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Lolita

Di

Editore: Mondadori

4.1
(9190)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 418 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Chi semplificata , Portoghese , Chi tradizionale , Tedesco , Catalano , Olandese , Finlandese , Galego , Giapponese , Sloveno , Russo , Svedese , Greco , Ungherese , Ceco

Isbn-10: 8804576405 | Isbn-13: 9788804576402 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giulia Arborio Mella

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Lolita non è solo un meraviglioso romanzo, ma è uno dei grandi testi della passione. America, Lolita: questi due nomi sono di fatto i protagonisti del romanzo, scrutati senza tregua dall'occhio inappagabile di Humbert Humbert e di Nabokov. Realtà geografica e personaggio sono arrivati a sovrapporsi con prodigiosa precisione, al punto che si può dire: l'America è Lolita, Lolita è l'America. In occasione del suo centenario la Mondadori ripropone in tiratura limitata una scelta di opere che hanno segnato la storia della collana "Medusa", riprendendone l'originale veste grafica ed editoriale.
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  • 4

    Frasi dal libro

    “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta ...continua

    “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta..
    Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.”
    https://frasiarzianti.wordpress.com/2015/05/21/lolita-vladimir-nabokov/

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo di una ossessione per una minorenne o, meglio, per una "ninfetta", che aveva già avuto una "prima stesura" nell'Incantatore.
    Scritto magnificamente, reso famoso dal film di Kubrick, di cui Nab ...continua

