Lire Lolita à Téhéran

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Editeur: 10

4.1
(2649)

Language: Français | Number of pages: 467 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Portuguese , Japanese , German , Italian , Slovenian

Isbn-10: 2264041382 | Isbn-13: 9782264041388 | Publish date: 

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Description du livre
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  • 3

    Godibile ed appassionato:stupende le pagine in cui si affronta la letteratura;dal sapore un po’ ruffiano,da editing piacione,quelle riguardanti episodi (drammatici) di vita nella Teheran della rivoluz ...continuer

    Godibile ed appassionato:stupende le pagine in cui si affronta la letteratura;dal sapore un po’ ruffiano,da editing piacione,quelle riguardanti episodi (drammatici) di vita nella Teheran della rivoluzione di Khomeini, anche se indubbiamente interessanti.

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  • 4

    Ma io mi ricordo...

    ...Mi ricordo, della rivoluzione dell’Iran, dell’ayatollah Khomeini, e della strana gioia delle noialtre sinistre per la fuga dello scià e degli sporchi imperialisti americani. Mi ricordo, poi, dello ...continuer

    ...Mi ricordo, della rivoluzione dell’Iran, dell’ayatollah Khomeini, e della strana gioia delle noialtre sinistre per la fuga dello scià e degli sporchi imperialisti americani. Mi ricordo, poi, dello stupore quando si vide che quella rivoluzione non stava proprio prendendo la piega che si auspicava, ma all’improvviso, insospettatamente, da quel mondo che allora pareva più lontano di quanto fosse realmente cominciava a venire fuori qualcosa allora del tutto nuovo: l’integralismo islamico. E furono subito donne scafandrate, furono modi essere e di vivere per noi normali messi inusitatamente al bando, furono persecuzioni politiche, misteriose sparizioni, omicidi, massacri, e poi una guerra assurda che durò dieci anni con un paese vicino e pure lui musulmano.E furono proibizioni di essere e di pensare, di capire, leggere e studiare, di guardare film e televisione. E tutto continuava ad apparirci assurdo ma innocuo perché lontano. Sono loro, sono strani, sono altri. Non c’entrano con noi.

    Di questo si parla nel libro della Nafisi. La stranezza di un mondo come il nostro, o quasi (il paradosso di una dittatura che pure consentiva libertà individuali) falciato da un’altra dittatura di stampo religioso dove diventava trasgressione da pagare a caro prezzo anche solo fare una festa tra amici con danze e alcolici.. E il dolore e l’assurdità di persone, in ispecie donne, che vedevano perse libertà minime che pure, per le loro madri o sorelle maggiori, erano del tutto scontate. E per chi contravveniva c’erano sequestri, botte, violenze sessuali, omicidi in carcere. Le stesse cose che con altri mezzi ci ha raccontato anche il fumetto di Marjane Satrapi.

    Lei, una professoressa universitaria, specializzata in letteratura inglese; proveniente da una famiglia vecchia di ottocento anni che aveva espresso intellettuali e studiosi nel corso di tutta la sua storia (questo fa del suo già strano: da noi chi può vantare ascendenze note così antiche al massimo è qualche ex-nobile dal grilletto facile), riuniva nella sua casa, di nascosto, un ristretto e selezionato gruppo di studentesse con cui parlare di libri “proibiti” bevendo the e mangiando paste e cioccolatini. E gli eventi esterni, che coinvolgono direttamente lei e le persone a lei vicine, fanno da contrappunto alle riflessioni letterarie. Gli autori di cui si parla e che vengono analizzati nella particolare luce della situazione contingente sono Nabokov, Fitzegrald, James, Austen. E l’analisi è interessante: ovviamente non può transigere dal confrontarsi con la situazione politica e di genere, trovando nella narrazione letteraria spunti di analisi e riflessione correlati alle particolari realtà vissute. E’ ovvio che il fascino, la forza e anche il limite dell’arte, e della letteratura, sta proprio nel fatto che si può potenzialmente trovarvi dentro qualsiasi cosa, ma queste analisi non mi paiono comunque campate per aria. Lolita ad esempio lo avevo letto molti anni fa, non avevo mai pensato a una sua lettura “politica” - il possessivo Humbert che annulla il suo oggetto del desiderio, facendosi tutto e facendola diventare nulla, metafora di qualsiasi dittatura - ma vi avevo piuttosto preferito una lettura “clinica”, il racconto di un’ossessione psicotica spinta ai massimi livelli, che arriva a inverare le peggiori paure di cui essa vive - Humbert vive del terrore che Lolita lo abbandoni, e infatti lei lo abbandona; vive del terrore che qualche personaggio di passaggio gliela porti via, e infatti un personaggio di passaggio gliela porta via.

