Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

Di

Editore: Adelphi

4.0
(4134)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 392 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese , Portoghese , Sloveno , Turco

Isbn-10: A000055912 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Viaggi

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Descrizione del libro
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    4

    Libro gelatinoso, scorre con difficoltà e sempre con difficoltà te lo stacchi di dosso. Mi aspettavo più narrazione, più viaggio fisico tra gli spazi aperti dell'epopea americana anni '70 (periodo in ...continua

    Libro gelatinoso, scorre con difficoltà e sempre con difficoltà te lo stacchi di dosso. Mi aspettavo più narrazione, più viaggio fisico tra gli spazi aperti dell'epopea americana anni '70 (periodo in cui pullulano film e storie on the road), invece il viaggio fisico è omericamente il presupposto per un profondissimo viaggio interiore e -come ho scoperto solo alla fine non conoscendo Pirsig- si tratta di un percorso esistenziale strettamente autobiografico.
    I paragrafi riguardanti il diario di viaggio gettano basi appassionanti, ma, purtroppo, sono parti troppo esigue rispetto alle eccessive elucubrazioni filosofiche, che, alla fine, risultano l'impalcatura di tutto il romanzo. Se si incomincia questo libro per cercare avventura e viaggio se ne resta proprio delusi, perché si troverà più Aristotele, Platone e Socrate, però, sebbene ciò affatichi molto la lettura, le prospettive di Pirsig risultano interessanti grazie a un approccio pragmatico di concetti di filosofia classica occidentale.
    LoZAMM (titolo) è una gelatina che non stacchi anche perché alla fine ti sembra di essere pieno, ma non tanto per ciò che è scritto quanto per quello che non è scritto: i ragionamenti filosofici procedono di pari passo con una maturazione esistenziale distruttiva, perciò assieme alla filosofia e alle intuizioni logiche del protagonista (che combacia con l'autore) ci troviamo coinvolti nel male di vivere che lo attanaglia. Quel che questo libro lascia non è la storia e nemmeno la filosofia, ma una sensazione di empatia con un'anima di cui non per forza se ne condividono i ragionamenti e le scelte e, tantomento, se ne giustificano i comportamenti. C'è qualcosa di inspiegabile che trascina in una profondità buia e oscura di una personalità cupa con cui si finisce troppo per simpatizzare (in senso etimologico), ma anche a sperare in una salvezza e a un cambiamento che possono partire solo da se stessi.

    ha scritto il 

  • 3

    Cruccio

    Mi dispiace ma come era successo per "Il giovane Holden" questo celebrato libro mi è passato sopra e non dentro come immaginavo...e speravo. Ho pensato che fosse dovuto al fatto che non vado in moto e ...continua

    Mi dispiace ma come era successo per "Il giovane Holden" questo celebrato libro mi è passato sopra e non dentro come immaginavo...e speravo. Ho pensato che fosse dovuto al fatto che non vado in moto e che ormai di filosofeggiare ne ho piene le tasche. Ma quando continui a leggere un libro perché "devi" e non perché ti prende...hai già dato il tuo giudizio

    ha scritto il 

  • 4

    http://papersrain.blogspot.it/2017/05/lo-zen-e-larte-della-manutenzione-della.html

    Da come si può leggere nella postfazione - diffusa in seguito -, il libro venne pubblicato un po' per scommessa da una piccola casa editrice, la quale, sebbene colpita dalla narrazione, non riteneva c ...continua

    Da come si può leggere nella postfazione - diffusa in seguito -, il libro venne pubblicato un po' per scommessa da una piccola casa editrice, la quale, sebbene colpita dalla narrazione, non riteneva che il testo potesse essere fonte di grande fortuna. Ad ogni modo, in seguito, venne definito come un libro portatore di cultura, capace di mettere in discussione i valori culturali che vengono quotidianamente accettati.
    Il romanzo racconta un'avventura intrapresa da un padre e un figlio a cavallo di una motocicletta, sulla quale sella, il protagonista si abbandona a un parallelo e tortuoso viaggio mentale. Infatti, il corso della narrazione è affiancato da numerosi e perenni flashback, nei quali viene introdotto un personaggio fondamentale, Fedro. Tutte le digressioni condotte da quest'ultimo sono di carattere filosofico e si incentrano sulla necessità di comprendere cosa sia la Qualità.
    Al contempo, il narratore ci racconta la precedente vita di Fedro, un uomo molto intelligente, curioso, affamato di conoscenza metafisica al punto da condursi in breve tempo alla follia e all'elettroshock. A far riemergere tutto ciò è il medesimo viaggio, il quale ha lo scopo di far rivivere al protagonista le sensazioni passate, gettandogli addosso lo sconforto e la paura che tutto possa accadere nuovamente ma regalandogli anche la possibilità di salvarsi.

