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Lo stato dell'unione

Di

Editore: Sironi

3.6
(286)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8851800456 | Isbn-13: 9788851800451 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Alberto Mendini, pubblicitario cinquantenne un tempo sulla cresta dell'onda eoggi sull'orlo del fallimento, riceve una di quelle proposte che non sipossono rifiutare. L'assessore alla cultura della Regione gli chiede diorganizzare, in cambio di un bel pacco di soldi, nientemeno che la campagnaper l'"Anno dell'Identità Celtica". Mendini è perplesso: di Celti, da quelleparti, per quello che lui ne sa, non se ne sono mai visti. E i soldi sonotanti, forse addirittura troppi... La terza scorribanda narrativa di TullioAvoledo si svolge in una Regione che non c'è, ma potrebbe benissimo esserci.
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  • 4

    Disperato, esasperato e complottista.
    Mi ricorda un po' (sia nella trama sia per quegli stronzi di personaggi che ha creato) Il Mare di Bering. Dai, Tullio, uno sforzino, ché scrivi bene, su. Mi ricorda pure una manica di stronzi che conosco io per davvero. Sarà che tutti gli stronzi si somiglia ...continua

    Disperato, esasperato e complottista. Mi ricorda un po' (sia nella trama sia per quegli stronzi di personaggi che ha creato) Il Mare di Bering. Dai, Tullio, uno sforzino, ché scrivi bene, su. Mi ricorda pure una manica di stronzi che conosco io per davvero. Sarà che tutti gli stronzi si somigliano, alla fine. Gli regalo mezza stella perché Tullio ha un gran senso dell'umorismo e perché mi ha accompagnata in un bel viaggio nelle midlands inglesi.

    ha scritto il 

  • 4

    Per ¾ di libro la delusione traspariva nei miei pensieri..ma com’è possibile scrivere una storia così insipida e sconclusionata. Avoledo non dovevi farmelo….
    Poi, all’improvviso, tra un punto a capo e un’exploit di asterischi, ecco la svolta… il racconto ti prende, ti incuriosisce, ti appassiona. ...continua

    Per ¾ di libro la delusione traspariva nei miei pensieri..ma com’è possibile scrivere una storia così insipida e sconclusionata. Avoledo non dovevi farmelo…. Poi, all’improvviso, tra un punto a capo e un’exploit di asterischi, ecco la svolta… il racconto ti prende, ti incuriosisce, ti appassiona. Assolutamente d’attualità. Ottimo romanzo, grande Avoledo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' deludente per me, che avevo molto apprezzato i libri precedenti di questo autore. Per affetto e stima gli metto tre stelline, con la speranza che i prossimi siano migliori.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Tra real politique e Muccino (quello piccolo per giunta)

    Interessante racconto liberamente ispirato ai deliri politici leghisti dgeli ultimi 20 anni. Il protagonista è il classico uomo in carriera disposto ad accatonare i propri principi per il dio denaro. Come vuole il cliché il nostro arraffone senza scrupoli si rende poi conto di essersi messo nelle ...continua

    Interessante racconto liberamente ispirato ai deliri politici leghisti dgeli ultimi 20 anni. Il protagonista è il classico uomo in carriera disposto ad accatonare i propri principi per il dio denaro. Come vuole il cliché il nostro arraffone senza scrupoli si rende poi conto di essersi messo nelle mani di qualcuno più spregiudicato di lui e allora cerca di redimersi in calcio d'angolo.

