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Lizard

By Banana Yoshimoto

(5)

| Hardcover | 9780802115645

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Book Description

I shall refer to her as Lizard here, but not because of the small lizard tattoo that I discovered on her inner thigh.

The woman has round, black eyes that gaze at you with utter detachment, like the eyes of a reptile. Every bend and curve of her sm Continue

I shall refer to her as Lizard here, but not because of the small lizard tattoo that I discovered on her inner thigh.

The woman has round, black eyes that gaze at you with utter detachment, like the eyes of a reptile. Every bend and curve of her small body is cool to the touch, so cool that I want to scoop her up in my two hands.

This may bring to mind the image of a man holding a bunny or a chick, but that's not what I mean. What I imagine is the strange, tickling sensation of sharp claws scampering around in my palms. And then, when I open up my hands to take a peek, a thin, red tongue lashes out. Reflected in those glassy eyes, I see my own lonely face, peering down, looking for something to love and cherish. That's what Lizard feels like to me....

194 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Lettura interessante!

    E' una raccolta di racconti dove i personaggi sono prossimi ad una trasformazione nella quale fanno i conti con i loro fardelli. Tutti i racconti affrontano i temi del tempo, del destino e del guarire. Alcuni mi sono piaciuti più di altri, ma nel com ...(continue)

    E' una raccolta di racconti dove i personaggi sono prossimi ad una trasformazione nella quale fanno i conti con i loro fardelli. Tutti i racconti affrontano i temi del tempo, del destino e del guarire. Alcuni mi sono piaciuti più di altri, ma nel complesso è stata una lettura piacevole, molto scorrevole ,che fa riflettere. A volte ho fatto, però, fatica ad immedesimarmi nei personaggi e ad entrare nei loro pensieri.

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    Jessica said on Aug 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una raccolta di racconti piuttosto deludente, i primi 3 racconti, personalmente, li ho trovati piatti, inutili e non coinnvolgenti, persino il racconto Lucertola, che da il nome al libro, non mi ha preso per niente. Tuttavia gli ultimi 3 racconti li ...(continue)

    Una raccolta di racconti piuttosto deludente, i primi 3 racconti, personalmente, li ho trovati piatti, inutili e non coinnvolgenti, persino il racconto Lucertola, che da il nome al libro, non mi ha preso per niente. Tuttavia gli ultimi 3 racconti li ho trovati molto piacevoli e fonte di riflessione, mi è dispiaciuto solo che non ci fosse questo andamento già dall'inizio del libro. Interessante anche il Postscriptum, specialmente quello per l'edizione italiana.

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    Stefy said on Apr 5, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Déjà vu

    Lui: Scusa un attimo. Che lingua stai parlando? Non sono sicuro nemmeno di questo.
    Lei: Non è esattamente una lingua straniera: parlo una lingua che solo tu e io possiamo capire. Esiste una lingua così per tutti.[...]
    Lui: E se l ...(continue)

    Lui: Scusa un attimo. Che lingua stai parlando? Non sono sicuro nemmeno di questo.
    Lei: Non è esattamente una lingua straniera: parlo una lingua che solo tu e io possiamo capire. Esiste una lingua così per tutti.[...]
    Lui: E se le persone sono più di due? Come funziona questa storia della lingua?
    Lei: Se si è in tre, c'è una lingua per quelle tre persone, e se se ne aggiunge un'altra, la lingua cambia di nuovo. [...] Ma se al tuo posto ci fosse seduta una simpatica vecchietta che vive da sola, userei una lingua che sa di solitudine. Con un uomo che sta per andare con una puttana, una lingua che sa di desiderio. Tutto qui.
    Lui: E se ci fossimo io, la vecchietta, il tipo che va a puttane, e tu?
    Lei: Quanto la fai lunga! [...]

    pag. 13

    - eh, come non capirlo, Lui.
    - nogguarda, casomai, è da capire Lei. Fa lo sforzo di offrire a LUI un linguaggio ESCLUSIVO, Lei.

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    Anto. [capelli capelli] - OFF. Tempo di vacche magre. said on Mar 11, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sarebbe un 3.5+

    Giovani Sposi ***
    Lucertola ****+
    Spirale ****
    Sogno con Kimchee ***
    Sangue e Acqua ***+
    Strana storia sulla sponda di un fiume ****+

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    Maurizio Vicedomini said on Feb 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    just a boh!

    I am not very fond of short stories, they generally leave me with a feeling of incompleteness, but they are very handy when you travel to go to work as you can finish one in the metro.
    This was my first approach to Yoshimoto, and I did enjoy the re ...(continue)

    I am not very fond of short stories, they generally leave me with a feeling of incompleteness, but they are very handy when you travel to go to work as you can finish one in the metro.
    This was my first approach to Yoshimoto, and I did enjoy the reading. But somehow all the stories have some weird things happening inside, something supernatural and spiritual. I felt a bit like reading Murakami, and at the end you are not quite sure of you liked it or not. Will have to give Yoshimoto another try to decide if I like the writing.

