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Lo tsunami nucleare

I trenta giorni che sconvolsero il Giappone

Di

Editore: Manifestolibri (Contemporanea)

3.9
(27)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8872857066 | Isbn-13: 9788872857069 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-fiction , Science & Nature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Parliamo di terremoto (che conosciamo) e nucleare

    Pio d'Emilia vive in Giappone da 30 anni ed è stato uno dei pochi giornalisti italiani a seguire dai luoghi reali la tragedia dell’11 marzo 2011, quando un terremoto di forza 9.1 ed il conseguente tsunami innescarono la crisi nucleare di Fukushima. Sembra inoltre una voce critica ed oggettiva da ...continua

    Pio d'Emilia vive in Giappone da 30 anni ed è stato uno dei pochi giornalisti italiani a seguire dai luoghi reali la tragedia dell’11 marzo 2011, quando un terremoto di forza 9.1 ed il conseguente tsunami innescarono la crisi nucleare di Fukushima. Sembra inoltre una voce critica ed oggettiva da quanto ne leggo (ammetto di non averlo mai seguito altrove).

    Rifuggo dagli istant book ed anche questo l’ho letto solo grazie alla disponibilità per Kindle ed a debita distanza di tempo, per farmi un’idea più precisa dell’accaduto.
    Il contenuto è ricco: troviamo la cronaca di un mese di viaggio – dall’11 marzo stesso al 10 aprile - nei luoghi della tragedia, Kasennuma, Fukushima, la zona interdetta. Nella forma di appunti viviamo quello che l’autore vede e sente, leggiamo le sue riflessioni, riceviamo informazioni valide su ciò che successo e sul modo in cui il popolo giapponese affronta le situazioni di crisi, scopriamo alcuni retroscena della scelta nucleare nipponica.
    Più volte sono messe in evidenza le pressioni dell'industria nucleare per censurare incidenti passati e la complicità in questo di politici e burocrati e stampa nazionale e la relativa opinione dell’autore stesso, ponderata, motivata e non ingombrante.

    Come introduzione un interessante, non esaustivo, scritto di Randy Taguchi spiega in che modo negli anni 50 il Giappone fu spinto ad imbarcarsi nell'avventura del nucleare civile.

    Vi ho trovato pensieri interessanti, molte notizie sulla “politica del nucleare” tra Giappone, Francia e USA, osservazioni e fatti, un motivo in più (ragionato) per dire di no al nucleare.
    Peccato che la lettura sia resa più ardua da un evidente mancato lavoro di revisione (direi quasi di rilettura) da parte dell’editore e, molto personalmente, da una certa parte dell’atteggiamento dell’autore, che vanta di conoscere mezzo Giappone e, in nome della cronaca, sembra appena un poco al di sopra della legge.

    Educativo.
    Proprio di oggi (16/06/2012) la notizia della ripartenza di due reattori nella centrale di Oi, dopo che da Fukushima ne erano stati spenti 50.
    In eBook.

    This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License

    ha scritto il 

  • 5

    Ho comprato e letto questo "instant book" di Pio D'Emilia e, nonostante alcune piccole esagerazioni, mi sento di consigliarlo davvero: D'Emilia, uno dei pochi giornalisti stranieri che sono stati presenti nel Tohoku durante l'emergenza tsunami, terremoto e disastro nucleare, ha vissuto in prima l ...continua

    Ho comprato e letto questo "instant book" di Pio D'Emilia e, nonostante alcune piccole esagerazioni, mi sento di consigliarlo davvero: D'Emilia, uno dei pochi giornalisti stranieri che sono stati presenti nel Tohoku durante l'emergenza tsunami, terremoto e disastro nucleare, ha vissuto in prima linea la tragedia, non solo per riportarla a Sky TG24 e Il Manifesto, ma per renderla meno sensazionale e più umana.
    Molti suoi colleghi non hanno fatto altrettanto, mentre D'Emilia, che pur non va leggero quando vuole dimostrare una sua tesi, ha cercato di avvicinarsi alle persone che in quei lunghi momenti hanno perso tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo fiumi di parole scritte a sproposito e completamente inventate, che hanno invaso alcuni dei principali giornali italiani (e internazionali!), finalmente un'onesta documentazione di quel che veramente è accaduto in Giappone nel marzo e aprile scorso.
    Un libro il cui contenuto sarebbe do ...continua

