Lo potevo fare anch'io

Perché l'arte contemporanea è davvero arte

Di

Editore: Mondadori

3.3
(716)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 166 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804567341 | Isbn-13: 9788804567349 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Non-narrativa , Da consultazione

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Descrizione del libro
Tutti, almeno una volta netta vita, davanti a un'opera d'arte contemporaneaabbiamo pensato: "Questo lo potevo fare anch'io!". Eppure i critici ciassicurano che si tratta di capolavori, mentre i collezionisti spendono cifreda capogiro per quadri che sembrano tele imbrattate e sculture che appaionocome ammassi di rottami. Come è possibile che una tela strappata possachiamarsi "arte"? Gli artisti contemporanei sempre più spesso occupano lepagine dei giornali, mentre il loro lavoro è circondato da un'aura di misteroche ne fa un prodigio alla cui comprensione sembrano ammessi solo pochieletti. Eppure tutte le grandi capitali del mondo occidentale hanno ospitatoesposizioni sempre più grandi e costose, producendo un giro di affari di tuttorispetto. Francesco Bonami ci sfida ad "assaggiare" le opere senza pregiudizi.Con uno stile divertito e irriverente, ci aiuta a capire cosa distingue ungrande da un pessimo artista, cosa ha fatto sì che Marcel Duchamp o AndyWarhol abbiano superato la prova del tempo e perché invece tanta parte dellavoro di un pittore come Renato Guttuso o di uno scultore come ArnaldoPomodoro siano in realtà sopravvalutati. Ci spiega perchè Anish Kapoorpiace a tutti al primo sguardo e ci svela cosa si nasconde dietro il clamore elo scandalo delle opere di Maurizio Cattelan. E se è vero che nell'ultimosecolol'arte si è evoluta al punto da essere quasi irriconoscibile, Bonami cifa capire una volta per tutte perché non è vero che potevamo farlo anche noi.
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  • 3

    Io sono io e tu non sei un ....

    I primi capitoli mantengono fede al titolo del libro, poi diventa una autocelebrazione e/o lancio di fango sui "colleghi". Interessante per metà, irritante per il resto.

    ha scritto il 

  • 4

    “La storia dell’arte è una storia di errori e correzioni, dove non sempre sono stati gli errori a essere emendati, a volte si è corretto anche quello che era giusto.”

    Arieccomi ancora a intrallazzare con l’arte contemporanea, che non ho ben capito se lo faccio per convincere qualcun altro o sono io che devo ancora convincermi…
    Scherzi a parte, in questo interessan ...continua

    Arieccomi ancora a intrallazzare con l’arte contemporanea, che non ho ben capito se lo faccio per convincere qualcun altro o sono io che devo ancora convincermi…
    Scherzi a parte, in questo interessante saggio, dove in verità qualche immagine non ci sarebbe stata male, ma che visto anche le dimensioni del libro non ci avrebbe poi aiutato molto, Francesco Bonami, attraverso una valida e ampia carrellata di artisti, ci addentra in quell’immenso buco nero che è l’arte contemporanea dove, inutile dirlo, anche il buco nero fa parte della performance artistica.
    Devo dire che qualche interrogativo, l’esimio accademico dell’arte, è riuscito a chiarirmelo circa la valenza artistica delle opere contemporanee, facendomi fare così qualche passo in avanti nel capire la differenza tra un’opera, per quanto stramba, creata da un artista vero e una volgare imitazione creata o copiata da uno sciocco qualsiasi, per semplificare, ad esempio, se io comincerò a tirare secchi di vernice su una tela non sarò mai Jackson Pollock, ma uno sciocco qualsiasi, perché sto solo imitando qualcuno più in gamba di me e poi perché non lo farei con la stessa rabbia o stato d’animo che lo faceva lui.
    Vari i nomi trattati, molti conosciuti, altri per niente, e molti anche i nomi rimasti fuori tra gli artisti validi, per stessa ammissione di Bonami che si proccupa di ribadire non trattarsi di fantomatiche bocciature, dice lui…
    Alla fine l’autore invita alla prudenza, quanto mai necessaria in un campo ostico e articolato come quello dell’arte contemporanea, dove, al di là di concetti e valori su cui si è tutti d’accordo, pesano molto le opinioni personali di critici e direttori artistici nonché: simpatie, antipatie, invidie e altro, da cui naturalmente il mondo dell’arte non è mai stato esente, compreso logicamente anche l’autore del saggio…
    Ritengo, da parte mia, che si debba comunque sempre fare un piccolo sforzo per assecondare e capire le nuove tendenze artistiche che, nel bene o nel male, hanno sempre rappresentato il tempo in cui hanno avuto la loro evoluzione, a volte andando anche un po’ fuori strada…

