Lo Straniero

Di

4.2
(10446)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 168 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Finlandese , Turco , Svedese , Giapponese , Olandese , Greco , Polacco , Ceco

Isbn-10: 8858703847 | Isbn-13: 9788858703847 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1942, "Lo straniero", un classico della letteratura contemporanea, sembra tradurre in immagini quel concetto dell'assurdo che Albert Camus andava allora delineando e che troverà teorizzazione nel coevo "Il mito di Sisifo".
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  • 0

    Lo straniero ha coinciso, per me, con estraneità.
    Leggere questo libro è stato come trovarsi in un acquario; vedere le immagini, scorgere i gesti, le parole ma in modo attutito, senza nessun rumore. S ...continua

    Lo straniero ha coinciso, per me, con estraneità.
    Leggere questo libro è stato come trovarsi in un acquario; vedere le immagini, scorgere i gesti, le parole ma in modo attutito, senza nessun rumore. Sentirsi lontani, osservare il protagonista senza la possibilità di toccarlo ,di essere partecipi, di viverlo. Straniero a me e a se stesso.
    Non sentirsi toccato da nulla, gurdare la vita come se accadesse e non si vivesse, rendersi conto che "è uguale", non è così importante mentre tutto quello che, in realtà, sta accadendo è ciò che dà senso al tutto. La morte, la vita, l'amore, il male, la colpa.
    Ho avvertito un grande senso di contemporneità, di affinità con questi tempi, soprattutto con le vicende che ogni giorno ci vengono raccontate: l'estraneità di quei ragazzi che sfidano la morte come se fosse un gioco, l'esraneità di chi uccide a calci e pugni un emigrato solo perchè "deve" tornarsene al proprio paese, l'estraneità di chi rimane solo e nessuno se ne accorge.....la mancanza di solidarietà, la paura, il disinteresse.
    Sempre più stranieri a se stessi gli uomini di oggi,sempre più soli e sempre più incapaci di rendersene conto.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello

    Anzi, molto bello. Un racconto lungo, più che un romanzo, che, grazie a una scrittura semplice ed efficace si legge in mezza giornata.
    Dietro una storia semplice, a tratti banale, si nasconde l'umanit ...continua

    Anzi, molto bello. Un racconto lungo, più che un romanzo, che, grazie a una scrittura semplice ed efficace si legge in mezza giornata.
    Dietro una storia semplice, a tratti banale, si nasconde l'umanità e il suo contrario. Da una parte un vago senso di noia, quasi di fastidio per una vita che ti capita tra le mani senza volerlo, dall'altra una muta disperazione per quella stessa vita che da quelle mani ti sta a poco a poco scivolando via. Ancora una volta, senza volerlo.
    Il tutto condito, come dicevo, da una scrittura semplice, certe volte piatta, ma al tempo stesso capace di slanci poetici notevoli che scandiscono il ritmo di questa vita-non vita del protagonista e dell'umanità intera.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante

    Un libricino piccolo piccolo che si potrebbe leggere in un pomeriggio, se si avesse il tempo di farlo... L'atmosfera che l'autore è in grado di trasmettere è senz'altro notevole con questo personaggio ...continua

    Un libricino piccolo piccolo che si potrebbe leggere in un pomeriggio, se si avesse il tempo di farlo... L'atmosfera che l'autore è in grado di trasmettere è senz'altro notevole con questo personaggio apatico, freddo e nichilista. Il re degli esistenzialisti insomma. L'ineluttabile accade perchè mai combattere per evitarlo? Mi sa che Houellebeque ha tratto diversi spunti da Camus da cui ha preso tematiche e stile asciutto ed essenziale. Immagino che all'epoca il libro possa aver acceso molte discussioni. Oggi appare sempre interessante ma meno rivoluzionario.

    ha scritto il 

  • 4

    Un giorno, un certo Meursault riceve la lettera della morte di sua madre che aveva parcheggiato all'ospizio. Parte e partecipa al funerale in modo alquanto disinteressato... estraneo. Ritrova una vecc ...continua

    Un giorno, un certo Meursault riceve la lettera della morte di sua madre che aveva parcheggiato all'ospizio. Parte e partecipa al funerale in modo alquanto disinteressato... estraneo. Ritrova una vecchia fiamma e riallaccia la relazione con poca passione, con sentimento... estraneo. Fa "amicizia" con alcuni inquilini del suo stesso stabile, in modo distaccato... estraneo. Insomma questo Meursault è una persona apatica, indifferente a qualsiasi cosa, emozione ecc... Un "bel" giorno però...

    Secondo libro di Camus che leggo, dopo "La peste": romanzo complesso che mi aveva attirato, quanto respinto, ma non in modo negativo, respinto nel senso che metteva sul piatto argomentazioni scomode, pesanti, per vedere la reazione del lettore, almeno questo era quello che mi aveva detto.
    In un certo qual modo anche questo: "Lo straniero", mi ha dato le stesse sensazioni. La scrittura è talmente carica di passione ed emozionante, che rapportata al protagonista quasi stona o comunque è disorientante.
    Non so perchè, ma mi ha ricordato "Arancia meccanica" e Jean Claude Izzo!

