Lo stato dell'unione

Di

Editore: Sironi

3.6
(290)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8851800456 | Isbn-13: 9788851800451 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Alberto Mendini, pubblicitario cinquantenne un tempo sulla cresta dell'onda eoggi sull'orlo del fallimento, riceve una di quelle proposte che non sipossono rifiutare. L'assessore alla cultura della Regione gli chiede diorganizzare, in cambio di un bel pacco di soldi, nientemeno che la campagnaper l'"Anno dell'Identità Celtica". Mendini è perplesso: di Celti, da quelleparti, per quello che lui ne sa, non se ne sono mai visti. E i soldi sonotanti, forse addirittura troppi... La terza scorribanda narrativa di TullioAvoledo si svolge in una Regione che non c'è, ma potrebbe benissimo esserci.
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  • 4

    All'inizio molto divertente e ironico, ma man mano che si prosegue nella letttura, compare un senso di inquietudine per quello che potrebbe anche succedere in una società sempre più razzista, dove si ...continua

    All'inizio molto divertente e ironico, ma man mano che si prosegue nella letttura, compare un senso di inquietudine per quello che potrebbe anche succedere in una società sempre più razzista, dove si alzano i muri e si pensa di poter manipolare la popolazione anche con operazioni di marketing.

    ha scritto il 

  • 4

    Disperato, esasperato e complottista.
    Mi ricorda un po' (sia nella trama sia per quegli stronzi di personaggi che ha creato) Il Mare di Bering. Dai, Tullio, uno sforzino, ché scrivi bene, su. Mi ricor ...continua

    Disperato, esasperato e complottista.
    Mi ricorda un po' (sia nella trama sia per quegli stronzi di personaggi che ha creato) Il Mare di Bering. Dai, Tullio, uno sforzino, ché scrivi bene, su. Mi ricorda pure una manica di stronzi che conosco io per davvero. Sarà che tutti gli stronzi si somigliano, alla fine.
    Gli regalo mezza stella perché Tullio ha un gran senso dell'umorismo e perché mi ha accompagnata in un bel viaggio nelle midlands inglesi.

    ha scritto il 

  • 4

    Per ¾ di libro la delusione traspariva nei miei pensieri..ma com’è possibile scrivere una storia così insipida e sconclusionata. Avoledo non dovevi farmelo….
    Poi, all’improvviso, tra un punto a capo e ...continua

    Per ¾ di libro la delusione traspariva nei miei pensieri..ma com’è possibile scrivere una storia così insipida e sconclusionata. Avoledo non dovevi farmelo….
    Poi, all’improvviso, tra un punto a capo e un’exploit di asterischi, ecco la svolta… il racconto ti prende, ti incuriosisce, ti appassiona. Assolutamente d’attualità.
    Ottimo romanzo, grande Avoledo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' deludente per me, che avevo molto apprezzato i libri precedenti di questo autore. Per affetto e stima gli metto tre stelline, con la speranza che i prossimi siano migliori.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Tra real politique e Muccino (quello piccolo per giunta)

    Interessante racconto liberamente ispirato ai deliri politici leghisti dgeli ultimi 20 anni. Il protagonista è il classico uomo in carriera disposto ad accatonare i propri principi per il dio denaro. ...continua

    Interessante racconto liberamente ispirato ai deliri politici leghisti dgeli ultimi 20 anni. Il protagonista è il classico uomo in carriera disposto ad accatonare i propri principi per il dio denaro. Come vuole il cliché il nostro arraffone senza scrupoli si rende poi conto di essersi messo nelle mani di qualcuno più spregiudicato di lui e allora cerca di redimersi in calcio d'angolo.

    Tutto sommato è un libro carino, la trama è originale e scorre via abbastanza agilmente. Quello che non mi piace è, in definitiva, il modo di scrivere di Avoledo. Come in altri suoi romanzi, anche in questo testo l'autore ci guida attarverso una continua ripetizione di elementi stereotipati, abusati e strabusati da cinema e letteratura da almeno 20 anni. In questo romanzo troviamo così lo yuppi carrierista modello wall street (ma ovviamente provincializzato in salsa italiana), il padre di famiglia che corre dietro alle ragazzine perché non si vuole rassegnare a una vita normale, la casa luccicante in stile ikea che testimonia un continuo bisogno interiore di affetto...insomma sembra d'essere in un film di muccino, un poco (ma davvero poco) più politico, ma anche meno divertente.

    ha scritto il 

  • 4

    Come sempre quando vado a trovare i miei mi fermo - prima di ripartire - a guardare la libreria in camera mia. Che se a Milano avessi lo spazio, non potrei evitare di portarmi via tutti i miei libri, ...continua

    Come sempre quando vado a trovare i miei mi fermo - prima di ripartire - a guardare la libreria in camera mia. Che se a Milano avessi lo spazio, non potrei evitare di portarmi via tutti i miei libri, e riunirli in un'unica soluzione.

