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Lluvia Negra

By Ibuse Masuji

(5)

| Others | 9788499080444

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Book Description

24 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Lo stile piano e pacato rende ancora più spaventoso il racconto.

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    maroufle said on Sep 22, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Quasi cinque anni dopo la fine della guerra, la giovane giapponese Yasuko riceve una nuova proposta di matrimonio. Le precedenti sono andate a finire nel nulla: la presenza di Yasuko nei pressi di Hiroshima, il 6 agosto del 1945, hanno indotto tutti ...(continue)

    Quasi cinque anni dopo la fine della guerra, la giovane giapponese Yasuko riceve una nuova proposta di matrimonio. Le precedenti sono andate a finire nel nulla: la presenza di Yasuko nei pressi di Hiroshima, il 6 agosto del 1945, hanno indotto tutti i suoi pretendenti a tenersi alla lontana da una ragazza che potrebbe aver contratto la "malattia atomica".
    Suo zio Shigematsu, a cui la ragazza è stata affidata da tempo e che si sente colpevole per quel che le accade, decide che questa volta farà chiarezza sul fatto che la ragazza è sana, e per provarlo decide di trascrivere, come prova, il suo personale diario del bombardamento per fornirlo a chi svolgerà le indagini sul conto della nipote.

    Da questo pretesto parte il viaggio che Masuji ci porta a compiere nei giorni della bomba.
    Masuji non fu un testimone diretto della tragedia, ma il racconto di quel che è avvenuto - attraverso i diari ed i ricordi delle persone comuni - è un caleidoscopio di punti di vista sull'evento - che è forse impossibile da raccontare altrimenti.
    Solo esseri umani che raccontano di altri esseri umani, dalla visuale della quotidianità stravolta, possono darci una idea di quel che è accaduto - perchè ampliando la visione non riusciamo paradossalmente a costruircela, una idea: è troppo grande e assurda da concepire, sfuma nell'impersonalità delle cifre, si allontana da noi.
    Qui invece camminiamo anche noi tra il lezzo dei cadaveri, tra le case storte, i ponti spazzati via, le ustioni, i corpi oltraggiati, gonfi, bruciati, in un orrore a cui è necessario sopravvivere, anche se è troppo potente ed incomprensibile per ragionarci su.

    E, con Shigematsu, abbiamo bisogno di fermarci a guardare quel che ancora vive, quel che resiste, quel che da il segno di una speranza. Piante, animali...e il camminare insieme, nella sofferenza che ora è taciuta e ora è condivisa, a seconda di quel che viene e di quel che ci si sente di fare.

    In molti tratti, il camminare di Shigematsu, di sua moglie e di sua nipote sembrano riecheggiare i passi dell'Uomo e del Bambino ne "La strada" di Mc Carthy.

    Quel che è accaduto potrà riaccadere, perchè nessuno degli orrori che abbiamo creato era immaginabile prima che avvenisse - eppure è avvenuto, sempre, inesorabilmente.
    La differenza tra la vita e la morte, come sempre, la farà il Caso.
    L'essere o non essere in un certo luogo, in un dato momento.

    E la rinascita alla vita (inesorabile anch'essa, e più forte della nostra volontà di distruzione) sarà come sempre simboleggiata da qualcosa su cui non abbiamo il dominio: il vento che si porta via la pioggia nera e letale; un volo, lassù, che possiamo solo ammirare senza ghermire; un fiore che nasce, a dispetto di tutto, tra le macerie.

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    Luposelvatico (ha impresso una svolta:-)) said on Aug 16, 2012 | 2 feedbacks

  • 10 people find this helpful

    nessuno è mai ritornato a raccontare la sua morte

    Prescindendo dal romanzo scritto dall’austriaco Bruckner, Il gran sole di Hiroshima, volevo leggere cosa un giapponese avesse scritto sul 6 agosto del 45.
    I testi sembrano essere molti, sia di testimoni diretti che di autori successivi.
    Yoko Ota è s ...(continue)

    Prescindendo dal romanzo scritto dall’austriaco Bruckner, Il gran sole di Hiroshima, volevo leggere cosa un giapponese avesse scritto sul 6 agosto del 45.
    I testi sembrano essere molti, sia di testimoni diretti che di autori successivi.
    Yoko Ota è stata il più celebre autore/testimone, ma i suoi libri non mi risulta siano stati mai pubblicati in Italia.

    Il testimone tende a raccontare solo la sua storia, chi scrive “dopo” dall’esterno può riportare le storie di molti. E lo scrivere “dopo” è stato quasi obbligato, vista la censura che gli americani occupanti praticavano su tutto ciò che riguardava l’olocausto nucleare.

    E’ un’impresa scrivere su argomenti come questo: “è necessario che ci sia equilibrio tra il “dovere” della testimonianza, il rigore dell’aderenza al vero, e il diritto al silenzio”.

