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Lo scaffale degli ultimi respiri

Di

Editore: Keller

3.6
(25)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 132 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8889767197 | Isbn-13: 9788889767191 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Angela Lorenzini

Genere: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Qui scrive un'autrice dall'alto della fune, io guardo dal basso e mi si blocca il respiro PETER BICHSEL

La giovane protagonista di questo intenso romanzo non è una donna qualunque, lo si capisce subito. La sua casa è popolata da lingue e profumi di tutto il mondo e da riti antichi come quello del lavare il grano nove volte prima di cucinarlo per fare il dolce dei morti.
Con la madre, il fratello e la zia vivono in Svizzera ma il piccolo stato europeo è solo il punto di arrivo di una vita da girovaghi e circensi.
Proprio la perdita dell'amata zia diventa occasione per ripercorrere alcuni momenti della loro vita insieme. Alla sofferta e dura verità della morte ben presto si sostituisce un delicato gioco di illuminazioni poetiche che ci conduce in tutto il mondo, lungo una vita da circensi ed emigranti.
La giovane protagonista è nata a Bucarest, battezzata a Cracovia, operata d'appendicite in Cecoslovacchia e di tonsille a Madrid. Un caleidoscopio di situazioni e colori che però non riescono ad attenuare il dolore di non sentirsi mai a casa e di non avere una "lingua madre". La Veteranyi scrive infatti in tedesco, lingua che impara in Svizzera quando vi giunge con la famiglia a quindici anni, ancora analfabeta.

Scrittrice di culto nei paesi di lingua tedesca e in Francia, Aglaja Veteranyi è figlia di circensi fuggiti dalla Romania e approdati in Svizzera dopo una vita di spettacoli in vari continenti. Pochi giorni prima dell'uscita de "Lo scaffale degli ultimi respiri" si toglie la vita in riva al Lago di Zurigo a soli quarant'anni. È il 3 febbraio 2002.
Tradotta in numerose lingue, ha ottenuto importanti riconoscimenti letterari come l'Adalbert von Chamisso Förderpreis e il Kunstpreis Berlin.

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  • 4

    Nel circo immobile dei ricordi

    Tra i tomi di libri si annida una polvere che si attacca alla memoria. Passando e ripassando tra i volumi capita di soffermarsi su una pagina ingiallita a ripensare al legame che le parole hanno con i momenti della vita di ognuno. Libri letti in momenti di malinconia, sfogliati con curiosità, rar ...continua

    Tra i tomi di libri si annida una polvere che si attacca alla memoria. Passando e ripassando tra i volumi capita di soffermarsi su una pagina ingiallita a ripensare al legame che le parole hanno con i momenti della vita di ognuno. Libri letti in momenti di malinconia, sfogliati con curiosità, raramente con noia, a volte per ingannare un tempo di attesa. A distanza di anni, un libro ha la capacità di lasciarsi rileggere come se lo avessimo dimenticato mentre in realtà era solo entrato a far parte del nostro personalissimo mondo letterario interiore.
    “Lo scaffale degli ultimi respiri”, della rumena Aglaja Veteranyi, edito da Keller, è di sicuro uno di quei libri destinato ad essere letto e poi riletto a distanza. Centotrenta pagine visionarie legate alla dolorosa perdita di una zia, e ai ricordi di una vita da circensi, girovaghi o in fuga attraverso l’Europa. Da una stanza di ospedale della silente e ordinata Svizzera, il racconto passa al caos di un’esistenza viaggiante. C’è spazio per le feste, per le tradizioni, per le incomprensioni tra madre e figlia narrante che si colgono in pochi ma esaustivi sguardi e parole. Una madre bella che si può solo guardare, inafferrabile nel suo fatalismo disperato, nella sua mancanza di gesti di accudimento.

    La protagonista non ha più una lingua madre, ha perso l’alfabeto, gli idiomi che componevano un raporto affettivo sereno, ha perso il suo paese tra le pieghe di un tendone di circo corroso dalla polvere e ormai in disuso. A dondolare sul trapezio adesso ci sono un andirivieni di flash back che si mescolano alla elaborazione preventiva del lutto. Come al circo, momenti di pura allegria si intervallano alla malinconia clownesca, mentre la mastodontica zia si fa sempre più piccola, scomparendo in un letto elvetico. Intorno a lei, i vecchi abiti di scena fanno parte della veglia, trasudano il suo odore di donna ancora viva ma già morta, che torna e ritorna da un aldilà che sembra starle troppo stetto.