    Non posso, ed è un peccato: un po' perchè - inevitabilmente - finisco per passare ore in libreria a domandarmi "Questo ce l'ho o me lo avevano prestato? Vuoi vedere che mi è rimasto a Monfalcone?". E un po' perchè i libri invecchiano, ingialliscono, si intristiscono un po'.

    Natale però è sempre un buon momento per sfidare la legge di non compenetrabilità dei corpi ed utilizzare gli spazi lasciati a disposizione in valigia dai regali portati ai parenti. Quest'anno, oltre ad aver notato che mi toccherà dotarmi di una nuova copia de "Il pendolo di Foucalt" - che l'originale si è disfatto fra sottolineature e riletture mensili - ho pensato di riunire a Milano tutti gli Avoledo, trascinando in Lombardia "Lo stato dell'Unione".

    Ci sono almeno due cose che mi convincono nei romanzi di Avoledo, e la prima è lo stile, direi unico, di scrittura: mi piacciono gli autori di cui posso riconoscere la mano anche senza sbirciare il nome in copertina, e lo scrittore friulano è sicuramente fra questi. Azzardando un parallelo che gli farebbe sicuramente piacere, in questo lo assimilerei a Kurt Vonnegut e a pochi altri, e devo confessare di non essere mai mai mai rimasto deluso da uno dei suoi romanzi.

    Aggiungerei, ed è la seconda medaglia che gli appunto idealmente sul petto, che Avoledo riesce a muoversi agilmente nel sottile confine fra la scrittura "di genere" - alcune tematiche comuni sono affrontate costantemente nei suoi romanzi - e la capacità di non proporre libri sempre identici ai precedenti: anche in "Lo stato dell'unione" assistiamo allo svolgersi di una trama godibilissima, imbevuta di fantascienza e fantapolitica, osservata con lo sguardo umanissimo del protagonista (un pubblicitario in quasi-disgrazia costretto ad accettare l'organizzazione di una campagna per L'Identità Celtica della Regione...) ed arricchita da una side-story altrettanto intrigante, protagonista l'ex astronauta Neil.

    E per concludere, un'altra caratteristica costante nella poetica letteraria di Avoledo e naturalmente presente anche ne "Lo stato dell'unione" è la musica: sono romanzi infarciti di citazioni blues e jazz che costringono chi - come me - è piuttosto a digiuno del genere a vorticose ricerche su Youtube, devo ammettere ricche di soddisfazione.

    Alla musica, dunque, dedichiamo una citazione da "Lo stato dell'Unione":

    ""Adesso ascolti Eleni Karaindrou" fa, scimmiottando un accento blasé sul nome dell'artista. "Sai cos'è un indice della nostra decadenza? Lo vuoi sapere? E' tu che ascolti Eleni Kacatù, ascolti Brad Merdau ... musica svigorita, intellettuale, fatta per l'ozio. Musica del cazzo che passa dall'orecchio al cervello, senza passare per lo stomaco. Senza passare per il fegato. Per i coglioni. Mentre tutto intorno a noi c'è un mondo che si sveglia al ritmo di una musica energica e vitale. Un mondo che ha trombe e tamburi nella colonna sonora. Che rende lode in musica ai vecchi dei combattivi e sanguinari. Hai mai sentito certe musiche slave? Musiche contadine, energiche, vitali. Quando le hai sentite, capisci da dove saltano fuori la violenza. I Kalashnikov. La pulizia etnica. E la musica africana?"."

    ha scritto il 

  • 3

    Avoledo scrive in modo avvolgente, anche questo romanzo come "L'elenco telefonico di Atlantide" l'ho divorato in due giorni staccandomi il meno possibile. E mi piace l'ambientazione nel nordest italia ...continua

    Avoledo scrive in modo avvolgente, anche questo romanzo come "L'elenco telefonico di Atlantide" l'ho divorato in due giorni staccandomi il meno possibile. E mi piace l'ambientazione nel nordest italiano con squarci di fantascienza e riferimenti politici che emergono da situazioni quotidiane.
    Mi irrita invece lo sfoggio citazionista di musiche, letture, abbigliamento ecc: decisamente compiaciuto, o forse manierista (non è certo "American Psycho").
    Bello, piacevole, ma mi aspettavo un po' di più.

    ha scritto il 

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