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Lo scrittore fantasma

Di

Editore: Einaudi (ET 1258)

3.7
(785)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806175130 | Isbn-13: 9788806175139 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
All'età di ventitré anni, con quattro racconti pubblicati e una piccola recensione sulla "Saturday Review", Nathan Zuckerman va a bussare alla porta del suo padre spirituale, lo scrittore Lonoff. L'uomo vive in quasi totale reclusione sulle colline del New England con la moglie Hope e una misteriosa ragazza, Amy Bellette, una sopravvissuta all'Olocausto. Zuckerman vuole da lui un'approvazione, anzi qualcosa che somiglia ad una assoluzione. Vuole sedersi ai suoi piedi e bere la sapienza di un vero letterato. Di chi ha votato all'arte ogni frammento della vita. Lonoff è un grande scrittore o, come egli stesso sostiene, è famoso per puro caso?
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  • 5

    Ce n'est qu'un debut.

    il libro più bello che abbia mai letto di Philip Roth.
    Una notte ed un giorno in questa minuta delizia senza fine: scrittori, femmine fatali, la famiglia e la comunità ebraica, piccole stanze e giri di miliardi di parole.

    L'incipit del mondo di Nathan Zuckerman

    "L'amore dovrà ...continua

    il libro più bello che abbia mai letto di Philip Roth.
    Una notte ed un giorno in questa minuta delizia senza fine: scrittori, femmine fatali, la famiglia e la comunità ebraica, piccole stanze e giri di miliardi di parole.

    L'incipit del mondo di Nathan Zuckerman

    "L'amore dovrà pure ricominciare da qualche parte e per noi comincia lì"

    Essenziale.

    ha scritto il 

  • 3

    Il primo Zuckerman

    Un giovane romanziere ventenne, Zuckerman, ha l'occasione di andare a trovare uno scrittore molto affermato, che lo ospita a casa sua per scambiare opinioni sulla letteratura.
    I due letterati si invidiano un po' a vicenda: il giovane perché vorrebbe un giorno raggiungere la fama dello scrit ...continua

    Un giovane romanziere ventenne, Zuckerman, ha l'occasione di andare a trovare uno scrittore molto affermato, che lo ospita a casa sua per scambiare opinioni sulla letteratura.
    I due letterati si invidiano un po' a vicenda: il giovane perché vorrebbe un giorno raggiungere la fama dello scrittore affermato per poter lasciare la vita quotidiana e rifugiarsi anche lui lontano da tutta la confusione e poter dedicarsi solo all'arte delle lettere. Il più vecchio invece gli invidia proprio il fatto che, essendo ancora all'inizio della sua carriera, ha bisogno di avere anche un lavoro “per vivere”, in questo caso l'assicuratore e questo gli consente di vivere più pienamente, senza le frustrazioni della solitudine che la vita da scrittore spesso deve affrontare.
    I dialoghi sono molto interessanti e lo stile dell'autore è sempre impeccabile, ma non è uno dei suoi migliori libri.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro segna l'ingresso in scena di uno dei più importanti e riusciti personaggi di Roth, Nathan Zueckerman. Mi ha colpito, soprattutto nella parte in cui immagina che Anna Frank sia sopravvissuta e che si trovi proprio lì, nella casa dello "scrittore fantasma" di cui sarà ospite per una so ...continua

    Questo libro segna l'ingresso in scena di uno dei più importanti e riusciti personaggi di Roth, Nathan Zueckerman. Mi ha colpito, soprattutto nella parte in cui immagina che Anna Frank sia sopravvissuta e che si trovi proprio lì, nella casa dello "scrittore fantasma" di cui sarà ospite per una sola notte.

    ha scritto il 

  • 2

    Sarà che sono una capra, ma io boh non ci trovo nulla di particolare in Roth. Tempo fa lessi ""La Macchia Umana"" che abbandonai dopo 150 pagine. Due palle. Poi solo l'altro giorno ho scoperto che quel libro era solo uno della serie che ha come protagonista Nathan Zuckermann e il primo è proprio ...continua

