Lo scrittore fantasma

Di

Editore: Einaudi (ET 1258)

3.7
(900)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806175130 | Isbn-13: 9788806175139 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
All'età di ventitré anni, con quattro racconti pubblicati e una piccola recensione sulla "Saturday Review", Nathan Zuckerman va a bussare alla porta del suo padre spirituale, lo scrittore Lonoff. L'uomo vive in quasi totale reclusione sulle colline del New England con la moglie Hope e una misteriosa ragazza, Amy Bellette, una sopravvissuta all'Olocausto. Zuckerman vuole da lui un'approvazione, anzi qualcosa che somiglia ad una assoluzione. Vuole sedersi ai suoi piedi e bere la sapienza di un vero letterato. Di chi ha votato all'arte ogni frammento della vita. Lonoff è un grande scrittore o, come egli stesso sostiene, è famoso per puro caso?
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  • 4

    La donna è un mistero

    Nathan Zuckerman, una promessa della letteratura ebraica, incontra il suo mito, lo scrittore ebreo tradotto in tutto il mondo del quale ammira ogni scritto nella sua casa immersa nel nulla e nella nev ...continua

    Nathan Zuckerman, una promessa della letteratura ebraica, incontra il suo mito, lo scrittore ebreo tradotto in tutto il mondo del quale ammira ogni scritto nella sua casa immersa nel nulla e nella neve da qualche parte del New England. Fin qui il libro non si direbbe particolarmente interessante né lo spunto particolarmente originale. Se non ci si mettesse di mezzo il mistero sotto forma, come sempre, di una donna. Giovane, appassionata, con una storia alle spalle sconosciuta (o forse nota a tutto il mondo) che affascina all’istante la giovane promessa ed è a sua volta stata istantaneamente affascinata dal Maestro. Con comparse saltuarie di altri personaggi solo tratteggiati ma che assumono una dimensione definita in poche parole il romanzo è completo.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto interessante

    Primo libro di Roth che non mi ha affatto deluso, ti tiene incollato alle pagine per arrivare alla fine e capire finalmente la verità... che non esiste. Insomma, quale versione dei fatti è quella vera ...continua

    Primo libro di Roth che non mi ha affatto deluso, ti tiene incollato alle pagine per arrivare alla fine e capire finalmente la verità... che non esiste. Insomma, quale versione dei fatti è quella vera? Nathan si è sognato tutto? Non lo saprò mai, ma questo lasciare il lettore nel dubbio alla fine del libro mi ha incuriosito ancora di più. Perfetti i titoli ai capitoli, i dialoghi dei personaggi, gli stessi personaggi, sfuggenti e incomprensibili...

    ha scritto il 

  • 5

    Nathan Zuckerman è un aspirante scrittore ebreo. E’ ancora alle prime armi, ma ha già visto pubblicare qualche racconto che rispecchia le sue esperienze di vita e la religione professata dalla famigli ...continua

    Nathan Zuckerman è un aspirante scrittore ebreo. E’ ancora alle prime armi, ma ha già visto pubblicare qualche racconto che rispecchia le sue esperienze di vita e la religione professata dalla famiglia.

    Nathan è anche un appassionato lettore ed il suo scrittore preferito, quello che considera il mito da cui apprendere tutto è Lonoff. Ma quest’ultimo è uno scrittore un po’ atipico, non ama la vita mondana e le pubbliche relazioni e si è rifugiato da parecchi anni in una casa isolata del New England. Dinlui circola solo una foto vecchia di almeno vent’anni!

    Per combinazione Nathan riesce a farsi invitare dal suo mito ed è di questo incontro così agognato che noi lettori ci apprestiamo a leggere in questo piccolo volume di Philip Roth.

    Nathan trascorre un giorno è una notte nella casa di Lonoff, ma capita in un momento di piena crisi familiare: la moglie è stanca di stare in quella casa così isolata ad appagare l’io solitario del marito ed è gelosa della giovane e misteriosa Amy. Misteriosa è dir poco! Sembra addirittura che si tratti di Anna Frank, scampata allo sterminio nazista e rifugiatasi sotto falso nome in America; solo Lonoff conosce il suo segreto…

    Un libro molto raffinato, anche nell’attribuzione dei titoli ai pochi capitoli che compongono la storia, che “gioca” molto sul detto e non detto, sulla realtà e sulla fantasia. Alla fine non puoi che chiederti: ma qual è la verità? Sempre che ne esista una soltanto, o che ognuno possa trovarne una diversa.

    Ed in tutto questo c’è anche spazio per definire il ruolo dello scrittore e della letteratura nella società!

    ha scritto il 

  • 5

    Simposio letterario

    Romanzo breve con inizio che rimanda al simposio platonico. Ci si addentra in uno scenario surrealista e.. , attenzione, nessun cliché perché il fastidio è voluto. E' una lucreziana esaltazione del s ...continua

    Romanzo breve con inizio che rimanda al simposio platonico. Ci si addentra in uno scenario surrealista e.. , attenzione, nessun cliché perché il fastidio è voluto. E' una lucreziana esaltazione del sentimento del contrario. Si impone , egoista e prepotente, la satira. Questo libro è un quadro per curiosi. Siatelo.

