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Lo strangolatore

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.3
(276)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882745775 | Isbn-13: 9788882745776 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: H. Lyria

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Le memorie grottesche e ferocemente umoristiche di uno strangolatore: i suoidelitti, le sue vittime, le sue donne. È lui stesso, De Salvo, a parlare inprima persona, più confortato che afflitto dai ricordi delle propriescelleratezze e ossessionato dai suoi presunti guaritori - maghi dellapsichiatria e della psicanalisi - che, nello strano manicomio in cui èrinchiuso, gli si avvicendano attorno con foga e serietà ridicole cercando diidentificarlo, incasellarlo come caso, per ridurlo a docile oggetto di studio.Ma lui puntualmente li sfugge, li illude, li inganna con glaciale ironia elucidità mefistofelica, in un gioco sottile, incessante del gatto col topo...
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  • 1

    Un infortunio dovuto al decadimento di Montalban, ormai privo di idee, il cui declino sarà conclamato nel grottesco delirio di "Millennio".
    Una storia banale e sgradevole, senza guizzi nè meriti.
    Abbandonato a pagina 80 per sfinimento

    ha scritto il 

  • 2

    Romanzo che appartiene al filone iberico del cerebralismo onanistico, un orientamento stilistico che tanto ha dato alla letteratura degli ultimi lustri.
    Uno stile che prevede la presenza di un io narrante che si pianti di fronte al suo pubblico e, piede sinistro avanti, mano sul cuore, mett ...continua

    Romanzo che appartiene al filone iberico del cerebralismo onanistico, un orientamento stilistico che tanto ha dato alla letteratura degli ultimi lustri.
    Uno stile che prevede la presenza di un io narrante che si pianti di fronte al suo pubblico e, piede sinistro avanti, mano sul cuore, metta a nudo la sua anima per pagine e pagine e pagine e pagine senza nulla cedere a volgari espedienti, già vecchi ai tempi di Aristotele, quali uno straccio di trama o un banale colpo di scena. Se dell'azione proprio non si può fare a meno questa viene mostrata come se si guardasse in un binocolo girato al contrario: lontana, distorta e quasi indistinguibile.
    Tutti romanzi colti e intelligenti quelli cerebral-onanisti, ma tanto noiosi che dopo cento pagine ti hanno fatto venire un attacco di orchite che ti costringe a portare a spasso gli zebedei con la carriola. E questo, di pagine, ne ha poco meno di trecento!

    ha scritto il 

  • 0

    “Lo strangolatore” ..l'altra faccia de “L’assassino ipocondriaco”?

    Avvertite come esigenza ineludibile, un completo raffinamento della vostra nozione di identità ?
    Volete, nell’ottica di una maggiore adesione al pensiero di Paul Ricœur, approfondire il concetto stesso di identità e comprendere come in esso “si sovrappongano due significati distinti che il ...continua

    Avvertite come esigenza ineludibile, un completo raffinamento della vostra nozione di identità ?
    Volete, nell’ottica di una maggiore adesione al pensiero di Paul Ricœur, approfondire il concetto stesso di identità e comprendere come in esso “si sovrappongano due significati distinti che il latino esprime con idem e ipse. Secondo il primo significato “identico” è sinonimo di ‘estremamente simile’, ‘analogo’ (idem). Il medesimo, o meglio ancora l’uguaglianza, implica una qualsiasi forma di immutabilità nel tempo: il contrario sarà dunque ‘differente’, ‘mutevole’. Nel secondo significato, nel senso di ipse, ‘identico’ si lega al concetto di ipseità, di un se stesso. Un individuo è identico a se stesso. Il contrario sarebbe qui ‘altro’, ‘estraneo’ “ ?
    Avete due possibilità: leggere il saggio “Sé come un altro” di Ricœur oppure procurarvi “Lo strangolatore” di Vázquez Montalbán…non so quale dei due testi presenti maggiori difficoltà, perché in questo caso , il creatore del detective Pepe Carvalho, si impegnò non poco per rendere faticoso l’inoltrarsi fra le sue pagine.
    Leggendo Montalbán capirete perché il protagonista de “Lo strangolatore” (anzi, trattandosi di schizofrenico dovrei parlare di protagonisti) parli di medesimezza riferendosi a sé.
    Avrete poi , rispetto a Ricœur, l’indubbio vantaggio di poter ampliare i vostri orizzonti grazie a risposte su fondamentali domande del tipo: A quanti chilometri di distanza da casa mia potrei commettere i miei delitti ?
    Oppure imparare un discutibile ma efficacissimo sistema per la sbiancatura dei denti.
    Scherzi a parte, l’autore catalano si ispirò alla storia vera di un un idraulico americano, Albert De Salvo, uomo dalla duplice personalità, di cui una, malvagia, agiva senza che l'altra se ne rendesse conto.
    Gli psichiatri che lo ebbero in cura, ricucirono le due personalità ed egli , solo allora , si rese conto di essere un assassino acquisendo la consapevolezza di quanto commesso (in verità ancora oggi, la storia dello “strangolatore di Boston”, non è del tutto chiara).
    Con ironia dissacratoria Vázquez Montalbán intesse un romanzo in cui il potere del linguaggio assorbe e stravolge completamente la realtà.
    Proprio per difendersi dalla psichiatria e , forse , dalla piena consapevolezza di sè, il protagonista, deve possedere gli stessi strumenti degli psichiatri ; il romanzo finisce così per ruotare intorno al potere salvifico dato dal controllo del linguaggio e del cervello “servendomi di quel cervello possibilista e socialdemocratico che tutti abbiamo dentro di noi come strumento di soccorso fra il Tutto e il Nulla".
    Nella galleria di specchi, dove i simboli (le acque e i materni confini della città Boston o Barcellona) , le citazioni (le ribollenti scogliere di Eliot) e i richiami artistici, sono forti e ricorrenti elementi narrativi , è facile smarrire certezze e coordinate , inseguendo riflessi e proiezioni, in una drammatica ricerca della propria alma (senza avere mai la certezza se si tratti di realtà o immaginazione, anima o donna.

