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Lo Straniero

Di

4.2
(9152)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 168 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Finlandese , Turco , Svedese , Giapponese , Olandese , Greco , Polacco , Ceco

Isbn-10: 8858703847 | Isbn-13: 9788858703847 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Crime , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1942, "Lo straniero", un classico della letteratura contemporanea, sembra tradurre in immagini quel concetto dell'assurdo che Albert Camus andava allora delineando e che troverà teorizzazione nel coevo "Il mito di Sisifo".
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  • 5

    Lo straniero è una condizione umana di perenne estraniazione dalla vita e da un'esistenza che l'Uomo si trova a vivere. L'assurdo è la casualità e il non-senso in cui l'Uomo attraversa giorno per giorno la sua storia, categorizzata in un tempo ed in uno spazio. Ma anche tempo e spazio, in fondo, ...continua

    Lo straniero è una condizione umana di perenne estraniazione dalla vita e da un'esistenza che l'Uomo si trova a vivere. L'assurdo è la casualità e il non-senso in cui l'Uomo attraversa giorno per giorno la sua storia, categorizzata in un tempo ed in uno spazio. Ma anche tempo e spazio, in fondo, sono elementi senza importanza, come senza importanza sono gli accadimenti e i fatti narrati nel racconto, che non hanno alcun valore se non quello dell'esternalità e dell'estraniazione. Il solo valore dell'esterno è quello di esaltare l'assurdità della Vita. La morte della madre di Meursault, la relazione con Maria, il cane di Salamano, l'amicizia con Raimondo, tutto è esterno ed estraneo. Tutto accade senza che Meursault sia artefice della propria esistenza. Perfino gli spari, che interrompono il suono ovattato del libro esauriscono il loro compito nella semplice suddivisione degli avvenimenti ed accadono come conseguenza naturale di una pressione esterna. Eppure anche in questo senso di totale estraniazione, dove i sentimenti sono ridotti al minimo e raccontati, nelle rare volte in cui si palesano, come meri accadimenti o stati di fatto, l'Uomo non rinuncia alla Vita, anche quando è vicino alla Morte ed anzi la Morte è ancor più affermazione della Vita. Ed è ancor più assurda questa contraddizione tra il non-senso della vita e la mancanza di rinuncia. "Così vicina alla morte, la mamma doveva sentirsi liberata e pronta a rivivere tutto. Nessuno, nessuno aveva il diritto di piangere su di lei. E anch'io mi sentivo pronto a rivivere tutto". Ed è a questo punto che la felicità si palesa "nell'indifferenza del mondo" una volta che l'Uomo si sia "liberato dalla speranza".

    ha scritto il 

  • 4

    "Cerco un centro di gravità permanente..."??

    L'uomo diviso e dilacerato del XX sec. è tutto qui, in questo libro, una sintesi chiara dell'uomo del dubbio e senza fede, dell'uomo che non chiede, che non riesce a superare l'abisso perché gli manca quella fede che gli consentirebbe di fare quel salto nel vuoto, sicuro che sarà in grado di agg ...continua

    L'uomo diviso e dilacerato del XX sec. è tutto qui, in questo libro, una sintesi chiara dell'uomo del dubbio e senza fede, dell'uomo che non chiede, che non riesce a superare l'abisso perché gli manca quella fede che gli consentirebbe di fare quel salto nel vuoto, sicuro che sarà in grado di aggrapparsi al lembo di roccia che sta dall'altra parte. L' uomo senza fede è Meursault che, alla notizia della morte della madre,rimane indifferente. Meursault mi fa tanta tristezza, circondato com'è da gente pronta a giudicarlo solo dagli atteggiamenti esteriori. E' colpevole perché non vuole che venga aperta la bara per dare un ultimo saluto a sua madre, è colpevole per essere andato a fare un bagno dopo il funerale e per essere stato con Maria. Sembra un tipo superficiale e che agisce d'istinto e senza sapere perché anche quando ucciderà l'arabo. E lo stesso processo sembra più un processo al suo modo di essere, alla sua indifferenza alla vita e a quelli che sono i legami importanti. Che uomo strano Meursault!

    Eppure in tutto il libro c'è un indugiare nella descrizione dei particolari di persona tutt'altro che assente. C'è la vita in città e le sue vie animate, il cielo rossastro, bambini che piangono e si fanno trascinare, ragazze che camminano a braccetto e ragazzi che incrociandole dicono spiritosaggini, tram che passano a intervalli regolari. Alla fine non spera più si è "liberato dalla speranza", così dice. "Forse ha accettato la morte e come Sisifo è felice".

