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Lo scafandro e la farfalla

Di

Editore: Ponte alle Grazie

3.9
(762)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8879284029 | Isbn-13: 9788879284028 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Benedetta Pagni Frette

Genere: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
L'8 dicembre 1995 un ictus getta Jean-Dominique Bauby in coma profondo. Quando ne esce, tutte le sue funzioni motorie sono deteriorate. Colpito da quella che la medicina chiama locked-in syndrome, e che lascia perfettamente lucidi ma prigionieri del proprio corpo inerte, Bauby non può più muoversi, mangiare, parlare o anche semplicemente respirare senza aiuto. In quel corpo rigido e incontrollabile come lo scafandro di un palombaro, solo un occhio si muove. Quell'occhio, il sinistro, è il suo legame con il mondo, con gli altri, con la vita. Sbattendo una volta le palpebre del suo occhio Bauby dice di sì, due volte significano un no. Sempre con un battito di ciglia, ferma un interlocutore su una lettera dell'alfabeto che gli viene recitato secondo l'ordine di frequenza della lingua francese: "E, S; A, R, I, N, T...". E, lettera dopo lettera, Bauby detta parole, frasi, pagine intere... Con il suo occhio Bauby scrive questo libro: per settimane intere, ogni mattina prima dell'alba, pensa e memorizza un capitolo che più tardi detta a una redattrice del suo editore. Così, da dietro l'oblò del suo scafandro, invia le cartoline di un mondo che si può solo immaginare, dove vola leggera la farfalla del suo spirito.
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    La tesi di Emozione e coscienza di Damasio è l'importanza del corpo nei meccanismi di costruzione della coscienza e dell'espressione del sè. Nella sua esposizione accenna anche alla sindrome locked-in ...continua

    La tesi di Emozione e coscienza di Damasio è l'importanza del corpo nei meccanismi di costruzione della coscienza e dell'espressione del sè. Nella sua esposizione accenna anche alla sindrome locked-in: dice che un fatto sempre presente, ma trascurato, della malattia è che i pazienti manifestano una vasta gamma di espressioni, dalla tristezza alla gioia, ma non la grande angoscia legata alla loro situazione di impotenza e immobilità che in genere immaginiamo anche solo pensando al loro stato e che ho trovato in molte recensioni...ma non nel libro, infatti. C'è un certo grado di distacco in queste persone, a volte anche un senso di quiete.
    All'inizio ero stupita. Poi ho ricordato la recensione di questo libro del mio amico Maigret, che descriveva alla perfezione proprio la condizione di cui Damasio parla.
    "Tutto rimane sospeso a mezz'aria, come se quel corpo non gli appartenesse"
    "Il cervello è privato del corpo come teatro della realizzazione emotiva"
    Quanto dell'espressione di Bauby può essere raccontata con questa spiegazione scientifica-filosofica? Quanto con l'esigenza di sopravvivere che ti impone di adattarti perfino alle condizioni più estreme? Quanto alle propensioni personali, al modo di vedere il mondo, o al condizionamento dell'ambiente in cui è vissuto, della cultura che l'ha formato?
    Certo non basta il racconto dell'esperienza-limite di Bauby per capirlo.
    Ho voluto leggere il libro per avere un esempio concreto a mente, il vissuto di una persona reale.

    ha scritto il 

  • 3

    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

    Toccante libro autobiografico di Jean-Dominique Bauby, giornalista francese e redattore capo della rivista ELLE, colpito da ictus nel 1995, all’età di 43 anni. Dopo quasi un mese di coma, il giornalis ...continua