    Alla fine, la professoressa iraniana fa la scelta di lasciare il suo Paese e riparare all’estero, negli Usa, dove aveva a lungo già studiato e vissuto all’epoca del suo primo matrimonio. Risulta difficile, dal nostro punto di vista, capire perché una decisione di questo genere tardi così tanto: risulta strano che chi ne abbia la possibilità non voglia fuggire da un luogo in cui le libertà più basilari sono sistematicamente negate. Probabilmente c’entra un senso di resa al regime che probabilmente connoterebbe l’emigrazione e la fuga; probabilmente anche un legame che si considera più forte di qualsiasi cosa. Inquietante è pure il fatto che certi modi di essere e di pensare facciano parte anche della nostra realtà, magari minoritari e geograficamente localizzati ma presenti (ad esempio divinizzare e “rispettare” una donna e considerare figlie del demonio tutte le altre, da disprezzare ma nello stesso tempo da desiderare e insidiare; considerare il sesso non procreativo come il peggiore dei mali…) Certo è che comunque le nostre libertà è bene che ce le teniamo strette. anche considerato che l’Iran degli ayatollah era solo la demo: ancora dovevano venire talebani e ISIS. E in ogni caso, come temo stia dimostrando la Turchia attuale, l’involuzione della libertà di fronte all’integralismo religioso è un rischio sempre possibile, non esiste conquista sociale e civile che sia data per sempre.

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  • 3

    Lezioni di vita

    La professoressa Azar Nafisi, in piena rivoluzione islamica racconta il suo percorso emotivo, didattico e morale nella Teheran degli anni ‘80.
    Khomeini è salito al potere dopo lo scià e moltissime co ...continuer

    La professoressa Azar Nafisi, in piena rivoluzione islamica racconta il suo percorso emotivo, didattico e morale nella Teheran degli anni ‘80.
    Khomeini è salito al potere dopo lo scià e moltissime cose sono cambiate. Le donne sono le prime a subire i cambiamenti di questa “rivoluzione”, che non è solo politica chiaramente. Portare il velo, accompagnarsi per strada solo con fratello o padre, perquisizioni, restrizioni non solo fisiche ma anche morali e mentali. La Nafisi insegna all’università e cerca di dare un taglio europeo alle sue lezioni, non per una volontà di occidentalizzare, ma perché gli uomini del suo paese che lei forma, possano un giorno avere la possibilità di saper scegliere. Comincia così un seminario per sette giovani studentesse, che ogni giovedì mattina riunisce a casa sua con cui elabora, confronta, scava testi, caratteri, personaggi.
    Prendono vita così Nabokov con la sua Lolita, processi a Gatsby e al suo essere frivolo, crociate contro la Daisy Miller di James e dibattiti accesi su Jane Austen. Ma non c’è solo questo. C’è la guerra, ci sono i bombardamenti, gli allarmi, le morti. Ci sono le vite e i sentimenti delle sette giovani e del loro mentore che si scoprono, che si confrontano, che capiscono cosa vogliono e fanno di tutto per prenderselo. C’è la volontà e la forza delle donne. La Nafisi vive con loro questi avvenimenti, neanche la guerra la allontana dal suo paese. Saranno le restrizioni e l’impossibilità di potersi esprimere come vuole, di insegnare come può, a doverle dolorosamente farle scegliere di allontanarsi, perdendo gli amici più cari, compagni di patimenti e dolori ma anche di soddisfazioni letterarie.
    Quando ho cominciato a leggere questo libro mi aspettavo un taglio molto diverso. Invece mi sono ritrovata davanti ad una prosa che magistralmente si snodava pagina dopo pagina, intensa e profondamente consapevole.
    C’è un’immagine bellissima all’inizio del libro ed è quella che mi è rimasta più impressa: sette ragazze con il loro velo scuro immortalate su una foto con dietro un muro bianco e subito dopo le stesse sette ragazze senza velo. Colori, capelli, ricci, sorrisi. Sono sempre le stesse ragazze?

