Lo straniero

Di

Editore: Bompiani

4.2
(9932)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Finlandese , Turco , Svedese , Giapponese , Olandese , Greco , Polacco , Ceco

Isbn-10: A000060947 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Albereto Zevi

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Lo straniero è un romanzo di Albert Camus pubblicato da Bompiani nel 1947. Questa edizione è del 2000.

    Meursault è impiegato in un’azienda ad Algeri, anche se è di origine francese. Affronta la vita c ...continua

    Lo straniero è un romanzo di Albert Camus pubblicato da Bompiani nel 1947. Questa edizione è del 2000.

    Meursault è impiegato in un’azienda ad Algeri, anche se è di origine francese. Affronta la vita con indifferenza, e nemmeno la morte della madre all’inizio della narrazione sembra scuoterlo. Va alla casa di riposo dove la madre era ricoverata ma non vuole vederne la salma, come se non gli importasse. Beve e fuma durante la veglia, e il giorno dopo il funerale incontra una ragazza (sua ex collega di ufficio) comincia con lei una relazione, che non sembra però dargli nessuna emozione se non la voglia di fare sesso con lei. Conosce anche il suo vicino di casa, Raimondo Syntes, che dice di fare il magazziniere e invece è uno sfruttatore di donne, che un giorno lo invita al mare da un amico. Qui Meursault si trova ad uccidere un arabo in maniera totalmente indifferente, senza sapere nemmeno bene il perché. Affronterà un processo, e le sue colpe saranno più la sua indifferenza e la sua mancanza di morale che l’omicidio in sé.

    E’ il primo romanzo di Camus, ma viene inserito nei migliori 100 libri dalla rivista Le Monde. Il romanzo è ben scritto e piacevole, il personaggio è interessante e coinvolgente; nonostante la sua mancanza di morale comune (e come doveva sembrare immorale un personaggio del genere negli anni Cinquanta, soprattutto in Italia) ci si trova a simpatizzare con lui. L’unica pecca una trama non proprio coinvolgente: tra questo e “La peste” altro suo capolavoro, il secondo è ancora un gradino sopra.

    Comunque da leggere. Camus è ritenuto spesso pesante e poco piacevole da leggere, io trovo che la sua prosa sia comunque di un grande della letteratura.

    ha scritto il 

  • 4

    Josef K., Bartleby e Meursault: tre parenti stretti

    Il Meursault di Camus più che uno straniero è un “estraniato”. Come lo sono il Josef K. del “Processo” e lo scrivano Bartleby di Melville. Ma a differenza di costoro le sue vicende ci vengono narra ...continua