    Che la fede serva per accettare la morte?? Accettando la morte ha trovato la fede?

    ha scritto il 

  • 5

    Certamente questo libro non si può facilmente dimenticare. Il protagonista, Meursault, è proprio uno straniero di fronte a se stesso e alla vita. Un essere assolutamente indifferente a quello che gli accade intorno. Diciamo che subisce la vita, si lascia trasportare dagli eventi senza prendere u ...continua

    Certamente questo libro non si può facilmente dimenticare. Il protagonista, Meursault, è proprio uno straniero di fronte a se stesso e alla vita. Un essere assolutamente indifferente a quello che gli accade intorno. Diciamo che subisce la vita, si lascia trasportare dagli eventi senza prendere una posizione, senza scegliere insomma. Nella prima parte lo vedi vivere tutte le situazioni della vita in modo assolutamente apatico, senza ambizioni, senza sentimenti veri, non rassegnato ma passivo! Il caldo opprimente che ad un certo punto anche il lettore sembra percepire, dà alla vicenda un senso di straniamento e di oppressione. Il caldo stesso diventa ad un certo momento il fattore accelerante, un complice che però lo acceca e lo rende nudo e in balia della vita e della sua assurdità. Meursault però rifiuta anche di accettare la finzione delle convenzioni sociali, di quei comportamenti rassicuranti che la società si aspetta da te. Questo emerge chiaramente nella seconda parte, quella del processo. Allo straniamento subentra ora, più forte, il senso dell’assurdo, la dissonanza tra l’uomo e il mondo Adesso lo sguardo è più ironico e cinico, Maurseault sembra riflettere con maggior partecipazione sul mondo dei sentimenti , tanto da essere portato per la prima volta a fare una scelta, cioè ricevere il cappellano. L’incontro diventa uno scontro, una esplosione di rabbia e di ira contro l’ipocrisia che si cela sotto le apparenze di aiuto e di bontà, una rabbia contro la mancanza di una giustificazione dell’esistenza, contro un destino assurdo ed irrazionale. Da qui ne consegue non la ribellione ma l’accettazione e la resa all’”Assurdo” . Lo stile e la scrittura sono adeguati alla personalità del protagonista. La prosa è asciutta, spezzata, quasi telegrafica ed essenziale, pochi sono i dialoghi, nella seconda parte invece , quando comincia ad emergere l’interiorità del personaggio , il registro stilistico diventa un po’ più alto e complesso, pur rimanendo sempre veloce ed sostanziale .

    ha scritto il 

  • 5

    Albert: hai da fare?


    Nessuna risposta.
    Tempo dopo.


    Albert: mon amour, ci sei?


    Nessuna risposta.
    Tempo dopo.


    Albert: ho una domanda.


    Typing...


    Federica: dimmi
    Albert: ti disturbo?
    Federica: ho fatto tranquillo
    Albert: sicura?
    Federica ...continua

    Albert: hai da fare?

    Nessuna risposta. Tempo dopo.

    Albert: mon amour, ci sei?

    Nessuna risposta. Tempo dopo.

    Albert: ho una domanda.

    Typing...

    Federica: dimmi Albert: ti disturbo? Federica: ho fatto tranquillo Albert: sicura? Federica: certo. se vuoi saperlo mi stavo toccando.

    Nessuna risposta. Tempo dopo.

    Federica: beh dimmi ¿che cè? Albert: sì, ecco, mi dici l'iniziale del tuo vero nome? Federica: ¿è così importante il mio vero nome? Albert: non lo so. No, non credo, ma che ci posso fare? Federica: vabenevabene ma la verità è che ho 7 nomi ¿quale iniziale vuoi sapere? Albert: mèrde. Quella del nome a cui tieni di più. Federica: G

    Albert indica la roccia.

    ha scritto il 

  • 4

    書的封底寫到:「他對於合乎禮俗但不合於自己真實感受的事物,無法找到適當的對應方式和距離,於是他被大家指責無情不孝不義。」

    無法融入既定社會,心靈上永遠的異鄉人。

    看呀看著,總覺得跟春上村樹筆下的主角有相當的共通點,只是春上先生筆下的人物總會有項突出的技能或者是擁有人見人愛的本事。 這種人到底要怎麼在社會上生存呀!!!!

    ha scritto il 

  • 5

    E' tenera, l'indifferenza del mondo

    Inquietudine è un concetto che spalanca ampi orizzonti, ma non è sufficiente a contenere questo breve romanzo (per la cronaca, due edizioni in mio possesso: Bompiani 1973, I piccoli delfini, 150 pagine, Lit. 900 e Gallimard, Livre de poche, 171 pagine, non ricordo quanti franchi l’ho pagato nel ...continua

    Inquietudine è un concetto che spalanca ampi orizzonti, ma non è sufficiente a contenere questo breve romanzo (per la cronaca, due edizioni in mio possesso: Bompiani 1973, I piccoli delfini, 150 pagine, Lit. 900 e Gallimard, Livre de poche, 171 pagine, non ricordo quanti franchi l’ho pagato nel lontano… 1976?).