    Tutto sommato è un libro carino, la trama è originale e scorre via abbastanza agilmente. Quello che non mi piace è, in definitiva, il modo di scrivere di Avoledo. Come in altri suoi romanzi, anche in questo testo l'autore ci guida attarverso una continua ripetizione di elementi stereotipati, abusati e strabusati da cinema e letteratura da almeno 20 anni. In questo romanzo troviamo così lo yuppi carrierista modello wall street (ma ovviamente provincializzato in salsa italiana), il padre di famiglia che corre dietro alle ragazzine perché non si vuole rassegnare a una vita normale, la casa luccicante in stile ikea che testimonia un continuo bisogno interiore di affetto...insomma sembra d'essere in un film di muccino, un poco (ma davvero poco) più politico, ma anche meno divertente.

    ha scritto il 

  • 4

    Come sempre quando vado a trovare i miei mi fermo - prima di ripartire - a guardare la libreria in camera mia. Che se a Milano avessi lo spazio, non potrei evitare di portarmi via tutti i miei libri, e riunirli in un'unica soluzione.


    Non posso, ed è un peccato: un po' perchè - inevitabilme ...continua

    Come sempre quando vado a trovare i miei mi fermo - prima di ripartire - a guardare la libreria in camera mia. Che se a Milano avessi lo spazio, non potrei evitare di portarmi via tutti i miei libri, e riunirli in un'unica soluzione.

    Non posso, ed è un peccato: un po' perchè - inevitabilmente - finisco per passare ore in libreria a domandarmi "Questo ce l'ho o me lo avevano prestato? Vuoi vedere che mi è rimasto a Monfalcone?". E un po' perchè i libri invecchiano, ingialliscono, si intristiscono un po'.

    Natale però è sempre un buon momento per sfidare la legge di non compenetrabilità dei corpi ed utilizzare gli spazi lasciati a disposizione in valigia dai regali portati ai parenti. Quest'anno, oltre ad aver notato che mi toccherà dotarmi di una nuova copia de "Il pendolo di Foucalt" - che l'originale si è disfatto fra sottolineature e riletture mensili - ho pensato di riunire a Milano tutti gli Avoledo, trascinando in Lombardia "Lo stato dell'Unione".

    Ci sono almeno due cose che mi convincono nei romanzi di Avoledo, e la prima è lo stile, direi unico, di scrittura: mi piacciono gli autori di cui posso riconoscere la mano anche senza sbirciare il nome in copertina, e lo scrittore friulano è sicuramente fra questi. Azzardando un parallelo che gli farebbe sicuramente piacere, in questo lo assimilerei a Kurt Vonnegut e a pochi altri, e devo confessare di non essere mai mai mai rimasto deluso da uno dei suoi romanzi.

    Aggiungerei, ed è la seconda medaglia che gli appunto idealmente sul petto, che Avoledo riesce a muoversi agilmente nel sottile confine fra la scrittura "di genere" - alcune tematiche comuni sono affrontate costantemente nei suoi romanzi - e la capacità di non proporre libri sempre identici ai precedenti: anche in "Lo stato dell'unione" assistiamo allo svolgersi di una trama godibilissima, imbevuta di fantascienza e fantapolitica, osservata con lo sguardo umanissimo del protagonista (un pubblicitario in quasi-disgrazia costretto ad accettare l'organizzazione di una campagna per L'Identità Celtica della Regione...) ed arricchita da una side-story altrettanto intrigante, protagonista l'ex astronauta Neil.

    E per concludere, un'altra caratteristica costante nella poetica letteraria di Avoledo e naturalmente presente anche ne "Lo stato dell'unione" è la musica: sono romanzi infarciti di citazioni blues e jazz che costringono chi - come me - è piuttosto a digiuno del genere a vorticose ricerche su Youtube, devo ammettere ricche di soddisfazione.

