Lo schiavista

Di

Editore: Fazi (Le strade, 295)

3.4
(160)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 369 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8876259414 | Isbn-13: 9788876259418 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Castoldi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
"So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte. Non sono mai entrato al cinema a scrocco, non ho mai mancato di ridare indietro il resto in eccesso a un cassiere di supermercato". Questo l'inizio della storia di Bonbon. Nato a Dickens - ghetto alla periferia di Los Angeles - il nostro protagonista è rassegnato al destino infame di un nero della lower-middle-class. Cresciuto da un padre single, controverso sociologo, ha trascorso l'infanzia prestandosi come soggetto per una serie di improbabili esperimenti sulla razza: studi pionieristici di portata epocale, che certamente, prima o poi, avrebbero risolto i problemi economici della famiglia. Ma quando il padre viene ucciso dalla polizia in una sparatoria, l'unico suo lascito è il conto del funerale low cost. E le umiliazioni per Bonbon non sono finite: la gentrificazione dilaga, e Dickens, fonte di grande imbarazzo per la California, viene letteralmente cancellata dalle carte geografiche. È troppo: dopo aver arruolato il più famoso residente della città - Hominy Jenkins, celebre protagonista della serie Simpatiche canaglie ormai caduto in disgrazia -, Bonbon dà inizio all'ennesimo esperimento lanciandosi nella più oltraggiosa delle azioni concepibili: ripristinare la schiavitù e la segregazione razziale nel ghetto. Idea grazie alla quale finisce davanti alla Corte Suprema
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  • 2

    Temevo che lo scoglio potesse essere un mondo che conoscevo poco, invece i riferimenti a vari e notori esperimenti psicologici citati nella prima parte e un po' di cultura americana mi hanno permesso ...continua

    Temevo che lo scoglio potesse essere un mondo che conoscevo poco, invece i riferimenti a vari e notori esperimenti psicologici citati nella prima parte e un po' di cultura americana mi hanno permesso di capire le divagazioni (Simpatiche canaglie incluse, sebbene le abbia viste poco e mai amate).

    Quelli che contesto è l'artificiosità spinta all'inverosimile per fare critica, satira (?), ma che poi diventa molto più semplicemente lo stesso minestrone allungato o concentrato. Chiara è la situazione critica per la razza nera negli US, nazione apparentemente democratica ma con molta strada ancora da fare (noi italiani non possiamo fiatare a riguardo). Se la trama fosse stata meno forzosamente ironica e surreale, ma costruita su piani diversi e articolati secondo una struttura e non a casaccio, il libro avrebbe potuto essere un interessante scorcio di una realtà lontana e vicina alla nostra.

    ha scritto il 

  • 3

    Molte pagine brillanti, sia dal punto di vista della scrittura comica, sia da quello della capacità di analisi, ma non mi ha convinta del tutto la storia in cui tutto ciò si inserisce. Va bene comunqu ...continua

    Molte pagine brillanti, sia dal punto di vista della scrittura comica, sia da quello della capacità di analisi, ma non mi ha convinta del tutto la storia in cui tutto ciò si inserisce. Va bene comunque, forse è anzi la cosa meno importante, e ci si lascia andare.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle sono un po' poche per un bel libro ma così è.

    Un libro che parte col botto, pieno di ironia e idee interessanti e che col passare delle pagine diviene lento e faticoso anche per via degli innumerevoli riferimenti culturali americani che non neces ...continua

    Un libro che parte col botto, pieno di ironia e idee interessanti e che col passare delle pagine diviene lento e faticoso anche per via degli innumerevoli riferimenti culturali americani che non necessariamente si è tenuti a conoscere, almeno non tutti. Si perde inevitabilmente qualcosa e anche il paradosso alla base della costruzione di questo libro e l'ironia che ne contraddistingue tutta la narrazione, alla lunga stanca.
    Si riprende molto nel finale ma l'autore, Paul Beatty, nero e americano, pur brillantemente parla soprattutto all'America e agli americani e non tiene pienamente conto di un pubblico di lettori più internazionale.
    Il suo libro rimane un ottimo racconto estremamente attuale che parla di razzismo con nuovi punti di vista guardando oltre il colore della pelle.

    ha scritto il 

  • 3

    Storia di un colore o Un Candido Nero.

    Premessa: " Sia nell’Antica Roma, sia nell’America contemporanea, o sei un cittadino o sei uno schiavo. Leone o ebreo. Colpevole o innocente. Comodo o scomodo."
    Si apre su un processo paradossale cas ...continua

    Premessa: " Sia nell’Antica Roma, sia nell’America contemporanea, o sei un cittadino o sei uno schiavo. Leone o ebreo. Colpevole o innocente. Comodo o scomodo."
    Si apre su un processo paradossale caso 09-2606 Me contro gli Stati Uniti d’America il libro-pamphlet di Paul Beatty: un americano nero accusato di possedere uno schiavo nero. Questo nel più puro stile di un Voltaire quando scrive Candide: aprire i nostri occhi sullo stato reale delle cose con un rovesciamento del punto di vista, ironico, brillante, pungente.
    Peccato solo che questo testo sia molto più lungo del Candide, peccato che non sia solo un piccolo divertissement raccolto bensì un romanzo lungo che perde qualche potenza quando cerca di recuperare una vera e propria trama. [Comincio a sospettare seriamente le scuole di scrittura: è mai possibile che gli scrittori statunitensi dell’ultima generazione - a prescindere dal colore - scrivano divinamente sempre e solo i primi diciamo…dieci capitoli? ]
    Quello che è certo è che il gioco cattivissimo di Beatty sulla “dissonanza cognitiva di essere nero e innocente” è un gioco serio – e a tratti assolutamente divertente come ogni gioco serio – spinto fino all’ultima battuta.