    Dopo fiumi di parole scritte a sproposito e completamente inventate, che hanno invaso alcuni dei principali giornali italiani (e internazionali!), finalmente un'onesta documentazione di quel che veramente è accaduto in Giappone nel marzo e aprile scorso.
    Un libro il cui contenuto sarebbe dovuto essere diffuso maggiormente, per combattere quella disinformazione che, purtroppo, ha ormai fatto danni irreparabili.
    Il testo è pregevole, molto scorrevole e coinvolgente. Ho notato solo due piccole pecche. La prima, constatata anche da altri commenti qui su Anobii, è la quantità spropositata di refusi. Va bene, è un instant book, scritto e stampato in tempi brevissimi, ma sarebbe bastata un'ulteriore lettura per eliminarne se non proprio tutti, almeno la stragrande maggioranza.
    Il secondo aspetto è stata una sensazione personale un po' sgradevole per l'atteggiamento compiaciuto dell'autore che sembra ostentare un rapporto di intima amicizia con metà popolazione del Giappone, che conosce così bene da aver previsto e saper prevedere atteggiamenti e politiche future. L'impressione è quella che l'autore, facendo sfoggio di ciò, voglia avvalorare la sua testimonianza e tirare delle (giuste) frecciatine agli altri giornalisti che hanno documentato ignobilmente (anzi proprio inventato) la tragedia giapponese. Resta il fatto che, nel complesso, questa ostentazione perdurante sembra talvolta piuttosto ridondante e fastidiosa.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ma veramente "instant"...

    Peccato.


    Ho comprato questo libro dopo aver assistito a un dibattito in cui interveniva l'autore, corrispondente di SkyTG24 dal Giappone e grande conoscitore del paese nipponico.


    Dico peccato perché il libro è interessante, si legge facilmente e rapidamente, fornisce molte informa ...continua

    Peccato.

    Ho comprato questo libro dopo aver assistito a un dibattito in cui interveniva l'autore, corrispondente di SkyTG24 dal Giappone e grande conoscitore del paese nipponico.

    Dico peccato perché il libro è interessante, si legge facilmente e rapidamente, fornisce molte informazioni che è difficile reperire nella maggior parte dei resoconti sul terremoto in Giappone e sul disastro di Fukushima, ma la quantità di refusi è abnorme e l'organizzazione del testo è poco curata, a tal punto da far sospettare l'assenza totale di una correzione di bozze. Anche se si tratta di un instant book, sicuramente si poteva fare di meglio.

    ha scritto il 

  • 0

    ci siamo lasciati convincere che bisogna affannarsi a rincorrere alla cieca, ma non abbiamo chiesto che cosa
    ci hanno insegnato a distruggere dopo aver costruito, ma non abbiamo capito il perché
    ci sono rimaste legittime paure e sacrosanti sogni, che abbandoniamo però troppo presto, s ...continua

    ci siamo lasciati convincere che bisogna affannarsi a rincorrere alla cieca, ma non abbiamo chiesto che cosa
    ci hanno insegnato a distruggere dopo aver costruito, ma non abbiamo capito il perché
    ci sono rimaste legittime paure e sacrosanti sogni, che abbandoniamo però troppo presto, sempre prima di averli realizzati
    a volte basterebbe fermarsi a riflettere per uscire dal torpore; sempre basta leggere un libro per aprire la mente

    "i giapponesi (...) possono far poco contro tsunami, terremoti ed eruzioni. Ma possono far molto per evitare che alle calamità naturali si aggiungano quelle provocate dall'idiozia umana."

    ricordo di aver letto da qualche parte
    "non voglio guadagnare di più, voglio lavorare di meno; non voglio una pensione più dignitosa, voglio rischiare meno il cancro; non voglio un'automobile nuova, voglio più mezzi pubblici; non voglio un cellulare, voglio una pista ciclabile; non voglio un altro microonde, voglio la garanzia di cibi sani; non voglio un altro televisore, voglio aria pulita; non voglio andare in vacanza alle Maldive, voglio andare in bicicletta lungo il Po; non voglio una casa più grande, voglio vedere un albero dalla finestra"

    ha scritto il 

  • 4

    Gli appunti del giornalista italiano al fronte fin dal primo momento del disastro.
    Non è ovviamente una perla stilistica, è stato stampato in fretta e furia, ma contiene un concentrato di informazioni su quello che è successo l'undici marzo e i giorni successivi, che chi ha seguito giornali ...continua

    Gli appunti del giornalista italiano al fronte fin dal primo momento del disastro.
    Non è ovviamente una perla stilistica, è stato stampato in fretta e furia, ma contiene un concentrato di informazioni su quello che è successo l'undici marzo e i giorni successivi, che chi ha seguito giornali e TG "generalisti" non immagina nemmeno.
    Per chi invece ha seguito la valanga di notizie via internet, un utile documento riassuntivo con tanto di note per approfondire.

