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Lo stagno di fuoco

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.7
(225)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 781 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8820038420 | Isbn-13: 9788820038427 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Illustratore o Matitista: Mattia Ottolini

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Il giorno del giudizio. Gli uomini sono chiamati davanti a Dio per essere assegnati al proprio destino eterno. I buoni saliranno in paradiso. Agli altri toccherà l'inferno. Non è così per tutti. Poche centinaia di persone restano sulla Terra. Tra queste, Joseph e Sara. Lui è americano, uno scrittore divenuto celebre negli anni trenta. Lei, una giovane insegnante torinese. I "terrestri" trovano rifugio nella Sacra di San Michele, nei pressi del capoluogo piemontese. Qui vengono raggiunti da quattro angeli. Ma perché le creature celesti non sono al fianco del Signore? E perché vogliono addirittura scendere nelle viscere della Terra? Un romanzo storico/avventuroso con echi da thriller scritto da un giovane autore italiano esordiente.
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  • 4

    L'argomentazione è avvincente, niente da dire: l'idea del viaggio all'inferno riesce sempre ad entusiasmarmi, memore sempre di quel gran capolavoro di Dante. Certo, non c'è paragone e non era questo l'intento e cercherò anzi di dare un giudizio pulito, senza influenze di sorta.
    Lo consiglio ma av ...continua

    L'argomentazione è avvincente, niente da dire: l'idea del viaggio all'inferno riesce sempre ad entusiasmarmi, memore sempre di quel gran capolavoro di Dante. Certo, non c'è paragone e non era questo l'intento e cercherò anzi di dare un giudizio pulito, senza influenze di sorta. Lo consiglio ma avverto: il ritmo è un pò flemmatico in molti passaggi, in generale scorre abbastanza bene.

    ha scritto il 

  • 4

    e' stata dura ma devo dire che ne valeva la pena. Un'idea incredibile che si sviluppa in più di 700 pagine fitte fitte e che devo dire ha pochi cali di tensione. L'avvio con il giudizio universale è spettacolare così come la sospensione di "qualcuno" tra il bene e il male e azzeccati sono anche g ...continua

    e' stata dura ma devo dire che ne valeva la pena. Un'idea incredibile che si sviluppa in più di 700 pagine fitte fitte e che devo dire ha pochi cali di tensione. L'avvio con il giudizio universale è spettacolare così come la sospensione di "qualcuno" tra il bene e il male e azzeccati sono anche gli angeli .. nel limbo.... Poi inizia un racconto con la lettura dei diari di Joe Guld che è talmente grandioso e inverosimile che ti prende e ti porta con se per tantissimo tempo. Una incredibile e fantastica discesa all'inferno per partecipare alla lotta e all'affrancamento dei dannati dai demoni e, come se non bastasse, incombente.. la minaccia del risveglio di Satana imprigionato nei ghiacci eterni di uno stagno sotterraneo .. I demoni sono potentissimi ma i dannati sono di più e nonostante muoiano, rinascono sempre per combattere e assottigliare la schiera dei demoni... fino alla fiammata finale.

    ha scritto il 

  • 2

    Bella l'idea, ma la narrazione è lentissima e dispersiva. Di solito finisco i libri che inizio, e questo l'ho iniziato con enorme interesse, però arrivato a pagina 550 ho deciso di desistere, mi sono arreso all'evidenza: un'altra pagina e l'inferno sono il primo ad augurarmelo!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    «Il Giorno del Giudizio. Gli uomini sono davanti a Dio per essere assegnati al proprio destino eterno. I puri saliranno in Paradiso. Ai più toccherà l’Inferno."