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

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    Leggere Lolita a Teheran

    Se si vuole cominciare a parlare di “Leggere Lolita a Teheran”, non si può prescindere dal fare un brevissimo accenno alla storia personale dell’autrice. Azar Nafisi è stata per anni docente di letter ...continuer

    Se si vuole cominciare a parlare di “Leggere Lolita a Teheran”, non si può prescindere dal fare un brevissimo accenno alla storia personale dell’autrice. Azar Nafisi è stata per anni docente di letteratura inglese presso l'Università di Teheran. Dal 1997 si è trasferita negli Stati Uniti, dove insegna alla rinomata Johns Hopkins University di Washington.
    Il libro trae origine dall’esperienza vissuta dalla scrittrice con sette studentesse del suo corso. In un’epoca di crescente oscurantismo politico/religioso, Nafisi decise di lasciare l’insegnamento “istituzionale” e di avviare, all’interno delle proprie mura domestiche, un seminario di letteratura a cui invitò le sue migliori allieve.
    Nel corso di questi incontri – che costituiscono il sostrato più vivo ed intenso del racconto – la discussione si indirizzava su alcuni celebri romanzi: “Lolita” ed “Il grande Gatsby”, “Orgoglio e pregiudizio” e “ Daisy Miller”, solo per citarne alcuni. Tali opere venivano esaminate ed approfondite sia alla luce delle personali esperienze delle partecipanti, sia sulla scorta dei profondi mutamenti politico/sociali avvenuti nella Repubblica Islamica dell'Iran.
    Nel corso del seminario, le ragazze cominciarono a solidarizzare e ad aprirsi, rendendosi partecipi l’un l’altra di problematiche ed esperienze personali: da tale confronto, emergeva così la profonda difficoltà di interpretare il ruolo di donna, di madre e di moglie in una regime assolutista e totalitario, distruttore di qualsivoglia libertà individuale.
    Il libro è suddiviso in quattro capitoli - "Lolita", "Gatsby", "James" e "Austen" – ognuno dei quali tratta un diverso tipo di situazione/stato d’animo: l’assenza di libertà, il disincanto individuale, il valore dell’anticonformismo, e la presa di coscienza di se stessi.
    La descrizione dell’Iran, che come un vento vaporoso ed inesorabile accarezza le lezioni "clandestine", è precisa ed accurata: le problematiche insite in un regime opprimente e totalitario, che obbliga al rispetto di regole talvolta assurde ed irrazionali, vengono sviscerate con attenzione e discernimento.
    Dopo un ottimo inizio, capace di prendere per mano il lettore e trascinarlo in un “altrove” che pare distante anni luce dagli usi e costumi a cui siamo abituati, la lettura comincia però a farsi un po’ pesante: la decisa e ricorrente apologia della letteratura occidentale, alla fin fine, finisce per stancare anche il lettore meglio disposto. Probabilmente – ma questo è un parere assolutamente personale - se le pagine fossero state 200 invece di 380 l’impianto narrativo sarebbe risultato più apprezzabile.
    Non mancano comunque pagine indimenticabili che, unite all’afflato profondo nel descrivere le vicende di una nazione “impazzita”, rendono il libro degno di una lettura attenta e pregna di riflessione.

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  • 5

    Un toccante atto d'amore

    Coscienza, resistenza, umanità. Vita, letteratura, immaginazione. Un libro intensissimo, l'empatia come valore supremo, come nucleo essenziale del nostro essere uomini, come fondamento tanto dell'indi ...continuer

    Coscienza, resistenza, umanità. Vita, letteratura, immaginazione. Un libro intensissimo, l'empatia come valore supremo, come nucleo essenziale del nostro essere uomini, come fondamento tanto dell'individuo quanto della società. Un insegnamento che va dritto al cuore attraverso ogni singola parola.