    Toccante libro autobiografico di Jean-Dominique Bauby, giornalista francese e redattore capo della rivista ELLE, colpito da ictus nel 1995, all’età di 43 anni. Dopo quasi un mese di coma, il giornalista si risvegliò ritrovandosi in una rara condizione chiamata “locked-in syndrome”, completamente paralizzato in tutto il corpo, imprigionato come dentro uno scafandro, incapace di ogni movimento se non un piccolo controllo sul muscolo della palpebra sinistra. Una condizione terribile, dove la mente conserva una lucidità che va affinandosi sempre di più ma il corpo non la segue nei suoi bisogni di comunicazione, di propositi, di vita. Eppure, dietro quel muro dove pare non esserci nulla, il pensiero riesce ancora a volare come una farfalla e l’uomo imprigionato, grazie alla fantasia, ai ricordi e soprattutto alla volontà, è ancora capace di esistere e vuole farlo sapere a chi lo circonda, alle persone che ama e dalle quali è riamato, a tutti. Grazie ad un’ ortofonista e all’impiego di un alfabeto allineato secondo l’ordine di maggior utilizzo delle lettere nella parlata francesce, con il solo battito della palpebra sinistra e con una fatica immensa sorretta da una smisurata determinazione, Jean-Do (come gli amici lo hanno sempre chiamato) riesce a dettare questo libro struggente, rievocando frammenti della sua vita passata e della terribile condizione in cui ora si trova, senza manifestare mai eccessi di pessimismo o disperazione pur in presenza di un rimpianto perenne che non poteva non esserci. Uno sforzo sovrumano per farci capire che la vita è breve, imprevedibile e può riservarci anche perdite improvvise alle quali non siamo preparati, tutti presi dalla normale routine quotidiana che nessuno di noi immagina possa dissolversi da un momento all’altro e possa essere così importante per la nostra vita l’espressione di quei gesti che consideriamo giornalieri e assolutamente automatici. Jean-Do vedrà dare alle stampe questo suo scritto, frutto di tanta fatica, nel 1997 ma solo dieci giorni dopo l’uscita del libro, morirà per un collasso cardiocircolatorio a seguito di una polmonite. Da leggere per rendere omaggio a quest’uomo giovane e tenace che ha perso tutto ma che ha sempre tenuto stretto a sè il concetto di dignità e rispetto della propria e altrui condizione umana, mostrandocene ogni fragilità ma anche ogni capacità di reazione e di forza in condizioni di vita più che avverse.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro divorato in pochi giorni. Certo non saranno state mille pagine, ma ho letto a fondo, pesando la fatica che ogni parola è costata all autore. Mi sono avvicinato a questo testo dal film, certo la ...continua

    Libro divorato in pochi giorni. Certo non saranno state mille pagine, ma ho letto a fondo, pesando la fatica che ogni parola è costata all autore. Mi sono avvicinato a questo testo dal film, certo la pellicola forse trasmette con più drammaticità il patos della vicenda, ma le pagine rendono meglio l'idea dello svolazzare della mente di Beauby, proprio come le farfalle. La lettura porta alla riflessione, di come tutto è in equilibrio precario, niente è dovuto per sempre, il semplice parlare, mangiare o accarezzare, skno tutti gesti di cui dobbiamo godere giorno per giorno.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro toccante che aiuta a riflettere su quanto piccola e fragile cosa sia la vita e allo stesso tempo su quale pozzo inesauribile di risorse sia la mente umana.
    "Ero cieco e sordo oppure è necessa ...continua

    Un libro toccante che aiuta a riflettere su quanto piccola e fragile cosa sia la vita e allo stesso tempo su quale pozzo inesauribile di risorse sia la mente umana.
    "Ero cieco e sordo oppure è necessaria la luce di una disgrazia a rilevare un uomo nel suo vero aspetto?"
    Rifletto dopo questa breve e veloce lettura sull'ambiguità del corpo, ora gabbia ora risorsa ora scafandro, scafandro in ogni situazione sia nella disgrazia di un'infermità sia nella quotidiana normalità. Siamo ciechi e sordi di fronte ai mille avvenimenti della vita, ci scordiamo i sogni, cancelliamo le memorie, troppo distratti da questo presente così materialmente palpabile.
    Viviamo in uno scafandro senza saperlo quando in realtà ci illudiamo di essere farfalle.

    ha scritto il 

  • 2

    Una storia vera e toccante che induce a riflettere sulla condizione umana di come sia precaria la vita, di come in un attimo tutto possa cambiare. Ciò detto, l'ho trovato un po' lento e ho fatto fatic ...continua

    Una storia vera e toccante che induce a riflettere sulla condizione umana di come sia precaria la vita, di come in un attimo tutto possa cambiare. Ciò detto, l'ho trovato un po' lento e ho fatto fatica a portare a termine la lettura. Nonostante la storia mi abbia incuriosito, mi aspettavo di più.

    ha scritto il 

  • 3

    La chiave per la libertà

    Nella vita quotidiana crediamo di essere quasi invincibili, ci disperiamo se perdiamo il treno la mattina, ci arrabbiamo con mogli, mariti, figli, genitori se hanno qualcosa da ridire... Mai ci sfiora ...continua