    Romanzo di una ossessione per una minorenne o, meglio, per una "ninfetta", che aveva già avuto una "prima stesura" nell'Incantatore.
    Scritto magnificamente, reso famoso dal film di Kubrick, di cui Nabokov aveva preparato una prima sceneggiatura, "tradita" (come sempre) dal buon Stanley.
    Deludente il finale, con la "finzione" del resoconto psicopatologico.
    Lo-li-ta:
    dai tre passi della punta della lingua sul palato all’ossessione multimediale
    Il libro intitolato Lolita e i suoi doppi
    Se si digita la parola lolita nel form di un motore di ricerca il risultato ammonta all’incirca ad un milione e mezzo di siti, tra i quali, oltre a quelli dedicati al romanzo e ai film che ne sono stati tratti, se ne trovano altri relativi non tanto al “periglioso sortilegio delle ninfette” ma a quello che Dmitri Nabokov definisce come l’affiorare e lo sparire di diversi sottoprodotti “in lontane pozzanghere e cloache”: Lolita ha permesso anche questa disseminazione di suoi doppi.
    Il romanzo-Lolita fu pubblicato a Parigi dall’Olympia press di Maurice Girodias, una casa editrice quasi sconosciuta con un catalogo di libri pornografici orientati al turista di lingua inglese e fu quasi subito apertamente attaccato con l’accusa di essere “volgare pornografia”. E a questo proposito intendiamo avvalerci dell’analisi che Sara Marcucci ha compiuto dell’intreccio tra pornografia, erotismo e arte nel suo accurato Lolita, analisi di un’ossessione. Secondo l’autrice nel romanzo “l’avventura sessuale si tramuta in un’avventura linguistica” attraverso la quale Nabokov mina le possibili certezze morali del lettore, usando espedienti che estetizzano l’erotismo e la colpa, e raggiunge l’obiettivo di inserire “il lettore come soggetto attivo nei giochi perversi di Humbert.” La conclusione che ne deriva è che “i lettori si ritrovano quasi fisicamente al posto occupato da Humbert nella storia: diventano viziosi voyeur che, accarezzati dalle parole invece che dalle giovani gambe, godono del testo senza correre rischi.”
    Il cinema-cinema
    Si è posto di conseguenza a Kubrick il problema di come trarre un film da Lolita quando gran parte della qualità del libro sembrerebbe dipendere proprio dallo stile della prosa di Nabokov. Ma secondo Kubrick “considerare in un libro lo stile di scrittura come qualcosa di più importante di qualsiasi altra componente significa semplicemente non capire cosa sia un grande libro.” Per il regista la qualità di un grande romanzo è il “risultato della qualità dell’ossessione dello scrittore per il suo soggetto, per un tema e un concetto e una visione della vita e una comprensione del personaggio.” E Kubrick è riuscito di conseguenza a concentrarsi e a puntare molto di più sull’ossessione in sé che sul suo oggetto (Lolita) e a sviluppare con chiarezza “quello che è il tema dei temi kubrickiano, quello da cui si produce ogni suo film: l’ossessione.”[E. Ghezzi]
    Come ha scritto Enrico Ghezzi “il «vuoto» del film è invece proprio sul piano dell’amore, sessuale e non. L’erotismo, oltre che negli occhi vagheggianti di Mason, è tutto chiuso nella sequenza dei titoli, in cui si vede la mano di Humbert toccare un piede di Lolita e cominciare a laccarne con dolcezza e pazienza le unghie.” Si ricordi però che oltre al personale disinteresse del regista per i problemi della sentimentalità amorosa, questo vuoto è dovuto anche alla censura dell’epoca, ed è lo stesso Nabokov che racconta che durante un incontro con il regista gli fu detto che, al fine di tranquillizzare il censore, “non ci sarebbe stata male l’aggiunta di una scena con pudiche allusioni a un Humbert fin dall’inizio segretamente sposato con Lolita.”
    Il risultato complessivo che si ha paragonando romanzo e film è che mentre il primo si apre e si chiude su Lolita, il secondo diventa tutto intero un flashback, che comincia e poi finisce, con la ripetizione della scena in cui Humbert “uccide – per amore – la pura meccanica esplicitazione di sé” [Ghezzi] ossia il Quilty interpretato da Peter Sellers che a sua volta si sdoppia mascherandosi ora da professore tedesco, ora da poliziotto logorroico.
    Il teatro come doppio del cinema
    Mentre nel film di Kubrick Quilty moriva dietro la tela di un quadro settecentesco (e nella sceneggiatura originale di Nabokov Humbert mancava inizialmente il bersaglio colpendo la foto del ranch Duk Duk dove Lolita avrebbe dovuto partecipare “a certi filmini sporchi”), in quella che è diventata la “macchina-lolita” (lo spettacolo di Ronconi al Piccolo), muore dietro una tela digitale su cui sono state proiettate delle immagini video.
    Ronconi è riuscito meglio di Kubrick e meglio di Lyne a soddisfare la volontà di Nabokov di mettere in scena “vivace variante di un vecchio romanzo”, usando le parole dello scrittore. Infatti Nabokov, nel parlare dell’operazione da compiersi a partire da suo romanzo parla del “travasare Lolita su schermo sonoro”. Sul grande palcoscenico del teatro Strehler, Ronconi ha messo in scena la metafora del cinema come travasarsi di una sceneggiatura sullo schermo. E quello che in Nabokov il rapporto amoroso con la lingua inglese, in Ronconi diventa rapporto d’amore con la lingua cinema, sempre tecnologicamente legata, come lo slang di lo, alla moda e alle possibilità produttive del suo tempo.
    Per raggiungere lo schermo la sceneggiatura deve scalare un muro di due metri come gli attori sul palcoscenico. Ed è significativo che le parole vengano “grossolanamente” proiettate enormi sullo schermo in uno dei momenti più comici dello spettacolo, quando c’è l’aperto sfottò della patetica dichiarazione d’amore della Haze: “Ora hai letto, ora sai. Dunque ti prego, fai le valigie e vattene, immediatamente”.
    E in questa macchina così complessa messa in opera da Ronconi l’erotismo come in Kubrick non può che essere fiabesco: là il maniero di Pavor Manor era l’antro dell’orco-Quilty, qui la piccola lolitAlice (come la definisce Ghezzi, ricordandoci l’humbertismo di Lewis Carroll) diventa principessa sul pisello di un mastodontico letto che è metonimia del sesso.
    Ecco la descrizione della stanza 342 ai Cacciatori incantati nella sceneggiatura di Nabokov:
    “C’è un letto matrimoniale, uno specchio, un letto matrimoniale nello specchio, un armadio a muro con porta a specchio, una porta del bagno come sopra, una finestra con vetri blu scuro, un letto lì riflesso, idem nello specchio dell’armadio a muro”.
    Il coito, sembra dirci ronconi è una scena primaria che è possibile rintracciare l’origine solo in un gioco di specchi e in una una mise en abîme. Così come solo in un gioco di specchi e di doppi è possibile, come si sarà ormai capito, rintracciare tutte le origini e le filiazioni di Lolita (compresa quella “mancata” che tocca in sorte alla moglie di Richard F. Schiller, alias Dolores Haze, che muore di parto dando alla luce una bimba senza vita) dalla sua prima ambita conquista di Annabel, che grazie a Ronconi torna a vivere e a morire nella sua doppia veste di Annabel Leigh, primo amore di un’estate in Costa Azzurra del giovane Humbert, e a lui sottratta da una precocissima morte di polmonite e della Annabel Lee del componimento di Poe; come spiega il narratore, “in verità non ci sarebbe forse nessuna Lolita se un’estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla”:
    “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.”