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  • 3

    Primo libro a squarciare il velo di maya sulle terribili condizioni di vita della donna, in particolare, nell'Iran di Komeini (e successivi presidenti-dittatori), ha certamente il merito di consegnare ...continuer

    Primo libro a squarciare il velo di maya sulle terribili condizioni di vita della donna, in particolare, nell'Iran di Komeini (e successivi presidenti-dittatori), ha certamente il merito di consegnare al lettore, peraltro con ammirevole distacco, una situazione non così conosciuta in Occidente e di fronte alla quale nessuno può restare indifferente.
    Ciò premesso, da un punto di vista squisitamente letterario, è un vorrei ma non posso; non è un libro di critica letteraria, dal momento che i pochi romanzi cui si fa cenno sono solo il pretesto per descrivere le difficoltà del vivere sotto una dittatura religiosa. L'autrice non si sofferma mai su un'autentica analisi critica dei testi, riducendo la riflessione a pochissimi spunti e si sorvola su moltissimi aspetti che meriterebbero ben altri approfondimenti. E non è un testo di denuncia sociale perché le storie delle protagoniste sono, tutto sommato, molto simili e, pur tra indiscutibili difficoltà, si risolvono positivamente.
    Se il messaggio - bellissimo - è che la letteratura e la consapevolezza che deriva dalla lettura di alcuni romanzi salvano la vita, forse le storie personali e la critica letteraria meriterebbero pesi diversi e meglio contestualizzati.
    A tratti, si ha l'impressione che Nafisi fatichi a gestire la pur voluta confusione dei piani. Infine, mi è parso anche troppo lungo.

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  • 5

    Empatia. Dal greco empatéia: "en", dentro + "pathos", sentimento. Indicava il rapporto che legava l'autore o cantore al suo pubblico

    Leggere Lolita a Teheran. Quando l'ho comprato era plastificato, come la maggior parte dei volumi Adelphi che si trovano in libreria, perciò solo scartandolo una volta pronta ad iniziarlo ho scoperto ...continuer