    Sarà che sono una capra, ma io boh non ci trovo nulla di particolare in Roth. Tempo fa lessi ""La Macchia Umana"" che abbandonai dopo 150 pagine. Due palle. Poi solo l'altro giorno ho scoperto che quel libro era solo uno della serie che ha come protagonista Nathan Zuckermann e il primo è proprio ""Lo Scrittore Fantasma"". Pensavo di capirci di più dal momento che si tratta del primo e invece, sì ci sono passaggi che non sono male (tutto sommato Roth scrive molto bene) ma per il resto niente è filtrato. E' un compito difficile per me immedesimarmi in quell'atmosfera americana in cui Roth trova radici. Sarò una capra io appunto ma anche tutta la storia sul Diario di Anne Frank che ruota intorno al personaggio femminile è lontana anni luce dalla mia capacità di comprenderne il motivo. Tuttavia questo non sarà l'ultimo libro di Roth che leggerò..sicuramente se tutti lo osannano ci sarà un motivo e poi sono masochista.

    ha scritto il 

  • 5

    Il libro è incentrato sull'incontro tra Nathan Zuckerman, giovane aspirante scrittore, e il suo maestro E.I. Lonoff, che conduce una vita reclusa nel New England, insieme alla moglie e ad una misteriosa ragazza sopravvissuta all'Olocausto.
    Trama apparentemente semplice quindi, ma con Roth n ...continua

    Il libro è incentrato sull'incontro tra Nathan Zuckerman, giovane aspirante scrittore, e il suo maestro E.I. Lonoff, che conduce una vita reclusa nel New England, insieme alla moglie e ad una misteriosa ragazza sopravvissuta all'Olocausto.
    Trama apparentemente semplice quindi, ma con Roth niente è semplice in realtà; durante questo incontro succedono cose strane e i dialoghi sono molto sottili, nulla è lasciato al caso. Ogni parola, ogni frase ha un peso nella scrittura di Roth, non ci si può distrarre neanche un attimo.
    Inoltre il giovane Zuckerman si trova a fantasticare sulla misteriosa ragazza e qui c'è il colpo di genio, non posso dire altro per non spoilerare ma questo risvolto mi ha veramente stupita.

    ha scritto il 

  • 4

    après roth le déluge


    ***


    Con Lo scrittore fantasma, pubblicato negli Stati Uniti nel 1979 e tradotto per la prima volta in Italia l’anno seguente, Philip Roth ha inaugurato la serie dei romanzi che hanno per protagonista Nathan Zuckerman, epopea conclusasi nel 2007 (il 2008, in Ita ...continua

    après roth le déluge

    ***

    Con Lo scrittore fantasma, pubblicato negli Stati Uniti nel 1979 e tradotto per la prima volta in Italia l’anno seguente, Philip Roth ha inaugurato la serie dei romanzi che hanno per protagonista Nathan Zuckerman, epopea conclusasi nel 2007 (il 2008, in Italia) con Il fantasma esce di scena. Per ventotto lunghi anni, quindi, i lettori di tutto il mondo hanno potuto seguire le vicende, anzi l’epopea, del più celebre e celebrato alter-ego di uno degli autori più premiati di sempre (ma senza Nobel), nonché di uno dei personaggi più larger than life della storia della letteratura americana.

    Nel lontano 1979, Nathan Zuckerman è ancora un giovanotto di belle speranze, ben lontano dalla fama post-Carnovsky, autore giusto di qualche racconto e protagonista di un articolo sulla “Saturday Review”. Ed è con queste poche credenziali che si presenta alla porta di Lonoff, da lui considerato non solo un maestro ma un vero e proprio padre spirituale. Nathan Zuckerman viene accolto con rispetto e perfino con affetto dal burbero Lonoff e dalla mite moglie Hope, e con un pizzico di indifferenza-diffidenza da Amy, la misteriosa ragazza scampata all’Olocausto che gli anziani coniugi ospitano in casa (alla quale Roth dedicherà una lunga, parentetica parte del romanzo, che potrebbe sembrare un deragliamento ma che contiene, forse, il vero nucleo tematico del libro e che rappresenta inoltre un elemento originalissimo nell’impalcatura narrativa che in Roth, di norma, è invece piuttosto tradizionale). Dietro l’apparente tranquillità di una vita riservata, morigerata, quasi reclusa, tra i boschi, però, si nascondo i germi della tragedia che in qualche modo sarà scoperchiata proprio da Nathan Zuckerman.

