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Lo scialle andaluso

Di

Editore: Einaudi

3.7
(232)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 237 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806136194 | Isbn-13: 9788806136192 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Dei moltissimi racconti scritti nella sua vita, Elsa Morante presenta qui unascelta disposta in ordine cronologico. Nei dodici racconti di questa inquietavicenda predestinata, si potrà seguire, meglio ancora che nei romanzi, il temadrammatico e affascinante che sempre ha accompagnato la scrittrice e che prende forma soprattutto nel breve romanzo finale che dà il titolo alla raccolta:il rapporto viscerale madre e figlio.
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  • 3

    "Mentre camminava in uno stato fra l'ebbrezza e il sonno, le cose parevano nascere sotto i suoi occhi dal caos, e da un intimo impulso ricevere le forme"

    Un'eco di fiaba (nera) sopravvive in questi dodici, acerbi eppure notevoli, racconti della Morante. Un'eco che prende la forma di cornice per cercare di arginare gli impeti, per tentare di conferire struttura ad un narrare anarchico ed eccitato.
    Inutile dire come questo tentativo, piuttosto ...continua

    Un'eco di fiaba (nera) sopravvive in questi dodici, acerbi eppure notevoli, racconti della Morante. Un'eco che prende la forma di cornice per cercare di arginare gli impeti, per tentare di conferire struttura ad un narrare anarchico ed eccitato.
    Inutile dire come questo tentativo, piuttosto blando a dire il vero, di portare ordine si trovi a fallire miseramente, dal momento che poco o nulla può contro la forza distruttiva, dirompente del sogno/incubo (infantile/adolescenziale: un sogno che brucia, diventando cenere, a causa delle febbri della crescita) che costituisce, seme deviato ma prolifico, l'anima autentica di questa raccolta.
    Nutriti ed impastati da e con una realtà di miseria, di stanze scure e polverose, di tessuti stinti e logori, ricamati soltanto da sottili ragnatele, i racconti diventano dimora/prigione di fanciulli e fanciulle pallidi, denutriti (con scapole tanto aguzze e sporgenti che è facile credere si tratti di mozziconi d'ali), con occhi grandi e sempre umidi, di piccoli angeli in catene, di fantasmi senza pace (Maria ed Assunta su tutte).
    Le speranze di un po' d'amore, di una segreta intesa, svaporano presto, arse in un fuoco freddo di egoismi e cattiverie (svegliarsi, ammesso che sia ancora possibile, non serve più a nulla).

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/03/lo-scialle-andaluso-elsa-morante/


    “Per qualche giorno ella non vide i suoi vicini. Udiva spesso la voce della vecchia parlare forte, o chiamare il figlio con tono di sorda cantilena; ma, come per un’intesa segreta, sia lei che gli altri due evi ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/03/lo-scialle-andaluso-elsa-morante/

    “Per qualche giorno ella non vide i suoi vicini. Udiva spesso la voce della vecchia parlare forte, o chiamare il figlio con tono di sorda cantilena; ma, come per un’intesa segreta, sia lei che gli altri due evitavano d’incontrarsi. Ella aveva la sensazione che madre e figlio si fossero tracciato intorno un cerchio magico che a lei non era permesso oltrepassare. E rimaneva fuori dalla linea, affascinata e spaurita. Ma, invece di godere della pace che aveva sperato dalla campagna, come una sonnambula si aggirava per le stanze, turbata da incerte passioni. Talvolta la coglievano leggeri assopimenti, da cui si riscuoteva con un balzo, indolenzita e stupefatta, come chi sia gettato violentemente in un luogo estraneo.
    In uno di tali risvegli, sul tardo pomeriggio, si stupì di trovarsi dentro la luce riflessa dal fiume, che batteva sulle pareti con larghe ondate scintillanti. Le parve di approdare, sorda e ubriaca, ad una riva remota, e soltanto dopo qualche secondo si accorse che Giuseppe le era accosto; era in ginocchio davanti a lei, con occhi sorridenti e perduti in una adorazione fanciullesca.
    Impaurita balzò in piedi.
    - Sono io, - egli balbettò. Il viso di lei impallidiva, una fiamma le guizzò sulla pelle, e un flutto bruciante di sangue le si rovesciò sul petto. Con mani malsicure ed avide gli toccò i capelli, e così per un attimo oscillarono travolti dalla luce. Allora il giovane le cinse i fianchi con le braccia, e silenzioso appoggiò la bocca sul ventre sterile.”
    (Elsa Morante, dal racconto “La nonna”, in “Lo scialle andaluso”, ed. Einaudi)