    «Il Giorno del Giudizio. Gli uomini sono davanti a Dio per essere assegnati al proprio destino eterno. I puri saliranno in Paradiso. Ai più toccherà l’Inferno. Sulla Terra, sparse e sperdute, poche centinaia di persone. Tra queste Joseph Gould e Sara Ferraris. Lui è americano, uno scrittore diven ...continua

    «Il Giorno del Giudizio. Gli uomini sono davanti a Dio per essere assegnati al proprio destino eterno. I puri saliranno in Paradiso. Ai più toccherà l’Inferno. Sulla Terra, sparse e sperdute, poche centinaia di persone. Tra queste Joseph Gould e Sara Ferraris. Lui è americano, uno scrittore diventato celebre negli Anni Trenta. Lei, una giovane insegnante torinese. I pochi sopravvissuti vengono riuniti da tre angeli nella Sacra di San Michele. Per quale motivo le creature celesti non sono accanto al Signore? Ognuna di loro ha condannato all’Inferno un’anima che meritava la salvezza e insieme a Joe e a Sara andranno a cercarla, nella speranza di essere perdonati. A fare da guida in questo viaggio sarà un ospite eccellente del regno del male, Giuda, il Traditore, riuscito a riemergere in superficie e ora costretto a ridiscendere nell’abisso. In un crescendo che lega la fantasia alla realtà, una corsa contro il tempo verso il fondo dell’Inferno. Un romanzo storico-avventuroso, con echi da thriller, da un giovane autore esordiente. Un libro ambizioso, creato nel corso di quattro anni, che spazia dalla Crociata dei Bambini del 1212 alle truffe dell’Età dell’Oro americana, dalla storia di Gerusalemme ai sotterranei di Roma, dai moschettieri di Luigi XIII agli odradek delle corti birmane, verso un finale che va oltre il Mito, oltre la Storia. Arricchito da originali illustrazioni, un testo unico che all’accuratezza della documentazione unisce una grande leggibilità.» Lo stagno di fuoco è il romanzo d’esordio di Daniele Nadir, uno dei fondatori della rivista di narrativa macabra e fantastica Strane Storie, pubblicata nei primi anni duemila da Lo Stregatto Editore prima e da Vittorio Pavesio Productions poi con l’intento di dare spazio a giovani scrittori e illustratori italiani. Non sorprende quindi che il testo sia corredato dalle illustrazioni di Mattia Ottolini, un altro collaboratore storico di Strane Storie che proprio per quest’opera ha ottenuto l’Award Illustratori Italiani nel 2006, ma il filo rosso che lega la rivista al romanzo è soprattutto quello della creatività coraggiosa e strabordante. Il romanzo si apre con l’ingresso del giovane Kelly in una bizzarra locanda dove, in cambio di qualcosa da bere, accetta di ascoltare dalle labbra dell’oste una storia che comincia con la fuga dall’Inferno di Giuda Iscariota. Nel frattempo assistiamo al Giorno del Giudizio attraverso lo sguardo di Sara, una maestra delle elementari che, a mezzogiorno di domenica 28 giugno del 2016, può contare diciotto anime salve contro migliaia di dannati nella sola Torino. Lei, però, non viene giudicata: niente Paradiso, né Inferno, soltanto la solita, vecchia città rimasta deserta. Tuttavia ben presto un angelo la conduce alla Sacra di San Michele dove sono stati riuniti tutti i sopravvissuti. Tra di loro spicca Joe Gould, uno scrittore senzatetto che nella New York degli Anni Trenta aveva riempito quaderni su quaderni con la sua Storia Orale e che ora, risorto in seguito alla Fine, è chiamato a scrivere La Storia Infernale di coloro che non appartengono né alle schiere dei Buoni, né a quelle dei Malvagi. Costoro sono stati riuniti da tre angeli, con San Michele Arcangelo in testa, per impedire che i dannati sfuggano dall’Inferno ora che i sigilli divini sono stati spezzati. La verità, però, è che anche i tre angeli sono stati abbandonati da Dio per aver condannato altrettanti giusti e il loro intento è quello di scendere nelle profondità dell’Abisso per rimediare agli errori commessi. Questa bizzarra compagnia di uomini e angeli verrà quindi guidata