    Leggere Lolita a Teheran. Quando l'ho comprato era plastificato, come la maggior parte dei volumi Adelphi che si trovano in libreria, perciò solo scartandolo una volta pronta ad iniziarlo ho scoperto che la copertina era morbida e liscia, molto piacevole da tenere in mano.
    La mia esperienza con questo libro comincia attraverso il senso del tatto, e non è una cosa di poco conto, perché è una lettura che in me ha toccato ogni tasto possibile.
    In copertina c'è la foto di una donna coperta da un abito e da un velo nero, quello che tutti associamo automaticamente alle donne arabe; tutto quel nero non riesce comunque a smorzare la bellezza della donna che avvolge, l'attrice iraniana Leila Hatami. L'oscurità dei suoi abiti è contrastata dalla mela rossa che tiene in mano, dallo smalto celeste chiaro che si intravede sul pollice e poi dal cielo azzurrissimo che domina lo sfondo.
    Arrivato immacolato nelle mie mani, a fine lettura è profondamente segnato, come del resto sono stata profondamente segnata anche io. Adesso è farcito di post-it e adesivi segnalibro: quando lo leggevo di notte, a letto, la lampada proiettava l'ombra del suo profilo sulla parete alla mia sinistra, facendolo sembrare il profilo di una città. Case, edifici, palazzi, magari quelli di Teheran.
    La prima cosa che mi viene in mente a proposito di questo libro è che mi ha fatto sentire grata, grata di avere come passione quella per la lettura perché in questo modo ti capita, nella vita, di leggere cose come le pagine scritte da Azar Nafisi, capaci veramente di aprirti la mente, ma che dico aprire: spalancare la mente. Tra le altre - tante - cose Leggere Lolita a Teheran è un libro che fa a pezzi pregiudizi e luoghi comuni.
    Che immagine abbiamo noi dell'Iran, e soprattutto delle donne dell'Iran?
    Una delle cose che ho capito grazie a questo libro è che da questa parte del mondo rischiamo di avere un'immagine falsata di loro, almeno quanto alcuni esponenti del popolo iraniano sbandierano un'immagine sbagliata dell'Occidente, nel bene e nel male; sì perché l'idea di Occidente da loro può essere solo o bianca o nera: la concretizzazione del Male contro cui combattere, oppure una sorta di mondo ideale per cui vale la pena anche morire nel tentativo di raggiungerlo; e noi, dell'Iran o dei paesi arabi in generale, rischiamo di conservare un'idea altrettanto limitata e limitante.
    Parliamo di me ad esempio. Ho avuto un periodo, durante le scuole medie, in cui ho letto moltissime testimonianze e biografie nel tentativo di indagare alcuni eventi che proprio non riuscivo a comprendere, in particolare l'Olocausto e le condizioni di vita delle donne nei paesi islamici. Per caso gli ebrei erano persone orribili che avevano fatto male a qualcuno? Le donne di quei paesi erano forse diverse da noi, bisognava tenerle a bada altrimenti chissà cosa avrebbero combinato? - mi chiedevo ad undici, dodici anni.
    Be', le letture di quegli anni mi diedero la risposta: no, quegli eventi non avevano senso né tanto meno valide motivazioni.
    Devo ammettere però che poi non sono mai andata oltre quel tipo di approfondimenti, e della cultura araba non so assolutamente nulla, ma non solo: grazie ad Azar Nafisi mi sono resa conto di non aver mai immaginato una ragazza iraniana della mia età andare all'Università ed innamorarsi di Jane Austen o di Gatsby o di qualunque altro protagonista della letteratura Occidentale. Mi veniva difficile persino immaginare che ad una ragazza fosse permesso andare all'Università e che se anche le fosse stato possibile, difficilmente avrebbe trovato insegnanti di larghe vedute disposti ad insegnare qualcosa che fuoriuscisse dall'ideologia dominante.
    Quest'ultima idea non è del tutto sbagliata, perché effettivamente non è scontato che una ragazza iraniana vada all'Università, che possa studiarvi serenamente e che non sia espulsa per una sciocchezza; ancor meno scontato è trovare dietro la cattedra docenti degni di questo nome, perché Azar Nafisi è l'eccezione, di certo non la regola.
    Iniziamo parlando proprio di lei. Anzar Nafisi è nata nel 1955 a Teheran, figlia dell'ex sindaco della capitale e della prima donna entrata nel parlamento iraniano. A tredici anni i genitori la mandano a studiare in Inghilterra ed è da questo momento in poi che ha inizio il lungo percorso della Nafisi nell'approfondimento della letteratura di lingua inglese, un percorso che scolasticamente terminerà in America con una laurea in letteratura inglese presso la University of Oklahoma e che personalmente porterà avanti per sempre.
    Nel '79 torna a Teheran dove per diciotto anni - escluso il periodo dall'81 all'87 durante il quale fu espulsa per aver violato le norme sull'abbigliamento - insegna letteratura inglese presso l'Università Allameh Tabatabai. Nel 1995, non accettando di sottostare al volere delle autorità che le avrebbero vietato di continuare a scegliere i contenuti dei suoi corsi, decide di licenziarsi. E' a questo punto che sceglie tra le tante studentesse incontrate nella sua carriera quelle più brillanti e più sinceramente appassionate alla letteratura e per loro e con loro s'incontra ogni giovedì mattina a casa sua, per un seminario privato e segreto dove avrebbero letto e discusso una serie di autori e romanzi ormai vietati.
