglio della violenza estremista, a Pietro Calogero, il magistrato che fu autore di quel “teorema” che portò all’arresto di massa dei leader dell’Autonomia; da Antonio Romito, il sindacalista ex di Potere operaio che collaborò con la giustizia, a Pino Nicotri, il giornalista dell’Espresso accusato ingiustamente di essere il telefonista del sequestro Moro.

    Attraverso le interviste, gli incontri, le conversazioni più o meno informali, emerge il quadro di una memoria, appunto, tuttora divisa, in cui a distanza di oltre trent’anni nessuno sembra ancora capace di superare quella che fu la propria scelta politica ed esistenziale. E forse perché in questo paese, in fondo, gli anni Settanta non sono mai veramente finiti, perché il permanente clima da scontro di piazza che si protrae da allora nella vita politica degli italiani è il riflesso di una condizione sociale ed economica immutata nel suo complesso, se non addirittura peggiorata rispetto al passato.

    “La prima sofferenza è l’ultima sofferenza” scrisse il filosofo americano Ralph Waldo Emerson, per indicare che il dolore più grande nella vita di un essere umano annulla tutti gli altri, fino a rendere il cuore immune. L’insegnamento che si trae dal libro di Silvia Giralucci è appunto questo: non ci sono più colpevoli da cercare, la storia è ciò che resta, sono i fatti, sono gli uomini in carne e ossa che hanno vissuto nel pieno degli avvenimenti, e il compito di chi vuol capire è porsi delle domande, anche se questo fa ancora male (maledettamente male), là dove gli altri ancora non vedono.

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    Andrea Pomella said on Oct 1, 2011 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Padova e gli anni Settanta

    "Romito infame": quante volte questa scritta è apparsa sotto i miei occhi di adolescente nella cittadina della bassa padovana dove frequentavo le superiori e non l'ho capita. A dire il vero, allora non mi chiedevo neppure che significasse: faceva par ...(continue)

    "Romito infame": quante volte questa scritta è apparsa sotto i miei occhi di adolescente nella cittadina della bassa padovana dove frequentavo le superiori e non l'ho capita. A dire il vero, allora non mi chiedevo neppure che significasse: faceva parte dello scenario su cui mi muovevo, inconsapevole di cosa si agitasse nel capoluogo vicino.
    Padova era, a detta dei miei, una città da cui stare alla larga, soprattutto per condurre gli studi; e anche in periferia era meglio evitare le scuole statali: scioperi, disordini, atmosfere poco rassicuranti o addirittura intimidatorie erano sempre in agguato.
    Il libro di Silvia Giralucci ha aperto molti squarci di quel passato e mi ha permesso di capire meglio la fisionomia di questa città per me così vicina eppure così lontana, almeno negli anni della giovinezza.
    Ho potuto conoscere meglio la natura della famigerata "Galassia Negri" e della discussa facoltà di Scienze Politiche, tutte cose note ma mai approfondite; ho compreso il senso di quelle scritte contro Romito che, come Sabino Rossa, aveva deciso di distinguere l'attivismo politico di sinistra dall'azione eversiva e violenta; ho intuito la difficoltà delle indagini e delle operazioni di polizia condotte da Calogero.
    Credo di aver capito l'ansia di cambiamento radicale che ha accomunato tanto giovani in quegli anni, che li ha spinti a spendere energie in interminabili discussioni, in confronti radicali, in scelte controcorrente: di certo non ho compreso la scelta violenta che molti erano disposti a fare per sè o a condividere nei compagni di lotta, schermendosi poi con un comodo "Ma io non ho mai sparato/ non ho mai aggredito/ non ho mai colpito". Non posso capire come ancora oggi possano dire che quella è stata la stagione più felice/esaltante della loro vita, separando se stessi e i loro entusiasmi dai frutti drammatici e tragici che quella stagione ha dato.
    Come rileva l'autrice del libro, sembra proprio di non poter trovare un chiarimento, una mediazione, un atto di conciliazione tra le voci che si contrappongono sulla ricostruzione di quegli anni: è come se ciascuno chiamasse chi scrive e chi legge a fare un atto di fede in quello che ti dirà.
    Ma, nel corso della lettura vorace del libro, è evidente che l'autrice ha già ben chiaro da che parte far pendere la sua bilancia e il suo "atto di fede" (sempre lucida e razionale, ma non del tutto imparziale): sul suo piatto pesa la sua infanzia dolente, la sua giovinezza passata tra le aule dei tribunali, la sua coscienza di giornalista e donna matura in cerca della Padova in cui suo padre viveva e militava come missino. Pesano anche la consapevolezza che l'omicidio di suo padre è stato a lungo considerato "di serie B", che la sua città non ha mai veramente fatto i conti con gli anni dell'eversione e che, comunque, vivere nell'odio e nel rancore non paga.
    La Giralucci riesce così a districarsi in una ragnatela di testimonianze e di reticenze per comporre un mosaico tutt'altro che delineato e definitivo ma esaustivo ed interessante per chi, come me, ha solo pochi anni più dell'autrice e vorrebbe capire cos'è stata Padova, cosa è stata l'Italia in quegli anni di sangue e terrore.

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    Marmo said on Aug 29, 2011 | 2 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (69)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 180 Pages
  • ISBN-10: 8804610026
  • ISBN-13: 9788804610021
  • Publisher: Mondadori (Strade blu. Non fiction)
  • Publish date: 2011-01-01
  • Also available as: Others
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