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo breve, gradevole alla lettura, ma pieno, pienissimo di stimoli: la visione che hanno i gentili degli ebrei, il rapporto genitori figli, il rapporto tra arte e vita e i sacrifici richiesti dall ...continua

    Romanzo breve, gradevole alla lettura, ma pieno, pienissimo di stimoli: la visione che hanno i gentili degli ebrei, il rapporto genitori figli, il rapporto tra arte e vita e i sacrifici richiesti dalla prima e poi l'importanza dell'immagine di noi stessi che vogliamo dare al mondo e quanto essa possa essere discrepante con la realtà.
    I personaggi sono tutti ambigui, sfaccettati e chiudendo il libro mi sono chiesta: quale versione dei fatti è quella vera? Chi è matto (o anche solo esaurito) e chi no?
    Se gli altri sono inconoscibili, i personaggi di Roth rispecchiano perfettamente questa realtà!

    ha scritto il 

  • 4

    Mater semper certa

    E' forse per questo che così tanti padri occupano le pagine di questo breve romanzo?
    C'è il padre propriamente detto, che insignorito nella sua condizione, allorquando il figlio scrive storie poco edi ...continua

    E' forse per questo che così tanti padri occupano le pagine di questo breve romanzo?
    C'è il padre propriamente detto, che insignorito nella sua condizione, allorquando il figlio scrive storie poco edificanti della propria famiglia, sembra incorniciarsi il volto di una furente barba da patriarca triste.
    C'è il padre di frodo, un pezzo grosso della comunità ebraica, che pare credersi Salomone in persona e che mette in atto mezzucci da padrino per dissuadere il giovane Nathan a pubblicare un racconto ritenuto sconveniente per via del non ineccepibile contegno morale dei personaggi abbinato al loro essere ebrei.

    E poi c'è il padre artistico d'elezione, quello che il giovane scrittore sceglie anche se il giovane tout-court non si sa se sceglierebbe.

    Con tutti sti padri, un giovane scrittore deve essere un po' figlio di mignotta se si vuole conquistare il diritto a crescere. Deve farsi furbo, e se necessario, piegare a proprio vantaggio tutte quelle bellle cose sull'autonomia dell'arte e la retorica dell'eroismo dello scrittore solo dinanzi ai censori; in realtà si percepisce il divertimento di Roth/Zuckermann nel farsi beffe della responsabilità morale dell'autore che, vista da un'altra prospettiva, e privata dei tacchi alti, non è altro che l'imbarazzo dei lettori che all'autore danno del tu, un tu che solo il loro invelenito contegno impedisce di far seguire male parole allorquando questi, dedicandosi al particolare, quelli vi vogliono vedere l'universale di cui si considerano rappresentanti e rappresentati, nella fattispecie la comunità ebraica, ma sostituibile con qualsivoglia “Noi” stentoreo. Laddove il padre si incorpora nella comunità dei padri, il figliolo si fa prodigo.
    E cerca asilo presso il padre elettivo letterario, il maestro ospitale e defilato, il grande scrittore Lonoff rimasto colpito dal giovane scrittore di talento. Il quale rimane colpito a sua volta dalla giovane e avvenente ospite della casa.
    Zuckerman crede di scorgere in lei una rediviva Anna Frank, santa della letteratura e degli ebrei, se ne trova malgrado ambedue sedotto, e proprio in ciò sta l'operazione più interessante del libro: l'emendazione della letteratura dai pericoli della santità. Una santa non può essere seducente, e per di più non sta bene che sia viva, figuriamoci attraente.
    Alla santità della letteratura e del suo messaggio evangelico Roth oppone l'ambiguità della seduzione, la sua poliedricità di significati, la libertà di perdersi seguendo tracce e di arrestarsi dinanzi alle impasses, la libertà di prendere cantonate madornali che spremute ben bene distillano polpa e succo del vero. Indispensabile a ciò è mettere in discussione lo stesso concetto di paternità dell'opera d'arte, di autorialità, facendo ritrarre l'autore nel mistero della creazione, come suo elemento non calcolabile, e così facendo, restitutisce alla paternità tout-court lo statuto di cosa seria. Che può essere solo nella misura in cui il padre offre il proprio limite, il proprio incespaicare nelle lunghe palandrane del mito. Ecco lonoff, il grande scrittore che invita a casa sua il giovane talento Zuckermann, che somiglia, visto da vicino, a un animale allo zoo, trincerato all'interno di un habitat artificiale di cui la noia è l'elemento principale, necessario, con la sua intollerabilità a creare la pressione sufficiente per far scaturire il processo creativo. Egli offre la propria immagine impacciata, senile in modo leggermente precoce, e simpaticamente irritante nella sua metodicità da malato di letteratura, puntuale e noioso come un morfinomane senza problemi economici.
    Il mito, demistificato amorevolmente nel sedere alla sua stessa tavola, può diventare adozione provvisoria e perciò stesso educativa nel suo non prestarsi all'affidamento, ma alla semplice presenza, all'intimità solo sfiorata.

    Che la demistificazione dei miti sia il mito fondante di tanta letteratura contemporanea? È possibile, ma in questo libro verso il mito c'è affetto, sembra quasi che l'autore gli metta un braccio sulla spalla un po' curva coperta da una costosa vestaglia, e l'accompagni a farsi un giro nel bosco poco distante, nell'ora fresca di un tramonto dell'estate che verrà dopo l'inverno che circonda la casa del grande scrittore asserragliato nella sua confortevole noia.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo!

    Questo libro preso dalla libreria per leggerlo al mare, mi ha fatto scoprire il piacere della rilettura, letto anni fa, me lo sono riletto con calma sotto l'ombrellone e mi è piaciuto tantissimo perch ...continua

    Questo libro preso dalla libreria per leggerlo al mare, mi ha fatto scoprire il piacere della rilettura, letto anni fa, me lo sono riletto con calma sotto l'ombrellone e mi è piaciuto tantissimo perche' rileggendolo ho rigoduto della lettura della storia con in piu' le sfumature che mi ero perso nella prima lettura, mi è piaciuto tantissimo, da rifare!!!

    ha scritto il 

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