Lo straniero

Di

Editore: Bompiani

4.2
(10369)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Finlandese , Turco , Svedese , Giapponese , Olandese , Greco , Polacco , Ceco

Isbn-10: A000060947 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Albereto Zevi

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    "Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so."

    Non so di preciso cosa mi aspettassi da Lo straniero, ma sicuramente non mi aspettavo questo. La trama a grandi linee la conoscono tutti: il protagonista ...continua

    "Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so."

    Non so di preciso cosa mi aspettassi da Lo straniero, ma sicuramente non mi aspettavo questo. La trama a grandi linee la conoscono tutti: il protagonista uccide un uomo e viene condannato a morte. In questo genere di libri, dalla “prospettiva rovesciata”, di solito l’autore riesce a farti empatizzare con quello che generalmente sarebbe il cattivo. In Delitto e castigo Raskolnikov decide consciamente e con premeditazione di uccidere l’usuraia ma non posso definirlo una cattiva persona, è capace di grandi slanci di generosità e il vero castigo è quello che si autoinfligge. Dostoevskij riesce a farti simpatizzare per lui e non c’è un solo momento in cui io non abbia tifato per lui. Altro discorso per Arancia meccanica, Alex è uno stronzo, e qui non ci piove, ma ha così tanto carisma che, ancora una volta, simpatizzi per lui. Ingenuamente mi aspettavo una cosa del genere anche in questo caso.

    Invece Meursault…di carisma neanche l’ombra, e non sembra nemmeno provare sentimenti. È un uomo alienato, da qui il titolo. Perché sì, Meursault è uno straniero perché non ha patria, è un francese che vive in Algeria, e quindi è doppiamente straniero, per i francesi di Francia e per i “veri” algerini. Come i pied-noirs, come Camus e come suo padre che morì giovanissimo nella battaglia della Marna «...per servire un paese che non era suo» quando Albert aveva solo qualche mese. Ma soprattutto è straniero nei confronti dell’umanità, degli altri e di se stesso. Lo stile mi ha colpito fin da subito: fatti importanti e insignificanti sono accostati; Meursault non sembra provare sentimenti, indifferente, si lascia guidare dall’istinto e dalle sensazioni fisiche. Anche l’assassinio dell’arabo sembra avvenire per caso ma naturalmente, come l’acqua di una cascata naturalmente, non per sua scelta, cade per effetto della forza di gravita. Solo alla fine, ormai vicino alla morte, Meursault inizierà a provare qualcosa.

    Questo libro mi ha lasciato addosso delle sensazioni strane, non piacevoli, e un po’ di inquietudine, per questo ho faticato perfino a dargli una valutazione (in effetti, ormai l’ho finito da quasi due mesi!). Mi è piaciuto meno de La peste, ma ciò non toglie che sia un capolavoro. Sento che Camus mi darà parecchie soddisfazioni.

    ha scritto il 

  • 1

    Intrattenimento leggero, ma godibile.

    "La gente inizialmente
    non ha preso troppo bene il fatto che Dio non
    esistesse. La vita era vana, e la meschinità
    dell'esistenza non era riscattata da alcuna struttura
    morale superiore che fungesse da ...continua

    "La gente inizialmente
    non ha preso troppo bene il fatto che Dio non
    esistesse. La vita era vana, e la meschinità
    dell'esistenza non era riscattata da alcuna struttura
    morale superiore che fungesse da architrave
    dell'universo, nè da un creatore che si sarebbe preso
    cura delle sue creature, a tempo debito.
    E dato ciò, l'universo non ha quindi alcun senso e
    non esiste alcun assoluto. E la vita umana non ha
    alcun valore. E uccidere un altro essere umano non è
    più drammatico che schiacciare una zanzara. E si
    diventa estranei al mondo in cui si è nati - perché
    globo galleggiante nel gelido assurdo cosmico. E si
    diventa indifferenti ai sogni, alle sensazioni, ai
    sentimenti.
    Giudizio: intrattenimento leggero, ma godibile."

    da "Alcune note su una non entità" di Umberto Bieco

    ha scritto il 

  • 5

    Siamo disposti a condannare un uomo che non vive per non soffrire?

    Un libro che mi ha stravolto. Ho pianto.
    Un uomo indolente alla vita, anaffettivo per scelta, vive la sua esistenza serenamente trascinato dal quotidiano. Ha una donna, ma non ama; ha amici, ma non co ...continua

    Un libro che mi ha stravolto. Ho pianto.
    Un uomo indolente alla vita, anaffettivo per scelta, vive la sua esistenza serenamente trascinato dal quotidiano. Ha una donna, ma non ama; ha amici, ma non condivide nulla con loro; ha dei vicini, che gli sono indifferenti. Il mondo materiale intorno a lui rlflette questa passività. Eppure un giorno qualcosa accade, il Sig. Meursault reagisce al mondo,ma come sempre, con indifferenza.
    Perchè Meursault non vive? La sua è una scelta? O forse è un modo per rinunciare alla sofferenza, agli addii, alle lacrime, allo strazio della solitudine. Siamo disposti a condannare un uomo che non vive per non soffrire?
    Un libro che cambia la vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Il tarlo dell'infelicità