    Non so se mi sia piaciuto o meno, perchè non è un libro piacevole, ma smuove dentro qualcosa che ti fa riflettere, ti fa pensare...

    ha scritto il 

  • 4

    Ad occhi aperti

    Questo è un esempio di libro in cui non è la trama a portarlo avanti, ma il personaggio. Meursault è un uomo del tutto particolare, e la scelta di narrare in prima persona lo rende ancora più estrania ...continua

    Questo è un esempio di libro in cui non è la trama a portarlo avanti, ma il personaggio. Meursault è un uomo del tutto particolare, e la scelta di narrare in prima persona lo rende ancora più estraniante; non riusciamo sempre a immedesimarci nel suo modo di pensare e di agire. Certamente non è un libro per tutti; ma se si riesce a cogliere il personaggio nella sua interezza, nel suo disagio, nella sua difficoltà nello "stare al mondo", allora ci si accorge che siamo tutti un po' Meursault. E' interessante guardare il mondo dalla prospettiva di un uomo che non riesce a starci dentro del tutto, e rendersi conto che molte cose in effetti sono assurde, a ben pensarci. Camus ti invita a vedere il mondo ad occhi aperti, come nascere una seconda volta; a camminare con un altro paio di scarpe.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando l'eroe assurdo incontra la società

    Lo Straniero è un romanzo scritto da Albert Camus. Pubblicato nel 1942 è considerato non solo un grande classico della letteratura contemporanea, ma anche uno dei romanzi capaci di restituire perfetta ...continua

    Lo Straniero è un romanzo scritto da Albert Camus. Pubblicato nel 1942 è considerato non solo un grande classico della letteratura contemporanea, ma anche uno dei romanzi capaci di restituire perfettamente l’immagine del concetto di assurdo dell’autore.

    Il protagonista è Meursault, un impiegato che risiede ad Algeri e che vive la sua vita in un totale stato di indifferenza e di estraneità. Quando gli viene comunicata la dipartita di sua madre, Meursault si reca al funerale senza versare una lacrima. La sua vita continua così come ha sempre fatto, senza mostrare nessun segno di tristezza. Un giorno, dopo un litigio, inspiegabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e, senza nessuna giustificazione o menzogna che possano in qualche modo alleviare la pena, va incontro alle inevitabili conseguenze con un grande senso di distacco e indolenza.

    Il libro è diviso in due parti.
    Nella prima sezione Meursault viene presentato al lettore attraverso due parole, tanto semplici quanto potenti: “Oggi è morta la mamma. O forse ieri, non so”. Quel “non so” fa subito capire, a mio parere, che tipo di personaggio è: anaffettivo, indolente e freddo. La narrazione risente di queste forte connotazioni risultando svogliata e indifferente. Meursault, che è la voce narrante dell’intero romanzo, non fa altro che trascinare il lettore nel suo vortice di incapacità. Un’inettitudine che condurrà il protagonista a rimanere impassibile ad ogni evento della sua vita.
    Nella seconda parte, invece, si nota un cambiamento dello stile narrativo. Meursault è a processo e questo sembrerebbe risvegliare, anche se solo in minima parte, la sua voglia di vivere ma ormai è troppo tardi. Ora deve esistere secondo le decisioni altrui e questo Meursault lo capisce e lo riconosce. Da questa accettazione fluisce una stimolante riflessione sul tempo e sulla morte. Chiuso nella sua cella, il protagonista perde il senso del tempo, i giorni e i mesi non hanno più alcuna valenza. Morire ora o a novant’anni non farebbe alcuna differenza perché tanto “On va tous mourir”.

    Il momento che ha suscitato in me maggior interesse e curiosità è stato il processo. In questa circostanza viene analizzata e giudicata quella che è stata tutta la vita di Meursault. Mi è parso molto interessante notare come l’accusato non veniva più principalmente accusato di aver ucciso un altro uomo, ma veniva processato per non aver mostrato nessun segno di tristezza o sofferenza alla morte di sua madre. Meursault, quindi, veniva colpevolizzato (e condannato a morte) per non aver pianto in una situazione in cui la società esige quell’azione.
    Meursault diviene lo straniero per eccellenza per due motivi. In primo luogo è straniero a se stesso perché non sa riconoscere e vivere attraverso le sue emozioni, ma solo attraverso gli istinti primordiali. In secondo luogo è straniero alla società in quanto accetta la sua fine senza far nemmeno una piega. Nessuna scusa e nessuna giustificazione, va incontro alla sua fine accettandola nella maniera più serena possibile.

    Lo straniero è uno di quei romanzi che è riuscito ad arricchirmi lasciandomi un vuoto emozionale difficile, o forse impossibile, da descrivere. È proprio per questo motivo che ne consiglio la lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    "Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so."

