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Lo sguardo fuori dagli schemi

Di

Editore: Bompiani (I grandi tascabili)

4.3
(4)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 515 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845270890 | Isbn-13: 9788845270895 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: S. A. Videha , L. Baietto

Genere: Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Secondo volume della serie di discorsi From Ignorance to Innocence – # 1/15, tenuti da Osho in Oregon dopo essere stato per più di tre anni in silenzio. Di questa stessa serie di discorsi, Bompiani ha pubblicato il primo volume con il titolo La Bibbia di Rajneesh, bestseller nel 1988, l’anno di pubblicazione. Una preziosa raccolta di discorsi attraverso cui un imprevedibile Maestro Illuminato è capace di demolire le convinzioni più radicate della mente umana e di portare il vero ricercatore spirituale dall'ignoranza all'innocenza.

Non è facile accompagnarsi a qualcuno che si è risvegliato e vede la vita senza maschere e senza pregiudizi. È uno stato dell’essere che non si adatta a nessuno schema e non è funzionale a nessuno scopo, a nessuna meta. La presenza di un illuminato impone una riflessione: “Se lui ha ragione, io sto davvero buttando via la mia vita; quantomeno, finora non l’ho ancora vissuta”. Le conseguenze di quello che potrebbe diventare un tarlo sono davvero impensabili; meglio dunque zittire, prima di tutto la propria intuizione e poi, se proprio si deve fare qualcosa, “azzerare” colui che ha stimolato quel pensiero.

È ciò che è sempre accaduto, in ogni secolo e Paese, in maniera brutali o benevola. E forse Osho a tempo debito – quando si sarà creata la prospettiva giusta per vedere l’insieme della sua vita con obiettività – si staglierà anche in questo come qualcosa di unico: con la sua vita e il suo girare il mondo ponendosi quale pura espressione del Reale, ma soprattutto grazie all’esperimento condotto in America, ha dimostrato come il sonno della coscienza e la schiavitù spirituale siano i cardini su cui si fondano ancora oggi le culture e le civiltà presenti sul pianeta Terra, non importa quanto diverse possano sembrare in apparenza.

L’India, infatti, ha tentato di esorcizzare Osho a modo suo: osannandolo all’inizio, quando negli anni '60 iniziò a girare il Paese tenendo conferenze che richiamavano decine di migliaia di persone, successivamente cercando invano di farne un maestro o un guru, tentando poi di ridurlo a un caso isolato “non rappresentativo della tradizione indiana” e premendo per emarginarlo in un ashram, per poi collaborare in seguito con gli Stati Uniti nell’intento di zittirlo, e infine riconoscendolo come una figura d’eccezione e, a dieci anni dalla morte, come “il suo miglior talento”.

L’America, invece, non si è fatta remore nell’intervenire brutalmente con un arresto, una farsa legale e un’azione omicida che portò Osho a morte certa, quattro anni dopo il suo ritorno in India, per un avvelenamento da tallio, accertato troppo tardi da analisi mediche (i dettagli di questo “omicidio” si trovano in Operazione Socrate). Il tutto condito con una campagna denigratoria, volta a esorcizzare il suo impatto sul mondo e, soprattutto, tramite forti pressioni internazionali tese a catalogare Osho come “pericolo pubblico”, il tutto accompagnato da un sottile lavoro sui media per sminuirne la figura.

Questa serie di discorsi si innesta nel momento culminante di questa “allegoria”: Osho, giunto in America, dopo un lungo silenzio, decise di riprendere a parlare. La Comune sorta intorno a lui aveva iniziato a concretizzarsi e nel frattempo stava prendendo forma quel rifiuto che sempre accompagna l’avvento di qualcosa di nuovo, l’incontro con il diverso e qualunque cosa spinga a mettere in discussione il proprio equilibrio, i propri valori, il significato stesso del nostro essere al mondo.
Altrove è spiegato il quadro d’insieme che prese forma sull’incredibile palcoscenico della vita in quella zona desertica dell’Oregon, trasformata in meno di quattro anni in un’oasi (si veda nel libro di Shunyo I Miei Giorni di Luce con Osho). Qui sono proposti alcuni di quei discorsi che si rivelano il culmine di un percorso che vede Osho assurgere a precursore del mutamento oggi sempre più voluto dallo spirito del tempo. Qualcosa che è nell’aria, e rende evidente la pochezza e la fragilità su cui si fonda il senso del nostro vivere, in un mondo sempre più superficiale e irreale costruito sulla paura e sulle speranze.

"Io non sono un filosofo. Il filosofo riflette sulle cose, e questo è un approccio mentale. Il mio approccio invece è quello della nonmente, ed è l’esatto opposto del filosofare. Non significa riflettere su cose e idee, ma vederle con la chiarezza che nasce quando metti da parte la mente, quando vedi attraverso il silenzio e non attraverso la logica. Vedere e pensare sono cose diverse. Il sole sorge; ma, se ti metti a pensarci, ti perdi lo spettacolo perché, pensandoci, te ne allontani. Con la mente puoi andare molto lontano, e i pensieri corrono più veloci di qualsiasi altra cosa. Se stai vedendo l’alba, di sicuro non ci stai pensando: solo in quel caso riesci a vederla. Il pensiero è come un velo davanti agli occhi, che conferisce alle cose il proprio colore e la propria idea di realtà. Non permette che la realtà ti arrivi così com’è, perché si impone su di lei: il pensiero è una deviazione dalla realtà.

Per questo nessun filosofo è mai riuscito a conoscere la verità. Tutti i filosofi hanno sempre pensato alla verità; ma pensare alla verità è impossibile: o la conosci o non la conosci. Se la conosci, non c’è alcun bisogno di pensarci; se non la conosci, come puoi pensarci? Un filosofo che pensa alla verità è come un cieco che pensa alla luce. Se non sei cieco, non pensi alla luce: la vedi! Vedere è un processo completamente diverso: è una conseguenza frutto della meditazione. Per questo non mi piacerebbe per niente che il mio stile di vita fosse considerato una filosofia, perché non ha nulla a che vedere con la filosofia. Si può chiamare 'philosia' ". Osho