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Lo Spettro

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero Big)

4.0
(867)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 551 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806210890 | Isbn-13: 9788806210892 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Eva Kampmann

Disponibile anche come: eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Bentornato agli inferi, Harry Hole.

Sono passati tre anni da quando Harry Hole è andato via. Via da Oslo, via dalla Centrale di polizia, via dalla donna che ha amato e ferito troppo, e troppe volte. Ma dai suoi fantasmi no, da quelli non è riuscito a fuggire: l'hanno inseguito a Hong Kong e ora lo reclamano, e Harry non può non rispondere, non può non tornare. Oleg, il figlio di Rakel, il ragazzo che lui ha cresciuto come fosse anche figlio suo, è in carcere. Accusa: l'omicidio di Gusto Hanssen, il suo migliore amico. Movente: secondo gli investigatori, un regolamento di conti nel mondo della droga. Ma Harry non ci crede. Oleg, il suo Oleg, il bambino che lo teneva per mano e lo chiamava papà, può essere diventato un tossicodipendente, ma non un assassino. E a lui non resta che correre a casa, correre contro il tempo, in cerca di una verità diversa da quella già decretata. Una verità che si nasconde tanto nelle maglie dei sentimenti piú profondi che legano le persone, quanto nei quartieri dello spaccio, con l'ombra misteriosa di un nemico inafferrabile che lo vuole morto.
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  • 2

    Dall'Est al Nord - 21 dic 14

    Sono rimasto molto deluso da questo che credo sia l’ultimo o il penultimo romanzo della serie di Harry Hole, ideate dallo scrittore norvegese. Oltre ad essere particolarmente lungo, ma potrebbe non essere un difetto, è involuto, contorto ed alla fine scontato. Si vede lo sforzo di chi avendo esau ...continua