    Non so di preciso cosa mi aspettassi da Lo straniero, ma sicuramente non mi aspettavo questo. La trama a grandi linee la conoscono tutti: il protagonista ...continua

    "Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so."

    Non so di preciso cosa mi aspettassi da Lo straniero, ma sicuramente non mi aspettavo questo. La trama a grandi linee la conoscono tutti: il protagonista uccide un uomo e viene condannato a morte. In questo genere di libri, dalla “prospettiva rovesciata”, di solito l’autore riesce a farti empatizzare con quello che generalmente sarebbe il cattivo. In Delitto e castigo Raskolnikov decide consciamente e con premeditazione di uccidere l’usuraia ma non posso definirlo una cattiva persona, è capace di grandi slanci di generosità e il vero castigo è quello che si autoinfligge. Dostoevskij riesce a farti simpatizzare per lui e non c’è un solo momento in cui io non abbia tifato per lui. Altro discorso per Arancia meccanica, Alex è uno stronzo, e qui non ci piove, ma ha così tanto carisma che, ancora una volta, simpatizzi per lui. Ingenuamente mi aspettavo una cosa del genere anche in questo caso.

    Invece Meursault…di carisma neanche l’ombra, e non sembra nemmeno provare sentimenti. È un uomo alienato, da qui il titolo. Perché sì, Meursault è uno straniero perché non ha patria, è un francese che vive in Algeria, e quindi è doppiamente straniero, per i francesi di Francia e per i “veri” algerini. Come i pied-noirs, come Camus e come suo padre che morì giovanissimo nella battaglia della Marna «...per servire un paese che non era suo» quando Albert aveva solo qualche mese. Ma soprattutto è straniero nei confronti dell’umanità, degli altri e di se stesso. Lo stile mi ha colpito fin da subito: fatti importanti e insignificanti sono accostati; Meursault non sembra provare sentimenti, indifferente, si lascia guidare dall’istinto e dalle sensazioni fisiche. Anche l’assassinio dell’arabo sembra avvenire per caso ma naturalmente, come l’acqua di una cascata naturalmente, non per sua scelta, cade per effetto della forza di gravita. Solo alla fine, ormai vicino alla morte, Meursault inizierà a provare qualcosa.

    Questo libro mi ha lasciato addosso delle sensazioni strane, non piacevoli, e un po’ di inquietudine, per questo ho faticato perfino a dargli una valutazione (in effetti, ormai l’ho finito da quasi due mesi!). Mi è piaciuto meno de La peste, ma ciò non toglie che sia un capolavoro. Sento che Camus mi darà parecchie soddisfazioni.

    ha scritto il 

  • 1

    Intrattenimento leggero, ma godibile.

    "La gente inizialmente
    non ha preso troppo bene il fatto che Dio non
    esistesse. La vita era vana, e la meschinità
    dell'esistenza non era riscattata da alcuna struttura
    morale superiore che fungesse da ...continua

    "La gente inizialmente
    non ha preso troppo bene il fatto che Dio non
    esistesse. La vita era vana, e la meschinità
    dell'esistenza non era riscattata da alcuna struttura
    morale superiore che fungesse da architrave
    dell'universo, nè da un creatore che si sarebbe preso
    cura delle sue creature, a tempo debito.
    E dato ciò, l'universo non ha quindi alcun senso e
    non esiste alcun assoluto. E la vita umana non ha
    alcun valore. E uccidere un altro essere umano non è
    più drammatico che schiacciare una zanzara. E si
    diventa estranei al mondo in cui si è nati - perché
    globo galleggiante nel gelido assurdo cosmico. E si
    diventa indifferenti ai sogni, alle sensazioni, ai
    sentimenti.
    Giudizio: intrattenimento leggero, ma godibile."

    da "Alcune note su una non entità" di Umberto Bieco

    ha scritto il 

  • 5

    Siamo disposti a condannare un uomo che non vive per non soffrire?

    Un libro che mi ha stravolto. Ho pianto.
    Un uomo indolente alla vita, anaffettivo per scelta, vive la sua esistenza serenamente trascinato dal quotidiano. Ha una donna, ma non ama; ha amici, ma non co ...continua

    Un libro che mi ha stravolto. Ho pianto.
    Un uomo indolente alla vita, anaffettivo per scelta, vive la sua esistenza serenamente trascinato dal quotidiano. Ha una donna, ma non ama; ha amici, ma non condivide nulla con loro; ha dei vicini, che gli sono indifferenti. Il mondo materiale intorno a lui rlflette questa passività. Eppure un giorno qualcosa accade, il Sig. Meursault reagisce al mondo,ma come sempre, con indifferenza.
    Perchè Meursault non vive? La sua è una scelta? O forse è un modo per rinunciare alla sofferenza, agli addii, alle lacrime, allo strazio della solitudine. Siamo disposti a condannare un uomo che non vive per non soffrire?
    Un libro che cambia la vita.

    ha scritto il 

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