    ha scritto il 

  • 1

    Un'occasione perduta

    Negli ultimi tempi le mostre di arte contemporanea proliferano. Ed ogni volta che, incuriosito, mi trovo a girovagare di fronte alle opere esposte, non posso negare di essere perplesso.

    La mia perples ...continua

    Negli ultimi tempi le mostre di arte contemporanea proliferano. Ed ogni volta che, incuriosito, mi trovo a girovagare di fronte alle opere esposte, non posso negare di essere perplesso.

    La mia perplessità solitamente è di tre tipi: 1) è "arte" quella che sto guardando? 2) è giusto che un'opera d'arte, per essere compresa, necessiti di un manuale di istruzioni che me ne consenta la decodificazione? 3) Perché quando si parla di arte contemporanea è quasi sempre espressa una correlazione col valore di mercato?

    Sono quindi in perenne ricerca di libri che tentino di rispondere a tali domande; ed ho sperato, quando ho visto in libreria questo libro che riporta come sottotitolo “Perché l’arte contemporanea è davvero arte”, di aver trovato il libro che faceva al caso mio.

    Purtroppo:

    a) non c'è nemmeno una illustrazione. Un libro che parli di arte senza illustrazioni è come una rivista di moda senza foto.
    b) gli artisti non sono in ordine cronologico (anzi non sono citati proprio i periodi).
    c) non c'è traccia di spiegazione sui motivi che possano indurre a classificare arte un'opera e pattume un'altra.
    d) per Bonami sembra non esserci una correlazione artista/valore di mercato. Ossia possiamo avere opere di valore che non costano nulla e ciofeche che costano milioni. Ma non c'è traccia di ipotesi sulle motivazioni.
    e) Bonami sostiene che "Questa arte si basa sull'idea, non sulla tecnica". Quello che però non è chiaro è se i significati connessi a queste nuove idee siano ispiratori dell'opera o siano trovati a posteriori, dall'artista, da critici (stipendiati) o da gallerie che sponsorizzano. In altre parole, qual è il processo? Penso un'idea, la sviluppo e realizzo un'opera oppure produco a caso e poi appioppo un significato a posteriori?
    f) Non viene data una risposta alla domanda "cosa è arte". Se l'arte contemporanea si basa sull'idea ma questa idea non trasmette nulla, a cosa serve?

    "Il pittore americano Robert Ryman ha trovato un metodo per usare proprio il niente nelle sue opere. Dipinge le sue tele interamente di bianco, ripetendo continuamente questo rito dell'artista desolato davanti al nulla che precede ogni creazione. Su un quadro di Ryman la nostra fantasia può proiettare tutto, e per questo la sua opera è importante, perché consente allo spettatore di sentirsi di colpo libero di immaginare ciò che vuole. E compito dell'arte è proprio quello di farci sentire liberi."

    Mi ricorda il brano musicale di Philip Glass 4'33", dove per 4 minuti e trentatré secondi i musicisti stanno davanti agli strumenti senza suonare una nota.
    Certo, sono idee innovative. Ma queste idee ci trasmettono qualcosa?

    g) Bonami innalza artisti e ne stronca altri senza dare alcuna giustificazione, senza argomentare. Questo è "bello", questo è "brutto"; fine. D'altronde lui stesso scrive: "Parlare di arte contemporanea è più facile perché nessuno ci può veramente contraddire".
    h) Il libro è scorrevole, ma scritto maluccio, pieno di luoghi comuni e fa spesso battute di dubbio gusto:

    "Le immagini in bianco e nero, spesso veri e propri studi ano-tomici, sono dei Michelangelo canovati o meglio ancora dei Canova zeffirellati, dove l'estetica è tutt'altro che stitica ma dissenterica"

    i) Riesce a rendere noioso un argomento che di solito è tutt'altro che noioso.
    l) Non risponde alla domanda posta nel titolo. Ma fa di peggio, dicendo che: "Sì, lo avremmo potuto fare anche noi, ma l'arte sta lì appunto per ricordarci che noi non lo abbiamo fatto". Ossia l'arte sta lì a mostrarci quanto siamo mediocri?

    Peccato, una occasione perduta.

    ha scritto il 

  • 3

    Dopotutto non è brutto! Per citare l'autore stesso...
    Ho trovato questo "bigino" piacevole, scorrevole e affatto saccente a differenza di ciò che molti sostengono. Nel corso della lettura strappa più ...continua

    Dopotutto non è brutto! Per citare l'autore stesso...
    Ho trovato questo "bigino" piacevole, scorrevole e affatto saccente a differenza di ciò che molti sostengono. Nel corso della lettura strappa più di una risata.
    I più pigri o coloro che affrontano la lettura sui mezzi pubblici avrebbero apprezzato qualche riferimento visivo; chessò un'opera per ogni artista citato, perché se tutti abbiamo in mente le opere di Fontana, Warhol, Haring o De Chirico su altri si fa un po' più di difficoltà.

    ha scritto il 

  • 2

    Chiacchiere da bar, con in più saccenza.

    Camuffato da libro che vuole parlare "facile" per poi far mostra di sé. Finge di allontanarsi dal classico intellettuale che parla aulico, ma l'attitudine personale di Bonami è esattamente la stessa, ...continua

    Camuffato da libro che vuole parlare "facile" per poi far mostra di sé. Finge di allontanarsi dal classico intellettuale che parla aulico, ma l'attitudine personale di Bonami è esattamente la stessa, semplicemente con uno stile più "moderno", influenzato dalla pubblicità e dal gusto della provocazione.
    Non sono un'amante dell'arte contemporanea, molto spesso ne vedo più i limiti che la genialità. Nonostante tutto, quando faccio le guide nei musei cerco di portare i gruppi a comprendere cosa ha pensato l'artista, qual è la sua storia e la storia del tempo che ha portato a quel risultato.
    Bonami si affida più che altro a ironia e sarcasmo, tra l'altro secondo gusti evidentemente personali. Mi sembrano più chiacchiere da bar che da commento o riflessione per capire o avvicinare all'arte.
    Inoltre, non è pensabile un libro che parla (o meglio giudica) opere d'arte senza un'immagine di riferimento all'interno.

    ha scritto il 

  • 1

    Ogni capitolo parla di un artista o di un movimento. L'intento apparentemente era avvicinare all'arte contemporanea chi non la capisce, ma l'autore si limita a sputare sentenze e giudizi di "bello" o ...continua

    Ogni capitolo parla di un artista o di un movimento. L'intento apparentemente era avvicinare all'arte contemporanea chi non la capisce, ma l'autore si limita a sputare sentenze e giudizi di "bello" o "brutto" senza motivarli, per di più con una prosa che vorrebbe giocosa ma è solo offensiva nei suoi continui giochi di parole di pessimo gusto. Inutile.

    ha scritto il 

  • 2

    Lo stile di Bonami mi è piaciuto parecchio, in primis perchè non si mette in cattedra e fin dall'introduzione spiega che a fine lettura potremo rimanere della nostra opinione sull'arte contemporanea, ...continua