    Sono rimasto molto deluso da questo che credo sia l’ultimo o il penultimo romanzo della serie di Harry Hole, ideate dallo scrittore norvegese. Oltre ad essere particolarmente lungo, ma potrebbe non essere un difetto, è involuto, contorto ed alla fine scontato. Si vede lo sforzo di chi avendo esaurito la spinta propulsiva dell’idea da cui nasce il personaggio, tenta di chiudere in qualche modo le fila, mettendolo di fronte a situazioni che non potranno che portare alla considerazione finale di quell’intrigante film che fu “War Games” quando il computer dice “l’unica maniera di vincere è non giocare”. E dico questo dopo che anche alla fine dell’ultimo libro avevo salvato personaggio e scrittore. Hole, rifugiatosi ancora una volta in Asia, torna a precipizio, or che son passati almeno tre anni, in quanto il suo amato Oleg è accusato di omicidio. Harry in Asia si è finalmente disintossicato dall’alcool, ma torna in una Oslo devastata dalla droga. Qui ritrova due fili rimasti in sospeso da tutta la serie. Mikael, ora capo della Polizia Criminale, sempre ambiguo e forse anche qualcosa di più. E Rakel, il suo grande amore, la sua “pallottola unica” come direbbe Harry Bosch del sempre sulla breccia Connelly. Assistiamo così ad una narrazione condotta su due binari. L’agonia di Gusto, il pusher assassinato, che (fortunatamente in corsivo) narra la sua storia di emarginato, poi di drogato, di ladro, di spacciatore. La sua strana amicizia con Oleg, che porta anche il ragazzo sulla strada della droga. Il suo ambiguo rapporto con la sorellastra Irene, cui pur volendo bene non esita a servirsene per i suoi fini da drogato. Perché un drogato, e questo ben lo rende Nesbø, di fronte alle crisi di astinenza, è disposto a tutto. E quando dico tutto, è proprio tutto. A mettere a rischio se stesso, a vendere amici e conoscenti, ad uccidere anche. Tutto ciò in una Oslo dove viene immessa sul mercato una droga sintetica che crea subito dipendenza, ma che ha un bassissimo tasso di morti per overdose. Per evitare lotte interne ai vari cartelli di pusher, uno spacciatore d’origine russa, con una piccola banda di accoliti, si accorda segretamente con la bella Isabella (che sarebbe dell’antidroga, ma che fa corsa a sé), per eliminare tutti i concorrenti. Isabella era stata l’amante di Gusto, ma ora fa la scalata al potere, e si accorda (praticamente e sessualmente) con Mikael. In tutto ciò, si muove Harry che non è più poliziotto, ma che ha ancora qualche amico, soprattutto la simpatica Beate della Scientifica, che gli risolve i problemi derivanti da prove, da DNA, e da altre piste che altrimenti non potrebbe seguire. E si fa aiutare da Rakel per entrare di nuovo in contatto con Oleg. Capiamo subito però che mentre sul lato amore c’è e ci sarà sempre quella pallottola, tra Oleg e quello che era stato il padre putativo si è rotto il filo di comunanza. Nesbø ci porta anche qui a ragionare sulla realtà, sul fatto che Oleg è ormai anche lui “schiavo” della nuova droga. Benché cerchi di mantenersi al limite, si innamora di Irene, cosa che rende facile a Gusto di coinvolgerlo nei suoi turpi traffici. C’è anche Truls, uno scagnozzo di Mikael che, da bravo poliziotto corrotto, riesce anche a far sparire e comparire prove a proprio (o meglio a Mikael) piacimento. Mentre Gusto ci narra gli antefatti, dove vediamo lo sprofondare suo e di Oleg, Harry ricostruisce i fatti. In una sarabanda finale (lunga però un centinaio di pagine) veniamo portati a diverse soluzioni possibili, veniamo avvicinati ad alcuni ipotetici lieti finali. Ma tutto finisce nella negatività dello scrittore. Scopriamo che il russo è il vero padre di Gusto, e che, avendo un cancro terminale, cerca di provare se Gusto possa prendere il suo posto. Negativo. Harry scopre il rifugio del russo, inconsapevolmente aiutato da Truls, fa fuori i due guardaspalle del russo, trova il dottore malefico che aveva scoperto la nuova droga sintetica, e che aveva venduto una parte del prodotto a Gusto in cambio di Irene, libera Irene e fa in modo di neutralizzare il dottore. Così come scopre le identità nascoste del russo, ed anche lui farà una brutta fine. E mentre Rakel lo aspetta all’aeroporto per partire con lui verso Bangkok, ha una resa di conti, verbale e non solo, con Oleg. La fine però è volutamente, anche se non tanto, criptica. È vero che Oleg ha ucciso per legittima difesa o perché voleva riprendersi Irene? E come finisce il confronto tra Harry e Oleg? Ed il corretto Mikael e la corrompenda Isabella che fine faranno? Rakel partirà per l’Asia? Perché in sala d’attesa c’è anche Irene? Oleg raggiungerà la madre? O andrà in carcere? Nesbø non vuole, almeno esplicitamente, rispondere a tutte queste domande. A lui basta continuare a ripetere che tutti sono corrotti, che nessuno può salvarsi, che non c’è redenzione possibile. Che la società è marcia. Ed in particolare lo è quella norvegese. Un lucido esame, se vogliamo, ma troppo scontato, come detto all’inizio. È vero che non ci siamo mossi di un passo dal bellissimo film “Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, con tutti i distinguo del caso. Però il modo di condurre il gioco da parte di Nesbø non mi piace. Non si piò portare avanti un personaggio per 6 libri, e farne venire fuori uno diverso al settimo (e parlo di Oleg e non di Harry). Non si può accennare che è possibile uscire, e poi chiudere tutte le porte. Ripeto, quindi, l’unico modo di vincere è non giocare. Oppure aspettare altre prove meno deludenti. Avevo una buona idea della presa sulla società norvegese dei suoi scritti. Ora sto pensando che ci sia qualche altro punto che non ho colto fino in fondo. O che il pessimismo di Nesbø abbia raggiunto un livello tale che non riesca neanche lui a trovare una via d’uscita (ad un certo punto, Harry dice: “Gli esseri umani sono una specie guasta e non c’è guarigione” e mi sembra che sia l’epitaffio alla filosofia di Nesbø). O che si sia rotto di Harry Hole e voglia tirarsene fuori. Scordandosi la lezione di Conan Doyle. Peccato!
    “Ho bisogno di un brav’uomo, e allora perché non lo voglio un brav’uomo? Perché siamo così ma-ledettamente irrazionali quando sappiamo benissimo che cosa è meglio per noi?” (367)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Che finale! Possibile che Harry Hole sia andato per sempre? Mmhhh... sembrerebbe così, ma mai dire mai con l'imperfetto, alcolizzato, bugiardo, violento Harry Hole. Seppur sempre sul'orlo del baratro, ormai sembra aver assunto le sembianze o di un supereroe, o dell'uomo più fortunato della storia ...continua