    Aglaja Veterany sa raccontare del dolore e delle pailettes che coprono gli specchi per fare in modo che la morte non si rifletta e si spaventi, del grano per il dolce dei morti che va lavato nove volte come nove sono i cieli, fa sentire l’odore delle mura di una casa che è sempre provvisoria anche se non ha più ruote. Ci fa percepire il respiro di chi va via, l’ultimo respiro, che va adepositarsi tra gli scaffali, tra quella polvere che rende ogni vita un libro.

    Aglaja Veteranyi, “Lo scaffale degli ultimi respiri”, Keller 2012
    Giudizio: 3 / 5 – visionario

    ha scritto il 

  • 3

    Una famiglia non convenzionale, il rapporto conflittuale con la madre, l'assenza del padre, la mancanza di un'appartenenza geografica, la ricerca affannosa di una identità linguistica, determinano in Aglaja una fragilità psicolgica cui fa da contrappeso una forza espressiva di grande efficacia. ...continua

    Una famiglia non convenzionale, il rapporto conflittuale con la madre, l'assenza del padre, la mancanza di un'appartenenza geografica, la ricerca affannosa di una identità linguistica, determinano in Aglaja una fragilità psicolgica cui fa da contrappeso una forza espressiva di grande efficacia.
    Le sue parole sono armi taglienti o carezze struggenti, ma sempre dirette, efficaci e senza fronzoli. Le liste appaiono come esercizi lessicali, ma forse sono anche un modo per distogliere l'attenzione (sua e del lettore) dai momenti più intimi nei quali scopre il suo lato più vulnerabile.
    Un male di vivere che la sua creatività, intelligenza e sensibilità, non sono riusciti a guarire.
    Chissà se quando ha scritto questo libro sapeva già che ci avrebbe regalato il suo ultimo respiro.

    ha scritto il 

  • 4

    "La biblioteca di Dio è uno scaffale pieno di ultimi respiri"

    dopo averlo letto, mi è rimasto addosso il suono delle parole..una poesia che vorrei imparare a memoria.
    e dopo non so pronunciarne o scriverne altre.
    balbetto,cancello,riscrivo, invento una frase,ma è povera e banale.
    mi riesce dire soltanto che mi ha riportato indietro in un m ...continua

    dopo averlo letto, mi è rimasto addosso il suono delle parole..una poesia che vorrei imparare a memoria.
    e dopo non so pronunciarne o scriverne altre.
    balbetto,cancello,riscrivo, invento una frase,ma è povera e banale.
    mi riesce dire soltanto che mi ha riportato indietro in un momento preciso della mia vita: un rito,volti,gesti d'amore e silenzio,..

    è affascinante questa piccola casa editrice Keller: anche se a me la Muller non è piaciuta, scopro titoli sconosciuti, un lavoro di ricerca coraggioso e fuori dal comune..splendida!!

    ha scritto il 

  • 4

    Quando il bambino era bambino

    Mangiava pane e mela.
    Saltava da un cerchio di fuoco all'altro, di fune in fune. Stava appeso alle code del costume della trapezista.
    Ballava al suono dell'orchestrina, se comandato. A cavallo di un orso vagava per i mondi, li guardava con occhi allagati di fiumi, piogge, nevi di febb ...continua

    Mangiava pane e mela.
    Saltava da un cerchio di fuoco all'altro, di fune in fune. Stava appeso alle code del costume della trapezista.
    Ballava al suono dell'orchestrina, se comandato. A cavallo di un orso vagava per i mondi, li guardava con occhi allagati di fiumi, piogge, nevi di febbraio; li annusava con naso estivo: Europa, Africa.
    Nessuna casa. Nessun muro.
    Tanti noi, nessun io.
    E poi la mela ha perso ogni sapore.

    ha scritto il 

  • 5

    Il rapporto ancestrale delle comunità umane con la morte rivive nella vicenda autobiografica di Aglaja Veteranyi. La prosa scarna e il periodare asciutto, che sembrano finalizzati solo alla registrazione di un rito ineluttabile, in realtà racchiudono l'anima della Veteranyi, in precario equilibri ...continua

    Il rapporto ancestrale delle comunità umane con la morte rivive nella vicenda autobiografica di Aglaja Veteranyi. La prosa scarna e il periodare asciutto, che sembrano finalizzati solo alla registrazione di un rito ineluttabile, in realtà racchiudono l'anima della Veteranyi, in precario equilibrio sull'affilata lama dell'esistenza.

    ha scritto il