    Ibuse Masuji, autore di romanzi storici, ha scelto la strada delle molte visioni. Non c’è una sola immagine della bomba, ma tante quanti sono gli occhi che l’hanno vista: un fuoco fatuo che squarcia il cielo, una palla di luce accecante, una scintilla blu pallido saettante nel cielo, una luce bianca come un gigantesco flash al magnesio. Le immagini riportate dai vari testimoni non hanno sonoro: sono fotogrammi nel grande e strano silenzio che aleggiava sulle rovine di Hiroshima e Nagasaki. E per descrivere la bomba non si può far ricorso alla fisica ed è inevitabile utilizzare retorica e poesia dove la parola è vuota.

    La vita quotidiana di gente qualsiasi, che sa poco persino della guerra. Lo scontro squallido con la burocrazia alla quale quattro gatti sopravvissuti si aggrappano nel caos più totale. La ricerca del cibo, l’incontro di amici e parenti, l’uomo che si improvvisa celebrante per le frettolose cremazioni, il ricorso ad antichi metodi di cura per un male sconosciuto, diverso per ognuno e per tutti l’ossessione dell’acqua.
    E già, latente, la presenza di due problematiche: chi l’ha sganciata non ha la più pallida idea delle conseguenze e delle cure praticabili (chi viene colpito, generalmente muore. Chernobyl testimonia), chi non l’ha vissuta tende ad emarginare le vittime, per paura soprattutto.
    E’ un grande affresco per me non riassumibile.

    Nel libro c’è un fil rouge: è quello di Yasuko, che, colpita dal fall out, svilupperà la malattia un poco più tardi e, con il pudore di fanciulla, nasconde i primi sintomi anche alla zia. Avrà anche l’onestà di dichiarare il problema al probabile fidanzato.

    Se l’autore avesse sviluppato il racconto intorno a questa ragazza magari ci avrebbe tirato fuori qualche lacrima, ma non è stato questo il suo obbiettivo. Avremmo perduto una visione d’insieme.

    La bomba non è un fatto personale, è l’apocalisse che cade su civili inermi, per decenni. Tanti quanti sono i periodi di decadenza dell’uranio e del plutonio.
    Se non fosse così, daremmo ragione ad Eichmann quando dichiarò che 5 o 6 morti sono un omicidio, 6 milioni una statistica.

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    Anina e "gambette di pollo" sotto i 5000 ... said on Jul 25, 2012 | 11 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Mi è stato consigliato da un utente che da anni vive in Giappone, lui lo ha letto in giapponese e mi ha messo in guardia dalla traduttrice, però, senza poter entrare in merito l'ho trovato una bella opera, molto toccante come tutte quelle che tratto ...(continue)

    Mi è stato consigliato da un utente che da anni vive in Giappone, lui lo ha letto in giapponese e mi ha messo in guardia dalla traduttrice, però, senza poter entrare in merito l'ho trovato una bella opera, molto toccante come tutte quelle che tratto questo argomento.
    Lespediente narrativo su cui è costruito il libro ha permesso all'autore (che non è un reduce) di poter scrivere un opera verosimile e non di fantasia. I protagonisti trascrivono i lori diari che parlano dei giorni dell'esplosione nel momento in cui la nipote dopo anni viene colpita dalla "malattia atomica". I diari sono ricostruiti facendo un collage di documenti originali. Sconvolgente.

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    tafychan said on Mar 9, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il recente disastroso terremoto che ha colpito il Giappone e il danno alla centrale nucleare di Fukushima che tuttora minaccia conseguenze disastrose legate alla fuga di radioattività, mi hanno fatto tornare in mente un libro che da tempo mi attirava ...(continue)

