Lo Straniero

Di

4.2
(9921)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 168 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Finlandese , Turco , Svedese , Giapponese , Olandese , Greco , Polacco , Ceco

Isbn-10: 8858703847 | Isbn-13: 9788858703847 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1942, "Lo straniero", un classico della letteratura contemporanea, sembra tradurre in immagini quel concetto dell'assurdo che Albert Camus andava allora delineando e che troverà teorizzazione nel coevo "Il mito di Sisifo".
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  • 4

    Ho letto questo libro in preparazione all'omonimo spettacolo messo in scena da Fabrizio Gifuni...
    La scrittura di Camus mi ha lasciato davvero senza parole...per la sua efficacia , l'uso essenziale de ...continua

    Ho letto questo libro in preparazione all'omonimo spettacolo messo in scena da Fabrizio Gifuni...
    La scrittura di Camus mi ha lasciato davvero senza parole...per la sua efficacia , l'uso essenziale delle parole, i periodi cortissimi, rendono perfettamente l'idea del carattere di Meursault.
    La rappresentazione magistrale di Gifuni ha completato l'opera...
    Se vi capita...leggete questo libro e poi andate a teatro!

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura tanto breve quanto superlativa quanto a spessore filosofico. Letto in un giorno tutto d'un fiato, la prosa scarna di Camus infonde il senso di quanto l'esistenza umana sia qualcosa di concreta ...continua

    Lettura tanto breve quanto superlativa quanto a spessore filosofico. Letto in un giorno tutto d'un fiato, la prosa scarna di Camus infonde il senso di quanto l'esistenza umana sia qualcosa di concretamente sfuggente, nonostante e forse proprio a causa di, le illusioni che ogni giorno ci costruiamo.

    ha scritto il 

  • 5

    L'estraneo.

    Più che straniero, direi estraneo. Alla società, all'universo, alla religione, alla vita e alla morte.
    E chissà se al di là del carattere universale del libro c'è anche un pò della situazione dell'aut ...continua

    Più che straniero, direi estraneo. Alla società, all'universo, alla religione, alla vita e alla morte.
    E chissà se al di là del carattere universale del libro c'è anche un pò della situazione dell'autore, di francese che viveva tra gli arabi,straniero in Algeria e straniero in Francia.

    L'ho terminato alcuni giorni fa e devo dire che è un libro che non ti arriva subito ma poi ti invade e ti fa riflettere. Devo leggere qualche altra cosa di Albert!

    Un uso delle parole "misurato", una scrittura essenziale quindi, per un libro essenziale.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia non ha una trama particolarmente elaborata o interssante, ma è il carattere del protagonista a fare il libro; apatico, indifferente nei confronti del prossimo, egoista, ma allo stesso tempo ...continua

    La storia non ha una trama particolarmente elaborata o interssante, ma è il carattere del protagonista a fare il libro; apatico, indifferente nei confronti del prossimo, egoista, ma allo stesso tempo libero dalle regole mentali che la società impone. Un personaggio che si ama e si odia insieme.

    ha scritto il 

  • 5

    Che strano uomo Mersault. Tutto gli è indifferente, non capisce le emozioni e il loro linguaggio. Non capisce il dolore, l'amore, la rabbia, cosa dire di fronte al giudice per accattivarselo. Gli altr ...continua

    Che strano uomo Mersault. Tutto gli è indifferente, non capisce le emozioni e il loro linguaggio. Non capisce il dolore, l'amore, la rabbia, cosa dire di fronte al giudice per accattivarselo. Gli altri imputati piangono di fronte al crocefisso, ma loro sono criminali incalliti, si sanno comportare. Mersault sembra affetto da una specie di autismo o da una sindrome di Asperger. Il linguaggio delle emozioni non lo tocca, capisce solo quello del corpo, il caldo, il freddo, la fame, il desiderio e è di una ingenuità, di una trasparenza infantile. Di fronte alle domande del giudice si ritrova indifeso nella sua sincerità, per questo Maria si innamora di lui e anche il lettore.
    Il romanzo si divide in due parti: nella prima Camus ci descrive le giornate che portano al delitto, il funerale della madre di Mersault, la conoscenza di Maria e del vicino, con la fama di essere strozzino. Il vicino coinvolge nelle sue beghe poco chiare Mersault che è come un bambino, limpido, indifeso, ingenuo, manovrabile e con scarsa coscienza di sè. La scena del delitto, una specie di mezzogiorno di fuoco è bellissima. Al delitto segue il giudizio. Naturalmente Mersault, incapace di emozioni è incapace anche di pentimento. Ma la sua incapacità di pentimento sembra legata a una innocenza superiore, a una incapacità di calcolo e di male che commuove il lettore. Mentre i discorsi malevoli del giudice e la sua sentenziosità rimandano all'impossibilità assoluta dell'uomo di giudicare un altro uomo che a sua volta richiama il non giudicare cristiano pur essendo Camus assolutamente ateo.

    ha scritto il 

  • 0

    在你我之中,沒有什麼不同也沒有什麼相同。存在或本質不管誰先於誰,也無法避開無所不在的荒謬。我想這就是除了實在帥到一個誇張,我這麼愛卡謬的最大原因了。

    ha scritto il 

  • 0

    L'indifferenza

    "Leggilo, poi ne parliamo."

    Ok, letto. Piaciuto? Sì.
    Fino ad un certo punto pensi "mah".
    Poi ti arriva.

    Al di là della storia, qui la cosa bella è l'equilibrio perfetto tra ciò che viene raccontato e ...continua

    "Leggilo, poi ne parliamo."