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    jaahbaba said on Feb 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bànànà - 26 gen 14

    Avevo deciso che il mio primo viaggio giapponese (oltre le immancabili guide) avrebbe toccato un altro po’ di letteratura giapponese. Per questo (ma anche per non caricare troppo il bagaglio) ho optato di portarmi dietro due libretti di Banana Yoshim ...(continue)

    Avevo deciso che il mio primo viaggio giapponese (oltre le immancabili guide) avrebbe toccato un altro po’ di letteratura giapponese. Per questo (ma anche per non caricare troppo il bagaglio) ho optato di portarmi dietro due libretti di Banana Yoshimoto. In quanto la sua scrittura mi sa molto di Tōkyō (lo scrivo qui, per l’unica volta, come andrebbe scritto in traslitterazione, con le due vocali lunghe, e con le due sillabe distinte ed accentate; in fondo una settimana in Giappone sarà servita a qualcosa) ed i suoi romanzi e racconti sono brevi e poco ingombranti. Delle due letture, questa (affrontata per prima, all’arrivo) è quella che mi ha preso di meno. Soprattutto che si tratta di racconti (genere che come tutti sanno, io non sempre apprezzo). E quando Banana scrive racconti, il suo periodare etereo si fa ancora più rarefatto. Dove si arriva al romanzo, la scrittura a poco a poco, prende colore; qui si ferma un passo prima. Si dice qualcosa, si narra, ma tutto rimane lì, un po’ sospeso. Forse un po’ troppo sospeso per i miei gusti. D’altra parte, sono comunque racconti delle prime scritture di Banana, composti prima dei suoi 30 anni. Lei stessa confessa di trovarli in parte immaturi. Ma fatte salve queste critiche un po’ formali, seppur non compiuti, affrontano tutti una variazione sullo stesso tema: la formazione dell’io, la costruzione della propria personalità, il riconoscere del proprio agire inseriti nel mondo. I protagonisti di queste sei pennellate sono messi di fronte ad un problema, di fronte a qualcosa che li deve mettere in moto. E quando questo accade, c’è sempre e prima di tutto il disagio (di non saper fare, di essere inadeguati, di sbagliare) e poi il sollievo (di aver fatto, di aver affrontato, spesso non risolto, ma…). Banana ci fa capire che questo è uno dei modi in cui si costruisce la nostra personalità. Non il carattere (che ben sappiamo viene da lontano), ma il modo di usare il proprio carattere nella vita. È la paura del marito di Atsuko ad affrontare la quotidianità del matrimonio. È la storia di Lucertola (il miglior racconto) e del suo amore per il medico che la portano a rivivere (e superare) traumi adolescenziali (con quella bellissima immagine del mattino al tempio scintoista di Narita). È il rapporto tra i due innamorati, nell’attesa che lei affronti un percorso psicologico difficile (ma quant’è bella l’immagine che lui ci dà del suo amore, quando questo chiude gli occhi per trovare una parola che le sfugge). È la storia di una relazione extraconiugale che si trasforma poi in un matrimonio, e delle paure di lei di poter (dover?) rivivere momenti simili a quelli che lei ha fatto vivere alla prima moglie del marito. È la storia della ragazza i cui genitori decidono di aderire ad una setta New Age, e del suo difficile recupero di un rapporto con loro (difficile ma non impossibile). È la storia della escort che esce dal giro, che trova l’amore, e che riesce a ripercorrere tutta la propria infanzia guardando il fiume della sua giovinezza, ed affrontando sia gli ex-clienti che le vorrebbero male, sia lo strano rapporto che aveva con la madre nei suoi primi anni di vita (quando il padre si era allontanato con un'altra donna, anche se poi era tornato). Pur tuttavia, se le intenzioni della scrittrice sono intuizioni interessanti, la resa finale è un po’ sottotono. I racconti scorrono, infatti, come l’acqua di un ruscello in pianura. Non impetuoso, ma placida, avvolgente, spesso quasi ferma. E ciò nonostante, continuo a ritenere la lettura dei libri di Banana un buon viatico per comprendere il Giappone. Finisco con un pensiero “laterale”: ho da poco letto anche un racconto di De Silva (del 2013) dove compare un’immagine assolutamente omologa ad una di questo racconto di venti anni prima. La comprensione della fine di un amore collegata ad un preciso istante temporale: le dieci e un quarto. Potenza della narrativa.

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    Giogio53 said on Jan 25, 2014 | Add your feedback

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