    Il recente disastroso terremoto che ha colpito il Giappone e il danno alla centrale nucleare di Fukushima che tuttora minaccia conseguenze disastrose legate alla fuga di radioattività, mi hanno fatto tornare in mente un libro che da tempo mi attirava ma la cui lettura ho sempre finito col rimandare: parlo di La Pioggia Nera di Ibuse Masuji.
    Il libro descrive gli eventi accaduti in Giappone a partire dal 6 agosto 1945 (bomba atomica su Hiroshima) fino al 15 agosto 1945 (resa incondizionata del Giappone).
    La Pioggia Nera fu pubblicato nel 1965, vent’anni dopo gli eventi che vengono descritti con l’artificio del diario personale. In questa forma l’autore utilizza i racconti reali e le descrizioni raccolti dalla voce di quelli che subirono in modo diretto la tragedia e vissero abbastanza per descrivere gli eventi.
    Ogni singola pagina riporta quindi la semplice realtà dei fatti, non ci sono invenzioni letterarie.
    È tutto vero!
    Questa è la maggiore difficoltà per chi legge il libro: ricordarsi che è tutto vero.
    Normalmente nella lettura di un romanzo ci si lascia trascinare dall’autore attraverso invenzioni letterarie che costruiscono una storia: qui il racconto ci pone davanti agli occhi rovine e sofferenze talmente estreme e inaccettabili da sembrare opera di fantasia e man mano che si legge, pagina dopo pagina, si deve fare uno sforzo, quasi una violenza su se stessi per prendere atto che viene descritto solo quello che realmente è accaduto.
    Ibuse Masuji scrive con tratto leggero: il processo di sublimazione – consentito anche dalla distanza temporale – tiene la tragedia quasi sullo sfondo, non ne presenta un’immagine corale e quindi assoluta, ma la spezzetta in immagini individuali, in sofferenze personali, quasi familiari, legate alle piccole realtà del lavoro, del buon vicinato, del problema della carenza di beni e di mezzi per il sostentamento del proprio gruppo.
    Gli uomini si scoprono piccoli di fronte ad una tale tragedia, ma nonostante questo tentano di continuare la propria esistenza e di far fronte ai propri impegni di tutti i giorni, come se nulla fosse accaduto: potenza della cultura giapponese, che impone di non cedere di fronte alle avversità e radica la legge ferrea del “dovere”. A questo proposito è necessario cercare di comprendere almeno in parte il modo di rappresentarsi il mondo e la vita, la mappa del pensiero giapponese, altrimenti sarà difficile accettare quella che pare indifferenza nei confronti delle immagini orribili che vengono descritte e che invece è solo rispetto, pietà e senso del dovere (a questo scopo suggerisco di leggere la prefazione al libro – ben 50 pagine! – indispensabile per entrare nella logica emotiva e morale dell’autore).
    Leggere La pioggia nera lascia il segno ed è un’esperienza importante: dimostra che è possibile parlare dell’orrore senza scaricare tutte le colpe sugli "altri", senza mostrare odio o spirito di rivalsa, è possibile osservare l’olocausto con occhio sgomento ma pacato.

    Così il mondo venne informato di quanto era accaduto:

    Tokyo – 8 agosto 1945 – Radio Tokyo informa che la bomba atomica ha letteralmente polverizzato tutti gli esseri viventi che si trovavano a Hiroshima. I morti e i feriti sono assolutamente irriconoscibili e le autorità non sono in grado di fornire dati circa il numero approssimativo delle vittime. La città è un immenso cumulo di rovine.
    (dalla prima pagina del Corriere Lombardo dell’8 agosto 1945)

    Londra, 8 settembre 1945 – Riferendo le ultime cifre rese note dalle autorità, la Domei ha dichiarato oggi che 254.000 persone sono rimaste vittime della bomba ad Hiroshima. 60.000 sono morte bruciate istantaneamente, 60.000 per ferite, 10.000 sono scomparse, 14.000 sono gravemente colpite e 100.000 leggermente. Soltanto 6.000 dei 250.000 abitanti della città sono rimasti incolumi.
    (Comunicato Ansa del 8 settembre 1945)

    […] Vedemmo da lontano il corpo morto di una donna allungato di traverso nel mezzo della strada sopra l’argine. Yasuko che camminava davanti, ritornò sui suoi passi urlando “Zio, zio!” e cominciò a piangere.
    Quando mi avvicinai vidi una bambina di forse tre anni che giocherellava con i seni della morta, l’abito aperto sul petto. Quando ci accostammo, afferrò forte i due seni e ci fissò con uno sguardo pieno di ansia.
    Cosa potevamo fare? Più che domandarcelo, non potevamo far altro. Per non spaventare la bambina, superai guardingo le gambe della morta e di buon passo discesi di circa dieci metri. Anche lì giacevano quattro o cinque cadaveri di donne accanto a un cespuglio e un bambino di cinque o sei anni era acquattato a terra come rinserrato tra i corpi morti.
    “Dai, su svelte! Coraggio, scavalcate piano”, le chiamai facendo cenno con le mani e loro l’oltrepassarono.[...]

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    Marghe said on Aug 25, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Vidas

    Nadie duda que las bombas nucleares son un arma de atroz poder destructivo, pero hace falta de verdad conocer las vidas de aquellos que sucumbieron a ellas, pero no muriendo en el instante, sino con el posterior sufrimiento por la terrible enfermedad ...(continue)

    Nadie duda que las bombas nucleares son un arma de atroz poder destructivo, pero hace falta de verdad conocer las vidas de aquellos que sucumbieron a ellas, pero no muriendo en el instante, sino con el posterior sufrimiento por la terrible enfermedad de la radiación.

    Tediosa a momentos, pero es necesario que así sea: el día a día no es apasionante, más bien agónico. Tampoco es un relato pesimista: simplemente muestra la crudeza del ataque. Desde abajo, como siempre debería ser.

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    Juan R. said on Aug 4, 2011 | Add your feedback

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