    Peccato solo che la storia sia ben lungi dall'essere finita.

    ha scritto il 

  • 4

    «I giorni che sconvolsero il Giappone» Forse questo era un titolo più idoneo.
    Una cronaca onesta, un racconto dettagliato fatto sul campo, sui primi giorni seguenti il disastro provocato, più che dal terremoto, dal maremoto conseguente la scossa sismica. Una testimonianza, che si contrappon ...continua

    «I giorni che sconvolsero il Giappone» Forse questo era un titolo più idoneo.
    Una cronaca onesta, un racconto dettagliato fatto sul campo, sui primi giorni seguenti il disastro provocato, più che dal terremoto, dal maremoto conseguente la scossa sismica. Una testimonianza, che si contrappone ai racconti di un certo giornalismo, che preferisce inventare facendo ricorso ai luoghi comuni della cronaca sulle catastrofi.
    Sul disastro nucleare, di cui ancora non si sa quale sarà la vera portata delle conseguenze, se pure intuire, soprattutto per le reticenze e i tentativi della Tepco di minimizzare l'incidente, il racconto della cronaca si sofferma su i comportamenti di donne e uomini, sui soccorsi, sulla disperazione, sulla impossibilità di dare sepoltura ai morti e un tetto per i vivi. La calma con cui un intero popolo cerca di reagire. Un racconto che soprattutto ci parla della solidarietà e della compostezza nell’affrontare l’emergenza.
    Il ricordo va ai giorni dell’Abruzzo e alle telefonate intercettate, degli sciacalli che ridono pensando agli lucrosi affari della ricostruzione.
    Un libro che pur avendo il limite del istant book, fotografa un popolo che non vuole lasciarsi piegare.

    Per la riflessione sul nucleare, più che la cronaca, è più importante l’introduzione, la testimonianza della scrittrice Taguchi Randy su come è nata la scelta nucleare del Giappone.

    ha scritto il 

  • 3

    8 all'autore, ma 2 alla redazione.

    Tsunami nucleare di Pio d'Emilia è, purtroppo, un bel libro fatto male. Direi troppo male.
    Dal punto di vista dei contenuti, il valore di questa ricostruzione è indiscutibile ed evidente già dalle prime pagine. L'autore è un professionista dell’informazione giornalistica, conosce a f ...continua

