Liquid Times

Living in an Age of Uncertainty

By

Publisher: Polity Press

3.9
(154)

Language: English | Number of Pages: 128 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , French , Chi simplified , German

Isbn-10: 0745639879 | Isbn-13: 9780745639871 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Hardcover , eBook

Category: Philosophy , Social Science

Do you like Liquid Times ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
The passage from 'solid' to 'liquid' modernity has created a new and unprecedented setting for individual life pursuits, confronting individuals with a series of challenges never before encountered. Social forms and institutions no longer have enough time to solidify and cannot serve as frames of reference for human actions and long-term life plans, so individuals have to find other ways to organise their lives. They have to splice together an unending series of short-term projects and episodes that don't add up to the kind of sequence to which concepts like 'career' and 'progress' could meaningfully be applied. Such fragmented lives require individuals to be flexible and adaptable - to be constantly ready and willing to change tactics at short notice, to abandon commitments and loyalties without regret and to pursue opportunities according to their current availability. In liquid modernity the individual must act, plan actions and calculate the likely gains and losses of acting (or failing to act) under conditions of endemic uncertainty. Zygmunt Bauman's brilliant writings on liquid modernity have altered the way we think about the contemporary world.
In this short book he explores the sources of the endemic uncertainty which shapes our lives today and, in so doing, he provides the reader with a brief and accessible introduction to his highly original account, developed at greater length in his previous books, of life in our liquid modern times.
Sorting by
  • 0

    Criticità postmoderna

    Dopo 103 pagine dedicate agli aspetti sociologici meno interessanti della postmodernità, con l’ultimo capitolo Zygmunt Bauman giunge finalmente al sodo, e lo fa esordendo così: “la vita delle persone, ...continue

    Dopo 103 pagine dedicate agli aspetti sociologici meno interessanti della postmodernità, con l’ultimo capitolo Zygmunt Bauman giunge finalmente al sodo, e lo fa esordendo così: “la vita delle persone, anche delle più felici […], è tutt’altro che esente da problemi. Pochi tra noi sono pronti a dichiarare che nella loro vita tutto va come vogliono che vada, e anche quei pochi conoscono momenti di dubbio.”
    Una delle cause fondamentali di tale nostro ontologico sentirci insoddisfatti riviene dall’incapacità di controllare e piegare a proprio favore gli eventi dell’esistenza che, invece, con l’impeto della tempesta destinale, ci sballottano e destabilizzano sino a ridurci all’impotenza. Di qui il desiderio, l’anelito d’una realtà “affidabile”, “sicura” e scevra di perigli. In breve: l’utopia. Dalla sintesi di due parole greche, “eu-topia” (“buon luogo”) e “ou-topia” (“nessun luogo”), questo termine designa nello specifico la volontà di concepire -e conseguentemente creare- un mondo positivo antipodico a quello ready made. Rispetto a tale concetto, l’autore passa in rassegna tre figure: a) “il guardacaccia”, tipico dell’era premoderna e incline a salvaguardare lo status quo dell’ambiente in cui vive, in quanto espressione del perfetto ingegno di Dio o della Natura; b) “il giardiniere”, l’utopista per eccellenza che, emergendo nel corso della modernità, s’adopera con la sua saggezza per cercare di dare forma ad un’”armonia ideale”; c) e infine “il cacciatore”, immagine dominante dei giorni nostri nonché simbolo supremo dell’homo homini lupus, del mors tua vita mea e dell’”individualizzazione” egoistica volta alla sopravvivenza in mezzo a branchi di bestie fameliche. Nell’epoca postmoderna, dunque, l’utopia, da tensione collettiva verso una mèta ideale, è passata a significare una fuga personalistica intesa come corsa costante e forsennata per non rimanere indietro. È così che il progresso, smarrendo l’accezione primaria –secondo la quale dovrebbe puntare ad un benessere includente e onnicomprensivo (“bonum est diffusivum sui”, San Tommaso), s’è ridotto ad un miserabile sforzo del soggetto atto a garantire la sua posizione nel numero dei cacciatori, poiché l’alternativa sarebbe “di ritrovarsi tra le prede”, i perdenti. Gli effetti più deleteri di tale diffuso comportamento si manifestano in un escapismo infarcito di occupazioni (in primis: il lavoro a tempo pieno e ritmi serrati) che, distogliendo l’attenzione dalle concrete problematiche esistenziali e dal nucleo essenziale della vita di ciascuno, inducono l’individuo a non pensare all’infelicità della condizione umana, a realizzarsi in falsi obiettivi, ed a virare verso una “coscienza felice alienata” (cfr. Herbert Marcuse).
    Tralasciando il fantomatico tertium (cui Bauman non fa cenno) fra l’utopia ortodossa originale, nel senso di “promessa della fine delle tribolazioni”, e l’utopia fallace dei postmoderni, in cui la sofferenza si reitera senza che ce ne avvediamo perché presi dall’ossessione della caccia (e cioè la prospettiva d’una beatitudine spaziotemporalmente illimitata, vale a dire non soltanto hic et nunc , ma da sempre), il libro si chiude culminando in un’icastica ed esemplare citazione d’Italo Calvino, con cui si getta una luce su ciò che dovrebbe essere il corretto modus operandi(/vivendi):
    “L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” (“Le città invisibili”).