tra i gironi infernali da Giuda, catturato non appena aveva riassaporato la superficie e ora costretto a ridiscendere nell’oscurità, in un carcere che ha perduto qualsiasi ragione di esistere, dove demoni e dannati si scontrano in una guerra che rivoluzionerà la Terra rimasta orfana del suo Creatore. Nonostante la quarta di copertina fosse piuttosto dettagliata nella presentazione della trama, ho ritenuto opportuno sottolineare come le vicende si snodino attraverso molteplici piani narrativi: il racconto dell’oste, la voce narrante del romanzo e La Storia Infernale di Joe Gould. Basta sfogliare il volume per rendersi conto della presenza di tre differenti caratteri tipografici, corrispondenti ad altrettanti registri e punti di vista. Per quanto la scelta di Daniele Nadir sia ambiziosa, è ben lontana dal risultare azzardata. Senza dubbio il testo richiede una lettura attenta, ma ripaga chi decide di concedergliela con una ricchezza straordinaria, garantita da uno stile brillante ed eterogeneo almeno quanto i contenuti proposti. L’autore infatti attinge ai suoi studi in campo storico per gettare ne Lo stagno di fuoco numerose suggestioni che spaziano dall’Antichità agli Anni Trenta, attraversando i continenti e le epoche con affascinante disinvoltura. Anche se questi riferimenti sembrano avvalorare la presentazione del testo proposta in copertina, dove viene definito “Il romanzo storico sugli ultimi giorni dell’umanità”, l’opera vive di un’indomabile spinta creativa che la inscrive a pieno titolo nel panorama del fantastico, in virtù degli scenari e delle soluzioni narrative adottati. Ciò non toglie che i personaggi risultino squisitamente umani, anche grazie al contrasto offerto dalle creature angeliche e infernali, e che prima di tutto ci troviamo di fronte a una storia che celebra il piacere di raccontare d’amore e d’avventura, senza rinunciare alla riflessione su uno dei temi più controversi della storia dell’uomo. Cercando di tirare le somme, per l’eterogeneità dei toni e degli elementi introdotti, Lo stagno di fuoco può essere paragonato a un affresco barocco, dove immagini sublimi e grottesche si affastellano l’una sull’altra, piombando sullo spettatore con forza ed eleganza. Fuor di metafora, meritano un plauso particolare le illustrazioni di Mattia Ottolini: oltre trenta tavole che introducono ciascuna sezione e capitolo del romanzo con uno stile dal sapore rinascimentale, ispirato a grandi maestri come Albrecht Dürer e Hieronymus Bosch. Non va poi dimenticato Nathan Morello, cantautore torinese che ha composto Amore vero, una canzone che Daniele Nadir riporta per intero, facendola riecheggiare tra le desolate distese infernali. Chi fosse interessato ad assaggiare il romanzo e a scoprire i tesori che nasconde al proprio interno può visitare il sito dedicato all’opera: http://www.stagnodifuoco.com In conclusione si tratta di un romanzo originale e ricco fino all’inverosimile che travalica i confini dei generi letterari per offrirci una storia vibrante, capace di evocare scenari danteschi senza mai cadere nella trappola degli stereotipi. Daniele Nadir sorprende con un’opera prima colossale nelle ambizioni prima ancora che nel numero di pagine, scritta e illustrata con una maestria che il panorama italiano offre di rado. Il giovane autore torinese dimostra come sia possibile realizzare anche in Italia un’opera fantastica personale in tutto e per tutto, tenendosi alla larga dalle soluzioni facili e ormai logore che la letteratura di genere nostrana adotta troppo spesso in ossequio ai maestri anglosassoni, senza mai riuscire a sfiorarne le vette. Certo, un testo dalla personalità così forte può essere odiato anziché amato, non accetta compromessi, ma se cercate una prosa tutt’altro che anonima e una storia diversa da quelle dei giovani Prescelti e degli eroi leggendari, Lo stagno di fuoco è un libro che non può mancare sui vostri scaffali.