    Nella vita quotidiana crediamo di essere quasi invincibili, ci disperiamo se perdiamo il treno la mattina, ci arrabbiamo con mogli, mariti, figli, genitori se hanno qualcosa da ridire... Mai ci sfiora l'idea che da un momento all'altro possiamo non poter prendere più nessun treno o parlare con le persone che amiamo. Finché non accade. E allora cambia tutto. Cambi tu, cambia il tuo modo di considerare gli altri e i momenti passati con loro. Non esiste più tempo e forse neanche lo spazio. Quando il corpo è incatenato, la mente trova il modo di superarlo. Anche se ci vuole tempo.
    Bauby avrà trovato infine la sua chiave per liberare quella farfalla intrappolata? Quello che è certo è che lui ha continuato a cercarla in tutti i luoghi, pur rimanendo immobile.
    Certo, da un libro non si può capire quanto sia stato lungo il lavoro di scrittura e quanto sia stato difficile per Bauby e per chi scriveva, ma credo che non bisogni mai dimenticare che qui sulla Terra il nostro tempo non è infinito e che bisogni vivere ogni singolomomento come se fosse l'unico, e allora anche sentire l'odore delle patatine fritte diventa un attimo speciale.

    ha scritto il 

  • 5

    <<Non mancava niente, eccetto me. Ero altrove>>

    Ho perso le parole. Leggere Lo scafandro e la farfalla è una catarsi, un'esperienza metafisica e spirituale al termine della quale si prova gratitudine per la propria normalità, per il solo fatto di e ...continua

    Ho perso le parole. Leggere Lo scafandro e la farfalla è una catarsi, un'esperienza metafisica e spirituale al termine della quale si prova gratitudine per la propria normalità, per il solo fatto di essere vivi. Questo romanzo autobiografico è il racconto di una non-esistenza, il resoconto dei giorni trascorsi dall'autore nel letto di un ospedale di Berck-sur-Mer dopo l'incidente che gli ha compromesso le funzionalità del tronco cerebrale, condannandolo alla locked-in syndrome, una condizione di paralisi quasi totale del corpo che non intacca, tuttavia, il funzionamento del pensiero.
    Jean-Dominique tralascia <<questo corpo flaccido e disarticolato che ormai mi apparteneva solo per farmi soffrire>>, per concentrarsi, invece, sulla rievocazione delle sue ultime volte (l'ultima gita con il figlio, l'ultima riunione in ufficio, l'ultimo risveglio nella propria stanza, l'ultimo pasto degno di questo nome...); ogni capitolo è brevissimo - segno ulteriore dello sforzo per dettarlo alla sua assistente - e alterna descrizioni della routine ospedaliera a ricordi e desideri, mescolando presente e passato, realtà e finzione, in un vivido sogno ad occhi aperti.
    Pur essendo stato <<scaraventato ai confini della vita>>, Jean-Dominique è ancora capace di ridere, di emozionarsi e di suscitare ilarità: la sua ironia, anzi, serve a stemperare il dolore fisico e psicologico che lo attanaglia e da cui non può fuggire. Suo malgrado accetta la terribile condizione in cui si trova, ed è curioso osservarlo mentre classifica in quattro tipologie il comportamento dei suoi visitatori: ci sono gli <<emotivi>>, incapaci di trattenere le lacrime al suo capezzale, gli <<evasivi>>, che attendono che sia lui a rompere il ghiaccio, i <<travet>> che leggono lettera per lettera ogni sua frase senza provare a completarla e, all'opposto, gli impulsivi, che accelerano le sue risposte e perdono il filo del discorso.
    Bauby non vuole terrorizzare o deprimere il lettore, ma farlo riflettere, questo sì, e sorridere dell'ironia stessa del destino. Riconosce, inoltre, di essere il secondo personaggio affetto da locked-in syndrome in letteratura, dopo il celebre Noirtier de Villefort de "Il Conte di Montecristo" di Dumas.
    Le sue digressioni e i suoi arguti ragionamenti sembrano aforismi sul senso della vita e non traspare mai pessimismo o disperazione, anche se il rimpianto è sempre presente, perfino quello delle cose più banali, come il profumo di olio bollente delle patatine fritte, che Bauby richiama alla mente per gratificare i suoi sensi sopiti.
    Triste, tristissimo è solo il capitolo finale, in cui ripercorre il suo ultimo giorno da <<extraterrestre perfettamente funzionante>> sulle note di una canzone dei Beatles, "A Day in the Life". Disarmante.

    ha scritto il 

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