    Alla musica, dunque, dedichiamo una citazione da "Lo stato dell'Unione":

    ""Adesso ascolti Eleni Karaindrou" fa, scimmiottando un accento blasé sul nome dell'artista. "Sai cos'è un indice della nostra decadenza? Lo vuoi sapere? E' tu che ascolti Eleni Kacatù, ascolti Brad Merdau ... musica svigorita, intellettuale, fatta per l'ozio. Musica del cazzo che passa dall'orecchio al cervello, senza passare per lo stomaco. Senza passare per il fegato. Per i coglioni. Mentre tutto intorno a noi c'è un mondo che si sveglia al ritmo di una musica energica e vitale. Un mondo che ha trombe e tamburi nella colonna sonora. Che rende lode in musica ai vecchi dei combattivi e sanguinari. Hai mai sentito certe musiche slave? Musiche contadine, energiche, vitali. Quando le hai sentite, capisci da dove saltano fuori la violenza. I Kalashnikov. La pulizia etnica. E la musica africana?"."

    ha scritto il 

  • 3

    Avoledo scrive in modo avvolgente, anche questo romanzo come "L'elenco telefonico di Atlantide" l'ho divorato in due giorni staccandomi il meno possibile. E mi piace l'ambientazione nel nordest italiano con squarci di fantascienza e riferimenti politici che emergono da situazioni quotidiane.
    Mi i ...continua

    Avoledo scrive in modo avvolgente, anche questo romanzo come "L'elenco telefonico di Atlantide" l'ho divorato in due giorni staccandomi il meno possibile. E mi piace l'ambientazione nel nordest italiano con squarci di fantascienza e riferimenti politici che emergono da situazioni quotidiane. Mi irrita invece lo sfoggio citazionista di musiche, letture, abbigliamento ecc: decisamente compiaciuto, o forse manierista (non è certo "American Psycho"). Bello, piacevole, ma mi aspettavo un po' di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi disse, quando ero molto giovane: “Io ti vedo, in un futuro, seduto su una poltrona imbottita, davanti ad un caminetto acceso, mentre bevi un bicchiere di brandy da un calice di cristallo.” Profetizzò per me una carriera artistica molto importante, o quantomeno molto significativa. Disse che er ...continua