    ha scritto il 

  • 4

    n questo periodo in cui ho veramente poco tempo per leggere e lo faccio appena ho quelle pause fisiologiche e di tranquillità che la mancanza di tempo di questo periodo mi regala come piccole perle. Non c'è niente da ridere e le battute si possono sprecare, o forse sì, c'è da ridere, ridete pure ...continua

    n questo periodo in cui ho veramente poco tempo per leggere e lo faccio appena ho quelle pause fisiologiche e di tranquillità che la mancanza di tempo di questo periodo mi regala come piccole perle. Non c'è niente da ridere e le battute si possono sprecare, o forse sì, c'è da ridere, ridete pure e io continuo a leggere in questi luoghi appartati. In questa situazione problematica non posso leggere tutto quello che capita sotto le mie grinfie senza operare delle scelte precise. Se un libro, anche se meritevole, o segnalato da diversi amici, blogger, funghi fluorescenti e nani da giardino, mi risulta indigesto dalle prime pagine, lo ributto nel mucchio e ne piglio un altro. Un volta non era così, cercavo di arrivare fino in fondo, anche se la storia, lo stile, i personaggi o lo scrittore mi risultavano antipatici. Quindi è sempre bello quando pescando a caso, trovi nelle pile di libri che ricoprono la casa, qualcosa di meritevole, ovviamente secondo il mio modestissimo parere. Si tratta di questo Lo Stagno di Fuoco, di un autore italiano che non conoscevo, pubblicato nientemeno che da Sperling & Kupfer. La storia tratta della fine del mondo e del Giudizio Universale. Genere fantastico, insomma, con presupposti non originali, ma stimolanti. E la scrittura e briosa, elegante, divertente, coinvolgente. Gli argomenti vengono affrontati con leggerezza, senza pesare troppo sul lettore, ma con cognizione di causa, perché si vede che l'autore ne sa, ma tiene la sua bravura al margine del campo visivo. E quindi il malloppo di 800 pagine scorre discretamente veloce. Difetti? C'è da dire che forse alla lunga ci si perde un po' tra i vari cambi di prospettiva narrativa e i molti personaggi che compongono il quadro. Forse snellirlo un po' non gli avrebbe fatto male, qualche centinaio di pagine in meno, una sfoltita qua e là di arditi periodi e sfronzolanti avverbi non farebbe male, soprattutto a partire da un certo punto del libro in poi, come se l'editor (o chi per esso) si fosse stancato e avesse mollato il colpo. Tutto questo però, come già anticipato, è compensato dal potere immaginifico dell'autore. Io probabilmente sono influenzato dall'argomento trattato, che mi tira dentro tantissimo, ma questo libro mi ha divertito e appassionato. È una lunga cavalcata, ma vale la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo stagno di fuoco è il romanzo d’esordio di Daniele Nadir, uno dei fondatori della rivista di narrativa macabra e fantastica Strane Storie, pubblicata nei primi anni duemila da Lo Stregatto Editore prima e da Vittorio Pavesio Productions poi con l’intento di dare spazio a giovani scrittori e ill ...continua

    Lo stagno di fuoco è il romanzo d’esordio di Daniele Nadir, uno dei fondatori della rivista di narrativa macabra e fantastica Strane Storie, pubblicata nei primi anni duemila da Lo Stregatto Editore prima e da Vittorio Pavesio Productions poi con l’intento di dare spazio a giovani scrittori e illustratori italiani.

    Non sorprende quindi che il testo sia corredato dalle illustrazioni di Mattia Ottolini, un altro collaboratore storico di Strane Storie che proprio per quest’opera ha ottenuto l’Award Illustratori Italiani nel 2006, ma il filo rosso che lega la rivista al romanzo è soprattutto quello della creatività coraggiosa e strabordante.

    Il romanzo si apre con l’ingresso del giovane Kelly in una bizzarra locanda dove, in cambio di qualcosa da bere, accetta di ascoltare dalle labbra dell’oste una storia che comincia con la fuga dall’Inferno di Giuda Iscariota. Nel frattempo assistiamo al Giorno del Giudizio attraverso lo sguardo di Sara, una maestra delle elementari che, a mezzogiorno di domenica 28 giugno del 2016, può contare diciotto anime salve contro migliaia di dannati nella sola Torino. Lei, però, non viene giudicata: niente Paradiso, né Inferno, soltanto la solita, vecchia città rimasta deserta. Tuttavia ben presto un angelo la conduce alla Sacra di San Michele dove sono stati riuniti tutti i sopravvissuti.

