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Lolita

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

4.1
(9065)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 385 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Chi semplificata , Portoghese , Chi tradizionale , Tedesco , Catalano , Olandese , Finlandese , Galego , Giapponese , Sloveno , Russo , Svedese , Greco , Ungherese , Ceco

Isbn-10: A000105761 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Bruno Oddera ; Illustrazione di copertina: Bruno Binosi ; Prefazione: Pietro Citati

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Traduzione di Bruno Oddera.
Prefazione di Pietro Citati.
Copertina di Bruno Binosi.
Collana Gli Oscar Mondadori, n. 45.
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  • 2

    Nunca lo pensé pero me ha resultado de lo más decepcionante, monótona y demasiado repetitiva. Ni pizca de interés he encontrado en los personajes y añadiría también que se me hizo eterna.

    ha scritto il 

  • 2

    Nabokov scrive:
    "Per me un’opera di narrativa esiste solo se mi procura quella che chiamerò francamente voluttà estetica, cioè il senso di essere in contatto, in qualche modo, in qualche luogo, con al ...continua

    Nabokov scrive:
    "Per me un’opera di narrativa esiste solo se mi procura quella che chiamerò francamente voluttà estetica, cioè il senso di essere in contatto, in qualche modo, in qualche luogo, con altri stati dell’essere dove l’arte (curiosità, tenerezza, bontà, estasi) è la norma.”

    Su questo sono precisamente d'accordo con lui, poichè è quello che cerco e quello che mi piace. Ma in Lolita non c'è nulla di tutto ciò a mio parere, ma solo una storia stuzzicante nella prima parte (e una prosa altissima per descrivere cose bassissime e troppe troppe frasi in francese che ovviamente non ho potuto comprendere) allungata fino a diventare urtante nella seconda, una noia insostenibile fatta di viaggi in macchina, capricci e cose disgustose, per giungere ad un epilogo confuso, veloce e talmente brusco da lasciarti con la piccolissima (mio malgrado e malgrado il tedio precedente) voglia di avere altre 2 paginette.

    ha scritto il 

  • 5

    Per nulla facile parlare di questo libro, non solo per il tema scottante, per le famose trasposizioni cinematografiche (quella storica di Kubrick soprattutto, essendo quella più recente di Adrian Lyne ...continua

    Per nulla facile parlare di questo libro, non solo per il tema scottante, per le famose trasposizioni cinematografiche (quella storica di Kubrick soprattutto, essendo quella più recente di Adrian Lyne rimasta in ombra di fronte al precedente di un tale maestro), per la forma ormai quasi simbolica che il nome “Lolita” e il termine “lolitismo” hanno assunto lungo più di mezzo secolo a sinonimo di perversione anche e soprattutto tra chi non ha mai letto il libro o visto il (i) film, e per la enorme fama di autori geniali, ma antipatici, per il loro perfezionismo ossessivo, per lo sprezzante narcisismo o la misantropia, che accomuna Nabokov e Kubrick.
    Tuttavia il romanzo è ancora oggi un libro non solo leggibile da tutti, ma ancor più “da leggere”, per la sua imperitura attualità e per una scrittura sorprendente (fin troppo ricercata, nel suo narcisismo, come dice bene Paolo Del Ventoso Est, tra le recensioni recenti qui presenti).
    E’ un libro dove si incontra l’America, attraverso gli occhi di un europeo (c’è chi vi ha visto la metafora di un’Europa sedotta dall’America come il contrario: un’America volgare sedotta dalla colta estetica europea), e dove si parla di un’ossessione molto ben più che di una perversione.
    Non a caso il diario-confessione del protagonista-narratore assume in alcuni tratti la forma del delirio. Proprio per questo (o grazie a questo) il libro rimane distante dai canoni della morbosità, della pruriginosità, della pornografia. E forse in questo risiede il suo fascino. Del tutto intatto a distanza di sessant’anni, malgrado tutti i mutamenti della mentalità, del costume e della morale comune.

    ha scritto il 

  • 5

    L'odioso bel Narciso

    Decenni di critiche e pettegolezzi su questo libro girano molto spesso attorno a tre tematiche.
    La prima riguarda l'annoso specchiarsi di quest'opera nel film di Kubrick. Io il confronto romanzo-film ...continua