    Probabilmente, a render noto il romanzo, fu il contesto storico in cui questo venne pubblicato. Infatti, si accanisce contro le conseguenze barbare dell'elettroshock, un pratica che viola la libertà umana.

    Il discorso sulla Qualità prende una piega molto interessante quando viene applicato in merito al sistema scolastico e dei voti; infatti, l'eliminazione di questi ultimi consentirebbe la possibilità di far emergere l'individuo e la sua personalità. In particolare, si cambierebbe la finalità medesima del percorso, in quanto il diploma non sarà più lo scopo primario dello studente ma solo una naturale conseguenza alla sua voglia di apprendimento.

    ha scritto il 

  • 0

    "Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta" è il primo libro del filosofo statunitense Pirsig. La storia, autobiografica, racconta del viaggio in moto di un uomo e suo figlio attraverso gl ...continua

    "Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta" è il primo libro del filosofo statunitense Pirsig. La storia, autobiografica, racconta del viaggio in moto di un uomo e suo figlio attraverso gli Usa, delineando, contemporaneamente, il sistema filosofico della Metafisica della Qualità, che Pirseg svilupperà in modo più dettagliato nel suo secondo libro.
    Pirsig afferma che criterio fondamentale per l'interpretazione della realtà è la Qualità.
    Per dimostrare cosa sia la Qualità, Pirseg parte dall’affermazione che esistono due diversi modi di vedere il mondo: quello classico e quello romantico. Il primo è il modo razionale, che ha come fine quello di stabilire un ordine nel caos di eventi, che investono l’uomo durante la sua esperienza di vita, fissando così principi e criteri di decifrazione del reale.
    Chi segue il metodo classico/analitico/oggettivo non potrà mai trovare un punto d’incontro con chi segue quello romantico/espressivo, sono due mondi separati. Ma anche in questo caso si ripropone una visione dualistica, gerarchica, dove, o prevale l’elemento espressivo autonomo dall’oggetto o l’oggetto autonomo da elementi espressivi.
    Il fatto che l’uomo deve, tuttavia, sopravvivere attraverso le conquiste tecniche e tecnologiche, osserva Pirsig, crea un divario sempre più crescente tra progresso e visione romantica del mondo. Le persone umane si differenziano proprio in base all’adozione di uno o l’altro dei sistemi di indagine. Chi segue il metodo classico non potrà mai trovare un punto d’incontro con chi segue quello romantico, sono due mondi separati che viaggiano su diverse strutture metafisiche per l’interpretazione dei fatti.
    Il sistema di ricerca classico, è risaputo, si fonda sul metodo scientifico, che ha come base operativa la sperimentazione. Un fenomeno può essere spiegato da determinati fattori, per ritrovare i quali si sperimentano in laboratorio varie ipotesi. Il problema comincia a presentarsi allorché le ipotesi, man mano che vengono sperimentate, tendono a moltiplicarsi: da questo si può dedurre che «il numero delle ipotesi razionali che possono spiegare un fenomeno dato è infinito» (così afferma Pirsig). A questo punto è impossibile verificare tutte le ipotesi, che aumentano in numero esponenziale; quindi, qualsiasi esperimento fornisce risultati incompleti e il metodo scientifico, in sostanza, non stabilisce affatto un sapere dimostrato. Ecco perché tutte le teorie scientifiche vengono man mano rimpiazzate da altre e più nuove teorie, prodotte magari dalla verifica di nuove ipotesi inerenti allo stesso campo di indagine. La verità scientifica non è infatti un dogma eterno, ma «un’entità quantitativa temporale». Le verità scientifiche sono dunque caduche, la loro longevità è inversamente proporzionale all’intensità degli studi: in pratica, più ci si dedica a studiare un certo fenomeno, più le verità dei risultati durano meno.
    Ora, osserva Pirsig, se l’applicazione del metodo scientifico mira alla verità immutabile, essa in realtà sta portando l’uomo nella direzione opposta, ossia verso un infinito numero di verità; verità relative, a questo punto, che conducono alla confusione del pensiero e dei valori, cosa che una conoscenza razionale ha il compito di evitare. Insomma, se l’obiettivo del metodo scientifico è quello di eliminare il caos, esso alla fine approda nel caos. Questo, è ovvio, non fa avanzare l’umanità verso un mondo migliore e, altresì, il sistema di pensiero che ne scaturisce comincia a rivelarsi superficiale, spiritualmente vuoto. Pirsig osserva che, seguitando di questo passo, si va incontro ad una crisi sociale sempre più vasta. La ragione, dice a questo punto Pirsig, deve operare un ampliamento di prospettive che faccia mutare questo stato di cose, intervenendo sulla storia umana