    Che finale! Possibile che Harry Hole sia andato per sempre? Mmhhh... sembrerebbe così, ma mai dire mai con l'imperfetto, alcolizzato, bugiardo, violento Harry Hole. Seppur sempre sul'orlo del baratro, ormai sembra aver assunto le sembianze o di un supereroe, o dell'uomo più fortunato della storia, perchè se la cava sempre e comunque anche nelle situazioni più disperate.
    Questo giallo nasce e si sviluppa in maniera meno classica delle altre sue indagini; il colpevole c'è, esiste ed è già in galera, ma non si tratta di un ragazzo qualunque, bensì della persona che ama di più al mondo, il suo figliastro Oleg. Quasi tutto il libro è incentrato sugli sforzi, legali ma soprattutto illegali, che compie Harry per provare a dimostrare l'innocenza del ragazzo, e alla fine ci riesce; ma non tutto fila per il verso giusto, e il finale ci lascia con il fiato sospeso e con l'amaro in bocca...

    ha scritto il 

  • 5

    Harry Hole rientra da Hong Kong per trovare le prove che scarcerino Oleg, il figlio del suo unico amore Rakel, che è accusato di omicidio.
    Scopriamo che Oleg è diventato tossicodipendente di una nuova droga - la violina - e che Rakel lo ama ancora.
    Un libro come al solito bellissimo p ...continua

    Harry Hole rientra da Hong Kong per trovare le prove che scarcerino Oleg, il figlio del suo unico amore Rakel, che è accusato di omicidio.
    Scopriamo che Oleg è diventato tossicodipendente di una nuova droga - la violina - e che Rakel lo ama ancora.
    Un libro come al solito bellissimo per chi ama il genere, scritto bene e che ti fa nascere la frenesia di raggiungere in fretta la fine, come tutti i libri precedenti di Nesbo.
    Questo però ci destabilizza, la fine ci lascia con l'amaro in bocca e ci diciamo " Ma è possibile che Harry ....? ".
    Non resta che leggere " Polizia ", l'ultimo libro di Nesbo!!!

    ha scritto il 

  • 0

    "Lo spettro" di Jo Nesbø

    È ormai trascorso del tempo da quando Harry Hole è stato destituito dalla polizia ed è finito a Bangkok dove lavora e vive da tre anni. Ha lasciato la sua città, i suoi amici, la sua donna. Ma non ha dimenticato nessuno, troppe cose nel bene e nel male occupano la sua vita. E quando Oleg, figlio ...continua

    È ormai trascorso del tempo da quando Harry Hole è stato destituito dalla polizia ed è finito a Bangkok dove lavora e vive da tre anni. Ha lasciato la sua città, i suoi amici, la sua donna. Ma non ha dimenticato nessuno, troppe cose nel bene e nel male occupano la sua vita. E quando Oleg, figlio di Rakel, ormai tossicodipendente, viene accusato di aver ucciso il suo migliore amico e messo in carcere, Hole, che l’aveva cresciuto come un figlio, non esita a tornare a Oslo. Il movente secondo la polizia va ricercato nel mondo della droga. Ma Oleg non crede a questa versione, non gli sembra concepibile che quel bambino che lo chiamava papà possa essere diventato un assassino, passi per tossicodipendente, ma omicida no. Ed eccolo alla prese con una corsa contro il tempo per scagionarlo, deve passare a setaccio il mondo della droga, sempre più infernale e sempre più a caccia di nuovi profitti. La polizia funziona e non funziona, i vertici sono corrotti, è una lotta che sembra impari ma Harry l’affronta senza timore, lascia l’alcol e si batte da leone.

    Jo Nesbø con Lo spettro ci regala un libro cupo e feroce, di altissimo livello, capace di rispondere e alle esigenze del cuore e a quelle della più perfetta tecnica narrativa. Ma lo stile di Nesbø non è asettico, non si limita a raccontarci una storia ricca di azione e di suspense, sa fotografare anche l’animo umano, il desiderio di amare, di riscattare il tempo perduto. Basti pensare a quando, dopo cinque anni Harry e Rakel si ritrovano, e pur essendo in una situazione di assoluto pericolo trovano ancora il momento di guardarsi negli occhi.

