Sono stati raccolti in questo volume quattro saggi di Michail Bachtin apparsi su riviste russe negli anni 1926-1930: La parola nella vita e nella poesia, Le più recenti tendenze del pensiero linguistico occidentale, Stilistica letteraria (che raccoglie tre articoli pubblicati in successione: Che cosContinue
Sono stati raccolti in questo volume quattro saggi di Michail Bachtin apparsi su riviste russe negli anni 1926-1930: La parola nella vita e nella poesia, Le più recenti tendenze del pensiero linguistico occidentale, Stilistica letteraria (che raccoglie tre articoli pubblicati in successione: Che cos’è il linguaggio, La costruzione dell’enunciazione, La parola e la sua funzione sociale), Sui confini tra poetica e linguistica. Il filo rosso che li tiene uniti è la stretta relazione di reciproca implicazione, di interdipendenza, tra teoria dei segni e teoria dell’ideologia. Definita come “l’insieme dei riflessi della realtà sociale nel cervello dell’individuo umano espressi per mezzo di parole o di altre forme segniche”, l’ideologia, per Bachtin, vive nei segni e soprattutto nel linguaggio verbale. In sostanza, ovunque sia presente un segno è presente anche l’ideologia e, viceversa, tutto ciò che è ideologico possiede un valore segnico. L’atto di parola quotidiana si compone, tuttavia, per Bachtin di una parte verbalmente realizzata e di una sottintesa, un “contesto di vita” più o meno ampio che comprende il pezzo di mondo che entra nell’orizzonte degli interlocutori. Le valutazioni sociali “forti” che determinano l’orientamento dell’enunciazione non stanno tanto nel suo contenuto esplicito, quanto nella sua forma. Nel saggio La parola nella vita e nella poesia, accanto a questo concetto di “sottinteso”, all’evidenziazione dell’incompletezza dell’enunciazione e del rinvio a sistemi ideologici e contesti extra-verbali, Bachtin si rivolge al problema della specificità della parola letteraria. E, attraverso la critica del “soggettivismo individualistico” – rappresentato principalmente da Wilhelm von Humboldt e successivamente sviluppato alla scuola di Vossler – e dell’“oggetivismo astratto” di de Sausssure, ribadisce sostanzialmente l’essenza sociale della parola. Essenziale, in Bachtin, è insomma il riconoscimento del rapporto di alterità come carattere fondamentale della parola. Lo studio delle diverse forme di discorso, la “teoria dell’incrocio” per spiegare l’origine delle lingue, la critica della concezione dell’espressione come manifestazione di un’interiorità autonoma – indipendente dall’interlocutore e dall’intenzionalità nei confronti del destinatario – e l’individuazione delle origini della linguistica nel filologismo sono aspetti di uno stesso orientamento: quello di una filosofia del linguaggio che ha sostituito la categoria dell’identità con quella dell’alterità.