    Come si può trovare un punto d’incontro?
    Ecco che si presenta la Qualità.
    «La gente ha opinioni diverse sulla Qualità, non perché questa sia diversa, ma perché la gente è diversa in termini di esperienza», scrive Pirsig.
    La realtà è dinamica e la conoscenza classica-dualistica (che poggia sul binomio soggetto-oggetto) non è sufficiente ad intuirla: occorre avere il senso della qualità, ossia l’intelligenza di cosa è buono, ossia il contatto con la qualità. La realtà è «mutevole Qualità», per starle dietro occorre avere un atteggiamento pratico che non sia bloccato al pensiero oggettivo e dualistico. L’uomo osserva la realtà per capirla, quindi schematizza e seleziona degli elementi che fanno parte di essa fino a creare, tramite tali elementi, una rappresentazione, un’astrazione (questo è il metodo scientifico classico); ora, mentre l’uomo compie questa operazione, la realtà è andata avanti, ha superato la rappresentazione operata dall’uomo, il quale è costretto a compiere una nuova razionalizzazione della realtà, che migliora in continuazione, per poterla capire.
    Che cos’è allora la Qualità?
    Non si può spiegare attraverso percorsi logici, eppure è innegabile in quanto avvertibile (elemento intuitivo, tra la ragione e l’emozione irrazionale, è l’a priori). Ogni persona ha in sé il concetto di Qualità e sa riconoscerlo senza che nessuno glielo insegni. Questo significa che non è necessario che si definisca in termini razionali. In effetti, la Qualità non è oggettiva, perché non misurabile attraverso strumenti scientifici ma non è neanche soggettiva, perché non è connessa ad emozioni irrazionali.
    E allora perché non ci riconosciamo tutti nella stessa Qualità?
    Le definizioni della Qualità non concordano, perché le persone si basano o sulla totalità delle conoscenze oggettive o sulle loro emozioni immediate; ma non possono esistere due qualità, una oggettiva ed una soggettiva.
    La Qualità è una, uguale per tutti, universale.
    La Qualità, quindi, è una terza entità, indipendente dalle altre due, è il punto in cui soggetto e oggetto si incontrano; essa è un Evento-Esperienza tramite il quale il soggetto prende coscienza dell’oggetto.
    Questo vuol dire che la Qualità è causa del soggetto e dell’oggetto, non viceversa, perché è realtà primaria, esistente prima di quella intellettuale, che è invece secondaria.
    Pirsig afferma che gli intellettuali sono le persone più lontane nell’individuare la Qualità, perché troppo guidati dai loro schemi intellettuali, che sono una sorta di pregiudizio che copre gli occhi e cristallizza la realtà. La realtà, invece, è dinamica, è mutevole Qualità.
    Non bisogna temere le situazioni nuove, dice Pirsig, cioè le situazioni che vanno al di là di ciò che si sa e, in un primo momento, provocano un blocco; sono esse che fanno emergere la qualità-realtà e che liberano dal blocco. La Qualità agisce, è realtà fattiva. Le prove fanno crescere, perché ampliano i nostri orizzonti e le nostre conoscenze.
    Quando si scorge la qualità delle cose, non interessa ciò che esse sono, ma ciò che esse fanno e perché lo fanno.
    È per questo che oggi non si sa definire il Bene, perché la nostra cultura lo ha tralasciato dal tempo di Aristotele, il quale ha impostato il sapere e la ricerca della Verità sulle forme intellettive rigide e divisibili all’infinito. Così il Bene (che coincide con la felicità) non risulta una realtà oggettiva, ognuno ha un’idea diversa di esso (Relativismo etico, Nichilismo), quindi non si può trattare in forma scientifica; non essendo oggettivo, esiste solo nella mente e non nella realtà fattiva, nell’esperienza. E diventa Paura, Fobia, Malattia. Perché sentiamo bisogno del Bene ma non sappiamo che cos’è e come funzioni.
    E' da qui che la filosofia dovrebbe ripartire, da una visione nuova, che superi le categorie etnocentriche del pensiero...