    Decenni di critiche e pettegolezzi su questo libro girano molto spesso attorno a tre tematiche.
    La prima riguarda l'annoso specchiarsi di quest'opera nel film di Kubrick. Io il confronto romanzo-film lo salto ben volentieri a piè pari, anche perchè sono tra i pochi a non aver ancora visto il film.
    La seconda riguarda lo stile di Nabokov, bello tortuoso, morbido e narciso, che alterna momenti di vividissima palpitante letteratura a plaghe di asfissianti circonlocuzioni. Anche i suoi fan più sfegatati potranno ammettere tra i denti che beh, effettivamente, ogni tanto gli prende la mano, a Volodja.
    La terza tematica è quella centrale e riguarda l'inevitabile spinosissima questione morale su cui regge la storia. Certo Nabokov ha gli artigli di un provocatore, ma diciamo è soprattutto un ardimentoso sperimentatore, nel senso che ha voluto far raccontare la storia da un protagonista con cui è arduo immedesimarsi. Lodevolissimo affrancamento della letteratura dal doversi per forza identificare nel protagonista (predisposizione tipica del lettore mainstream, sia detto senza offesa per nessuno).
    Pensandoci un po' su, abbiamo questo paradosso: il "buon" lettore pare disposto perfino a immedesimarsi col più sordido tra gli assassini (fatta forse eccezione per alcuni pessimi elementi usciti dai peggiori incubi di B.E. Ellis o McCarthy), ma non è in grado di condividere senza estremo disagio i pensieri pruriginosi di un Humbert Humbert. Un antieroe che Leopold Bloom gli fa un baffo.
    Una lezione che mi piace: il libro è altro da te, caro sensibile lettore. Quando ti sistemi nella untuosa pellaccia di un pederasta, te ne accorgi.
    Ma la coabitazione con i pensieri di Humbert è terreno minato anche per chi non ha problemi a tenersi staccato dal predellino dell'immedesimazione. E' terreno minato per chi porta con sè un pur minimale bagaglio di moralità, una valigetta di concetti e valori a cui non dico viene chiesto di rinunciare, ma nemmeno si è disposti a metter in discussione. Che poi, come una doccia gelata per quanto spiacevole fa bene alla circolazione, allo stesso modo pungolare il nostro sistema immunitario morale servirebbe a fortificarlo, vai a saperlo.
    Nabokov - che non manca di grandeur, e come Narciso non si cura troppo di chi lo ama - non sembra affatto preoccupato di accomodarsi nel pensiero molle e sofisticato del suo cacciatore di ninfette, di prendersi cura di ogni suo pensiero ed elaborarlo nei minimi dettagli con la chiarezza e la vaporosità di un diario letterario dai colori soffusi. Senza mai scadere nel triviale, perchè Humbert non è un predatore insensibile ("il sesso è ancella dell'arte"); è un lascivo intellettuale, con quel tipico piglio di disgusto verso il grossolano incolto americano medio, uomo o donna che sia, vittima della ricerca malata della bellezza che fu propria degli antichi, di quel fiore non ancora sbocciato anche se non di quello puro e innocente (la categoria della "ninfetta", irritante forse, ma plausibile).
    Su questa concezione matura lo "scontro" finale. La consumazione del piacere casuale contro l'idealizzazione - carnale, spirituale, totalizzante - humbertiana, in un grottesco e goffo corpo a corpo che segna uno dei momenti topici del romanzo.
    Vi raccomando di leggere con attenzione la postfazione dell'autore; vi aiuterà a scrollarvi di dosso tanti residui di pregiudizio facilone e sbagliato (tipo: "Lolita è un racconto erotico" o "Lolita è un libro antiamericano"), e soprattutto comprenderete come la concezione dello scrivere per Nabokov non sia legata tanto ad una laboriosa ricerca quanto ad un "liberarsi" - quasi fosse un parto - di una magnifica pulsante idea. Qui sta la differenza abissale ed incolmabile tra gli abili artigiani della scrittura (ce ne sono tantissimi) e un artista sospeso tra il terreno e il divino (ce ne sono pochissimi, e Nabokov è tra questi), di quelli a cui Dante avrebbe riservato un posticino nella sua Commedia. Magari all'Inferno.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Lolita

    La cosa più assurda che mi è capitata di questo libro è che durante la lettura, alla fine ho iniziato a parteggiare per lui. Ho iniziato a provare affetto e pena per quest'uomo come se la sua innamora ...continua

    La cosa più assurda che mi è capitata di questo libro è che durante la lettura, alla fine ho iniziato a parteggiare per lui. Ho iniziato a provare affetto e pena per quest'uomo come se la sua innamorata non fosse veramente una bambina, ma una donna. E' forse questo che cercava Nabokov?

    ha scritto il 

  • 4

    Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia

    l professore Humbert Humbert, voce narrante del racconto, annoiato insegnante quarantenne di letteratura francese, dopo un matrimonio fallito ( matrimonio fittizio ) e dopo essersi ripreso da un esaur ...continua