    Ora, questo è uno di quei ”romanzi che passano”. E’ un testo di rottura, un sasso scagliato, fa onde, poi scompare…perché non eccelle nella narrazione, nel lavoro sui personaggi, nel fiato.
    Ma è stato un piacere leggerlo, per la cattiveria intelligente, per le battute, per la colonna sonora (Watermelon man di Herbie Hancock e Mississippi Goddam di Nina Simone), per la spassosa deformazione dei titoli dei grandi classici della letteratura anglo-americana (Il condominio dello zio Tom, Il giovane Blackden o Ragionevoli speranze…), per la sfacciataggine e le rovesciate da gran tennista, schiacciate sulla pagina:
    " La faccia che finge di essere convinta che sia stato l’uomo migliore a ottenere la promozione, anche se nel profondo sia tu sia loro sapete bene che in realtà l’uomo migliore sei tu, e che l’uomo migliore in assoluta è la donna al secondo piano."

    La sorte vuole che io abbia letto prima “La fortezza della solitudine” (grazie sempre lorinbocol), poi, lo schiavista, prima ancora La Macchia Umana: sono completamente destabilizzata sui colori, fumata di contraddizioni americane, delle loro canne (virtuali per me!), vedo il bianco e nero a colori e dopo questo libro so pure che ci sono dei bianchi negri e dei neri bianchi.

    ha scritto il 

  • 0

    Senza valutazione

    Devo avere un'idiosincrasia per quei libri che vincono premi importanti. A parte JR Moehringher (che fine hai fatto, guagliò? Mettiti subito a scrivere), persone come Tartt (Dio me ne scampi), Finnega ...continua

    Devo avere un'idiosincrasia per quei libri che vincono premi importanti. A parte JR Moehringher (che fine hai fatto, guagliò? Mettiti subito a scrivere), persone come Tartt (Dio me ne scampi), Finnegan e questo stesso Beatty premiate in vario modo e con autorevolezza non mi hanno particolarmente coinvolto. Lascio perdere momentaneamente Tartt (di cui ho ampiamente detto nella 'rece' a lei dedicata) come Finnegan: in quei due casi i libri non mi sono piaciuti, ma mi sbilancio dicendo che il primo era proprio BRUTTO perché troppo logorroico, e l'altro noioso perché troppo per iniziati.
    Beatty non è né l'uno né l'altro... Paga solo il fatto di essere (giustamente) troppo pregno di elementi della black culture poco noti alla cultura 'occidentale'. Non è colpa della black culture: semmai della cultura occidentale che non ha fatto molto perché questi venissero divulgati nella giusta maniera.
    Quindi non posso definire BRUTTO il libro di Beatty: l'ho trovato lontano dalle mie corde, ecco.

    ha scritto il 

  • 3

    Molto intelligente, molto poco disturbante, però, anche nell'accezione dell'aggettivo propria della satira. Acuto, tremendamente scoppiettante, ricchissimo di riferimenti che informano la narrazione t ...continua

    Molto intelligente, molto poco disturbante, però, anche nell'accezione dell'aggettivo propria della satira. Acuto, tremendamente scoppiettante, ricchissimo di riferimenti che informano la narrazione trasformandola in qualcosa di più o meno originale - riferimenti che non sono troppo specifici, come si è detto, o che basta aver voglia di andare a cercare per sciogliere - e sicuramente pieno di una notevole coscienza del proprio valore (qui e là, va detto, eccessiva). È americano, però; americano per americani. Di qui i fuochi d'artificio verbali e formali e la sua efficacia circoscritta; di qui la sua limitatezza, la sua breve portata, la sua inefficacia più ampia. Da tutto questo il piacere della lettura, che è innegabile.

    ha scritto il 

  • 3

    TRE STELLE E MEZZA

    Decisamente un buon romanzo questo di Beatty (vincitore del Man Booker Prize 2016).
    Politicamente scorretto, acuto e divertente (a volte su quest’ultima caratteristica si fa prender ...continua

    TRE STELLE E MEZZA

    Decisamente un buon romanzo questo di Beatty (vincitore del Man Booker Prize 2016).
    Politicamente scorretto, acuto e divertente (a volte su quest’ultima caratteristica si fa prendere un po’ troppo la mano).

    P.S. Astenersi chi non ha almeno un minimo di conoscenza della cultura/storia afroamericana

    < a href="https://twitter.com/subliminalpop/status/839402892075335680">Cit.< /a>
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    ha scritto il 

  • 4

    in questi tempi bui un libro che mi riconcilia con gli americani.

    è bello pensare che qualcuno in america ha scritto questo libro, pieno di citazioni colte e attuali.
    è bello pensare che ci siano americani che leggono questo libro e lo capiscono, lo capiscono sicura ...continua

    è bello pensare che qualcuno in america ha scritto questo libro, pieno di citazioni colte e attuali.
    è bello pensare che ci siano americani che leggono questo libro e lo capiscono, lo capiscono sicuramente meglio di un europeo che rimane frastornato da una pioggia di riferimenti alla storia americana che ci siamo persi, anche noi chiusi nel nostro guscio.

    ed è bello leggere di razzismo quando se ne parla con questa leggerezza e guardando sempre un po oltre: "e i nativi americai? i cinesi, i giapponesi, i messicani, i poveri, le foreste,l'acqua, l'aria, il cazzo di condor della california?".

    anche questo un po un libro di storia,
    della storia scritta dalla gente.

    ha scritto il 

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