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: ingranaggi metafisici, ideologie meccaniche, Qualità da inseguire, vuoti da sfuggire.
    Consigliato a chi galoppa con la mente quando ha anche il corpo in movimento, a chi è in grado di dig ...continua

    Ingredienti: ingranaggi metafisici, ideologie meccaniche, Qualità da inseguire, vuoti da sfuggire.
    Consigliato a chi galoppa con la mente quando ha anche il corpo in movimento, a chi è in grado di digerire pesanti bocconi di filosofia.

    ha scritto il 

  • 1

    Davvero Noioso

    Attratto dal titolo, dalle recensioni e dalla trama ho deciso di affrontare questa lettura. Che dire? Le tre voci appena citate a mio modestissimo parere sono a dir poco fuorvianti. Il titolo non ha n ...continua

    Attratto dal titolo, dalle recensioni e dalla trama ho deciso di affrontare questa lettura. Che dire? Le tre voci appena citate a mio modestissimo parere sono a dir poco fuorvianti. Il titolo non ha nulla a che fare con lo Zen "Buddista" e sono riuscito a trovare ben poche correlazioni con esso, anche la trama invoglia il lettore ad intraprendere questo viaggio con lo scrittore, ma c'è ben poco di avventura, l'unico vero viaggio che lo scrittore intraprende è sulla filosofia trasformando il testo in un vero e proprio saggio sulla stessa.

    ha scritto il 

  • 0

    lo zen e l'arte dell'abbandono..

    ho messo a frutto l'arte dell'abbandono, e l'ho mollato dopo circa 200 pagine.
    mi dispiace, ma proprio non si può.
    già le spiegazioni tecniche sulla manutenzione della motocicletta mi avevano irritato ...continua

    ho messo a frutto l'arte dell'abbandono, e l'ho mollato dopo circa 200 pagine.
    mi dispiace, ma proprio non si può.
    già le spiegazioni tecniche sulla manutenzione della motocicletta mi avevano irritato abbondantemente, ma tutte quelle elucubrazioni filosofiche pesantissime proprio non le ho rette.
    io ci ho messo tutta la mia pazienza zen, riprendendolo più volte in mano e impegnandomi ad andare avanti, ma evidentemente sono più brava nell'arte del mollare senza rimpianti libri come questo.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è una trattazione sulla pratica dello zen Buddhista e non lo dico io ma l'autore prima dell'introduzione in una nota (non è neanche un manuale di manutenzione per motociclette, se qualcuno l'ha pe ...continua

    Non è una trattazione sulla pratica dello zen Buddhista e non lo dico io ma l'autore prima dell'introduzione in una nota (non è neanche un manuale di manutenzione per motociclette, se qualcuno l'ha pensato). Il viaggio in moto col figlio diventa l'occasione per raccontare ed analizzare la sua filosofia (per fortuna perché sarebbe stato noiosissimo leggere un libro di storia della filosofia in pillole) e la sua vita, indissolubilmente legate.

    ha scritto il 

  • 4

    Un lungo viaggio in motocicletta dal Minnesota alla California diventa l'occasione, per il protagonista, di inoltrarsi nelle riflessioni metafisiche che anni prima lo portarono alla pazzia.

    ha scritto il 

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