    ha scritto il 

  • 4

    Lolita

    Il libro è scritto benissimo. Il tema trattato ne ha reso difficile la pubblicazione ma parallelamente aumentato il successo. A mio parere la prima parte, in cui Lolita è solo un'ideale per certi ver ...continua

    Il libro è scritto benissimo. Il tema trattato ne ha reso difficile la pubblicazione ma parallelamente aumentato il successo. A mio parere la prima parte, in cui Lolita è solo un'ideale per certi versi irraggiungibile, risulta di molto superiore alla seconda, in cui all'ottenimento del premio tanto cercato quest'ultimo pare rivelarsi infine meno meraviglioso di quando ce lo si sarebbe aspettato. Del resto non è quello che spesso succede anche nella nostra vita di tutti i giorni?

    ha scritto il 

  • 4

    Solo uno scrittore con un'abilità fuori dal comune poteva raccontare una storia così pesante e, a dirla tutta, "mostruosa", in modo così raffinato e piacevole, senza scadere nel banale disgusto nei co ...continua

    Solo uno scrittore con un'abilità fuori dal comune poteva raccontare una storia così pesante e, a dirla tutta, "mostruosa", in modo così raffinato e piacevole, senza scadere nel banale disgusto nei confronti dell'orco che approfitta della ragazzina. Storia dalle tante sfumature che consente di apprezzare le diverse sfaccettature di persone problematiche, consentendo al contempo di riflettere sui motivi, e sulle conseguenze, di alcuni comportamenti umani.

    ha scritto il 

  • 4

    凡人的道德良知是種稅負,吾人需向塵世的美感支付。

    坦白說剛開始看的時候不是很舒服,原先以為是戀童的變態癖好令我反感,看到後來才發現,壓在心上的並不單單只是我不能理解的性傾向,更直接重擊我的心的是韓伯特・韓伯特那純粹而深沈的悲傷。

    不知道為什麼,他在我心裡並不是十惡不赦的壞人,對他的價值觀有種種不認同,卻也有某些方面的崇拜。其實是遠遠超過大多數人能負荷的愛啊,也遠遠超過大多數人能給予的,這或許是我見過最適合以地老天荒這樣俗爛又不可及的詞彙稱頌的愛情 ...continua

    坦白說剛開始看的時候不是很舒服,原先以為是戀童的變態癖好令我反感,看到後來才發現,壓在心上的並不單單只是我不能理解的性傾向,更直接重擊我的心的是韓伯特・韓伯特那純粹而深沈的悲傷。