    Lo stile di Bonami mi è piaciuto parecchio, in primis perchè non si mette in cattedra e fin dall'introduzione spiega che a fine lettura potremo rimanere della nostra opinione sull'arte contemporanea, su quanto sia inutile e sul "potevo farlo anch'io"; poi perchè è ironico, leggero, scorrevole, e non capisco chi lo attacca su questo punto: non è un manuale, non è un saggio, non ha lo scopo di insegnare, ma di fungere da introduzione, e il linguaggio deve essere necessariamente diverso se ci si rivolge a studiosi o a non addetti ai lavori.
    Eppure ho dato due stelline. Sì, perchè oltre lo stile c'è di più. Intanto non è possibile parlare di arte visiva senza farmi vedere ciò di cui si sta parlando, non uno straccio di immagine, non dico per Fontana o Pollock che sono già più noti, ma nemmeno per quelli che Bonami stesso sostiene essere degli sconosciuti. Certo, per fortuna abbiamo internet, ma non si capisce perchè debba leggere un libro fermandomi ogni tre righe per cercare un'immagine, senza contare che a voler cercare tutto passa la voglia, si dovrebbe almeno sapere quali sono le opere principali che permettono di inquadrare anche le altre (ma come faccio se mi sto avvicinando ora all'arte contemporanea?).
    Infine, una questione prettamente di gusto: Bonami sull'arte contemporanea non mi ha convinto e quindi mi sono continuamente irritata a sentire descrivere quelle che ritengo delle prese in giro come opere d'arte. Ho capito il suo punto di vista, sull'idea dell'artista indipendentemente dalla tecnica, ma non mi trova affatto d'accordo.
    Continuerò a pensare che un cesso rovesciato o dei piatti sporchi incollati non siano arte.

    ha scritto il 

  • 3

    è proprio vero che un libriccino così lo potevo fare anch'io. Ahahahah! Va beh, a parte gli scherzi, non mi è piaciuto più di tanto, non perché sostiene tesi che non condivido (ché è il motivo princip ...continua

    è proprio vero che un libriccino così lo potevo fare anch'io. Ahahahah! Va beh, a parte gli scherzi, non mi è piaciuto più di tanto, non perché sostiene tesi che non condivido (ché è il motivo principale per cui cassiamo un testo), anzi, ma perché non mantiene ciò che promette. Il sottotitolo dice che il testo vuole spiegare perché l'arte è arte. Io l'ho preso per quello: sono curiosissimo di perché, mi interessano i perché, più delle notizie mi stuzzicano i perché. Invece il testo asserisce e non va oltre. Non spiega i perché, sostiene una tesi e la applica a vari casi sentenziando questa è arte, questa no. E i perché?
    La tesi è semplice ed anche condivisibile: l'arte moderna è nell'idea, non nell'opera. O meglio: l'opera deve saper esprimere l'idea, qualunque sia la tecnica utilizzata che passa in secondo piano, semplicemente funzionale a.
    Ma allora perché alcune sono opere d'arte edaltre no, se rispondono al requisito? Risposta non c'è, o forse chi lo sa, non son stato capace di leggerla tra le righe. Il libro inizialmente passa in rassegna alcuni grandi artisti contemporanei incensandoli, e va bene, sulla discrezionalità delle scelte ho già parlato in altre recensioni di altri libri d'arte, non sto a tornarci, è questione che dò per assolta. In questo modo sostiene la tesi che ho riassunto prima: ciò che vale è l'idea. La seconda parte raccoglie invece le stroncature, cioè autori più che opere che secondo il Bonami non sono artisti e le loro opere sono delle "cagate pazzesche". Perché? Non lo spiega. Forse, stando alla tesi, perché nelle loro opere non c'è l'IDEA. A me è venuto il dubbio che, più semplicemente, l'idea c'è ma non piace all'autore. Solo un esempio: uno degli stroncati è Botero, forse effettivamente un artista un po' inflazionato, ma tant'è, ma a mio avviso l'idea c'è e forte, e basta andare in un qualsiasi paese sudamericano per comprendere il senso delle deformazioni presenti nelle opere dell'artista. Devi metterti in sintonia con quelle culture per cogliere appieno la forza del messaggio boteriano. Che può assurgere a tema universale, quindi artistico a pieno titolo. Perché invece è stroncato? Non lo spiega.
    Così io mi tengo la tesi di fondo, che in verità condivido, ma non i giudizi espressi e mi permetto di sostenere che il libro non mi è piaciuto

    ha scritto il 

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