    said on 

  • 4

    Assolutamente da leggere, anche se non è indispensabile condividerne il contenuto al 100%. Pone radicali interrogativi sulla società, sul mondo che stiamo vivendo; ci obbliga a porci problemi che pref ...continue

    Assolutamente da leggere, anche se non è indispensabile condividerne il contenuto al 100%. Pone radicali interrogativi sulla società, sul mondo che stiamo vivendo; ci obbliga a porci problemi che preferivamo ignorare, ci offre una visione della realtà sociale dall'angolazione che non avevamo considerato, toglie il velo dietro il quale tentavano di nascondere le "vite di scarto". Più interessante per le domande che per le poche risposte, che sembrano ben più scontate della lucida analisi

    said on 

  • 4

    Ottimo saggio di un filosofo che ha saputo dare alla realtà contemporanea le più calzanti definizioni...la nostra vita è "liquida", senza più punti di riferimento in nessun campo (nel lavoro, nella so ...continue

    Ottimo saggio di un filosofo che ha saputo dare alla realtà contemporanea le più calzanti definizioni...la nostra vita è "liquida", senza più punti di riferimento in nessun campo (nel lavoro, nella società, perfino nelle relazioni amorose); la "mixofobia" (la paura delle mescolanze culturali, religiose, sessuali) rende le città spettri spaventosi e rende la paura un elemento costante delle nostre vite; la visione miope degli individui che cercano risposte locali a problemi globali; e infine una bella riflessione sul significato attuale di "Utopia"...E in più Bauman ha il grande pregio di saper scrivere in un linguaggio comprensibile anche ai non filosofi!

    said on 

  • 3

    Mixofilia e mixofobia: che cosa sono? E perché se ne parla, in merito alla città postmoderna? Z. Bauman arricchisce la sua opera (già strapiena di riflessioni sulla modernità liquida) con un testo che ...continue

    Mixofilia e mixofobia: che cosa sono? E perché se ne parla, in merito alla città postmoderna? Z. Bauman arricchisce la sua opera (già strapiena di riflessioni sulla modernità liquida) con un testo che sinceramente ho trovat (in alcuni passaggi) un po' stiracchiato. Interessantissimi il 2° ed il 4° capitolo, ma il tema della paura - sebbene evidenziato più volte come caratteristica primaria del nostro modus vivendi - non riesce ad esaurire la curiosità del lettore già abituato alla scrittura di quest'autore.
    Un libro tuttavia essenziale per penetrare nel cuore della società in cui viviamo, ed in questo Bauman non delude.