    Tsunami nucleare di Pio d'Emilia è, purtroppo, un bel libro fatto male. Direi troppo male.
    Dal punto di vista dei contenuti, il valore di questa ricostruzione è indiscutibile ed evidente già dalle prime pagine. L'autore è un professionista dell’informazione giornalistica, conosce a fondo il Giappone e i giapponesi, è preciso, equilibrato, mai apocalittico o retoricamente gonfiato, cerca di capire - in primis - e informare con onestà. I fatti prima di tutto, supportati da fonti chiare e da un'ottima bibliografia anche del web. Il risultato è un reportage che dovrebbe essere la regola, e invece è l'eccezione del giornalismo, almeno sull'argomento: la stampa internazionale ha fatto sulla tragedia giapponese più disinformazione che altro, arrivando a dare notizie false per alimentare il becero sensazionalismo che fa vendere più copie (e la stampa italiana non è stata da meno, con «Repubblica» e «Corriere» in testa, tanto che quest'ultimo ha inventato di sana pianta la notizia del pizzaiolo Peppe ultimo italiano a Tokyo pregato inutilmente dal nostro ambasciatore di abbandonare la città: i due hanno pubblicamente dichiarato di non essersi nemmeno mai parlati – si vedano sulla questione le precise segnalazioni riportate sul Wall of shame del sito www.jpquake.info, spesso citato anche nel libro).
    Il risultato è un testo che, proprio per la sua precisione e antiretorica, riesce a toccare tanto emotivamente quanto intellettualmente. Un libro che fa riflettere, com’è giusto che sia. Ad arricchire la ricostruzione di D’Emilia, poi, ci sono un interessantissimo scritto della giapponese Randy Taguchi, una breve resoconto che esemplifica il pressappochismo della stampa internazionale e una buona cronologia. Forse avrei inserito in appendice anche una breve spiegazione semplificata del funzionamento di una centrale nucleare, per sommi capi, tanto per dare conto di cosa siano le barre di combustibile, cosa significhi fusione del nocciolo, cosa sia il vessel, perché il raffreddamento del reattore sia una questione così pressante e cose del genere. Però è solo una mia idea, e d’altra parte informazioni di questo tipo non sono molto difficili da trovare in rete. Insomma, niente che possa inficiare la bontà del testo.
    Credo sia chiaro: dal punto di vista dei contenuti Tsunami nucleare m’è piaciuto, molto. E mi spiace che probabilmente avrà scarsa diffusione, visto che è uscito per la casa editrice del «manifesto»: molti lo crederanno un libro fazioso pubblicato da un editore “politico”, e comunque la distribuzione di manifesto libri non è certo quella di un grande gruppo editoriale (ma un grande gruppo avrebbe puntato su questo libro?).
    Resta da dire: perché solo 3 stelle a un libro così apprezzato?
    Lo dirò in maniera semplice, al limite dell’ingeneroso: la redazione di questo testo fa schifo. C’è una quantità imbarazzante – e intendo letteralmente imbarazzante, almeno per chi fa questo lavoro – di refusi di ogni tipo: maiuscole mancanti o di troppo, spazi saltati, punteggiatura sbagliata (punti al posto delle virgole, virgole tra soggetto e verbo), difformità (TEPCO/Tepco, WSJ/Wsj), a capi fantasiosi… Non ho fatto il conto, ma credo si superi ampiamente la media di un refuso per pagina. Le note al testo principale sono state inserite ogni tot di articoli, ma senza un ordine logico chiaro e senza un’indicazione in indice. Alcuni articoli (perdonatemi, non mi sono segnato le pagine!) non sono stati editati, e portano così i segni di una scrittura fatta per un altro medium, con frequenti anacoluti fino al limite di periodi logici troncati a metà nel seguire lo spostarsi del pensiero. Addirittura nella cronologia alla data 07/04/2011 viene indicata la voce: «Il presidente della Tepco Shimizu viene dimesso dall’ospedale, dove era stato ricoverato il 29 aprile per pressione alta e forti capogiri.» Ovviamente il signor Shimizu era stato ricoverato il 29 marzo (cfr. http://tg.la7.it/esteri/video-i400473).
    Davanti a questo sfacelo, vengono in mente due scusanti parziali.
    1. Questo libro è chiaramente un istant book, e in quanto tale è stato lavorato in tutta fretta per essere distribuito quando ancora l’argomento era caldo. M’è capitato seguire la preparazione di qualche istant e so che la loro lavorazione è sempre condotta in pochi giorni di lavoro «matto e disperatissimo», spesso frazionata fra diversi redattori, con centinaia di questioni da affrontare e risolvere contemporaneamente e problematiche tecnico-organizzative che troppo spesso schiacciano la dovuta attenzione al testo.
    2. I problemi economici interni al «manifesto» (e che immagino coinvolgano non meno la sua casa editrice) non credo permettano un budget di lavorazione troppo alto. Viene da chiedermi se addirittura abbiano dei collaboratori adibiti alla correzione bozze, o se siano costretti per limitare i costi a demandare la cosa all’autore (che non è mai una buona scelta).
    Queste considerazioni non possono, però, cancellare il dato di fondo: pubblicare libri è un lavoro esattamente come dare le notizie, e va fatto con la stessa professionalità. Un bel libro appesantito da troppi refusi diventa un libro discreto, che talvolta si fa persino fatica a leggere. E così a perderci sono tutti: il libro che non viene apprezzato quanto merita; l’autore che vede la propria opera svalorizzata e magari si ritrova pure imputato direttamente di alcuni errori; la casa editrice che fa una magra figura e perde potenziali acquirenti sia sul singolo libro sia sul lungo periodo; il lettore che non può godersi il prodotto che ha acquistato.
    In tutto Tsunami nucleare conta 128 pagine: la correzione bozze può essere fatta tranquillamente in 3 giorni. Anche contando il passaggio in fotocomposizione, il riscontro e le ultime segnalazioni, si potrebbe fare il tutto in 5 giorni. Con un collaboratore esterno, diciamo 7 giorni per il passaggio dei materiali.
    Secondo me questo libro 7 giorni di lavoro in più li meritava. Per valorizzarlo come merita, per affidare ai lettori un prodotto degno, ma anche per rispetto nei confronti di D’Emilia e della sua meritoria opera di informazione, che rende almeno l’onore dei fatti a un popolo già troppo provato.

    ha scritto il