    Tra di loro spicca Joe Gould, uno scrittore senzatetto che nella New York degli Anni Trenta aveva riempito quaderni su quaderni con la sua Storia Orale e che ora, risorto in seguito alla Fine, è chiamato a scrivere La Storia Infernale di coloro che non appartengono né alle schiere dei Buoni, né a quelle dei Malvagi. Costoro sono stati riuniti da tre angeli, con San Michele Arcangelo in testa, per impedire che i dannati sfuggano dall’Inferno ora che i sigilli divini sono stati spezzati.

    La verità, però, è che anche i tre angeli sono stati abbandonati da Dio per aver condannato altrettanti giusti e il loro intento è quello di scendere nelle profondità dell’Abisso per rimediare agli errori commessi. Questa bizzarra compagnia di uomini e angeli verrà quindi guidata tra i gironi infernali da Giuda, catturato non appena aveva riassaporato la superficie e ora costretto a ridiscendere nell’oscurità, in un carcere che ha perduto qualsiasi ragione di esistere, dove demoni e dannati si scontrano in una guerra che rivoluzionerà la Terra rimasta orfana del suo Creatore.

    Nonostante la quarta di copertina fosse piuttosto dettagliata nella presentazione della trama, ho ritenuto opportuno sottolineare come le vicende si snodino attraverso molteplici piani narrativi: il racconto dell’oste, la voce narrante del romanzo e La Storia Infernale di Joe Gould. Basta sfogliare il volume per rendersi conto della presenza di tre differenti caratteri tipografici, corrispondenti ad altrettanti registri e punti di vista.

    Per quanto la scelta di Daniele Nadir sia ambiziosa, è ben lontana dal risultare azzardata. Senza dubbio il testo richiede una lettura attenta, ma ripaga chi decide di concedergliela con una ricchezza straordinaria, garantita da uno stile brillante ed eterogeneo almeno quanto i contenuti proposti.

    L’autore infatti attinge ai suoi studi in campo storico per gettare ne Lo stagno di fuoco numerose suggestioni che spaziano dall’Antichità agli Anni Trenta, attraversando i continenti e le epoche con affascinante disinvoltura. Anche se questi riferimenti sembrano avvalorare la presentazione del testo proposta in copertina, dove viene definito “Il romanzo storico sugli ultimi giorni dell’umanità”, l’opera vive di un’indomabile spinta creativa che la inscrive a pieno titolo nel panorama del fantastico, in virtù degli scenari e delle soluzioni narrative adottati.

    Ciò non toglie che i personaggi risultino squisitamente umani, anche grazie al contrasto offerto dalle creature angeliche e infernali, e che prima di tutto ci troviamo di fronte a una storia che celebra il piacere di raccontare d’amore e d’avventura, senza rinunciare alla riflessione su uno dei temi più controversi della storia dell’uomo. Cercando di tirare le somme, per l’eterogeneità dei toni e degli elementi introdotti, Lo stagno di fuoco può essere paragonato a un affresco barocco, dove immagini sublimi e grottesche si affastellano l’una sull’altra, piombando sullo spettatore con forza ed eleganza.

    Fuor di metafora, meritano un plauso particolare le illustrazioni di Mattia Ottolini: oltre trenta tavole che introducono ciascuna sezione e capitolo del romanzo con uno stile dal sapore rinascimentale, ispirato a grandi maestri come Albrecht Dürer e Hieronymus Bosch. Non va poi dimenticato Nathan Morello, cantautore torinese che ha composto Amore vero, una canzone che Daniele Nadir riporta per intero, facendola riecheggiare tra le desolate distese infernali. Chi fosse interessato ad assaggiare il romanzo e a scoprire i tesori che nasconde al proprio interno può visitare il sito dedicato all’opera: http://www.stagnodifuoco.com

    In conclusione si tratta di un romanzo originale e ricco fino all’inverosimile che travalica i confini dei generi letterari per offrirci una storia vibrante, capace di evocare scenari danteschi senza mai cadere nella trappola degli stereotipi.

