Llibre del desassossec

Compost per Bernado Soares, ajudant de comptable a la ciutat de Lisboa

Per

4.4
(3488)

Language: Català | Number of Pàgines: 572 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , Chi simplified , Portuguese , Chi traditional , Italian , German , French , Dutch , Hungarian

Isbn-10: 8477273812 | Isbn-13: 9788477273813 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descripció del llibre
Tít. original: Livro do desassossego.
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  • 3

    titolo perfetto

    Volevo leggere questo libro e quindi mi sono imposta di arrivare alla fine anche quando avrei voluto sospendere. Ho alternato la lettura con altro libro perchè dopo un pò dovevo sospendere, la diffico ...continua

    Volevo leggere questo libro e quindi mi sono imposta di arrivare alla fine anche quando avrei voluto sospendere. Ho alternato la lettura con altro libro perchè dopo un pò dovevo sospendere, la difficoltà è la mancanza di una vera trama (si tratta di circa 470 riflessioni alcune brevi alcune più lunghe) e la visione pessimistica e negativa che il protagonista ha della vita. Il titolo esprime perfettamente l'essenza del libro.

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  • 5

    Superbo.

    Tra i libri indispensabili da leggere va collocato sicuramente "Il libro dell'inquietudine" di Fernando Pessoa.
    A me è stato consigliato molti anni fa da un amico, che non ringrazierò mai abbastanza. ...continua

    Tra i libri indispensabili da leggere va collocato sicuramente "Il libro dell'inquietudine" di Fernando Pessoa.
    A me è stato consigliato molti anni fa da un amico, che non ringrazierò mai abbastanza. Adesso rigiro il regalo che mi ha fatto a chi si sente inquieto, a chi si interroga sulla vita e sulle emozioni, ma anche a chi coltiva il sogno di diventare scrittore o a chi semplicemente ama leggere qualcosa di eccezionale. Un'unica avvertenza, però: Pessoa è un autore che va centellinato. Se volete leggere questo libro d'un fiato, non arriverete nemmeno in fondo alla prima pagina.

    Fernando Pessoa è il primo portoghese inserito nella Pléiade (Collection Bibliotèque de la Pléiade), che gli addetti ai lavori riconosceranno senz'altro come la collezione francese più prestigiosa di grandi nomi della letteratura.

    Barbosa, poeta e critico brasiliano, parla dell'autore come di un "enigma in persona", definizione quanto mai adatta e che si comprenderà meglio traducendo il portoghese "pessoa" che significa appunto "persona".

    "Il libro dell'inquietudine", pubblicato in Portogallo per la prima volta nel 1982, è un'opera in prosa definita dalla critica il più bel diario del '900. È composto da frammenti di diario, una sorta di "autobiografia senza fatti" (cit. Soares) che interroga l'oscuro universo dell'anima in movimento nella realtà sensibile. Si tratta solo di una parte dei 27 mila testi conosciuti di Pessoa rinvenuti otto anni dopo la sua morte dentro a un baule di biancheria: poesie, frammenti, sequenze di racconti (come quelli filosofici ed esoterici, miste a novelle poliziesche di "Racconti dell'inquietudine").

    Bellissima è anche la prefazione scritta da Antonio Tabucchi, traduttore e conoscitore dell'autore portoghese:

    "Pessoa non è tanto un poeta quanto un drammaturgo che usa la poesia; non è tanto un drammaturgo quanto un poeta che usa il dramma; non è tanto un romanziere quanto un poeta e un drammaturgo che usa il romanzesco."

    Il protagonista del libro è un contabile di Lisbona, Bernardo Soares, che diventa anche il "contabile" delle sue stesse annotazioni diaristiche. Con precisione maniacale scrive della vita che spia attraverso una finestra. Osserva una vita esterna e reale, mentre si sviluppa dentro di sè una vita interiore e inventata: entrambe costituiscono luoghi completamente ignoti per l'unico abitante.
    Bernardo è taciturno, inquieto e solitario, impiegato di concetto proprio come l'autore. Pessoa assegna al suo personaggio il compito di scrivere un diario: il suo. Questo fa del libro un romanzo doppio.

    Tutta l'opera di Pessoa è pervasa da una sensibilità che definirei sciamanica. Egli parla della sua mente come fosse popolata da "inquilini sconosciuti, presenze di un altrove che si trova dentro di sé: si tratta degli eteronomi, proiezioni del suo pensiero, quasi individui e diversi da lui.

    "Sentire tutto in tutte le maniere, / vivere tutto da tutti i lati, / essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo / realizzare in sé tutta l'umanità di tutti i momenti / in un solo momento diffuso, profuso, completo e distante".