    Il Meursault di Camus più che uno straniero è un “estraniato”. Come lo sono il Josef K. del “Processo” e lo scrivano Bartleby di Melville. Ma a differenza di costoro le sue vicende ci vengono narrate in prima persona, come in una sorta di diario, i suoi ragionamenti provengono dalla sua mente ed acquisiscono una grande forza, raggiungono un grande impatto sul lettore specialmente nelle ultime pagine, quelle in cui aspetta che si compia la sua condanna a morte nella solitudine della sua cella. Da qui prendono chiarezza e una ragione (se ragione vi sia) il suo estraniamento, la sua insensibilità, la sua incapacità a condividere le leggi e le convenzioni dell’umanità e tutti i suoi sforzi (o non-sforzi) per adattarvisi passivamente ed accettarle, a qualsiasi fine esse portino. Perché il senso della vita è comunque nel suo inesorabile epilogo, morire, non importa quindi quando, dove, come o perché.
    Tanto vale liberarsi quindi da qualsiasi senso di colpa, qualsiasi sia la sua natura, perché non ha alcun senso, ed aspettare la fine in qualsiasi momento.
    Ma qui stanno sia il punto di forza che di debolezza del breve romanzo di Camus, di fronte a Melville e a Kafka. Bartleby lo conosciamo solo attraverso gli occhi di chi lo incontra e ce ne narra quel poco di storia che lui conosce direttamente, da testimone che si incuriosisce di fronte all’esistenza di questo essere lontano ed estraneo al mondo che anche questo essere alieno, così anch'egli "straniero", è costretto ad abitare, rifiutandosi gentilmente ma caparbiamente ad aderirvi con i suoi continui “grazie, preferirei di no”.
    E non riesce a sondarne le ragioni, un perché, lasciandoci pensare a mille possibili soluzioni, ed altrettanti significati, ma affascinati di fronte ad una estraneità così radicata da rappresentare in qualche modo una forma di coraggio.
    Kafka ci propone in modo del tutto impersonale (un narratore esterno alla storia) il lento disintegrarsi delle certezze sui cui poggia l’adesione di un uomo perfettamente integrato al sistema umano in cui vive nel momento in cui il sistema lo rigetta gli fa sentire la sua estraneità. Naturalmente è il sistema a sbagliare, e il protagonista della storia ne avverte intuitivamente fin da subito i suoi limiti, i suoi difetti, la sua insensatezza; ma la paura di abbandono, di sentirsene estraneo, è tale da ribaltare completamente la sua percezione della realtà fino a creare quel paradosso magistrale con il quale sarà il condannato stesso a dover cercare la colpa per la quale è accusato. E che rimarrà a tutti (dall’ autore al protagonista, e naturalmente fino al lettore) ignota anche al termine.
    E qui, in questa indeterminatezza, stanno il fascino di Melville e la grandezza immensa, irraggiungibile di Kafka, che Camus, nonostante il valore indiscutibile di questo romanzo, non possiede.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro in preparazione all'omonimo spettacolo messo in scena da Fabrizio Gifuni...
    La scrittura di Camus mi ha lasciato davvero senza parole...per la sua efficacia , l'uso essenziale de ...continua

    Ho letto questo libro in preparazione all'omonimo spettacolo messo in scena da Fabrizio Gifuni...
    La scrittura di Camus mi ha lasciato davvero senza parole...per la sua efficacia , l'uso essenziale delle parole, i periodi cortissimi, rendono perfettamente l'idea del carattere di Meursault.
    La rappresentazione magistrale di Gifuni ha completato l'opera...
    Se vi capita...leggete questo libro e poi andate a teatro!

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura tanto breve quanto superlativa quanto a spessore filosofico. Letto in un giorno tutto d'un fiato, la prosa scarna di Camus infonde il senso di quanto l'esistenza umana sia qualcosa di concreta ...continua

    Lettura tanto breve quanto superlativa quanto a spessore filosofico. Letto in un giorno tutto d'un fiato, la prosa scarna di Camus infonde il senso di quanto l'esistenza umana sia qualcosa di concretamente sfuggente, nonostante e forse proprio a causa di, le illusioni che ogni giorno ci costruiamo.

    ha scritto il 

  • 5

    L'estraneo.

    Più che straniero, direi estraneo. Alla società, all'universo, alla religione, alla vita e alla morte.
    E chissà se al di là del carattere universale del libro c'è anche un pò della situazione dell'aut ...continua

    Più che straniero, direi estraneo. Alla società, all'universo, alla religione, alla vita e alla morte.
    E chissà se al di là del carattere universale del libro c'è anche un pò della situazione dell'autore, di francese che viveva tra gli arabi,straniero in Algeria e straniero in Francia.

    L'ho terminato alcuni giorni fa e devo dire che è un libro che non ti arriva subito ma poi ti invade e ti fa riflettere. Devo leggere qualche altra cosa di Albert!

