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Lo spleen di Parigi

Piccoli poemi in prosa

Di

Editore: Feltrinelli

4.3
(741)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807820323 | Isbn-13: 9788807820328 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Franco Rella ; Curatore: Franco Rella

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Come fare a parlare di un libro come questo? Insomma io non definisco mai le mie chiacchierate “recensioni” perché non sono nella posizione di poter giudicare gente che ha le palle di scrivere e farsi pubblicare romanzi, certo, quando un romanzo non mi piace non sto zitta, questo sì. Comunque pot ...continua

    Come fare a parlare di un libro come questo? Insomma io non definisco mai le mie chiacchierate “recensioni” perché non sono nella posizione di poter giudicare gente che ha le palle di scrivere e farsi pubblicare romanzi, certo, quando un romanzo non mi piace non sto zitta, questo sì. Comunque potrei parlarvi delle splendide atmosfere ricreate da Baudelaire, del fatto che certi poemi, per quanto brevi, riescano a incantare o della miriade di personaggi che ci troviamo fantastici e non, felici e innamorati o depressi e impiccati agli armadi, vecchi o giovani, dal buffone di corte intristito ad un principe quasi machiavellico, ognuno di loro ci insegna qualcosa. Ma come fare a giudicare un tale capolavoro? Io non ci riesco. Quindi, per variare un po’, inserisco una serie di citazioni tratte da questi poemi splendidi in onore del buon vecchio Charles. Buona lettura!

    Voto: ★★★★★

    ♫♪ In power we entrust the love advocated – Dead Can Dance

    Come sono penetranti – penetranti fino al dolore! – le giornate d’autunno al tramonto! La delizia indefinita di certe sensazioni non esclude affatto l’intensità: e non c’è punta più acuminata di quella dell’infinito.

    Ma che cosa importa l’eternità della dannazione a chi ha trovato nell’attimo l’infinito del godimento?

    Bisogna essere sempre ubriachi.
    Tutto sta in questo: E’ l’unico problema.
    Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
    Del tempo che rompe le vostre spalle
    e vi inclina verso la terra,
    bisogna che vi ubriacate senza tregua.
    Ma di che? di vino, di poesia o di virtù,
    a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
    E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
    sull’erba verde di un fossato,
    nella mesta solitudine della vostra camera,
    vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
    domandate al vento, all’onda alla stella all’uccello all’orologio,
    a tutto ciò che fugge a tutto ciò che geme
    a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta
    a tutto ciò che parla, domandate che ora e’;
    Ed il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio vi risponderanno
    “E’ l’ora di ubriacarsi !”
    Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;
    Ubriacatevi senza smettere!
    Di vino di poesia o di virtù, a piacer vostro.

    In lei abbonda il nero: e tutto ciò che ispira è notturno e profondo. I suoi occhi sono due antri in cui lampeggia e vaga il mistero. Il suo sguardo illumina come il lampo: è un’esplosione nelle tenebre. Potrei paragornarla a un sole nero, se si potesse concepire un astro buio che riversa luce e felicità.

    Quali bizzarrie non si trovano in una grande città, se si sa andare in giro a guardare! La vita brulica di mostri innocenti.

    http://leggermenteblog.wordpress.com

    ha scritto il 

  • 4

    I poemetti in prosa dello scrittore francese sono una formidabile raccolta di schizzi, abbozzi, ritratti della vita moderna con le sue mode, ossessioni, sensazioni, e delle nuove e nascenti enormi città di metà Ottocento con i loro pietrosi labirinti di strade ed edifici; con le loro donne schiav ...continua