    said on 

  • 4

    "Non sono rimasti molti terreni solidi su cui gli individui possano edificare le loro speranze di salvezza. Non possiamo più sperare seriamente di rendere il mondo un posto migliore in cui vivere; non ...continue

    "Non sono rimasti molti terreni solidi su cui gli individui possano edificare le loro speranze di salvezza. Non possiamo più sperare seriamente di rendere il mondo un posto migliore in cui vivere; non possiamo neppure rendere veramente sicuro quel posto migliore nel mondo che, forse, siamo riusciti a ritagliare per noi stessi. L'insicurezza c'è e resterà, qualunque cosa accada." Rendere l'incertezza meno terribile, la felicità più permanente. Ecco la grande utopia inseguita dagli abitanti del mondo liquido. Zygmunt Bauman rapisce la nostra attenzione e affronta la paura più inconfessabile: che futuro ci aspetta?

    said on 

  • 4

    Come deve essere un saggio, intriso di note al testo e sempre da rileggere

    Un fondamentale, Bauman, assieme a Augé e Le Goff, suo il conio della definizione illuminante di modernità "liquida".
    Liquido e senza reale consistenza, come lo spazio effimero in cui scrivo, anzi no ...continue

    Un fondamentale, Bauman, assieme a Augé e Le Goff, suo il conio della definizione illuminante di modernità "liquida".
    Liquido e senza reale consistenza, come lo spazio effimero in cui scrivo, anzi no segno, ora. Lo scrivere presuppone un supporto tangibile, queste sono parole in dissolvenza.

    "La paura ci spinge a un atteggiamento difensivo. Una volta assunto, esso dà immediatezza e concretezza alla paura. Sono le nostre reazioni che trasformano gli oscuri presagi in realtà quotidiane, facendo diventare carne la parola."

    Da imparare a memoria il capitolo "L'utopia nell'età dell'incertezza" a pag. 107 (un pensiero veloce ed intenso va ai due Tommaso ideali... Moro e Campanella)

    " Il tempo scorre e il trucco sta nel cavalcare l'onda. Se non vuoi affogare, devi continuare a surfare, e questo significa cambiare il guardaroba, il mobilio, la tappezzeria, l'aspetto e le abitudini - in breve te stesso - il più frequentemente possibile...
    ...Oramai il gioco più popolare del momento si chiama fuga. Dal punto di vista semantico, la fuga è esattamente il contrario dell'utopia, ma dal punto di vista psicologico è nelle circostanze attuali, il suo unico sostituto disponibile...Alle tue preoccupazioni e ai tuoi sforzi non rimane altro che concentrarsi sulla lotta per evitare di perdere...cerca almeno di rimanere tra i cacciatori, giacché l'unica alternativa che hai è quella di ritrovarti tra le prede..

    "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e sapere riconoscere chi è cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."

    Marco Polo parla tramite Italo Calvino, nelle Città invisibili.

    said on 

  • 4

    Saggi di fine stagione - 29 giu 10

    Cioè come viviamo nel mondo di oggi? E non scordiamoci il sottotitolo “Inferno e Utopia del mondo liquido”. Da poco ho scoperto il pensatore polacco, e la sua visione del mondo fa suonare in me le cor ...continue