    In questo dialogo con gli "inquilini sconosciuti" Pessoa rischiara le ombre che inquietano la sua mente, evocate come medium in modo da diventare "non tanto uno scrittore quanto un'intera letteratura".

    Gli eteronimi sono figli, fratelli e nello stesso tempo, maestri di Pessoa. Sono stati censiti circa una cinquantina, ma per alcuni sarebbero addirittura più di settanta. Si tratta di una folla che affiora da un continuo gioco di autofecondazioni, reincarnazioni, dissociazioni. Ciascuno ha una propria dimensione, che interferisce con quella degli altri. Hanno fisionomie fisiche, stili, idee politiche e morali, schede anagrafiche, professioni, biglietti da visita, fobie e anche segni zodiacali differenti.

    Tutto passa attraverso immagini fulminee, inebrianti, anche quando sono inesorabili, “nude”. Esplicativa questa riflessione dell'autore:

    “ Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita. Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un’improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle. Alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani; l’ansia insaziabile e molteplice dell’essere sempre la stessa persona e un’altra."

    In questo libro troverete disperazione e lucidità portate entrambe all'estremo. L'Io che sorveglia l'Io, a volte nell'impossibilità di vivere, di lasciarsi andare, di dimenticarsi.

    “All'improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno. Nessuno, assolutamente nessuno. Nessuno mi ha riconosciuto sotto la maschera dell’identità con gli altri, né ha mai saputo che ero maschera. Nessuno ha supposto che al mio lato ci fosse sempre un altro che in fondo ero io. Mi hanno sempre creduto identico a me stesso.
    Tutti noi viviamo distanti e anonimi; dissimulati, soffriamo da sconosciuti. Ad alcuni, però, questa distanza fra loro stessi e un altro essere non si rivela mai; per altri è talvolta illuminata, di orrore o di pena, da un lampo senza limiti; per altri ancora, essa non è altro che la dolorosa costanza e quotidianità della vita.
    Sapere esattamente che chi siamo non ci riguarda, che ciò che vogliamo è ciò che non vorremmo, né forse qualcuno ha voluto; sapere tutto questo a ogni minuto, sentire tutto questo in ogni sentimento, non significherà essere straniero nella propria anima, esiliato nelle proprie sensazioni?"

    E anche:

    “Sono in grande parte, la prosa stessa che scrivo. Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e nella sfrenata disposizioni delle immagini Sono, in gran parte, la prosa stessa che scrivo.
    Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e, nella sfrenata disposizione delle immagini, come i bambini mi maschero da re con carta di giornale; oppure, ritmando una successione di parole, mi acconcio come i pazzi con fiori secchi che sono freschi solo nei miei sogni [...]
    I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo."

    Ma Pessoa conosce anche la bellezza dell'essere:

    "La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia."

    L'anima brucia, l'anima spinge, è un animale in gabbia che ruggisce la sua libertà. È un diamante grezzo che ancora non rifrange la luce; sepolto nel magma delle inquietudini aspetta di essere portato in superficie. Inquietudini dalla dualità sospesa, mettono a nudo il malessere dell'Uomo, che lo àncora a terra, e la sua aspirazione d'Essere, che lo eleva al cielo, con la possibilità di risorgere sempre:

    "Cancellare tutto dalla lavagna da un giorno all'altro, essere nuovo ad ogni nuova alba, in una nuova verginità perpetua dell'emozione..."

    C'è molto altro ancora da dire su Pessoa, ma vi rimando ad analisi sicuramente più interessanti delle mie. L'ultima considerazione, però, voglio prenderla dal poema "Navegar é Preciso" e fornirla come spunto di riflessione a chi spera che il suo sogno di diventare scrittore si realizzi: "vivere non è necessario; quel che è necessario è creare".

    Il Maestro portoghese, chiuso nella sua camera, o seduto in una taverna, si schermava con la monotonia di un impiego che gli permetteva di vivere, ma riusciva a tenere fuori dalla mente ogni disciplina accademica con un imperativo che per me è divenuto fondamentale:

    "Ubbidisca alla grammatica chi non sa pensare ciò che sente".

    Boa vida, pessoas!

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  • 5

    Saudade

    Ho letto questo libro quattro anni fa ma la profonda impressione che allora mi aveva suscitato è ancora vivida e sensibilmente percepibile.
    Non posso non ricordare quell'inquietudine che pagina dopo p ...continua

    Ho letto questo libro quattro anni fa ma la profonda impressione che allora mi aveva suscitato è ancora vivida e sensibilmente percepibile.
    Non posso non ricordare quell'inquietudine che pagina dopo pagina ti entrava nel sangue, insieme a quella leggera ma persistente saudade tanto tipica di Pessoa e a quell'insistente sospetto che tutto quello che facciamo sia vano e mediocre.
    Ricordo quella smaniosa ricerca di una perfezione che non può esistere e che io, come tutti, mi ostino a rincorrere.