    不知道為什麼,他在我心裡並不是十惡不赦的壞人,對他的價值觀有種種不認同,卻也有某些方面的崇拜。其實是遠遠超過大多數人能負荷的愛啊,也遠遠超過大多數人能給予的,這或許是我見過最適合以地老天荒這樣俗爛又不可及的詞彙稱頌的愛情。卑劣的韓伯特啊,可他並不是最卑鄙之人,人生而墮落無止境的慾望與嫉妒,誰又曾如此這般正視自己的罪孽,接受,甚至選擇承擔,面對。

    蘿莉塔又真的這麼值得同情嗎,我對韓伯特的憐憫可能更多一些。

    每個人都有不可告人的骯髒秘密,沒有誰比誰高尚,沒有誰比誰清白。只是沒有說而已。

    ha scritto il 

  • 1

    Ci voleva Vladimir Nabokov per riuscire a farmi abbandonare un libro!
    Credo mi sia capitato si e no 4 - 5 volte nell'arco di una vita...
    Ma non ce la faccio. Ho letto quasi un centinaio di pagine di p ...continua

    Ci voleva Vladimir Nabokov per riuscire a farmi abbandonare un libro!
    Credo mi sia capitato si e no 4 - 5 volte nell'arco di una vita...
    Ma non ce la faccio. Ho letto quasi un centinaio di pagine di pura noia...
    lui, le ninfette e Lolita e le sue pippe mentali... NOIA NOIA NOIA!!!

    Forse un domani ci riproverò... ma per adesso mi dichiaro sconfitto.
    Dasvidanja, Nabokov!

    ha scritto il 

  • 2

    Credo che molte volte sia la fama di un libro a renderlo appetibile a tal punto da incuriosire il lettore a verificare se il tanto sentir dire sia effettivamente veritiero o meno. Questo è quello che ...continua

    Credo che molte volte sia la fama di un libro a renderlo appetibile a tal punto da incuriosire il lettore a verificare se il tanto sentir dire sia effettivamente veritiero o meno. Questo è quello che è capitato a me con Lolita.
    Sfogliando le prime pagine appare inizialmente un romanzo piacevole e scorrevole e siamo quasi incuriositi dalle vicende di gioventù raccontate dall’ormai cresciuto professore Humbert Humbert, ma con il crescere della narrazione, l’euforia iniziale svanisce.

    Continua su
    http://www.lastambergadeilettori.com/2015/02/lolita-vladimir-nabokov.html

    ha scritto il 

  • 3

    Le mie opinioni riguardo a questo romanzo sono piuttosto contrastanti. Ho cambiato idea radicalmente più volte, leggendolo, e nonostanre ora lo abbia finito da diversi giorni, non riesco comunque a fo ...continua