    Nello Scrittore fantasma, che certo non è un romanzo giovanile e arriva anzi ben dieci anni dopo il colossale successo del Lamento di Portnoy, e che non è nemmeno uno dei suoi svariati grandi romanzi americani (alla Pastorale americana, per intenderci) Philip Roth fa Philip Roth, o meglio, dimostra che Philip Roth è Philip Roth è Philip Roth. In questo romanzo breve, sicuramente meno celebre e apparentemente meno ambizioso di tanti altri, infatti, mette sul piatto i temi che torneranno costantemente nelle opere successive, e non solo quelle che ruotano attorno a Nathan Zuckerman, ma soprattutto dipana le modalità narrative con le quali tutti gli autori che dopo di lui si sono cimentati col tema del doppio autore-personaggio, hanno dovuto, fosse anche solo inconsapevolmente, fare i conti. Roth è infatti, se non l’iniziatore, il maestro indiscusso di un certo modo di fare e fondere metanarrativa ed egografia. Senza spocchia, senza arroganza, senza inoltrarsi in labirintismi intellettuali, senza mai rinunciare all’essenza stessa del romanzo (l’intrigo nel quale succedono cose, i personaggi a tutto tondo, la scrittura precisissima, la voce sempre venata di serietà e ironia, raggiungendo un equilibrio perfetto che appartiene solo a lui) Roth riflette e fa riflettere sulla scrittura e soprattutto sull’imprescindibile tema del rapporto tra l’autore e il personaggio, che sia il suo alter-ego, come nel caso di Nathan Zuckerman, o meno, come nel caso di Amy Bellette-Anna Frank. Sempre lasciandoci credere, erroneamente, che sia “facile la vita, lassù nell’egosfera”.

    ha scritto il 

  • 4

    I personaggi del libro vivono concentrati sulle proprie nevrosi, secondo la cifra stilistica di Roth. Amy Bellette che crede di essere Anna Frank, e domani chissà chi altro, rifiuta la propria vita esattamente come fa lo "scrittore fantasma" Lonoff.


    Entrambi vivono un'esistenza virtuale, ...continua

    I personaggi del libro vivono concentrati sulle proprie nevrosi, secondo la cifra stilistica di Roth. Amy Bellette che crede di essere Anna Frank, e domani chissà chi altro, rifiuta la propria vita esattamente come fa lo "scrittore fantasma" Lonoff.

    Entrambi vivono un'esistenza virtuale, entrambi si sentono prima ebrei e dopo tutto il resto. E' difficile dire quanto l'autore sia distante da questo desiderio di rifugiarsi nell'iper-uranio dei giusti, delle vittime della situazione, della persecuzione, della moglie compassionevole o dell'amore negato.

    Roth preferisce però rappresentare se stesso in Nathan Zuckerman, con quel tanto di cinismo che ce lo rende simpatico perchè libero. Non sapremo mai, però, se Lonoff abbia mai baciato quel seno offertogli in modo così generoso e disperato da Amy; e non capiremo se Roth avrebbe condannato quel gesto - che avrebbe infranto tutta la costruzione morale ma astratta della vita di Lonoff - o se sarebbe stato, ai suoi occhi, l'equivalente di quel che andare a vivere a Boston rappresenta per Hope.

    Roth è grandissimo e non si discute, neanche in questo lungo racconto: certo il compiacimento nella sua scrittura raggiunge talvolta la soglia del fastidio per il lettore.

    ha scritto il 

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