    Un uso delle parole "misurato", una scrittura essenziale quindi, per un libro essenziale.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia non ha una trama particolarmente elaborata o interssante, ma è il carattere del protagonista a fare il libro; apatico, indifferente nei confronti del prossimo, egoista, ma allo stesso tempo ...continua

    La storia non ha una trama particolarmente elaborata o interssante, ma è il carattere del protagonista a fare il libro; apatico, indifferente nei confronti del prossimo, egoista, ma allo stesso tempo libero dalle regole mentali che la società impone. Un personaggio che si ama e si odia insieme.

    ha scritto il 

  • 5

    Che strano uomo Mersault. Tutto gli è indifferente, non capisce le emozioni e il loro linguaggio. Non capisce il dolore, l'amore, la rabbia, cosa dire di fronte al giudice per accattivarselo. Gli altr ...continua

    Che strano uomo Mersault. Tutto gli è indifferente, non capisce le emozioni e il loro linguaggio. Non capisce il dolore, l'amore, la rabbia, cosa dire di fronte al giudice per accattivarselo. Gli altri imputati piangono di fronte al crocefisso, ma loro sono criminali incalliti, si sanno comportare. Mersault sembra affetto da una specie di autismo o da una sindrome di Asperger. Il linguaggio delle emozioni non lo tocca, capisce solo quello del corpo, il caldo, il freddo, la fame, il desiderio e è di una ingenuità, di una trasparenza infantile. Di fronte alle domande del giudice si ritrova indifeso nella sua sincerità, per questo Maria si innamora di lui e anche il lettore.
    Il romanzo si divide in due parti: nella prima Camus ci descrive le giornate che portano al delitto, il funerale della madre di Mersault, la conoscenza di Maria e del vicino, con la fama di essere strozzino. Il vicino coinvolge nelle sue beghe poco chiare Mersault che è come un bambino, limpido, indifeso, ingenuo, manovrabile e con scarsa coscienza di sè. La scena del delitto, una specie di mezzogiorno di fuoco è bellissima. Al delitto segue il giudizio. Naturalmente Mersault, incapace di emozioni è incapace anche di pentimento. Ma la sua incapacità di pentimento sembra legata a una innocenza superiore, a una incapacità di calcolo e di male che commuove il lettore. Mentre i discorsi malevoli del giudice e la sua sentenziosità rimandano all'impossibilità assoluta dell'uomo di giudicare un altro uomo che a sua volta richiama il non giudicare cristiano pur essendo Camus assolutamente ateo.

    ha scritto il 

  • 0

    在你我之中,沒有什麼不同也沒有什麼相同。存在或本質不管誰先於誰,也無法避開無所不在的荒謬。我想這就是除了實在帥到一個誇張,我這麼愛卡謬的最大原因了。

    ha scritto il 

  • 0

    L'indifferenza

    "Leggilo, poi ne parliamo."

    Ok, letto. Piaciuto? Sì.
    Fino ad un certo punto pensi "mah".
    Poi ti arriva.

    Al di là della storia, qui la cosa bella è l'equilibrio perfetto tra ciò che viene raccontato e ...continua

    "Leggilo, poi ne parliamo."

    Ok, letto. Piaciuto? Sì.
    Fino ad un certo punto pensi "mah".
    Poi ti arriva.

    Al di là della storia, qui la cosa bella è l'equilibrio perfetto tra ciò che viene raccontato e la quantità di parole usate. Nessuno spreco. L'essenziale.
    Importa quello che si respira. Respiri l'indifferenza (parola usata 7 volte nel testo).

    Leggendolo pensi che ad un certo punto c'è qualcuno che decide come dobbiamo catalogare gli anni e cosa dobbiamo ricordare di un determinato periodo.
    Quel periodo lì era esistenzialista e noi ci ricordiamo Lo straniero, fa niente se Camus stesso nemmeno si riconosceva nell'esistenzialismo.

    Mi ami?
    No.

    Mi vuoi sposare?
    Come vuoi.
    E se te l'avesse chiesto un'altra sarebbe stato uguale?
    ...sì.

    Non ci sono perchè quando hai il vuoto dentro.
    E pensi a un libro pubblicato 40 anni dopo: Meno di zero.

    ha scritto il 

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