    I poemetti in prosa dello scrittore francese sono una formidabile raccolta di schizzi, abbozzi, ritratti della vita moderna con le sue mode, ossessioni, sensazioni, e delle nuove e nascenti enormi città di metà Ottocento con i loro pietrosi labirinti di strade ed edifici; con le loro donne schiave delle convenzioni, incapaci di sognare altra sorte rispetto a quella toccata loro nel mondo in cui sono state gettate, istiganti la voglia di batterle e godere di loro, e quelle, invece, che sono stregonesse la cui bocca è il miracolo di un fiore superbo sbocciato in una pietra vulcanica, benedette dai doni della Luna, ispiranti il desiderio di lentamente morire sotto il loro sguardo; con la contrapposizione tra una santa carità e una mediocre e borghese pietà verso i poveri - dagli occhi enormi, spalancati come porte, occhi supplichevoli e lacrimosi, occhi indimenticabili che manderebbero all'aria i troni se lo spirito sconquassasse la materia - e i loro buoni cani, verso tutti gli indeboliti, rovinati, intristiti e orfani; con i loro odori di tabacco e di frittura che è come l'incenso della festa, i colori accesi, i pannelli luminosi e le specchiere e i metalli e i tessuti e l'oreficeria e le ceramiche e le magnifiche batterie di pentole; con le loro folle e le solitudini; con le loro bizzarrie e il brulicare di mostri innocenti.
    Uno dei temi ricorrenti è, ovviamente, quello della noia, tratteggiata in un'infinità di tonalità e sfumature diverse: il tempo moderno, tiranno del mondo che regna su schiavi cui ordina di vivere e sudare, martirio cui si può sfuggire solo restando sempre ebbri, ubriacandosi senza tregua di vino, di poesia o di virtù, a piacere; l'eterno conflitto tra uno spleen che atterra e affonda e un'ideale che tenta d'innalzare e volare (ma può esso stesso divenire una mostruosa chimera che grava e fa camminare curvi), tra noia e sogno, entrambi produttori di energia da disperdere e consumare in scioperataggini, capricci, azioni per niente; l'orribile tedio origine di tutti i mali e dei miserabili progressi dell'umanità (il progresso, la perfettibilità, le grandiose idee del secolo); il pesante mostro da ammazzare, l'occupazione più giusta e quotidiana di ognuno.

    ha scritto il 

  • 4

    Con questa parola inglese Baudelaire indica la noia, l'angoscia ossessiva che nasce dal senso della vita come limite, inganno, delusione. Il tema, ripreso da molta letteratura posteriore, è qui svolto non con la scorata rassegnazione di certi scrittori del nostro tempo, ma con un ritmo violento e ...continua

    Con questa parola inglese Baudelaire indica la noia, l'angoscia ossessiva che nasce dal senso della vita come limite, inganno, delusione. Il tema, ripreso da molta letteratura posteriore, è qui svolto non con la scorata rassegnazione di certi scrittori del nostro tempo, ma con un ritmo violento e traumatico; è una prosa di coscienza che nasce da un sommovimento dell'io profondo, sulla scia di sensazioni intensificate dalle ardite trasposizioni analogiche. Soprattutto le ultime immagini sono esempi dell'analogia, un procedimento tipico della poesia contemporanea. In esse non viene stabilito un paragone concettualmente preciso fra realtà fisica e spirituale, ma una totale identificazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso esempio di poesia come metodo per indagare la verità: il poeta sfiora e rivela col suo linguaggio tutto ciò che parole più concrete e meno ambigue lascerebbero, inevitabilmente, nell'ombra. Probabilmente, neppure Baudelaire avrebbe saputo spiegare come si possa far luce su qui mister ...continua

    Meraviglioso esempio di poesia come metodo per indagare la verità: il poeta sfiora e rivela col suo linguaggio tutto ciò che parole più concrete e meno ambigue lascerebbero, inevitabilmente, nell'ombra. Probabilmente, neppure Baudelaire avrebbe saputo spiegare come si possa far luce su qui misteri senza nominarli; ci accontentiamo, per così dire, dello spettacolo offerto dalla sua prosa, abbandonando ogni pretesa di comprenderne la meccanica, ed evitando così di soffocarne l'incanto. Ma queste piccole rivelazioni sono incontestabili, e altrettanto inconfutabilmente fuggevoli - si rivelano alla prima lettura di questi brevissimi testi, e ne resta un'impressione indefinita come quelle lasciate dalle immagini di un paesaggio intravisto da un finestrino, o dalla voce di un passante che si perde tra la folla. La rilettura non permette di ritrovare quella sensazione, ma in compenso se ne scopre un'altra - un altro paesaggio che scorre, un'altra voce che si perde. Per questo credo che questo libro sia eterno: imprevedibile a ogni nuovo approccio, come il ritmo ipnotico di una danza antica, come le diverse suggestioni stimolate da una stessa sfumatura di colore.