    Daniele Nadir sorprende con un’opera prima colossale nelle ambizioni prima ancora che nel numero di pagine, scritta e illustrata con una maestria che il panorama italiano offre di rado. Il giovane autore torinese dimostra come sia possibile realizzare anche in Italia un’opera fantastica personale in tutto e per tutto, tenendosi alla larga dalle soluzioni facili e ormai logore che la letteratura di genere nostrana adotta troppo spesso in ossequio ai maestri anglosassoni, senza mai riuscire a sfiorarne le vette. Certo, un testo dalla personalità così forte può essere odiato anziché amato, non accetta compromessi, ma se cercate una prosa tutt’altro che anonima e una storia diversa da quelle dei giovani Prescelti e degli eroi leggendari, Lo stagno di fuoco è un libro che non può mancare sui vostri scaffali.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    In questo libro
    Dio esite ed è un Dio carogna che indice il Giudizo Universale , chiama a sè pochi eletti, saluta e se ne va abbandonando pochi umani ingiudicabili, tre angeli sfigati che nel corso dei millenni hanno ingiustamente destinato all'Inferno tre anime pure e miliardi di dannati che, co ...continua

    In questo libro Dio esite ed è un Dio carogna che indice il Giudizo Universale , chiama a sè pochi eletti, saluta e se ne va abbandonando pochi umani ingiudicabili, tre angeli sfigati che nel corso dei millenni hanno ingiustamente destinato all'Inferno tre anime pure e miliardi di dannati che, con la resurrezione della carne, sperimenteranno nuovi livelli di degradazione e torture demoniache. L'inizio dunque è scoppiettante, la narrazione su più livelli tiene bene e la selva di personaggi è ben domata ma dalla metà in poi la trama perde consistenza, si smarrisce nella confusione della grande rivolta infernale, troppi personaggi e troppe storie sono introdotti e abbandonati. Sul finale si arranca, si fatica e, peccato mortale, ci si annoia.

    ha scritto il 

  • 2

    Che peccato

    L'idea è sicuramente buona ed accattivante ma tutto viene sprecato in un delirio visionario e onirico, in troppe storie secondarie intarsiate malamente una nell'altra, con cambi di prospettiva e di narratore eccessivamente repentini e disorientanti. Senza contare che le quasi 800 pagine potevano ...continua

    L'idea è sicuramente buona ed accattivante ma tutto viene sprecato in un delirio visionario e onirico, in troppe storie secondarie intarsiate malamente una nell'altra, con cambi di prospettiva e di narratore eccessivamente repentini e disorientanti. Senza contare che le quasi 800 pagine potevano essere sfrondate di molto, senza alcun danno agli esiti della vicenda.

    Molto belle e appropriate le illustrazioni, pensate con attenzione e ricche di dotti particolari.

    Tuttavia... una gran bella idea sprecata: un vero peccato.

    ha scritto il 

  • 2

    Parte alla grande, me lo sono divorato fino, quasi, a nuova dite. Poi il caos. Nn che prima fosse stata una lettura semplicissima, Nadir ha uno stile molto particolare, ma da nuova dite in poi degenera decisamente... In più mi piaceva all'inizio come ogni personaggio secondario avesse una sua sto ...continua

    Parte alla grande, me lo sono divorato fino, quasi, a nuova dite. Poi il caos. Nn che prima fosse stata una lettura semplicissima, Nadir ha uno stile molto particolare, ma da nuova dite in poi degenera decisamente... In più mi piaceva all'inizio come ogni personaggio secondario avesse una sua storia, mentre a un certo punto ha deciso che non aveva più tempo (o voglia) di raccontare altre storie (rumfoord? Il messia? L'anima di rasiele? Sara? Tutta gente che nn ha una storia, mentre personaggi altrettanto secondari come il tizio dello squartatoio o la bimba delle crociate di cui non ricordo manco il nome, si...). Vogliamo poi parlare del finale?... Un sacco di domande e nessuna risposta all'orizzonte... Poteva essere un libro molto interessante, e invece no.

    ha scritto il