    E' da questo che nasce Leggere Lolita a Teheran.
    Il libro è diviso in quattro parti: Lolita, Gatsby, James, Austen. In ognuna di queste, le brillanti analisi dei vari romanzi si mescolano e si intrecciano a quanto accadeva nel mentre in Iran, ai ricordi personali di Azar Nafisi, alle storie delle «sue ragazze», come affettuosamente chiama le studentesse del seminario.
    Quella su Lolita è la parte che personalmente ho amato di più, perché la lettura che la Nafisi ci offre del romanzo di Nabokov è di una portata potentissima, chiara ed illuminante: quella della piccola Lolita diventa la storia di ogni popolo soggiogato da un'ideologia, dove quel popolo non è più composto da persone, da individui, ma da soggetti che devono incarnare il sogno di qualcun altro.
    Dal punto dell'analisi letteraria, quella su Gatsby è la parte che mi è piaciuta meno, semplicemente perché per Gatsby non ho mai nutrito una grande passione; della sezione dedicata a Fitzgerald ho amato ben altri aspetti, come la lotta – anche con una parte degli stessi studenti – per poterlo leggere in classe.
    Della parte su Henry James mi resta soprattutto l'immagine di Azar Nafisi che, di notte, quando cominciavano i bombardamenti, andava a sedersi in corridoio per poter stare più vicina ai figli, e restava a leggere Daisy Miller con la sensazione che finché fosse rimasta sveglia tutto sarebbe andato bene.
    La quarta parte dedicata a Jane Austen invece dovrebbero leggerla tutti coloro che sottovalutano la madre di capolavori quali Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, Emma.
    Leggere Lolita a Teheran è un grido d'amore per la letteratura, il ritratto e l'evoluzione della società iraniana – che può chiarirci molto le idee, da questo punto di vista – e una profonda riflessione sui diritti umani fondamentali e sui diritti e sul ruolo della donna.
    Nondimeno, è anche un libro scritto benissimo, che chiede e che sa poi creare un profondo coinvolgimento emotivo da parte del lettore. Nelle prime pagine Azar Nafisi ci chiede espressamente di fare lo sforzo di immaginare lei e le sue ragazze, nel suo soggiorno, che leggono Lolita a Teheran. Se non saremo in grado di visualizzare questo, non sapremo neanche incamerare tutto ciò che viene dopo.
    D'altronde, uno dei punti su cui la Nafisi torna più spesso e nel quale sembra credere fermamente è che la letteratura consiste essenzialmente in un atto di empatia: se non siamo capaci di metterci davvero nei panni di un altro, difficilmente potremo mai appassionarci ad un romanzo o affezionarci al suo protagonista. E credo sia difficile non concordare con questo suo pensiero.
    Ma non sono certo "solo" le parti dedicate ai romanzi quelle che mi resteranno impresse... Le immagini che forse mi porterò dietro più a lungo sono le descrizioni delle ragazze che quando entrano a casa sua sono tutte uguali, tutte coperte, tutte nere; e poi si tolgono il velo ed ognuna esplode dei suoi colori.
    I punti che andrei avanti a sottolineare sono tantissimi, perché questo libro è un concentrato di intelligenza, capacità critica, lungimiranza, uno spaccato di mondo e di realtà che oggi più che mai è importante conoscere.
    Grazie a questo libro non ho trovato solo una lettura illuminante, ma anche una donna di oggi da prendere ad esempio. Ho guardato più volte il video della sua partecipazione lo scorso anno al festival Pordenonelegge, dove discute con Loredana Lipperini di un altro suo libro, La Repubblica dell'immaginazione, dove con gli stessi espedienti e meccanismi affronta la strumentalizzazione della letteratura stavolta da quest'altra parte di mondo: nel 1997, infatti, Azar Nafisi ha deciso – a malincuore – di lasciare Teheran. E' tornata in America, dov'è diventata docente presso la Johns Hopkins University. E ha scoperto che, se in Iran c'è chi è pronto a rischiare la vita per leggere Lolita, il più grande nemico della cultura e della bellezza in Occidente è invece l'indifferenza.

    «Un romanzo non è un'allegoria. (...) E' l'esperienza sensoriale di un altro mondo. Se non entrate in quel mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coinvolgere nel loro destino, non arriverete mai a identificarvi con loro, non arriverete mai al cuore del libro. E' così che si legge un romanzo: come se fosse qualcosa da inalare, da tenere nei polmoni. Dunque, cominciate a respirare. Ricordate solo questo. E' tutto: potete andare.»

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  • 4

    Attraverso la letteratura di grandi autori si può rinascere: è quello che hanno fatto un gruppo di giovani donne di Teheran capeggiate dalla loro professoressa di letteratura americana in uno stato co ...continuer

    Attraverso la letteratura di grandi autori si può rinascere: è quello che hanno fatto un gruppo di giovani donne di Teheran capeggiate dalla loro professoressa di letteratura americana in uno stato come l'Iran che opprime l'essere donna.

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