    Baudelaire seppe comprendere i vantaggi che avrebbe avuto liberandosi dalle costrizioni dei versi. Il suo unico riferimento dichiarato è Bertrand, del quale ammira senz'altro la libertà espressiva, ma Lo Spleen di Parigi è decisamente più moderno e complesso dell'opera del suo coraggioso predecessore. I primi componimenti sono quasi dei racconti, assomigliano a parabole o favole, di gusto vagamente orientale. Nei successivi, però, la prosa poetica di Baudelaire acquista sicurezza, e il libro assume una forma più precisa e meno sperimentale. Parigi, capitale immensa e custode di infiniti particolari umani, diviene l'ambiente di personaggi reali e fantastici: l'esperienza del reale e quella dei sogni si intersecano inestricabilmente; si avanza per le vie scoprendo angeli morenti nel fango e demoni padroni di ricchi palazzi, oasi di luce divina e tuguri maleodoranti. Il poeta diviene pittore: il suo debito nei confronti delle arti figurative è testimoniato, in maniera simbolica ma molto efficace, dall'ultimo poema. Nelle sue parole non manca mai un pensiero, un'intenzione evidente, che fa di quelle atmosfere così varie uno strumento di conoscenza.

    Questi poemi in prosa sembrano - non so proprio trovare un altro termine per descriverli - accoglienti: descrivono una situazione precisa, un pensiero, ma nello stesso tempo creano uno spazio per ospitare i pensieri e i sentimenti di chi legge - uno spazio dove ci si può muovere, riflettere, ricordare la propria vita. Siamo ancora molto legati a un ideale di arte che risponde a esigenze antiche: scrittori che propongono con forza i propri tormenti, le proprie vicissitudini, le proprie conquiste, per arricchire con quelle esperienze la vita di chi li leggerà. La Parigi così varia e trascendentale di Baudelaire, spazio illimitato che sembra poter contenere il dolore, la felicità, le conquiste di ogni essere umano, appare tanto più moderna e vivibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Auguro a voi un felice anno nuovo!

    Un tipo ameno
    Esplodeva il nuovo anno: un caos di fango e di neve attraversato da mille carrozze, scintillante di giocattoli e di dolci, brulicante di cupidigia e di disperazione, la grande città nel suo delirio ufficiale, fatto apposta per sconvolgere il cervello anche al più renite ...continua

    Un tipo ameno
    Esplodeva il nuovo anno: un caos di fango e di neve attraversato da mille carrozze, scintillante di giocattoli e di dolci, brulicante di cupidigia e di disperazione, la grande città nel suo delirio ufficiale, fatto apposta per sconvolgere il cervello anche al più renitente dei solitari.
    In mezzo a quel frastuono, a quella baraonda, trottava ansiosamente un asino, aizzato da un buzzurro armato di frusta.
    L'asino stava per voltare l'angolo, ed ecco che dal marciapiede un bel signore inguantato e tirato a lustro, fasciato dal suo vestito nuovo, con il collo nel cappio della cravatta, si inchinò cerimoniosamente davanti all'umile bestia e, togliendosi il cappello, gli disse: «Auguro a voi un felice anno nuovo!». Poi si girò verso certi suoi amici, perché aggiungessero il loro assenso alla sua soddisfazione.
    L'asino non si accorse di quel tipo ameno, e continuò a correre con zelo dove il suo dovere lo chiamava.
    Quanto a me, fui assalito immediatamente da una rabbia smisurata contro quell'emerito imbecille, nel quale mi sembrò che si concentrasse tutto lo spirito della Francia.

    ha scritto il 

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