    Mi disse, quando ero molto giovane: “Io ti vedo, in un futuro, seduto su una poltrona imbottita, davanti ad un caminetto acceso, mentre bevi un bicchiere di brandy da un calice di cristallo.” Profetizzò per me una carriera artistica molto importante, o quantomeno molto significativa. Disse che ero intelligente. Non avrebbe potuto dimostrarlo, ma “si vedeva”; e come tale avrei pensato, e scritto, cose molto profonde ed interessanti, che mi avrebbero procurato l’ammirazione di molti. La cosa, detta da un vicino di casa di mia nonna, un taglialegna barra bracconiere barra gran cercatore di funghi barra grande esperto di montagne barra grandissimo scalatore barra fanatico della seconda guerra mondiale, mi sembrò quantomeno…come definirla? Strana? Paradossale? Eppure non saprei dire perché. Mi faceva specie che quell’armadio di uomo, che ogni anno apriva una bottiglia di vino e raccontava le stesse storie dell’anno prima (cosa che continua a fare anche oggi), dopo avermi visto poco ed avermi parlato pochissimo avesse tratto queste conclusioni. Una volta, mi capitò di fare dei disegnini sulle pagine di un giornale, e lui se li prese, perché un giorno o l’altro sarei diventato famoso, e quegli scarabocchi avrebbero acquistato grande valore. Sono passati molti anni, moltissimi. Chissà se da qualche parte li tiene ancora? In ogni caso, non mi va di chiederglielo. Il suo personale contributo alla mia creatività è stato – oltre al raccontarmi le stesse storie e al consigliarmi luoghi da visitare nei dintorni – il dono di una serie quasi completa di videocassette dedicate al Nazismo Esoterico: per errore il suo edicolante gliene ordinò alcuni numeri doppi, e lui pensò bene di passarle a me. Io però le ho passate ad un amico, perché l’argomento era certamente affascinante, ma un po’ fuori tempo rispetto ai miei interessi del momento (il periodo dei misteri era passato da un po’). Non posso neanche dire di averle guardate, al massimo una o due. Una cosa che comunque non dimenticherò mai fu quando ci fece assaggiare della carne secca di cervo, cacciato (di frodo, ovvio) da alcuni suoi compari. Mai in tutta la mia vita ho mangiato una carne del genere, che bastava una striscetta a saziarti, che ti riempiva la bocca di saliva al solo sfiorarla con la lingua, e con il sapore che ti restava in bocca per un mucchio di tempo. Nulla a che vedere con le bistecchine che ti servono al supermercato, pallidi surrogati di quella che è la vera carne. Mi sembrò, in quel momento, di aver assaggiato la stessa carne che i miei lontani antenati dovevano aver mangiato ai tempi in cui dovevi andartela a prendere da solo, cacciandola con con arco e frecce. Un giorno – sebbene io fossi sempre magrissimo – profetizzò anche che dopo i trenta avrei messo su una bella pancia. In questo caso, ci ha beccato in pieno. Questo vuol dire che c’è ancora speranza? . "Alberto Mendini, pubblicitario cinquantenne un tempo sulla cresta dell'onda e oggi sull'orlo del fallimento, riceve una di quelle proposte che non si possono rifiutare. L'assessore alla cultura della Regione gli chiede di organizzare, in cambio di un bel pacco di soldi, nientemeno che la campagna per l'"Anno dell'Identità Celtica". Mendini è perplesso: di Celti, da quelle parti, per quello che lui ne sa, non se ne sono mai visti. E i soldi sono tanti, forse addirittura troppi... La terza scorribanda narrativa di Tullio Avoledo si svolge in una Regione che non c'è, ma potrebbe benissimo esserci. . “ Lo stato dell’unione” è il nostro. O meglio, quello che potrebbe essere se un certo regime dittatoriale che mischia il vecchio e il nuovo (ma soprattutto il vecchio) prendesse davvero piede. Quello che Avoledo qui ci mostra sono i prodromi di una tragedia possibile, nella migliore tradizione del romanzo “realista” italiano mischiato all’altrettanto classico romanzo “fantapolitico” della tradizione sci-fi inglese. Il tutto, ovviamente, condito con quella sua parte personale che rende la miscela sempre gradita ai suoi estimatori, dei quali mi pregio di far parte. Cosa dire di più? Stile sempre efficace, storia sempre avvincente, ironia sempre presente. Descrivere Avoledo non è mai facile, e neppure consigliarlo ad occhi chiusi: le sue derive fantastiche, che io apprezzo e trovo uniche nel suo genere, fanno storcere il naso ad alcuni, abituati ad un certo canone a cui Avoledo sembra all’inizio appartenere, mentre invece di colpo se ne allontana con forza, ribadendo la sua diversità rispetto a certi stilemi della “nostra” letteratura e confessando una volta di più la sua appartenenza ad un “sotto-genere” quale la fantascienza più matura. In questo caso, le derive sono minori rispetto agli altri romanzi. La struttura, seppure descrive un mondo di un incerto futuro prossimo, è di impianto realistico: il protagonista è un pubblicitario fallito che non è più in grado di procacciarsi clienti e che improvvisamente riceve una stranissima proposta: organizzare in cambio si un mucchio di soldi una fantomatica campagna pubblicitaria con tanto di mostra annessa dedicata all’”Identità Celtica” del Nord Italia, e su questo tema si svolge gran parte del romanzo…ma poi può capitare che un amico del protagonista abbia una vecchia radio attraverso la quale sente le voci dei morti e ne ricavi delle profezie, ed ecco che non si può far altro che applaudire, e arrendersi di nuovo alla fantasmagorica affabulazione di uno dei più dotati autori italiani. Ah: ricordare assolutamente di citare l’ironia che pervade tutta l’opera, e visto che già l’ho fatto, ricordarla nuovamente. E già che ci siamo ricordare: misteri, cospirazioni, politici nazisti, storie di bassa vita coniugale, amori tramontati e tradimenti. Di tutto un po’. Non bastano queste poche righe per raccontare l’eleganza e gli infiniti contenuti di un piccolo libro come questo.

    ha scritto il 

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