    I romanzi di Nesbø sono assai cruenti, scorre molto sangue, abbondano i morti ammazzati, e i personaggi che li animano non vanno certo presi ad esempio di bonton tra spacciatori, drogati, sicari, poliziotti corrotti; ma Nesbø ci fa vedere che comunque, se è pur vero che certi mali sono ormai connaturati all’uomo e quindi non vi si può porre rimedio, è altrettanto vero che tutti i mali possono essere se non altro attenuati e sedimentati.

    Un thriller magistrale, ricco di episodi mozzafiato, ma anche impregnato di uno struggente senso del romanticismo.

    Giuseppe Previti (scrittore e critico, Amici del Giallo di Pistoia)

    ha scritto il 

  • 5

    Forse il più "action" finora, e con una trama più lineare dei magheggi a cui ci aveva abituato la serie.
    No comment sul finale. Ma c'è davvero un decimo ultimo libro? :-O

    ha scritto il 

  • 4

    mi sono riconciliato con Nesbo, che qui torna a ottimi livelli dopo due prove meno convincenti (Uomo di Neve e Leopardo). la trama é forse una delle sue piú ingegnose, certo a una discreta quantitá di critica sociale e descrizione della societá norvegese dei primi e maggiormente riusciti gialli q ...continua

    mi sono riconciliato con Nesbo, che qui torna a ottimi livelli dopo due prove meno convincenti (Uomo di Neve e Leopardo). la trama é forse una delle sue piú ingegnose, certo a una discreta quantitá di critica sociale e descrizione della societá norvegese dei primi e maggiormente riusciti gialli qui si sostituisce il thriller puro, azione pura, con un Harry Hole che diventa sempre piú "preponderante" negli equilibri. Questo é il "romanzo" di Hole per eccellenza, e sono proprio le ultime 150 pagine, martellanti e forti anche dal punto di vista dei puri sentimenti (si sonda tra l´altro il rapporto tra Hole e il "figlioccio" Oleg) che fanno (o farebbero) conquistare a questo penultimo Nesbo con Harry (finora) la fatidica quarta stelletta o un 7 pieno in una scala da 1 a 10

    ha scritto il 

  • 3

    Insomma, detto che è' senz'altro scritto bene, non è' riuscito a " prendermi" totalmente, e questo mi ha deluso. La vicenda e' intricata, ben costruita, un giallo con tutti i crismi del genere. La Norvegia che ne vien fuori e' un paese desolato, penso che la realtà sia un po' più colorata, almeno ...continua

    Insomma, detto che è' senz'altro scritto bene, non è' riuscito a " prendermi" totalmente, e questo mi ha deluso. La vicenda e' intricata, ben costruita, un giallo con tutti i crismi del genere. La Norvegia che ne vien fuori e' un paese desolato, penso che la realtà sia un po' più colorata, almeno spero.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei migliori noir che ho letto

    Non sono una patita del genere noir, quindi leggo solo ogni tanto qualche romanzo. Finora però, a parte George Simenon, nessun autore mi aveva particolarmente convinta.
    Il primo Jo Nesbø che ho letto, “Nemesi”, mi aveva solo parzialmente soddisfatta per via della trama eccessivamente comple ...continua

    Non sono una patita del genere noir, quindi leggo solo ogni tanto qualche romanzo. Finora però, a parte George Simenon, nessun autore mi aveva particolarmente convinta.
    Il primo Jo Nesbø che ho letto, “Nemesi”, mi aveva solo parzialmente soddisfatta per via della trama eccessivamente complessa e poco credibile.
    Considero, al contrario, “Lo spettro” forse il migliore di quelli che ho letto finora (Simenon a parte, s’intende); crudo, cupo ed implacabile, privo di speranza e di redenzione. La tensione è tenuta costantemente elevata attraverso una serie di colpi di scena che portano ad un non lieto finale pressoché ineluttabile, lo è stile coinvolgente ed incalzante, i personaggi sono ben descritti, soprattutto dal punto di vista psicologico, anche se in alcune situazioni fanno sembrare il protagonista una specie di Mandrake (e questo forse è il vero limite del libro). La vicenda è ambientata in una Oslo livida e disperata e il finale drammatico… non segna la parola fine ...

    ha scritto il 

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