    All’inizio ho pensato di liquidare il romanzo con le quattro frasi brillanti in cui ogni tanto si ha la fortuna d’inciampare, ma poi ne ho visto il pericolo: il successivo arrampicarsi sull’esile e traballante scranno dell’autocompiacimento, e da lì osservare soddisfatta l’effetto della (mia) misera fatica. Misera, perché non ne sarei, almeno in quest’occasione, sazia.

    Forse il cuore è nell’incipit, mi sono detta - uno dei più famosi della letteratura del novecento francese, e, perché no, mondiale. Aujourd’hui, maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sais pas. J’ai reçu un télégramme de l’asile : « Mère décédée. Enterrement demain. Sentiments distingués. » Cela ne veut rien dire. C’était peut-être hier.

    Tutto viene disvelato, mi sono detta, in quest’inizio : la madre, la morte, l’apatia del protagonista. C’è già insita, de facto, la condanna ipocrita del mondo che giudicherà Meursault un mostro criminale non tanto perchè ha ucciso senza motivo apparente un arabo, quanto per aver fumato dormito e bevuto del caffelatte durante la notte di veglia alla salma della madre.

    J’ai senti alors quelque chose qui soulevait toute la salle et, pour la première fois, j’ai compris que j’étais coupable. Ecco la presa di coscienza di Meursault durante il processo. E’ accusato di non sapere l’età della madre, di non aver mai pianto, né di aver voluto vederne il corpo. E lui non può che trovarsi d’accordo. Come spiegare qualcosa che gli altri non possono capire, come parlare del caldo soffocante di quella stanza durante l’estenuante notte di veglia, della stanchezza per il lungo viaggio, del distacco affettivo con la madre? Mersault è uno che tace. Quando gliene si chiede il perché, risponde che non ha niente da dire. Questa è la sua sola giustificazione, la sua verità : infatti è incapace di esprimere a parole ciò che lui è veramente, di spiegare perché non ha pianto, perché ha ucciso. Il mondo quindi lo condanna per questo silenzio. Ma per Meursault la parola è ambigua, sa che non lo capiranno, e sceglie di essere condannato. E quando l’avvocato difensore, esasperato, griderà « Enfin, est-il accusè d’avoir enterré sa mère ou d’avoir tué un homme ? » il P.M., gli grida in risposta « Oui, j’accuse cet homme d’avoir enterré une mère avec cœur de criminel ! » Ma sto divagando.

    Il « cuore » del romanzo non lo riscontravo nell’incipit, e l’ho cercato a lungo. E infine, credo di aver capito. Me l’ha rivelato la frase che Mersault dice alla fine, nella cella della morte, quando, esausto dopo la sfuriata col prete durante la quale afferma « Moi, j’avais l’air d’avoir les mains vides. Mais j'étais sûr de moi, sûr de tout, plus sûr que lui, sur de ma vie et de cette mort qui allait venir. Oui, je n'avais que cela. Mais du moins, je tenais cette vérité autant qu'elle me tenait “ si lascia andare alla calma della notte, e scopre « la tenera indifferenza del mondo. » « Comme si cette grande colère m'avait purgé du mal, vidé d'espoir, devant cette nuit chargée de signes et d'étoiles, je m'ouvrais pour la première fois à la tendre indifférence du monde. » Tenera, dunque. Non fredda, ostile, disperante. Tenera e avvolgente, com’è il vivere la vita nei suoi aspetti più sensoriali (un tramonto, i piedi lambiti dalle onde del mare, due seni di cui si intuisce il turgore sotto il vestito) senza porsi domande, né chiederle un senso. Perché l’esistenza stessa non ha senso, tutti siamo destinati a morire, ed è la morte che siglerà il non senso della vita. Questa certezza, che Meursault afferma con forza, costituisce l’assurdo, davanti al quale, nelle ultime splendide pagine, davanti alla perdita di ogni illusione, ci si può finalmente aprire « à la tendre indifference du monde. »

    Se avete voglia di leggervi il finale in francese, ve lo posto : è una delle dichiarazioni d’amore più belle fatte alla vita.