    "Quello che mi fa addolorare è che la cosa migliore non sia buona, e che un altro che io sogno, se esistesse, l'avrebbe fatta meglio.
    Tutto ciò che facciamo, nell'arte o nella vita, è la brutta copia di quello che abbiamo pensato di fare. "

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  • 5

    Raccontando in Infanzia berlinese intorno al millenovecento le notti in cui, bambino, si svegliava spaventato dalla luce della luna, Walter Benjamin osservò che quella luce non sembrava destinata a qu ...continua

    Raccontando in Infanzia berlinese intorno al millenovecento le notti in cui, bambino, si svegliava spaventato dalla luce della luna, Walter Benjamin osservò che quella luce non sembrava destinata a questa terra, ma a una terra rivale o secondaria. Alla luna, che avendo mancato - come dimostra la sua incostanza - l'appuntamento col corso del tempo ha perduto ogni diritto sul reale, resta la signoria dell'ipotetico: regno minore e perduto che s'intravede in ottobre e negli angoli delle soffitte, e che concede la cittadinanza soltanto agli innocenti (perché ancora non si sono abituati a far coincidere la realtà con la salvezza) e agli sconfitti (perché per sopravvivere devono costringersi a tenere per vero il contrario).
    Durante la notte in cui Álvaro de Campos, su commissione di Fernando Pessoa, levò dalla sua finestra di scapolo in Rua dos Douradores l'Ode à Noite, la luna che Benjamin aveva osservato invadere le stanze della villa di famiglia dominava Lisbona. Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi, Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati, la Notte delimita il territorio dell'unica patria di cui Pessoa si riconobbe figlio, e che amò tanto da volersi inventare un esercito di eteronimi per meglio difendere i suoi confini. Imperatori, banchieri e profeti abitano la Realtà nella misura in cui lo servono: rientra nella contabilità del mondo chi, accettando di dichiarare la propria identità, rinuncia a sperare di essere altro da ciò che è. Esclusi dal mezzogiorno dell'esistenza a causa del loro esitare, i timorosi e i nomadi trovano asilo nel Possibile, soglia di tutte le case e vigilia di ogni festa, paese disperato in cui a malapena esistono i nomi ma che abbonda di autunni e di crocicchi, governato da schiere di vecchie ricamatrici che la perfetta futilità della loro arte ha reso maestre nell'eludere la tirannia dell'utile.
    Per le strade a spirale di questo paese incontriamo coloro che hanno voluto ignorare l'esattezza e la concretezza della vita, preferendo alle luci del palcoscenico l'umiltà dell'irreale, e che per questo si sono salvati: Dante Alighieri, esule che guidato dal rancore si costruì un aldilà verbale in cui punire i padroni del suo tempo, William Shakespeare, di cui non si sa nemmeno se e quanti fosse, e quel Gesù Cristo che non è stato niente, tanto che la Storia dubita di lui. Insieme a loro stanno i grandi navigatori, i santi e i poeti di tutte le epoche, tutti i non registrati, la grande moltitudine emarginata da coloro che fanno le stime del mondo, bambini senza madre né scuola, apostoli muti che sacrificano la vita sull'altare del sogno per dimostrare che non c'è potere più grande di quello di chi, come la luna, abdica alla pienezza: posso immaginare tutto, confessa intrepido Bernardo Soares, perché non sono niente.

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  • 4

    Superbo e faticoso

    Non è facile seguire Pessoa nel suo viaggio in nessun posto, pur descritto in modo sublime. Non è facile neanche essere indifferenti dinanzi ai mille pensieri di un'anima che sceglie coscientemente di ...continua

    Non è facile seguire Pessoa nel suo viaggio in nessun posto, pur descritto in modo sublime. Non è facile neanche essere indifferenti dinanzi ai mille pensieri di un'anima che sceglie coscientemente di estraniarsi dalla vita come la conosciamo per rifugiarsi nel sogno, purché senza riferimenti reali, e nella rinuncia all'azione come scelta. E analizzando al contempo le proprie mille bassezze ed esaltazioni come osservando una cavia nella sua gabbia, che sia una stanza desolata o un ufficio deserto, purché ci sia una finestra e un cielo da fotografare con la mente. Ogni traccia, ogni frammento che ci si fa leggere può esaltare o portare negli inferi, farti sorridere di te stesso o lasciarti da solo di fronte ad un animo incattivito e rassegnato che speravi non ci fosse più. Non consiglierò questo libro a nessuno perché è un'agonia troppo personale, e al tempo stesso so che nel fare i miei conti finali lui c'è già. Senza una meta e senza una risposta, come tutti sapremmo se ci pensassimo davvero.