    Consigliarne la lettura ?
    Una parte di me vi direbbe di si , ora chiedo all’analogo che , in un angolo buio ,scuote lentamente la testa ..immagine disturbante vero ?

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre in bilico tra reale e surreale, è un libro comunque pieno del miglior Manolo; per chi vuole conoscere questo magnifico autore consiglio di iniziare da altro, ma per gli estimatori rimane un pezzetto di patrimonio da non perdere.

    ha scritto il 

  • 1

    Perdete ogni speranza o voi ch'entrate...

    Il primo e non unico problema dello Strangolatore è quello di essere un monologo arido e sordo. Intellettualismo, l’ambizione di creare un qualcosa tra il pamphlet e il saggio critico attraverso l’espediente dello psyco-killer che recita a soggetto le sue una, dieci, cento vite immaginarie: sì, m ...continua

    Il primo e non unico problema dello Strangolatore è quello di essere un monologo arido e sordo. Intellettualismo, l’ambizione di creare un qualcosa tra il pamphlet e il saggio critico attraverso l’espediente dello psyco-killer che recita a soggetto le sue una, dieci, cento vite immaginarie: sì, ma il lettore? Il povero lettore rimane spiazzato, i suoi appelli cadono in un vuoto freddo pieno di noia, noia, bla, bla, bla, Lacan qui, il marxismo là e via vaniloquendo.... La logica di queste pagine è masturbatoria… e a poco giova rinvenire qua e là qualche chicca sparsa, qualche battuta fulminante. Si potesse farne una centrifugata magari verrebbero fuori che so, due o tre pagine di aforismi, citazioni citabili, post it da conversazione... Ma il resto è ciarpame indigeribile. Magari Montalban si sarà divertito a scrivere questo romanzo, di sicuro non io a leggerlo. L'ho finito per puro puntiglio con lettura diagonale delle ultime trenta pagine, compresa la postfazione (sì, anche una postfazione! Come dire: dopo un clistere di trippa e fagioli mettiamoci ancora su qualcosina per il viaggio...).

    ha scritto il 

  • 1

    Non se ne sentiva l'esigenza

    Mi dispiace dare una stella ad un libro, capisco la fatica dello scrittore nello scriverlo. Ma capisco anche la fatica che ho fatto io per arrivare in fondo, poichè mi dispiace molto non concludere un libro. Una volta finito la mia frase è stata: "Finalmente!", e per me è una rarità.
    Però u ...continua

    Mi dispiace dare una stella ad un libro, capisco la fatica dello scrittore nello scriverlo. Ma capisco anche la fatica che ho fatto io per arrivare in fondo, poichè mi dispiace molto non concludere un libro. Una volta finito la mia frase è stata: "Finalmente!", e per me è una rarità.
    Però una considerazione di fondo va fatta. Montalban è uno scrittore difficile da leggere, scrive impegnativo, talvolta pesante (paragrafi lunghi, abbastanza descrittivi che talvolta si fa fatica a seguire), sicuramente edotto.
    Ma qui ha estremizzato il tutto, ha prodotto un libro retorico, troppo saccente, oltremodo pesante, in cui sembra quasi voler sottolineare la sua cultura. Siamo ai livelli di Umberto Eco, solo che Umberto Eco giustifica la pressante cultura scritta nei suoi libri con una trama che, volente o nolente, la comprende come parte integrante.
    Non si sentiva il bisogno, a mio modo di vedere, di un libro così. Peccato, perchè l'idea di entrare nella testa di uno strangolatore era carina.
    Devo dare atto di due cose: bello l'utilizzo di termini difficili e colti, ma unicamente fino alla lettera T e bella la conclusione, peccato che questa avvengo poco dopo metà libro!

    ha scritto il 

  • 2

    Psicopalla

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    Leggevo Montalban negli anni '90, in fase post-Erasmus. Ricordo con simpatia Pepe Carvalho e le atmosfere barcelonine. Vicende rinfrescanti, che aprivano ad un estero che è sempre più verde (mi dispiace per il trota, ma la Catalunya è un'altra cosa..) del giardino di casa.

    Questa ...continua

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    Leggevo Montalban negli anni '90, in fase post-Erasmus. Ricordo con simpatia Pepe Carvalho e le atmosfere barcelonine. Vicende rinfrescanti, che aprivano ad un estero che è sempre più verde (mi dispiace per il trota, ma la Catalunya è un'altra cosa..) del giardino di casa.

    Questa paccottiglia psicoqualcosa, invece, è davvero una noia..

    ha scritto il