    Ok, letto. Piaciuto? Sì.
    Fino ad un certo punto pensi "mah".
    Poi ti arriva.

    Al di là della storia, qui la cosa bella è l'equilibrio perfetto tra ciò che viene raccontato e la quantità di parole usate. Nessuno spreco. L'essenziale.
    Importa quello che si respira. Respiri l'indifferenza (parola usata 7 volte nel testo).

    Leggendolo pensi che ad un certo punto c'è qualcuno che decide come dobbiamo catalogare gli anni e cosa dobbiamo ricordare di un determinato periodo.
    Quel periodo lì era esistenzialista e noi ci ricordiamo Lo straniero, fa niente se Camus stesso nemmeno si riconosceva nell'esistenzialismo.

    Mi ami?
    No.

    Mi vuoi sposare?
    Come vuoi.
    E se te l'avesse chiesto un'altra sarebbe stato uguale?
    ...sì.

    Non ci sono perchè quando hai il vuoto dentro.
    E pensi a un libro pubblicato 40 anni dopo: Meno di zero.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel classico

    Una lettura intensa e ricca di spunti di riflessione sul senso della vita e dell'esistenza umana.
    La mia recensione completa qui: http://goo.gl/ksiH3m

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero un gran bel libro.
    E' un romanzo che affronta la tematica dell'esistenzialismo per cui l'uomo è costretto ad affrontare un destino assurdo al quale è impossibile sottrarsi.
    Il protagonista, il ...continua

    Davvero un gran bel libro.
    E' un romanzo che affronta la tematica dell'esistenzialismo per cui l'uomo è costretto ad affrontare un destino assurdo al quale è impossibile sottrarsi.
    Il protagonista, il signor Meursault, appare come un personaggio apatico, privo di sentimenti e volontà.
    La storia viene raccontata in due parti, la prima incentrata sulla sepoltura della madre di Meursault, sulla nascita della relazione amorosa con Maria e sull'uccisione dell'arabo; la seconda, invece, si concentra sulle conseguenze che ciascuno di questi eventi ha avuto sulla vita del protagonista.
    Ciò che contraddistingue il romanzo, e che ho apprezzato particolarmente, è il riflettersi della meccanicità delle azioni e dei pensieri sullo stile di scrittura.
    Essendo la narrazione in prima persona è stato, almeno inizialmente, un po' destabilizzante mettersi nei panni di Meursault, tentare di abbracciare e di comprendere il suo disinteresse nei confronti del mondo e della vita, propria e altrui.
    Un esempio ne sono l'atteggiamento di assoluto distacco emotivo di fronte alla morte della madre, l'attrazione esclusivamente fisica nei confronti di una donna che realmente lo ama e la reazione in conseguenza ad una proposta di lavoro a Parigi.

    "Allora mi ha chiesto se non mi interessava un cambiamento di vita. Ho risposto che non si cambia mai di vita, che del resto tutte le vite si equivalgono e che la mia, così com'era, non mi dispiaceva affatto"

    Sono presenti continui riferimenti al senso di rassegnazione di fronte alla propria condizione, benevola o malevola che sia. Il protagonista è completamente privo di ambizione e questo viene attribuito al fatto che "a tutto, prima o poi, si fa l'abitudine". Egli stesso afferma che per adattarsi basta cambiare il proprio modo di pensare - come si evince da questo passaggio:

    "Al principio della mia detenzione, comunque, la cosa più dura è stata che avevo dei pensieri di uomo libero. per esempio mi veniva la voglia di essere su una spiaggia e scendere verso il mare. Quando pensavo al rumore delle prime onde sotto la pianta dei piedi, al mio corpo che entrava nell'acqua e al sollievo che ne provavo, di colpo sentivo quanto erano stretti i muri della mia prigione. In seguito non ebbi più pensieri di prigioniero. Aspettavo la passeggiata quotidiana che facevo nel cortile della prigione, o la visita dell’avvocato. Mi arrangiavo bene col tempo che mi restava. Ho pensato spesso, allora, che se avessi dovuto vivere dentro un tronco d’albero morto, senz'altra occupazione che guardare il fiore del cielo sopra il mio capo, a poco a poco mi sarei abituato."

    Nonostante l'uccisione di un uomo sia qualcosa che dovrebbe avere un fortissimo impatto sulla vita di qualsiasi persona, Meursault sembra non attribuire all'evento una grande importanza.
    Si può tranquillamente affermare che il vero protagonista del romanzo sia il caso (o destino).
    Meursault, infatti, attribuisce al caldo eccessivo, al sudore che gli cola sulla fronte e ad un movimento improvviso e non calcolato, la "colpa" di quanto accaduto.
    Mentre nella prima parte mancano quasi del tutto le riflessioni del protagonista, e tutte le vicende sembrano descritte in modo assolutamente meccanico, nella seconda parte - soprattutto durante il processo - i pensieri di Meursault emergono maggiormente - anche se nella maggior parte dei casi non equivalgono a quanto ci si aspetterebbe da un normale essere umano. Si tratta di pensieri completamente privi di empatia, tanto che l'uomo non tenta neppure di giustificare se stesso di fronte alle accuse che vengono mosse alla sua "anima criminale".

    E' soltanto nelle ultime pagine che Meursault ha una reazione forte.
    La rabbia che prova - e che riflette una profondissima disperazione - lo sovrasta ma, anziché rappresentare uno spiraglio che getta luce sulla sua indifferenza scuotendolo dal torpore, mostra il suo completo e totale arrendersi all'ineluttabilità dell'esistenza umana.

    "E anch'io mi sentivo pronto a rivivere tutto. Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio”.

    ha scritto il 

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