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Lolita

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 20

By Vladimir Nabokov

(2086)

| Hardcover | 9788481304824

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Book Description

Fu un coro di indignate contumelie e di scandalizzate proteste quello che accolse Lolita nel 1955, e che gettò sul suo autore, fino a quel momento assai poco conosciuto, un'aura di "maledettismo" e di pornografia poi dura a sparire. Certo, la storia Continue

Fu un coro di indignate contumelie e di scandalizzate proteste quello che accolse Lolita nel 1955, e che gettò sul suo autore, fino a quel momento assai poco conosciuto, un'aura di "maledettismo" e di pornografia poi dura a sparire. Certo, la storia d'amore e di sesso fra il quarantenne Humbert Humbert e la ragazzina dodicenne il cui nome dà il titolo al libro non era di quelle che potessero lasciare imperturbata la pruderie dei lettori di allora. E tuttavia non era poi così difficile rendersi conto che Nabokov stava usando quella vicenda per molti versi estrema, per scavare nelle terrorizzanti profondità dell'animo umano, nei recessi che solo la passione - una passione senza limite, senza controllo, senza paura - può arrivare a toccare e a sconvolgere.
L'irredimibile schiavitù dell'inquieto ed estetizzante Humbert nei confronti della pigra, capricciosa, imprevedibile Lo (o Lolita, o Dolores, o Dolly, o Lola che dir si voglia), dalla quale egli si fa condurre per lucida scelta fino nella cella di un penitenziario in attesa di un processo per omicidio, non è una semplice schiavitù d'amore: è soprattutto il segno drammatico di un destino di supremo disadattamento alla condizione umana, invano trascesa in nome di un raptus emotivo che si vorrebbe "divino". L'investimento psichico del protagonista sulla "ninfetta" per larga parte inconsapevole è troppo esclusivo e sovrumano perché possa resistere al cimento del mondo: il suo luogo ideale è l'automobile lanciata sulle strade interminabili degli States, chiusa appunto, e segregata. Ma fuori da quella vettura non può esserci che l'inferno. Ed è un inferno di vivi, nel quale si può essere solo vittime o complici; o tutt'al più, tragicamente, carnefici.

1101 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Mi è piaciuto molto lo stile di scrittura di Nabokov, l'argomento invece ammetto che mi ha in alcune parti disturbato infatti l'ho lasciato per parecchi mesi a metà prima di riprenderlo e finirlo. Sicuramente "da leggere" e senza dubbio sceglierò qua ...(continue)

    Mi è piaciuto molto lo stile di scrittura di Nabokov, l'argomento invece ammetto che mi ha in alcune parti disturbato infatti l'ho lasciato per parecchi mesi a metà prima di riprenderlo e finirlo. Sicuramente "da leggere" e senza dubbio sceglierò qualcos'altro dello stesso autore.

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    ManuBea82 said on Oct 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Devo ammettere che la lettura di questo libro, soprattutto nella prima parte, mi ha un po' disturbato e capisco che non tutti gli editori a cui era stato presentato l'abbiano letto fino in fondo.

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    Yara said on Sep 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La prima parte è piuttosto ripugnante, la parte centrale è a tratti noioso e, infine nell'ultima parte, l'autore si riscatta.
    Ovviamente questo è solo il mio parere.

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    Rosso Omega said on Sep 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi ritrovo a dover scrivere queste parole e non saper bene che cosa scrivere.
    Non mentiamoci: Lolita ha potere mediatico.
    Ma non è che sia tutta questa "negatività" che l'autore rinfaccia nel '56. All'epoca forse la gente si strappava i capelli e u ...(continue)

    Mi ritrovo a dover scrivere queste parole e non saper bene che cosa scrivere.
    Non mentiamoci: Lolita ha potere mediatico.
    Ma non è che sia tutta questa "negatività" che l'autore rinfaccia nel '56. All'epoca forse la gente si strappava i capelli e urlava allo scandalo, ma ammetto io per primo che nel 2014 ho letto cose peggiori. Un qualsiasi autore giapponese, ad esempio.

    Scorrevole, altre volte no, riscorrevole, altre volte noioso, lento, ripetitivo, scorrevole, buffo.
    Me lo sono goduto, un po' come ci si gode qualcosa di lontano dal proprio io. Come quando si entra in una cultura che non è la nostra e di cui non conosciamo nulla: ci fidiamo di cosa dicono gli esperti e festeggiamo ad inni di cui non conosciamo che il nome.

    Lolita è, resterà, un titolo che sconvolgerà al solo nominarlo.

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    Claky said on Sep 25, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Capolavoro, dall'inizio alla fine.

    Arricchito dal raffinato registro linguistico di Nabokov, Lolita è la prova che in letteratura non conta di cosa si parla, ma come se ne parla. La mia recensione su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=cuVkiPhwhSM&list=UU18Dszf4qj1GMMLQd8h0ZQw

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    TheRevolutionaryAct said on Sep 18, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    La storia può, o meglio deve essere considerata licenziosa, esattamente come il suo protagonista, Humbert, personaggio, instabile, perverso e privo di alcun briciolo di moralità. Tuttavia, questa premessa non mi farà desistere dall’attribuire al libr ...(continue)

    La storia può, o meglio deve essere considerata licenziosa, esattamente come il suo protagonista, Humbert, personaggio, instabile, perverso e privo di alcun briciolo di moralità. Tuttavia, questa premessa non mi farà desistere dall’attribuire al libro le almeno 4 stelle che si merita.
    Le modalità attraverso cui il protagonista offre ad un pubblico sempre più indignato (e tuttavia sempre più interessato) la sua storia, il linguaggio raffinato, ricercato e MAI volgare, il modo in cui vengono analizzati e scandagliati i moti di un animo malato/innamorato, fa di questo libro un capolavoro.
    Lo ammetto, a fine lettura avrei voluto provare disprezzo per il protagonista, riuscire a considerarlo solo un maniaco pedofilo, apostrofarlo con gli epiteti più spregevoli. Avrei voluto ma proprio non me la sono sentita. Credo che Nabokov, con la sua scrittura così introspettiva mi abbia completamente ammagliata e, a libro concluso, non me la sono sentita di proferire giudizi. La consapevolezza di Humbert rispetto alla sua mente malata, la spontaneità e la franchezza con cui si rivela al lettore mi hanno impedito di scagliarmi contro di lui e, in alcuni passaggi, il disgusto ha perfino lasciato spazio alla compassione.

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    Giò said on Sep 10, 2014 | Add your feedback

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