L'uomo dei servizi segreti lascia cadere la sua sentenza incongrua: “gli incidenti stradali possono capitare”. All'indomani la bicicletta e Herta sono investite. Lei non andrà più in bicicletta, i campi e le strade non le scorreranno più accanto e sotto. È solo il primo episodio di un racconto che iContinue
L'uomo dei servizi segreti lascia cadere la sua sentenza incongrua: “gli incidenti stradali possono capitare”. All'indomani la bicicletta e Herta sono investite. Lei non andrà più in bicicletta, i campi e le strade non le scorreranno più accanto e sotto. È solo il primo episodio di un racconto che intende esemplificare l'insediarsi dell'altro sguardo estraneo, quello della paura e della vigilanza: poi vengono gli episodi ulteriori, l'ustione ai capelli, l'adescamento dei profumi, le perquisizioni domestiche. Ma è anche, non so quanto deliberata, la metafora di un mondo perduto d'essere, e dunque di pensare e raccontare e scrivere, in cui le cose scorrono, si succedono l'una all'altra piacevolmente, seguono una musica continua. La scrittura di Herta è, al contrario, rotta e slegata (slegato è aggettivo decisivo il lei), e non solo la scrittura, ma l'esistenza intera, le notti e i giorni. Sul suo spartito, il tempo è spezzato. […] Lo sguardo estraneo, nella varietà di nomi che l'hanno definito, è una solida categoria della letteratura e delle arti in genere: la battaglia di Waterloo vista con gli occhi di una cavalla ferita a morte, o il genere umano con quelli del vecchio trottatore piazzato Cholstomer, fino all'Effetto di straniamento teorizzato e praticato dal teatro di Brecht. Herta Müller tiene ad avvertire che il “suo” sguardo estraneo non ha a che fare con la scrittura, viene prima e senza di essa, appartiene alla superstite di Buchenwald come a sua madre deportata in un campo sovietico, può tradursi nel rapporto con la scrittura come in quello con una patata. […] Herta Müller è nata nella Romania di Timis, l'antico Banato svevo. Il regime nazional-comunista oppresse brutalmente le minoranze, ungheresi, transilvani, rom, tedeschi… Il padre di Herta Müller era stato membro delle SS. Sua madre fu deportata in Ucraina, nell'Urss staliniana, dal 1945 al 1950. Herta ha dunque sperimentato la doppia persecuzione dell'appartenenza a una minoranza – che sentiva oltretutto chiusa e sordida – e della sudditanza a una dittatura. È migrata in Germania nel 1987.
(Dalla nota di Adriano Sofri.)