    Alors, je ne sais pas pourquoi, il y a quelque chose qui a crevé en moi. Je me suis mis à crier à plein gosier et je l'ai insulté et je lui ai dit de ne pas prier. Je l'avais pris par le collet de sa soutane. Je déversais sur lui tout le fond de mon cœur avec des bondissements mêlés de joie et de colère. Il avait l'air si certain, n'est-ce pas ? Pourtant, aucune de ses certitudes ne valait un cheveu de femme. Il n'était même pas sûr d'être en vie puisqu'il vivait comme un mort. Moi, j'avais l'air d'avoir les mains vides. Mais j'étais sûr de moi, sûr de tout, plus sûr que lui, sur de ma vie et de cette mort qui allait venir. Oui, je n'avais que cela. Mais du moins, je tenais cette vérité autant qu'elle me tenait. J'avais eu raison, j'avais encore raison, j'avais toujours raison. J'avais vécu de telle façon et j'aurais pu vivre de telle autre. J'avais fait ceci et je n'avais pas fait cela. Je n'avais pas fait telle chose alors que j'avais fait cette autre. Et après ? C'était comme si j'avais attendu pendant tout le temps cette minute et cette petite aube où je serais justifié. Rien, rien n'avait d'importance et je savais bien pourquoi. Lui aussi savait pourquoi. Du fond de mon avenir, pendant toute cette vie absurde que j'avais menée, un souffle obscur remontait vers moi à travers des années qui n'étaient pas encore venues et ce souffle égalisait sur son passage tout ce qu'on me proposait alors dans les années pas plus réelles que je vivais. Que m'importaient la mort des autres, l'amour d'une mère, que m'importaient son Dieu, les vies qu'on choisit, les destins qu'on élit, puisqu'un seul destin devait m'élire moi-même et avec moi des milliards de privilégiés qui, comme lui, se disaient mes frères. Comprenait-il, comprenait-il donc ? Tout le monde était privilégié. Il n'y avait que des privilégiés. Les autres aussi, on les condamnerait un jour. Lui aussi, on le condamnerait. Qu'importait si, accusé de meurtre, il était exécuté pour n'avoir pas pleuré à l'enterrement de sa mère ? Le chien de Salamano valait autant que sa femme. La petite femme automatique était aussi coupable que la Parisienne que Masson avait épousée ou que Marie qui avait envie que je l'épouse. Qu'importait que Raymond fût mon copain autant que Céleste qui valait mieux que lui ? Qu'importait que Marie donnât aujourd'hui sa bouche à un nouveau Meursault ? Comprenait-il donc, ce condamné, et que du fond de mon avenir... J'étouffais en criant tout ceci. Mais, déjà, on m'arrachait l'aumônier des mains et les gardiens me menaçaient. Lui, cependant, les a calmés et m'a regardé un moment en silence. Il avait les yeux pleins de larmes. Il s'est détourné et il a disparu. Lui parti, j'ai retrouvé le calme. J'étais épuisé et je me suis jeté sur ma couchette. Je crois que j'ai dormi parce que je me suis réveillé avec des étoiles sur le visage. Des bruits de campagne montaient jusqu'à moi. Des odeurs de nuit, de terre et de sel rafraîchissaient mes tempes. La merveilleuse paix de cet été endormi entrait en moi comme une marée. À ce moment, et à la limite de la nuit, des sirènes ont hurlé. Elles annonçaient des départs pour un monde qui maintenant m'était à jamais indifférent. Pour la première fois depuis bien longtemps, j'ai pensé à maman. Il m'a semblé que je comprenais pourquoi à la fin d'une vie elle avait pris un « fiancé », pourquoi elle avait joué à recommencer. Là-bas, là-bas aussi, autour de cet asile où des vies s'éteignaient, le soir était comme une trêve mélancolique. Si près de la mort, maman devait s'y sentir libérée et prête à tout revivre. Personne, personne n'avait le droit de pleurer sur elle. Et moi aussi, je me suis senti prêt à tout revivre. Comme si cette grande colère m'avait purgé du mal, vidé d'espoir, devant cette nuit chargée de signes et d'étoiles, je m'ouvrais pour la première fois à la tendre indifférence du monde. De l'éprouver si pareil à moi, si fraternel enfin, j'ai senti que j'avais été heureux, et que je l'étais encore. Pour que tout soit consommé, pour que je me sente moins seul, il me restait à souhaiter qu'il y ait beaucoup de spectateurs le jour de mon exécution et qu'ils m'accueillent avec des cris de haine.