    Le mie opinioni riguardo a questo romanzo sono piuttosto contrastanti. Ho cambiato idea radicalmente più volte, leggendolo, e nonostanre ora lo abbia finito da diversi giorni, non riesco comunque a formulare un'opinione unitaria, mi sento molto combattuta.
    La trama credo sia ormai nota a tutti: Humbert Humbert, tormentato da un'insano amore per le giovanissime (e per giovanissime, intende proprio giovanissime: le sue "ninfette", a suo dire, perdono il potere di ammaliarlo già attorno ai quattordici anni), perde completamente la testa per Dolores Haze, Dolly, Lola, Lolita, e in seguito a svariate peripezie riesce a "conquistarla", trascinandola in un delirante viaggio attraverso gli Stati Uniti e la sua follia.
    Insomma, un racconto di pedofilia che ci viene presentato dal "mostro" stesso, un mostro che scopriamo essere estremamente colto e raffinato, quasi lucido nella sua follia. Un mostro disperato, un malato consapevole della sua malattia, insomma, un mosto estremamente, terribilmente umano.
    Nella prima parte del romanzo, devo dire di aver trovato lo stile di Nabokov meraviglioso: una prosa raffinatissima, colta, estremamente curata ma al tempo stesso molto scorrevole, mi ha ammaliata e completamente trascinata all'interno della narrazione. Ho divorato la prima metà del romanzo, completamente assorbita dall'ambigua figura di Humbert, catturata dalla sua malsana e sempre più crescente passione per Dolores. È straordinario il modo in cui Nabokov sia riuscito a suscitare disgusto e al tempo stesso simpatia (simpatia nel senso più etimologico, quello che apre la strada all'empatia, un essere disposti a comprendere - non accettare, non perdonare o sminuire, si badi bene - le situazioni e le ragioni che portano qualcuno a comportarsi in un determinato modo, fosse anche desiderare una bambina) nei confronti di un uomo che in fondo risulta quasi vittima di una passione più grande di lui, che non riesce a gestire, che riconosce come perversa e malata ma che al tempo stesso non può non provare. Condanniamo Humbert, lo condanniamo ad ogni pagina, ma non possiamo fare a meno di riconoscere il suo struggimento.
    La seconda parte del romanzo, invece, quella dove la passione di Humbert trova finalmente sfogo, quella che dovrebbe essere più coinvolgente, più devastante e forte, l'ho trovata estremamente noiosa, quasi irritante. Ci sono ottimi spunti, il personaggio di Lolita sembra quasi restare sullo sfondo, eppure è credo uno dei ritratti più fedeli della prima adolescenza, di quel misto di ingenuità infantile, voglia di apparire "grandi", solitudine, paura e leggerezza, eppure lo possiamo cogliere solo attraverso gli occhi di Humbert, il quale sembra non accorgersi di nulla di tutto questo. Per lui Lolita è solo la forma della sua perversione, è la sua passione fattasi esperienza reale, è la sua estasi e il suo tormento, e nient'altro. Il tormento di Dolores, una ragazzina spaventata, rimasta sola, che non ha mai ricevuto molto affetto in vita sua e ora sembra pronta ad attaccarsi a qualsiasi cosa possa sembrarle un punto fermo, rimane solo sullo sfondo, e questo mi ha un po' infastidita, perché a volte, presi dai ghirigori letterari e le belle merafore che Nabokov mette sulle labbra ad Humbert si rischia quasi di dimenticare tutto questo aspetto. Inoltre, a mio parere in questa parte lo stile di Nabokov raggiunge vette di abilità fin troppo elevate, risulta quasi autocelebrativo, una dimostrazione di talento che distoglie troppo l'attenzione dalle vicende, rendendo noiosa la lettura proprio nel momento in cui dovrebbe stimolare di più il lettore. Io ho poi trovato estremamente fastidiosa la leziosità di alcuni passaggi, lo stile quasi bucolico con cui ci si rifersice ai rapporti sessuali fra Humbert e Dolores: l'ho trovato molto di cattivo gusto, nauseante.
    Sul finale il romanzo riprende la sua forza iniziale, la passione di Humbert lo ha trascinato negli anfratti più bui della psiche, è tormentato e confuso, ma abbandona l'eccessiva ricercatezza dello stile, tornando ad essere estremamente ben scritto ma godibile, non più stucchevole.
    Nel complesso, penso di poter dire di aver apprezzato questo romanzo, pur con qualche riserva sia sulla forma, che su alcuni contenuti. Perché, se é vero che un romanzo è finzione, e non deve avere a tutti i costi un intento moraleggiante, credo che scrivere un romanzo significhi dire qualcosa. E, arrivata in fondo, mi chiedo perché Nabokov abbia scelto proprio questo tema per il suo romanzo: non riesco proprio ad impedirmi di pensare che, forse, un pizzico di furbizia di fondo ci sia, perché si sa, certi temi scottano, fanno discutere, fanno scalpore, suscitano curiosità, indignazione, morbose voglie voyeuristiche, e anche la critica è pur sembre visibilità. Spero tanto di sbagliarmi, e non voglio con questo togliere nulla al grande valore letterario che il romanzo conserva, ma un po' di scetticismo, non posso negarlo, mi resta.

    ( http://dellecigliailfremitorespiri.blogspot.it/2015/03/lolita-di-v-nabokov.html )

    ha scritto il 

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