    "Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto. Non sapere, però, è non esistere."

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  • 4

    Pessoa e Soares.

    Quando ho acquistato questo libro mi sono chiesto che cosa volesse significare il titolo. Cosa intendeva Pessoa con “Il libro dell’inquietudine”? E più precisamente che cos inquietava lo scrittore por ...continua

    Quando ho acquistato questo libro mi sono chiesto che cosa volesse significare il titolo. Cosa intendeva Pessoa con “Il libro dell’inquietudine”? E più precisamente che cos inquietava lo scrittore portoghese (o in questo caso Bruno Soares)?

    All’inquietudine infatti si possono dare diverse accezioni: preoccupazione, ansia, irrequietezza. E l’inquietudine inoltre può essere mentale ma anche fisica. In questo romanzo, che poi romanzo non è, Bruno Soares affronta tutti questi temi, partendo dal fisico ma concentrandosi principalmente sull’aspetto mentale ed emotivo umano. E un viaggio attraverso le incertezze e le controversie mentali che spesso affliggono ognuno di noi, e lo fanno in tutto il corso della vita.

    In questo romanzo (che poi è uno dei pochi dell’autore portoghese) Pessoa usa un fenomeno letterario chiamato eteronimia, che poi è la sua caratteristica principale, che consiste nel firmare l’opera con un nome diverso. Detto così potrebbe sembrare un semplice pseudonimo, un po’ tipo Hank Chinaski per Bukowski, ed invece c’è una differenza netta tra i due termini. Nello pseudonimo infatti l’autore mantiene i suoi caratteri principali e cambia solo il nome alla fine, mentre nell’eteronimia lo scrittore crea da zero un intero personaggio. Lo scrittore così creato, che viene definito ortonimo, diventa in tutto e per tutto un personaggio a se stante, che può avere anche caratteri personali, emozioni e reazioni completamente diverse e opposte a quelle dello scrittore originale. Così facendo si può creare un personaggio completamente autonomo, che ha una sua “vita” ed esprime pensieri che non debbono per forza essere quelli dello scrittore. Nel corso delle sue opere Pessoa creò diversi ortonimi e forse Bruno Soares è il più famoso tra questi.

    Il libro come detto non è proprio un romanzo quanto una raccolta di pensieri che vengono poi ordinati in ordine cronologico (nell’edizione che ho letto questo riordino è stato fatto da Antonio Tabucchi) ma non hanno tra loto nessun legame logico, a parte il fatto di essere tutti accomunati dall’inquietudine appunto.

    Ma veniamo al dunque, di cosa parlano questi pensieri? Bruno Soares è un anonimo dipendente di un anonimo ufficio di Lisbona che, vagabondando per le vie della capitale portoghese, riflette sulla sua esistenza e su quella delle persone che lo circondano. Diverse cose lo affliggono, soprattutto il tedio. Il tedio lo circonda, e lo fa pensare, e questo pensare lo affligge. E’ quasi soffocato dai suoi pensieri, se ne lamenta, vorrebbe essere un uomo d’azione non di pensiero e questo perché come dice lui “chi più pensa, più ha vissuto”, e chi più ha vissuto più ha sofferto. Pensare lo distrugge, esistere lo affligge, pensa al suicidio ma il non può suicidarsi, e perché? Perché ciò che lo affligge è proprio l’amore per la vita, che quindi non può abbandonare.

    Sarò onesto, non è un libro facile, pur essendo molto corto (circa 280 pagine), e prima di comprarlo avevo letto diverse recensioni che lo consideravano noioso. Forse hanno ragione, anche se ritengo che prima di acquistare un libro bisognerebbe quantomeno informarsi su cosa si sta comprando e questo libro non è mai stato presentato come un thriller…Detto ciò devo fare una considerazione: raramente ho visto affrontare temi così profondi con tale semplicità. Ogni frase fa riflettere. Nessun punto è messo lì a caso. Pessoa era un maestro nello scrivere ed in questa opera lo dimostra in pieno. Certi periodi sono fatti per essere letti e riletti, e fanno riflettere.

    E’ vero che questo libro non è per tutti forse ma se vi piacciono e vi intrigano le riflessioni profonde sulla mente umana e sui vari sentimenti che accompagnano l’uomo nel corso della vita, beh, questo libro è imperdibile.

    “Solo un cosa mi stupisce più della stupidità umana: l’intelligenza che la gente mette in questa stupidità."

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