    ****************************************************

    Metto la traduzione, per evitarvi il Santo Google Traduttore :-)

    "Allora, non so per quale ragione, c'è qualcosa che si è spezzato in me. Mi sono messo a urlare con tutta la mia forza e l'ho insultato e gli ho detto di non pregare e che è meglio ardere che scomparire. L'avevo preso per la sottana. Riversavo su di lui tutto il fondo del mio cuore con dei sussulti misti di collera e di gioia. Aveva l'aria così sicura, vero? Eppure nessuna delle sue certezze valeva un capello di donna. Non era nemmeno sicuro di essere in vita dato che viveva come un morto. Io, pareva che avessi le mani vuote. Ma ero sicuro di me, sicuro di tutto, più sicuro di lui, sicuro della mia vita e di questa morte che stava per venire. Sì, non avevo che questo. Ma perlomeno avevo in mano questa verità così come essa aveva in mano me. Avevo avuto ragione, avevo ancora ragione, avevo sempre ragione. Avevo vissuto in questo modo e avrei potuto vivere in quest'altro. Avevo fatto questo e non avevo fatto quello. Non avevo fatto una tal cosa mentre ne avevo fatto una tal'altra. E poi? Era come se avessi atteso sempre quel minuto... e quell'alba in cui sarei stato giustiziato. Nulla, nulla aveva importanza e sapevo bene il perché. Anche lui sapeva perché. Dal fondo del mio avvenire, durante tutta questa vita assurda che avevo vissuta, un soffio oscuro risaliva verso di me attraverso annate che non erano ancora venute e quel soffio uguagliava, al suo passaggio, ogni cosa che mi fosse stata proposta allora nelle annate non meno irreali che stavo vivendo. Cosa mi importavano la morte degli altri, l'amore di una madre, cosa mi importavano il suo Dio, le vite che ognuno si sceglie, i destini che un uomo si elegge, quando un solo destino doveva eleggere me e con me miliardi di privilegiati che, come lui, si dicevano miei fratelli? Capiva, capiva dunque? Tutti sono privilegiati. Non ci sono che privilegiati. Anche gli altri saranno condannati un giorno. Anche lui sarà condannato. Che importa se un uomo accusato di assassinio è condannato a morte per non aver pianto ai funerali di sua madre? Il cane di Salamano valeva tanto quanto sua moglie. La donnina automatica era altrettanto colpevole che la parigina che Masson aveva sposato o Maria che aveva voglia che io la sposassi. Che importava che Raimondo fosse mio amico allo stesso modo di Celeste che valeva più di lui? Che importava che Maria desse oggi la sua bocca a un nuovo Meursault? Capiva dunque, quel condannato, e che dal fondo del mio avvenire... soffocavo gridando tutto questo. Ma già mi strappavano il prete dalle mani e i guardiani mi stavano minacciando. Ma lui li ha calmati e mi ha guardato un momento in silenzio. Aveva gli occhi pieni di lagrime. Si è voltato ed è scomparso. Partito lui, ho ritrovato la calma. Ero esausto e mi sono gettato sulla branda. Devo aver dormito perché mi sono svegliato con delle stelle sul viso. Rumori di campagna giungevano fino a me. Odori di notte, di terra e di sale rinfrescavano le mie tempie. La pace meravigliosa di quell'estate assopita entrava in me come una marea. In quel momento e al limite della notte, si è udito un sibilo di sirene. Annunciavano partenze per un mondo che mi era ormai indifferente per sempre. Per la prima volta da molto tempo, ho pensato alla mamma. Mi è parso di comprendere perché, alla fine di una vita, si era preso un "fidanzato", perché aveva giocato a ricominciare. Laggiù, anche laggiù, intorno a quell'ospizio dove vite si stavano spegnendo, la sera era come una tregua melanconica. Così vicina alla morte, la mamma doveva sentirsi liberata e pronta a rivivere tutto. Nessuno, nessuno aveva il diritto di piangere su di lei. E anch'io mi sentivo pronto a rivivere tutto. Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio."

    ha scritto il 

  • 4

    Un'opera disarmante: da una parte per la perfezione con la quale situazioni e caratteri sono dipinti a dispetto della semplicità estrema di lessico e di forma, e dall'altra per la tesi espressa: rigida e univoca tanto da amareggiare e turbare senza via d'uscita.

    ha scritto il 

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