    Non avevo mai letto nulla di Elsa Morante, anche se più volte mi ero avvicinato ai suoi testi in passato, specie quando avevo avuto a che fare con un suo celebre compagno, cioè Alberto Moravia. Ieri in biblioteca, essendo in cerca di racconti, mi sono imbattuto in “Lo scialle andaluso”, una raccolta pubblicata per la prima volta nel 1963 e nella quale sono inseriti diversi racconti della scrittrice, il primo dei quali scritto nel 1935. Il più lungo è quello che dà il titolo al libro, gli altri sono molto più brevi, alcuni addirittura di due pagine. Senza stare qui a dilungarmi troppo, devo dire che le storie raccontate mi hanno preso. Scritti bene (ma non avevo grandi dubbi al riguardo), i racconti si muovono spesso in una dimensione che, senza scadere nel fantastico, evoca visioni di sogno, pur restando ancorata alla quotidianità, che si tratti di una ragazzina spaurita o di una vedova quarantenne che ritrova la passione, o ancora di un vecchio ateo alle prese con la paura della morte o un soldato che ricorda il periodo pre-bellico. Com’è scritto nel retro-copertina dell’edizione Einaudi, nei racconti della Morante c’è un “nesso tra vita, sogno e scrittura, in cui la realtà diventa mistero e menzogna in una continua oscillazione tra bisogno del meraviglioso e chiaroveggenza adulta”. Insomma, pur non entusiasmandomi, i racconti mi sono piaciuti e mi hanno incuriosito, tanto da indurmi a considerare l’ipotesi di leggermi, a breve, anche uno dei romanzi dell’autrice (a tal proposito, sono graditi eventuali suggerimenti su quale scegliere).

    ha scritto il 

  • 3

    Tu sei l'uccella di mare

    Uno scrigno pieno di tesori di taglia e valore differenti. Ho amato soprattutto Il gioco segreto, Un uomo senza carattere e il racconto che dà il nome alla raccolta. Menzione speciale per la poesia che apre il libro nella dedica: una vera perla.

    ha scritto il 

  • 4

    Elogio del Dettaglio.

    La mia prima Morante. Ciò che mi colpisce di lei è l'incredibile capacità di costruire i suoi racconti intorno ad elementi che noi profani definiremmo "dettagli" e dei quali ignoreremmo tranquillamente il valore. Certo, la sua scrittura è piuttosto ostica (soprattutto in confronto alla scorrevole ...continua

    La mia prima Morante. Ciò che mi colpisce di lei è l'incredibile capacità di costruire i suoi racconti intorno ad elementi che noi profani definiremmo "dettagli" e dei quali ignoreremmo tranquillamente il valore. Certo, la sua scrittura è piuttosto ostica (soprattutto in confronto alla scorrevolezza dei racconti di Pavese, che sto leggendo contemporaneamente), ma questo non è che un piccolo neo. Il prossimo passo? L'isola di Arturo. E infine, La Storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa donna scrive troppo bene: anche dei raccontini insipidi diventano ipnotici grazie al suo tocco. Idem dicasi per il romanzo breve che dà il titolo alla raccolta.

    ha scritto il 

  • 4

    Che stile bello, pulito, essenziale, è quello di Elsa Morante! Tutto quel che di suo ho letto mi ha sempre riempita di ammirazione. E come sa raccontare bene abitudini, mentalità e tabù della gente del suo tempo! In questi racconti, di gusto amaro, a volte vagamente surreali, si coglie uno sco ...continua

    Che stile bello, pulito, essenziale, è quello di Elsa Morante! Tutto quel che di suo ho letto mi ha sempre riempita di ammirazione. E come sa raccontare bene abitudini, mentalità e tabù della gente del suo tempo! In questi racconti, di gusto amaro, a volte vagamente surreali, si coglie uno scoramento, un'assenza di gioia di vivere, una mancanza di speranza che evidenziano il "male di vivere" della scrittrice.

    ha scritto il