    l professore Humbert Humbert, voce narrante del racconto, annoiato insegnante quarantenne di letteratura francese, dopo un matrimonio fallito ( matrimonio fittizio ) e dopo essersi ripreso da un esaurimento nervoso, si trasferisce nella piccola città di Ramsdale in New England per poter così dedicarsi interamente alla scrittura. Affitta una stanza nella casa di Charlotte Haze, una vedova, ed ecco che qui , circostanza fortuita e del tutto inaspettata fa la conoscenza di Dolores (chiamata anche Lo, Lola o Dolly), la figlia dodicenne della padrona: ribelle e maliziosamente spregiudicata com'è, gli richiama subito alla mente Annabelle, il suo primo amore da tredicenne.Nonostante la forte differenza di età, Humbert perde completamente le testa per la ninfetta. Inizia così un sottile rapporto di ingenua complicità che porterà Dolores a salutare Humbert, prima di partire per la colonia, con un casto bacio sulle labbra. Mentre Dolores si trova al campo estivo, Charlotte, che intanto s'è innamorata di lui, si dichiara; egli accetta di sposarla al solo fine di continuare a vivere vicino alla sua Lolita.Mi è notevolmente piaciuto lo stile di Nabokov , descrive con un linguaggio molto elegante le perversioni di un uomo malato , e delle situazioni molto crude , che dovrebbero far nascere nel lettore un odio forte verso il protagonista , invece con tutto ciò che fa Humbert mi è capitato piu volte di aver simpatia per lui e pena per i suoi sentimenti malati e pure cosi puri …… addirittura a volte sembrava quasi che lolita fosse l’adulta che gestiva il gioco piegando al suo volere Humbert in tutti i suoi desideri sembrando cosi forte ma è solo una maschera per reagire e punire un po il suo padrino , resta comunque una ragazzina fragile avendo solo 13 anni che piange ogni notte consapevole ormai di cosa sta subendo ma non avendo ancora l’indipendenza per sottrarsi alla mala sorte che gli è capitata……l'unica cosa che non mi è piaciuta a pieno è la visione della storia solo sotto i punti di vista del protagonista visto che è la voce narrante.......Ho trovato questo romanzo perfetto anche fin troppo ho pensato quasi che l'autore quelle cose le abbia addirittura pensate , forse solo un pedofilo leggendolo potrebbe confermare questa tesi...

    ha scritto il 

  • 3

    Not sure what to say of this book... I like the way Nobokov writes, but I enjoyed Invitation to a Beheading more than Lolita...The attempt to describe the raving mind processes of a maniac is interest ...continua

    Not sure what to say of this book... I like the way Nobokov writes, but I enjoyed Invitation to a Beheading more than Lolita...The attempt to describe the raving mind processes of a maniac is interesting and commendable and the story is realistic in its horrendous development, but it feels a bit incomplete... I think I can grasp what the author wanted to achieve, but I am not fully satisfied with the way it was developed... I never really felt any sympathy for Lolita, nor obviously for HH and probably this is what threw me offWorth reading, but not the masterpiece some seem to imply

    ha scritto il 

  • 4

    Sarò io eccessivamente legato alle regole della scrittura cinematografica ma per me un'opera di narrativa che raggiunge la velocità massima nel primo quarto per poi proseguire a ritmi medio tranquilli ...continua

    Sarò io eccessivamente legato alle regole della scrittura cinematografica ma per me un'opera di narrativa che raggiunge la velocità massima nel primo quarto per poi proseguire a ritmi medio tranquilli nei restanti tre, ha qualcosa che non funziona. E' questo il difetto principale che ho trovato in "Lolita" e poco importa che sia un difetto voluto dall'Autore. Anche il finale distorto e vagamente onirico mi è sembrato poco in quadro quando, dopo una fase mediana piuttosto confusa mi sarei aspettato una risoluzione più nitida.

    Per il resto però c'è poco da dire, un gran libro: Humbert Humbert è sicuramente uno dei personaggi più importanti della storia della letteratura ed il racconto della sua ossessione è straordinario, riuscendo a rendere accattivante un protagonista animato da pulsioni fondamentalmente ripugnanti. In realtà tutti i personaggi (tre, alla fin fine) sono ben costruiti: Lolita è estremamente realistica e non mi pare che qualcun altro prima di Nabokov abbia saputo raccontare così bene le pulsioni e le contraddizioni di un'adolescente, rendendola così il personaggio più moderno del romanzo mentre Mrs Haze è una vedova piena di vita estremamente convincente.

    Alla fine il lavoro di ristrutturazione compiuto per la sceneggiatura della trasposizione cinematografica fatta da Kubrick sarebbe stato meglio che Nabokov lo compiesse prima di mandarlo alle stampe: la storia sfrondata di parecchie pagine ripetitive e riequilibrata nella lunghezza degli atti (più lungo il primo, più sostenuto il secondo) risulta molto più compatta ma resta lo stesso un romanzo da leggere almeno una volta nella vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno stile incantevole, quello di Nabokov. Non sono stata per niente urtata o turbata dal tema, come invece sento spesso dire. L'ho letta come la storia di una passione non corrisposta e ho amato dall ...continua

    Uno stile incantevole, quello di Nabokov. Non sono stata per niente urtata o turbata dal tema, come invece sento spesso dire. L'ho letta come la storia di una passione non corrisposta e ho amato dall'inizio fino alla fine la scelta delle parole, dei francesismi, le descrizioni prosaiche e i pensieri così vivi del protagonista che o si ama o si odia. E io -che ci posso fare- l'ho adorato.
    "Io ti amavo. Ero un mostro pentapodo, ma ti amavo. Ero ignobile e brutale e turpido e tutto quello che vuoi, mais je t'aimais, je t'aimas! E c'erano momenti in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l'inferno, piccola mia. Bambina Lolita, coraggiosa Dolly Schiller."

    ha scritto il 

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