    Mi è stato consigliato questo libro come lettura propedeutica a "Il caso Meursault" di K. Daoud, testo di recente pubblicazione.
    La fruizione è risultata più che una mezza sofferenza, seppure quest'op ...continua

    Mi è stato consigliato questo libro come lettura propedeutica a "Il caso Meursault" di K. Daoud, testo di recente pubblicazione.
    La fruizione è risultata più che una mezza sofferenza, seppure quest'opera sia decisamente bella a livello letterario.
    Saviano, nella prefazione, ci avverte che "Camus è straniero a tutto", nella sua dimensione sociale, politica, d'identità nazionale... Un po' come il protagonista del suo romanzo, ambientato in Algeria, dal nome inequivocabilmente francese, Meursault.
    Il libro,però, non sviluppa la questione razziale, benché implicitamente non sia affatto assente. Rappresenta essenzialmente l'ambito esistenziale.
    Già l'incipit è lapidario : "Oggi è morta mamma. o forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio : 'Madre deceduta. Funerale domani. Distinti saluti.' ".

    La desolazione avvertita durante la lettura non è tanto dovuta alle vicende narrate, seppur tristissime, quanto all'atmosfera senza prospettive, dovuta a una carenza di interiorità, una piattezza esistenziale che colpisce quasi tutti i personaggi, una insufficienza di vita che ogni pagina emana. Il protagonista stesso vive in una condizione di indifferenza, "come svuotato", convinto che "non si cambia mai vita, (...) comunque una vita vale l'altra". Come in un libro di Kafka, si sente sempre giudicato perché "siamo sempre un po' colpevoli" ; più in là puntualizza che "più che rimorso vero e proprio provavo una certa noia".

    Conosco poco Camus per sapere se, come uomo, volesse troppo o troppo poco e se si ostinasse a bussare alla porta dell'infelicità.
    Stando semplicemente all'opera, possiamo dire che personaggi portatori di negatività interiore non sono affatto nuovi in letteratura, dai nichilisti del periodo positivista al 'male di vivere' degli esistenzialisti o agli indifferenti di Moravia. Ogni epoca è stata tentata dal rivestire l'infelicità con teorie filosofiche o quant'altro.
    Qui, ciò che colpisce maggiormente il lettore, magari con effetti deprimenti, è come il tarlo dell'infelicità paia provenire direttamente da dentro il romanzo stesso, quasi che la fonte inquinata lasciasse il suo alone sgradevole fin sulle singole pagine.

    ha scritto il 

  • 5

    Ingredienti: un uomo solo di fronte al mondo, un sole torrido che scioglie sentimenti ed accende processi e reazioni primordiali, un processo che trasforma l'ignavia della coscienza in colpa grave, un ...continua

    Ingredienti: un uomo solo di fronte al mondo, un sole torrido che scioglie sentimenti ed accende processi e reazioni primordiali, un processo che trasforma l'ignavia della coscienza in colpa grave, una coscienza che in punto di morte diventa più che mai lucida ed attiva.
    Consigliato: a chi preferisce seguire il corso del destino più che combatterlo, a chi sa ragionare da uomo libero pur vivendo da topo in gabbia.

    ha scritto il 

  • 4

    Beato te, Meursault.

    Un individuo estraneo alla vita, Meursault, un'apatia invidiabile che lo porta distante dalla società e dalle convenzioni, che lo porta al di sopra di ogni ragionevolezza. Un vuoto senza peso, tutto i ...continua

    Un individuo estraneo alla vita, Meursault, un'apatia invidiabile che lo porta distante dalla società e dalle convenzioni, che lo porta al di sopra di ogni ragionevolezza. Un vuoto senza peso, tutto intorno, un'aridità che non nasconde cattiveria ma solo una lucida asciuttezza. Beato te, Meursault.

    ha scritto il 

  • 3

    Il n’est pas un secret que les livres en français qui j’ai apprécié sont très peu. Probablement mon niveau de la langue est trop bas pour me permettre de comprendre complètement un entier roman où de ...continua

    Il n’est pas un secret que les livres en français qui j’ai apprécié sont très peu. Probablement mon niveau de la langue est trop bas pour me permettre de comprendre complètement un entier roman où de garder pour il un intérêt costante, et la situation n’est pas meilleure quand le livre n’a pas des événements pertinents et il est presque tout écrit comme un journal. Cependant on ne peu pas décrire “L’étranger” comme un roman introspectif, parce que le protagoniste ne semble pas éprouver aucune émotion. Qu’est-ce qu’on trouve, donc? Une série des actions mécanique, des descriptions, seulement la partie du procès et de la condamne paresse être un peu plus intéressant.

    Une histoire plat et monotone.sans des personnages appréciables.

    ha scritto il 

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