    Cioè come viviamo nel mondo di oggi? E non scordiamoci il sottotitolo “Inferno e Utopia del mondo liquido”. Da poco ho scoperto il pensatore polacco, e la sua visione del mondo fa suonare in me le corde della risonanza. Quando, con il suo sguardo attento, si aggira per i meandri della nostra vita, mi rende più chiari elementi di disagio che a volte non focalizzo. Con la sua idea forte nel fondo e sempre presente in tutti i suoi scritti, il mondo attuale, fatte crollare le barriere istituzionali ed economiche, è un mondo liquido, dove le cose da un lato prendono la forma del loro contenitore (e non viceversa) dall’altra è difficile rapportarvisi perché, come tutti i liquidi, scivolano via. Nei primi quattro capitoli, che sono più organici, questa lente analitica viene usata per guardare alcuni momenti forti della vita attuale, come la produzione industriale dei profughi, lo spostamento verso il basso dell’uso della politica dovuto ad una distorta interpretazione dell’uso del suffragio universale. Fino alla bella analisi degli stati d’animo di mixofobia e mixofilia, della paura e dell’amore verso lo straniero, verso l’altro (e che per versi opposti mi rimandano a Camarrone e Saviano). Stati che a volte, come tutte le cose complesse, coesistono all’interno di ciascun abitante delle città invase dagli “esterni”, da quelli che vengono cacciati dai loro posti di vita perché non c’è lavoro, c’è solo miseria e morte. E non vengono, non possono venire accolti. Da nessuna altra parte. L’ultimo capitolo è un po’ appiccicato, si sente che è frutto di una lezione universitaria, quindi risulta scollegato dal resto. Anche se lì è contenuta un’altra metafora della vita, o meglio del cambiamento della vita attraverso gli anni e i secoli. Dove l’uomo, anzi il progredire dell’atteggiamento umano maggioritario, viene paragonato prima a quello del guardiacaccia, che deve impedire ad altri di venire a cogliere i frutti del proprio territorio. Frutti che comunque vanno coltivati. Un guardiacaccia ha sempre cura degli animali che vivono con lui, perché, appunto gli danno la vita. Poi i territori diventano meno perigliosi, ed il guardiacaccia si trasforma in giardiniere, che ha cura del proprio giardino, e lo fa crescere e prosperare, sa quali piante far crescere e quali “erbacce” estirpare. Fino al rivoltarsi attuale, che lo trasforma in cacciatore, in bieco uccisore e predatore di tutto quello che c’è attorno. E dopo di me, il diluvio. Ecco alla fine l’unico neo, ma molto grosso, delle sue analisi sono appunto queste: sono analisi di situazioni, ma non si interviene, non si riesce a pensare a come modificare il reale. Certo, comprenderlo significa fare un bel passo avanti. Ma è come guardare un bel film-verità che ci svela esattamente com’è il mondo in cui viviamo. Ce ne fa capire i guasti e che così si finirà tutti male. Ma si riesce a fare qualcosa in positivo? Si torna sempre lì, Bauman è scettico anche verso gli interventi locali alla Gesualdi, perché in un mondo globale non esistono soluzioni locali. Anzi a volte, si giustificano malefatte proprie perché (o solo perché) localmente funzionano. Come mettere i profughi nelle mani degli operatori umanitari e dimenticarsi le guardie armate sullo sfondo; come se gli operatori stessi fossero un anello della catena dell’esclusione (e per di più a basso costo). Ma questa è (sarà?) un’altra storia. Intanto facciamoci montare la rabbia leggendone.
    “i profughi … non cambiano posto. Perdono il loro posto sulla terra e sono catapultati in un luogo che non c’è … o in un deserto, per definizione una terra inabitata, una terra che non sopporta gli uomini e che gli uomini raramente visitano” (50)
    “Dalle Città invisibili di Calvino, Marco Polo dice ‘L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio’” (126)
    Di Zygmunt Bauman ho parlato da poco, solo il 22 novembre scorso, ed a lì ed a Wiki rimando.

    said on 

  • 5

    "Liquid Times" Is a very short book by an author that explains in an authorized and scientific voice one of the phenomena that is happening in our current times: the fact that our lives are no solid t ...continue

    "Liquid Times" Is a very short book by an author that explains in an authorized and scientific voice one of the phenomena that is happening in our current times: the fact that our lives are no solid thing any more. One is not any more intended to start a long term relationship with the world at the moment of birth and become an old and respectable member of society. Instead, one is meant to live a life of struggle and continuous movement from one job to another while independently trying to build some nest capital for the future. This leads to more individualism and less people willing to give back anything to society, instead, people want everything and they want it now; besides, they are afraid of losing what they have precariously obtained such as wealth or health; and those fears are well exploded by the government and the private industry (for example pharmaceutics and personal safety companies, the auto industry and so forth).

    said on 

Sorting by